Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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I Poster degli specializzandi

PTEN, un’incredibile variabilità di espressione
Maria Chiara Pellegrin1, Milena Mariani2, Silvia Maitz2, Francesca Bertola3, Angelo Selicorni2
1Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Trieste
2UOS di Genetica Clinica Pediatrica, Fondazione MBBM, AO San Gerardo, Monza
3Consorzio di Biologia Molecolare, Monza
Indirizzo per corrispondenza: pellegrin@gmail.com


Bruno presenta un quadro sindromico non del tutto compreso. La storia di iper-accrescimento corporeo associato a ritardo intellettivo lieve-moderato (QI 54) e a dismorfismi, come prognatismo e palato ogivale, ha fatto pensare a una sindrome di Sotos. L’analisi del gene NSD1 ha dato però esito negativo. Poiché arrayCGH e analisi del locus FRAXA sono risultati nella norma, Bruno riceve diagnosi clinica di sindrome di Sotos ed esegue un follow-up annuale. Tutto cambia all’età di 18 anni, quando viene valorizzato, alla luce delle recenti ricerche genetiche, un elemento clinico cruciale: la macrocrania. Nell’iperaccrescimento è stata infatti la circonferenza cranica a mantenersi persistentemente al di sopra del 97° percentile (con peso tra 90-97° percentile e altezza tra 50-75° percentile) e a stabilirsi su un valore definitivo di ben 63 cm.
Dopo pochi mesi arriva conferma che l’ipotesi è giusta: è presente in eterozigosi una mutazione patogenetica nel gene PTEN, regolatore della soppressione tumorale. La diagnosi rientra nelle PHTS (sindromi da tumori amartomatosi causati da PTEN) e in particolare nello spettro macrocefalia-amartoma syndrome in cui sono comprese le sindromi di Cowden e di Bannayan-Riley-Ruvalcaba. Tali condizioni si caratterizzano per macrocefalia, lesioni mucocutanee (tricolemmomi, cheratosi acrali/plantari, papule papillomatose, macchie melanotiche genitali) e predisposizione a neoplasie maligne a carico di sistema nervoso, mammella, tiroide ed endometrio. Costituiscono invece criteri minori il ritardo mentale (QI <75), lesioni benigne della tiroide (quali adenoma e gozzo multinodulare), polipi amartomatosi del tratto gastrointestinale, lipomi e fibromi, malattia fibrocistica della mammella, tumori o malformazioni del tratto genitourinario. Alla diagnosi Bruno risulta asintomatico e non presenta lesioni mucocutanee, alterazioni tiroidee o disturbi gastro-intestinali. Sangue occulto fecale, esame urine, eco addome ed eco tiroide risultano nella norma.
Il problema è che l’ereditarietà delle PHTS è autosomica dominante (nel 10-50% dei casi un genitore è affetto) e che nella famiglia di Bruno il fratello maggiore, la madre e la nonna materna si scoprono portatori della medesima mutazione. La diagnosi fatta a Bruno implica l’estensione dello screening tumorale anche ai suoi familiari, apparentemente asintomatici e privi di macrocrania. Il quadro interpretativo è quindi molto complesso; ammesso che la mutazione sia patogenetica (si associa con certezza a tumori della mammella), è incredibile pensare che la stessa possa manifestarsi in un membro della famiglia come disabilità intellettiva e macrocrania e negli altri in totale assenza di queste due manifestazioni. Basterebbe comunque il riscontro di una alterazione allo screening tumorale in uno di loro per valorizzare enormemente il dato molecolare.

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M.C. Pellegrin, M. Mariani, S. Maitz, F. Bertola, A. Selicorni PTEN, un’incredibile variabilità di espressione. Medico e Bambino pagine elettroniche 2016;19(7) https://www.medicoebambino.com/?id=PSR1607_20.html