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Pediatria per immagini

Dermatite allergica da contatto da tatuaggio all'henné
a cura di Filippo Longo
Clinica Pediatrica, Dipartimento di Scienze della Riproduzione e dello Sviluppo, IRCCS Burlo Garofolo, Trieste

Una bambina di otto anni si presenta al nostro Pronto Soccorso per una imponente reazione eritamato vescicolosa con evidenza di imminente e massiva essudazione al braccio destro che riproduce esattamente le forme di un delfino e che ricorda nel suo aspetto cosi paradigmatico e “ florido” una forte reazione positiva di un patch test per un allergene testato, con un quadro di ipersensibilità ritardata di tipo IV.


 Alcune settimane prima, mentre era in vacanza sulle coste adriatiche del Montenegro, la bambina si era fatta disegnare sul braccio da un “artigiano” locale, con la tecnica riferita del tatuaggio temporaneo all'henné, un delfino. La stessa cosa avevano fatto papà, mamma e fratello. Il tatuaggio era quasi completamente scomparso dopo due settimane in tutti i componenti della famiglia ma nella nostra bambina si è successivamente rievidenziato con arrossamento, vescicole e molto prurito.
Dopo la detersione e l'antisepsi della fase vescicolosa ed essudativa è stata fatta terapia locale con cortisone, che ha lentamente migliorato la flogosi acuta cutanea e ridotto il prurito locale; a circa un mese di distanza, però, il delfino fa ancora bella mostra di se sul braccio della bambina: infatti la cute colpita presenta esiti evidenti con “discolorazione” roseo pallida ancora perfettamente demarcati (fig 2).


 L'uso dei tatuaggi evanescenti all'henné sta diventando sempre più popolare e gradito fra i vacanzieri che frequentano località domestiche ma soprattutto mete un po' più esotiche, per la facilità di applicazione, la apparente innocuità e la transitorietà, tanto che è ormai un fatto di costume e di moda molto comune. Contemporaneamente in questi ultimi anni la “moda del tatuaggio all'henné” ha contagiato anche la letteratura medica e sono comparse molte segnalazioni sulle reazioni avverse a questo apparentemente innocuo gioco delle vacanze: un titolo significativo per tutte da Lancet del febbraio 2002 “An unexpected tattoo”.
L'henné è una sostanza naturale in forma di polvere verdastra derivata dalle foglie e i fiori di una pianta “Lawsonia alba”, tradizionalmente usato come colorante nei paesi islamici (in particolare Medio Oriente e Asia del Sud) sia per adornare le unghie e la cute, sia per tingere i capelli. L'uso di questo derivato vegetale, il cui principio attivo è un naftochinone, è sempre stato considerarto sicuro per la bassa allergenicità comparata ai coloranti ossidativi e, anche per questo, oltre che per la sua transitorietà, è diventato popolare in tutto il mondo: in effetti l'incidenza di una dermatite da contatto da henné puro è molto rara.
La causa della sempre maggiore frequenza di reazioni avverse a questi tatuaggi è la modalità con cui questi vengono eseguiti dagli occasionali “tatuatori” che operano nei luoghi frequentati dai turisti: per ridurre il tempo di applicazione da ore a minuti e per accentuare il colore scuro vengono tradizionalmente aggiunte all'henné, mescolata ad olio od acqua, varie altre sostanze come polvere di caffè, foglie di the, olio di eucalipto, vcvx carbone e oggi sempre più la parafenilendiamina (PPD), che è molto efficace in particolare nell'accentuare il colore scuro dando cosi' l'apparenza di un vero tatuaggio. La PPD è un colorante blu scuro usato nelle tinture per capelli, nei cosmetici, nelle gomme nere, nell'inchiostro da stampa, nei tessuti, nelle pelli e nelle pellicce ed è una nota sostanza sensibilizzante. La legislazione europea ne permette l'uso solo nelle tinture per capelli a concentrazioni basse (al massimo al 6%) mentre l'uso per prodotti cosmetici da applicare alla cute, alle ciglia e alle sopracciglia è vietato. Alcune indagini fatte sul materiale usato dagli “artigiani “ che praticono il tatuaggio all'henné hanno documentato che spesso le concentrazioni di PPD aggiunte alla polvere vegetale sono ben superiori a quelle consentite per le sole tinture dei capelli (con percentuali attorno al 15%). Da segnalare a questo proposito uno studio che dimostra il realizzarsi di una sensibilizzazione a PPD in tutti e 24 soggetti testati in cui era stata applicata tale sostanza ad una percentuale anche minore (del 10%). La reazione allergica da contatto può verificarsi sia in rapporto ad una precedente esposizione, ma anche nel corso un primo tatuaggio, come sembra essere successo nella nostra paziente, che si è quindi sensibilizzata a PPD nel periodo in cui il disegno del delfino è rimasto presente al suo braccio (circa due settimane). Ad ulteriore conferma di ciò vi è l'evidenza di una spiccata positività al patch test per PPD (++) eseguito in fase di regressione della sintomatologia locale: eritema, infiltrazione, vescicole.


 In conclusione, il caso di questa bambina ci insegna che anche un tatuaggio all'henné, se eseguito in maniera scorretta, può lasciare sequele permanenti, sia in termini di esiti locali in sede di reazione da contatto (alterazioni della pigmentazione ed esiti cicatriziali), sia in termini di realizzazione di una permanente allergia alle tinture per capelli ed agli allergeni correlati, che può avere ripercussioni su decisioni occupazionali e limitare certe attività lavorative. Il termine °temporaneo° non è, perciò, sempre appropriato per questi tatuaggi oggi cosi' diffusi ed apparentemente innocui.

Bibliografia
Temporary henna tattoo reactions in children. International J. Dermatology 2001 40 577-579
Identification and quantification of paraphenilendiamine in a temporay black henna tattoo. American J Contact Dermatitis 13 – 1; 2002: 15-18.
An unexpected tatoo. The Lancet 359 23 2002 : 649


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F. Longo Dermatite allergica da contatto da tatuaggio all'henné. Medico e Bambino pagine elettroniche 2003;6(5) https://www.medicoebambino.com/?id=PPI0305_10.html