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Il commento

La pediatria di famiglia e il gradimento dell'utenza tra luci e ombre
Vincenzo Calia
Pediatra di famiglia, Roma
Indirizzo per corrispondenza: calia.vincenzo@gmail.com


La ricerca di Marinello et al pubblicata su questo numero di Medico e Bambino conferma i buoni rapporti fra le famiglie e i pediatri del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). E' una buona notizia. Dati i tempi che corrono e l'atmosfera non proprio idilliaca che caratterizza le relazioni fra i cittadini e i servizi pubblici, possiamo dire che si tratta di un risultato eccezionale.
Devono essere state ben forti la spinta e le motivazioni che hanno animato le migliaia di pediatri che, nel volgere di pochi anni, fra la fine degli anni70 e l'inizio degli anni80, crearono dal nulla un servizio e contemporaneamente una cultura. Devono essere state forti perché, come dimostra questa indagine, non si sono esaurite ancora a distanza di tanto tempo.
Eppure ne ha avute di botte la pediatria di famiglia.
Quando il neonato SSN si ritrovò, all'improvviso, con quell'inatteso “capitale umano” (migliaia di giovani medici, animati da voglia di fare e da sete di sapere, che affollavano i congressi, si riunivano in gruppi, divoravano le riviste), avrebbe potuto e dovuto cogliere la palla al balzo: cooptare questa fonte di energia all'interno delle nuove strutture, affidando ai pediatri di famiglia tutto il settore delle “cure primarie” rivolte all'infanzia. Si sarebbe costituito un servizio modello, e questa esperienza avrebbe potuto essere anche esportata nel ben più importante settore della medicina di famiglia.
E invece è andata in un altro modo: ivecchiservizi, preesistenti alla Riforma sanitaria del '78, sono sopravvissuti a lungo e in parte ancora sopravvivono (come se ilnuovoservizio pediatrico non esistesse), le vaccinazioni, attività strategica per il SSN, che avrebbero dovuto essere affidate ai pediatri di famiglia, sancendone così l'integrazione a pieno titolo nelle strutture sanitarie, restano quasi dappertutto affidate ad altri, i piccoli ospedali non hanno mai voluto cedere il passo e persino i grandi ospedali pediatrici si sono organizzati per fare concorrenza alla pediatria di famiglia, aprendo ambulatori e spalancando le porte dei pronto soccorso (salvo poi lamentarsi per l'eccessivo afflusso).
I Dipartimenti Materno-Infantili, che avrebbero dovuto comprendere anche i pediatri di famiglia, tanto a lungo vagheggiati e disegnati, non sono mai nati. E gli stessi pediatri si sono spesso adagiati, guidati anche da un sindacalismo che non sempre e non ovunque è stato lungimirante. E oggi si ritrovano costretti a rincorrere le richieste sempre più assillanti (ed immotivate) di un'utenza abituata a chiedere e ad avere di tutto e di più (gli ospedali aprono ambulatori di pediatria generale? I pediatri di famiglia si preparano ad organizzarsi per una disponibilità di 24 ore al giorno).
Senza dire che, contemporaneamente, si paventa la possibile fine di questo servizio per mancanza di ricambio generazionale.
Ma se guardiamo i risultati di questa indagine non possiamo che essere ancora fiduciosi. E anche un po' orgogliosi.
Perché se quella spinta e quell'entusiasmo, nati ormai trent'anni fa, continuano ad animare la pediatria di famiglia e la rendono così apprezzata dai suoi utenti, qualcuno dovrà anche attribuirsene il merito.
E, senza falsa modestia, possiamo dire che una parte non secondaria di questo merito spetta alla nascita, quasi contemporanea, della rivista Medico e Bambino e della Associazione Culturale Pediatri e alla lunga storia che ne è seguita, fatta di pubblicazioni, congressi, attività ed iniziative le più diverse. Una vicenda unica nel panorama della medicina in Italia, e non solo.

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V. Calia La pediatria di famiglia e il gradimento dell'utenza tra luci e ombre. Medico e Bambino pagine elettroniche 2011;14(10) https://www.medicoebambino.com/?id=CM1110_10.html

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