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Appunti di viaggio


Finalmente il weekend... in Angola!
Gabriele Cont
Specializzando in Pediatria, Clinica Pediatrica IRCCS “Burlo Garofolo”, Università di Trieste/div>
Indirizzo per corrispondenza: contgabriele@gmail.com


Mamma mia che settimana, il mio mentore Alessandro è tornato a casa e nonostante mi abbia pazientemente infarcito di suggerimenti mi sono ritrovato con il sedere per terra e con il morale sotto i tacchi, toccato con mano la mia incapacità nelle situazioni in cui contano sangue freddo e saper fare. Certo non pretendo di saper fare senza aver esperienza, ma cavolo cosa ho studiato in questi anni???
Respiro profondo...

Non ho chiuso occhio quella notte, me lo sono andato a rivedere 10 volte quel cucciolo (dimenticandomi poi degli altri...) e il giorno dopo lui era lì, con i suoi occhioni grandi, il suo respiro dalle orecchie, la mamma lì che dorme sul lettino. La sveglio, la rimprovero ma la stimolo, la incoraggio, la responsabilizzo...mi sembra convinta, la lascio che se lo coccola. Ritorno dopo 2 ore e lei dorme, lui doveva ricevere il latte ogni 10 minuti… non ne ha ricevuto uno! Che fare, la giudico dentro di me... e la giustifico al tempo stesso (che possibilità ha una cucciolo cerebropatico in una terra come questa?), mi incazzo dentro...ma come fai a fargliene una colpa? L’ha curato come poteva, con la medicina tradizionale, impiastricciandoli i capelli con il bitume…per cacciare via lo spirito maligno...
Si giudica troppo in fretta.

Finalmente i bimbi mi sorridono, si fidano delle mie mani bianche “da morto”, della mia testa pelata (careca), del mio “non” odore... mi cercano e mi vengono a trovare nonostante siano stati dimessi, mi allungano le mani per un abbraccio... appoggiano la testa sulla mia spalla come se ci conoscessimo da molto, capita che mi facciano la pipì sugli zoccoli (porta bene no?)... hanno finito di studiarmi e quando vado a casa mi seguono con lo sguardo.

Il primo passo fuori...
Finalmente esco a piedi per la città, soffice manto argilloso, sabbia non terra, sabbia così fina che mi si impiastrano i capelli (i miei???!!), superiamo la discarica di immondizia e cumuli di macchine da rottamare davanti all’ospedale. Siamo alla fermata dei taxi “candongeiro”, furgoncino wolkswagen (Sancin...), si apre il sipario, il Caronte angolano mi apre lo sportello, lasciate ogni speranza voi che entrate..prima curva, “e la precedenza” grido soffocato dentro di me, “Madonna la corriera ora ci sperona "... no non guardo... salvo per miracolo. Il motorista si guarda attorno e il cobrador, come un’esperta sirena, ammalia e richiama l’attenzione della gente in attesa alle fermate (inesistenti)... “il camiooooooon” grido in portoghese inventato, inchioda, i freni fischiano, le ruote scivolano, il sedile, dico, tutto il mio sedile scivola di 20 cm in avanti (ma non dovrebbe essere fissato?)... sono tutto sudato, chiedo quanto manca alla nostra fermata... mi dicono “25-30 minuti”. Eravamo partiti da 4…Qualche occhio su di me.

Prima volta che metto piede in un mercato angolano, africano perché in Asia ho già avuto modo di vedere (mille colori ma tutti abbastanza indifferenti), qui no..dedalo di baracche dove si vede dalla capocchia di spillo riciclata al tv al plasma, avete capito bene, tv nuovo di pacca al plasma o LCD, c’è il settore vestiario con veri e propri sarti all’opera su macchine da cucire trasportabili (per loro sono trasportabili, perché sono abituati ed essere caricati come asini), il settore vestiti da sera, casual e sportivo, centinaia di panni conglomerati nel terreno in un tutt’uno con residui alimentari, lattine e lixio (immondizia) varia. C’e il settore spezie, frutta e verdura, il settore alimenti “decomponentesi” succosi zamponi, polli, fegato, reni, pesci di vari dimensioni..animali seccati dalle forme variopinte ai quali mi rifiuto di affibbiare un nome in base all’anatomia (ho la nausea)... il tutto su banconi di legno con sottile corridoio dove si ammassano incrociandosi due sensi di marcia, sono pance e sederi che si strofinano sulla “merce” ... “cammina in centro e bocca chiusa” ... “se riesci chiudi anche il naso” ... nuvole di mosche ronzano sopra-attorno-dentro le fette di carne... E qui sono l’unico bianco pelato tra centinaia di persone, siamo in 4:2 ragazze italiane, un ragazzo togolese (che è la nostra copertura, tutti pensano che sia angolano... lui tace, fa il sordo muto, perché non sa una parola di portoghese... non sia mai che si rischi la copertura!)... Poi io, mi guardano, mi studiano, mi fissano, mi chiamano “ohi careca”... Capisci l’essere diverso.

