Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Marzo 2013 - Volume XVI - numero 3
M&B Pagine Elettroniche
Caso contributivo
Cisti
dermoide nasale con estensione intracranica in un bambino di due
anni. Cosa è? Come si tratta?
1UO
di Otorinolaringoiatria; 3SSD Neuroradiologia; 4UOC
di Pediatria e Neonatologia, Azienda Ospedaliera di Ravenna
2UO Otorinolaringoiatria Area Metropolitana AUSL di Bologna
2UO Otorinolaringoiatria Area Metropolitana AUSL di Bologna
Indirizzo
per corrispondenza:
salsidaria@hotmail.com
Nasal
dermoid cyst with intracranial extension
Key
words:Congenital
midline mass, Endonasal endoscopic approach, Bony erosion
Abstract
Nasal
dermoid sinus cysts (NDSC) are rare congenital midline nasal
lesions, accounting for over 60% of all midline nasal lesions in
children. The frequency of intracranial extensions varies from 5%
to 45% of cases. The gold standard for the treatment is surgical
removal with complete associated sinus and skin tract. Many
different surgical approaches have been described for the removal
of NDSC, ranging from extracranial excision to complex procedures
in which a combined extracranial-intracranial approach is
required. The paper describes a case of NDSC in a child with
intracranial extension treated with an endonasal endoscopic
procedure. Magnetic resonance postoperative control after 4
months confirms the complete removal. |
Alessio
(nome di fantasia) viene alla nostra osservazione all’età
di 1 anno e 8 mesi per la comparsa improvvisa di una tumefazione in
regione frontale e a livello del canto mediale a sinistra con cute
sovrastante iperemica e flottante (Figura 1),
in assenza di febbre.
Il
bambino sin dai primi mesi di vita presentava una piccola formazione
a livello della radice nasale, di consistenza teso elastica, di
colorito giallo rosaceo, che ora, improvvisamente aveva assunto le
caratteristiche descritte. In alcuni momenti la formazione diventava
di dimensioni più evidenti, con tendenza poi alla regressione
spontanea. Dalla formazione a volte vi era la fuoriuscita di
materiale giallastro, in alcuni casi maleodorante (che faceva pensare
alla presenza di un tramite fistoloso), trattato il più delle
volte con delle pomate antibiotiche topiche, in rare occasioni con un
antibiotico per via sistemica.
È
stata eseguita la Risonanza Magnetica (RM) e la Tomografia
Computerizzata (TC) del massiccio facciale che hanno documentato, in
corrispondenza del seno frontale, un ampia area erosiva ossea (Figura
2), conseguente alla presenza di una lesione espansiva posta
“a cavaliere” con maggior espansione sottocutanea e
minima invasione della fossa cranica anteriore.
La
lesione, disomogeneamente ipointensa in T1 e disomogeneamente
iperintensa in T2, presentava una diffusione ristretta (Figura
3, Figura 4, Figura
5). Dopo somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico
la lesione mostrava una impregnazione patologica periferica che
delimitava un’area centrale ipointensa. In corrispondenza delle
meningi adiacenti alla lesione si osservava una impregnazione
patologica da irritazione meningea, che poneva un dubbio diagnostico
tra una lesione espansiva extra-durale di tipo neoplastico o una
lesione infettiva ascessualizzata (Figura 6).
È
stato eseguito l’intervento di exeresi per via endoscopica
naso-sinusale in regime d’urgenza previa inizio della terapia
antibiotica con ceftriaxone e gentamicina. L’intervento
chirurgico ha previsto un approccio endoscopico naso-sinusale con
sistema di ottiche rigide O° di 4 mm di diametro (Hopkins) con
iniziale asportazione del III° superiore del setto nasale e
fresatura del pavimento della base cranica anteriore, al fine di
approcciare meglio la lesione che appariva in posizione mediana
centrale; all’escissione la tumefazione risultava essere di
consistenza teso elastica, con aspetto cistico e con evidenza al suo
interno di materiale sebaceo e di peli. Si è proceduto
all’asportazione del contenuto anche della tumefazione a
livello del canto mediale a sinistra con immediata restituito ad
integrum della zona. Si è ricostruito il difetto osseo con
materiali autologhi senza la necessità di tamponamento nasale;
quindi si è asportata la fistola cutanea nasale e tutto il
tragitto profondo per via esterna con successiva sutura.
Alessio
è stato dimesso in VI° giornata dopo aver eseguito una RM
massiccio facciale che mostrava, in relazione al dato rilevato nella
sequenza di diffusione, l’asportazione completa della lesione
espansiva (Figura 7). Non ha presentato
nessuna complicanza intra-post operatoria o segni di recidiva a
distanza di 8 mesi di follow-up (Figura 8).
L’esame
istologico della formazione ha evidenziato la presenza di materiale
corneo ed epidermico comprensivi di bulbi piliferi, confermando il
sospetto clinico e la chiara evidenza intraoperatoria che si potesse
trattare di una cisti dermoide sinusale nasale con estensione
intracranica.
Figura
1. Immagine pre-operatoria del paziente: si evidenzia la
tumefazione iperemica localizzata a livello del canto mediale a
sinistra.
