Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Marzo 2013 - Volume XVI - numero 3
M&B Pagine Elettroniche
Casi indimenticabili
Meglio
uno che niente
Pediatra
di famiglia, Roma
Luca
nasce dopo un’ottima gravidanza, a termine, di peso
3,300 kg; sarebbe un bel bambino, ma… ha un orecchio appena
abbozzato!
Non
mi era mai capitato e non ne sapevo niente. Sul foglio di
dimissione leggo che sono stati effettuati un ECG, una visita
cardiologica e un’ecografia cerebrale, esami non routinari
in quel punto nascita; chiedo timidamente alla mamma cosa le
hanno detto. La mamma mi dice che le hanno fissato un
appuntamento per gli ABR, una visita ORL e una TAC cerebrale.
Appena
la mamma esce dallo studio mi precipito a cercare qualcosa
sull’argomento su PubMed e scopro che questa malformazione
si definisce come microtia – di vari gradi a seconda
della dimensione dell’abbozzo dell’orecchio esterno –
o anotia (quando manca del tutto).
Ha
una prevalenza di 1/6000-10.000 nuovi nati; è più
frequente nel sesso maschile e nel 10% dei casi è bilaterale. Il
più delle volte si tratta di una malformazione isolata.
Può essere però anche espressione di sindromi
plurimalformative, che coinvolgono strutture della Ia e IIa arca
branchiale. Le malformazioni più frequentemente associate
sono l’ipoplasia mandibolare, la microsomia emifacciale,
anomalie oculari, alterazioni della colonna vertebrale. Le
anomalie cerebrali sono: ipoplasia del ponte encefalico, agenesia
del corpo calloso, idrocefalo, microcefalo, encefalocele.
Sembra
che l’origine risieda in una sofferenza vascolare del
mesoderma cefalico per una anomalia dell’arteria stapedia
che si verifica approssimativamente verso la 30a-45a
giornata di gestazione (Gorlin RJ, et al., 1963); fattori
genetici sono stati presi in considerazione, ma non si conosce il
loro ruolo .
È
stato anche ipotizzato il coinvolgimento di altri fattori nello
sviluppo della sindrome: assunzione di alcuni farmaci (cocaina,
talidomide, acido retinico, tamoxifene) da parte della madre in
gravidanza, fattori ambientali (insetticidi, erbicidi), tiroidite
materna e diabete materno (Wang et al., 2002).
Ripenso
a Luca e mi sembra di poter escludere la forma plurimalformativa,
in quanto l’ecoencefalo è normale; non si nota
neanche ipoplasia mandibolare. La mamma riferisce di non avere
nessuna malattia e di non aver assunto farmaci in gravidanza.
Rivedo
Luca dopo la visita ORL e la mamma mi riferisce che gli ABR sono
normali nell’orecchio sano e che l’ORL ha
sconsigliato l’esecuzione della TAC, in quanto sostiene
essere del tutto inutile, perché certamente l’orecchio
medio del lato affetto è alterato e non recuperabile, e
che semmai la si eseguirà solo prima dell’intervento
di ricostruzione dell’orecchio esterno verso i 10-12 anni.
Non
sono soddisfatta; è vero che un orecchio può
bastare per lo sviluppo del linguaggio, ma se nel caso di una
cataratta a un occhio si deve intervenire prestissimo per
permettere una visione binoculare, perché non ci si
comporta nello stesso modo per ottenere un udito migliore?
Cerco
ancora su internet, ma questa volta uso google e trovo più
siti che si occupano di microtia e di tutte le possibili
soluzioni. In tutti i casi il problema che viene affrontato è
quello estetico, in quanto in tutti viene ribadito che anche
l’orecchio medio è malformato e irrecuperabile.
Unica soluzione, nei casi bilaterali è l’impianto di
un BAHA dietro l’orecchio che, bypassando l’orecchio
medio, raggiunge l’orecchio interno che in tutti i numerosi
casi studiati è sempre sano.
Insomma
quel che vale per gli occhi non vale per le orecchie!
L’intervento
sull’occhio nel caso di cataratta congenita è un
intervento facile, quello sull’orecchio è molto
complicato per la necessità di ricostruire le strutture
dell’orecchio medio e anche molto rischioso, vista la
vicinanza con il nervo facciale.
Le
casistiche più ampie sono del dottor Sabbagh a Londra e
del dottor Bonilla in Texas: l’età minima per
l’intervento è di 7-10 anni; si tratta di intervento
esclusivamente estetico con utilizzo di cartilagine costale per
la ricostruzione del padiglione o di impianto di una protesi;
spesso si rende necessario eseguire più di un intervento.
In
conclusione: Luca cresce, sorride, lalla. Ci sente, parlerà
normalmente, avrà qualche difficoltà in ambienti
rumorosi e per sentire la TV e … non capirà mai da
dove viene la voce della mamma che lo chiama!
L’iniziale
rabbia davanti alla proposta dell’ORL di non fare nulla e
di restare in attesa fino alla seconda infanzia è sbollita
e il mio delirio di onnipotenza si è ridimensionato di
fronte alle evidenze. |
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