L’origine dell’Africa...
... il mio primo Baobab dal vero. Vederlo da vicino, appoggiarci il palmo della mano, è proprio maestoso, imponente, dominante, sembra il guardiano del tempo. Ma non è più la sua Africa, si ritrova inglomerato tra edifici in cemento e mattoni (costruiti da cinesi???? Pure qua!), soffocato dal traffico (parco macchine angolano? Pazzesco gipponi enormi, Audi 7, BMW X5, Range Rover dai sedili in pelle e satellitare grande come un televisore, Cayenne, motorizzazioni cittadine v8..). Dicevo, la sentinella del tempo che fu si ritrova engaraffata da una fitta coltre di smog, fumo nero che ti aggredisce i polmoni (diossina?) emanato dagli “inceneritori” occasionali lungo la strada (si brucia un po’ di tutto per far ordine e spazio: copertoni, macchine, cartoni, vestiti...) e polvere, polvere, polvere, polvere, polvere, polvere argillosa che ricopre tutto e tutti, e poi cinesi, cinesi, cinesi, cinesi discreti protagonisti della grande scalata edilizia dell’Angola!
Maestri d’arte, loro si che fanno le cose per me! Programma urbanistico di ampliamento e modernizzazione della rete viaria della città (in vista dei campionati nazionali Africani, gennaio 2009); basta portare dei buldozzer, imbiancare con una X di vernice le case da abbattere, ricompensa di quattro soldi per i proprietari, si inizia ad abbattere tutto, con le ruspe si preleva di tutto, il materiale addossato al lato della strada, si scava una fossa così profonda che la stessa ruspa non la si vede dal piano della strada e una volta che si è stesa la rete fognaria (già intasata dai detriti prima ancora di funzionare) il buco viene riempito di tutti i detriti che erano stati separati lateralmente... TUTTO, dico TUTTO! Rimorchi interi di camion con dentro immondizia, macchine, gomme, cerchioni dismessi, case, tettoie, corriere (????)... poi passa il rullo, e stendono 20 cm di catrame... Costa troppo spostare il tutto.
Speriamo che l’asfalto regga bene come TAPPO.
Ah cavolo, in tutto questo si sono dimenticati lo scalo dell’acqua laterale, vabbè questo è quello che offre il budget e lo stile cinese!?!

La messa africana...
Tutti vestiti di gran festa, ci sono mille gruppi cattolici diversi (uomini in rigoroso completo bianco, scarpe bianche e per camicia quel che si trova... con il risultato “di un pugno nell’occhio”). Vengo invitato a messa, in una chiesa dove abbiamo un posto de saude (un ambulatorio), mi invita Freddy un ragazzo togolese della mia età, compagno di una tecnica di laboratorio qui della Divina, che mi regala un vestito togolese fatto per me dal fratello sarto in Togo. In chiesa arriviamo quel pelo in ritardo, sufficiente per avere tutti gli occhi addosso... branco... careca... vestito a festa, da africano... ma non Angolano. Chissà cosa avranno pensato. Messa molto spirituale, sarà per i canti (ognuno dura 10 minuti), per le voci celestiali, per il ritmo tenuto dai battiti di mano, per l’organista che a volte sbaglia palesemente e altre volte si lascia andare a ritmi rockettari, per le spalle che ondeggiano ma sempre con riguardo, per quel matto lì a fianco a me che ripete tutto le parole professate dal sacerdote (pazzesco), per la melodia intonata a bocca chiusa durante l’omelia che mi fa vibrare l’epidermide... beh sembra di essere più vicini alla spiritualità e fraternità qui che a casa. Messa dura 2 ore e mezza... sì perché vengono chiamati i cresimandi uno per uno davanti all’altare e si invita i presenti a un bel battito di mani per incoraggiarli nel loro percorso, poi tocca agli sposi della settimana scorsa..battito di mani più forte, poi ai giovani volontari animatori... mamma mia che caldo, non ne posso più! Poi c’è quel pipistrello proprio appeso sopra alla mia testa, solo lui come sono solo io... Ah e poi la maternità? Sì, la tetta per allattare per calmare viene offerta ovunque, o se la prendono ovunque... se la spremono anche con le manine..in ospedale, durante la fila per l’acqua, in chiesa, in taxi, sull’autobus... fanno le madri ovunque!
Questa avventura si fa di giorno in giorno più avvincente e nonostante tutte le sue contraddizioni, fa sì che ci si innamori.
Vi abbraccio forte.


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G. Cont. IL PRIMO IMPATTO CON L\'ANGOLA. Medico e Bambino pagine elettroniche 2009; 12(10) [full text]


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G. Cont Finalmente il weekend… in Angola!. Medico e Bambino pagine elettroniche 2010;13(1) https://www.medicoebambino.com/?id=APTV1001_10.html

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