Figura
2. Immagine TC tridimensionale che mostra un’ampia area
di erosione ossea in corrispondenza del seno frontale.
Figura
3. Immagine in diffusione b1000: si evidenzia che la lesione
a carico del seno frontale presenta una diffusione ristretta
(immagine più chiara del parenchima cerebrale).
Figura
4. RM T2. Scansione assiale pre-operatoria.
Figura
5. RM T1 senza mdc. Scansione sagittale pre-operatoria: ampia
area di erosione ossea conseguente ad una presenza di lesione
espansiva posta a “cavaliere” con maggior espansione nel
sottocute e minima invasione in fossa cranica anteriore (area
patologica indicata con cerchietto rosso).
Figura
6. RM T1 con mdc. Scansione sagittale pre-operatoria:
nell’immagine si evidenzia che la lesione presenta una
importante impregnazione patologica post-contrastografica.
Figura
7. Immagine in diffusione b1000: si evidenzia che in
corrispondenza del seno frontale non è più presente la
lesione chiara descritta nella Figura 3.
Figura
8. Immagine post-operatoria del paziente: non si evidenzia
più la tumefazione iperemica localizzata a livello del canto
mediale a sinistra (vedi Figura 1).
Per cisti
dermoidi sinusali nasali (CDSN) si intendono tutte le formazioni
congenite del naso che contengono tessuto ectodermico (epitelio
squamoso stratificato) o mesodermico. Si formano per una incompleta
obliterazione neuro ectodermica nello sviluppo della regione
fronto-nasale1,2.
Da un
punto di vista epidemiologico sono la più comune delle lesioni
della linea mediana nasale (60% dei casi)3 che comprendono
tre condizioni cliniche che sono, oltre al CDNS, il glioma e
l’encefalocele. La loro complessiva incidenza varia da 1:20.000
a 1:40.000 nati1. Le CDNS riguardano l’1-3% di tutte
le cisti dermoidi e il 4-12% di quelle della testa e del collo.
Da un
punto di vista clinico, la CDNS è di solito visibile alla
nascita o nella prima infanzia con una età media di
presentazione che varia da 14 a 34 mesi, con una lieve maggiore
prevalenza nel sesso maschile4. Si presenta come una
piccola masserella, di solito localizzata nella linea mediana tra il
naso e la fronte. Può essere presente una apertura sinusale,
con intermittente drenaggio di materiale sebaceo. La presenza a
livello di un punto della formazione di peli è di solito
patognomonico per una CDNS, ma è presente in meno della metà
dei casi.
Un
bambino con CDNS può avere altri quadri malformativi associati
che variano come frequenza in letteratura dal 6% al 41%; tra questi
vanno ricordati l’atresia auricolare, la craniosinostosi, la
palatoschisi, la microsomia dell’emifaccia, la palatoschisi4,5.
È
possibile che la CDNS possa avere, come nel nostro bambino, una
estensione intracranica che in letteratura varia dal 5% al 45% dei
casi4-6, con vari gradi, che di solito riguardano la
regione extradurale. Sono descritti casi di estensione intradurale
sino a un raro coinvolgimento della struttura cerebrale.
L’estensione
della lesione può provocare un deformità del tessuto o
della struttura ossea nasale, una erosione ossea7 e si
possono verificare temibili complicanze soprattutto infettive, locali
(come nel nostro caso), con tuttavia possibile estensione alle
meningi e alla struttura cerebrale (ascesso).
La
diagnosi di CDNS si basa sull’esecuzione della TC e della RM
che a volte possono dare delle informazioni complementari e sono
determinanti per la definizione dell’estensione della lesione e
per la conseguente decisione in merito al tipo di procedura
chirurgica che deve essere utilizzata.
Negli
ultimi 20 anni in letteratura si è discusso molto su quale
possa essere il migliore approccio da seguire per la rimozione
completa della CDNS, al fine di evitare al minimo i rischi e le
possibili recidive. Alcuni Autori sostengono che il tipo
di trattamento chirurgico dipenda dalla presenza o meno di una
estensione intracranica, utilizzando in questi casi una procedura per
via esterna tradizionale craniotomica (extracranico) associata a
volte ad un necessario approccio intranasale4. Un
approccio chirurgico extracranico non è tuttavia esente da
complicanze, a volte di rilievo (meningite, iposomia, danno
permanente del seno sagittale e frontale, raramente emorragia
intracranica).
Negli
ultimi anni sono sempre più frequenti le segnalazioni che
hanno descritto il successo chirurgico nel trattamento della CDNS con
estensione intracranica utilizzando un approccio standardizzato che
prevede esclusivamente un accesso per via endonasale8-10.
L’esperienza
descritta del nostro caso dimostra che con l’approccio
endoscopico naso-sinusale esclusivo, in mani esperte, è stata
ottenuta l’asportazione completa della lesione riducendo al
minimo i rischi associati a un intervento che prevede la craniotomia.
Le recidive sono possibili ed è pertanto essenziale un lungo
follow-up clinico e di immagini (RM).
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