Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Febbraio 2013 - Volume XVI - numero 2
M&B Pagine Elettroniche
Caso contributivo
Una
mancata cataratta
1Pediatra
di famiglia, ASP n. 6 Palermo, Docente di Cure Primarie Scuola di
Specializzazione in Pediatria, Università degli Studi di
Palermo
2Assistente
in Formazione Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università
degli studi di Palermo
Indirizzo
per corrispondenza:
ferraradnt@libero.it
A
pseudo cataract Key
words: Cataract,
Idiopathic anterior uveitis, Immunosuppressive therapy
Abstract
The
case of a six-year-old child with idiopathic uveitis that
initially was difficult to diagnose is described. Once the
correct diagnosis was made, the little patient was adequately
treated with immunosuppressants, which determined the clinical
resolution of the case. |
D.,
maschio, nasce da parto spontaneo, seconda gravidanza a termine.
All’anamnesi familiare viene segnalata cardiopatia ischemica in
entrambi i nonni, e una cataratta di cui è stata affetta la
mamma in età giovanile. I bilanci di salute eseguiti nelle
diverse epoche rilevano una crescita staturo-ponderale adeguata ed
uno sviluppo psicomotorio regolare.
Nelle
varie visite di controllo del Pediatra di famiglia (PdF) è
stata sempre effettuata una valutazione oculistica completa: red
reflex, stereotest di Lang, cover test alle varie età filtro;
all’età di 4 anni screening completo della vista in
ambulatorio con red reflex negativo, Lang normale e una acuità
visiva bilaterale di 10/10 evidenziato con il test delle E di Albini.
All’età di 6 anni inizia la frequenza scolastica e dopo
qualche mese riferisce di avere difficoltà nel leggere i
caratteri alla lavagna, non presenta dolore oculare, né
cefalea, all’ispezione si evidenzia solo un’iperemia
dell’occhio sinistro peraltro transitoria. Il PdF consiglia
allora una visita specialistica da un oculista. Viene dapprima posta
diagnosi di cataratta, che non convince molto, in considerazione
degli screening visivi eseguiti in ambulatorio. Esegue allora una
seconda visita specialistica che rileva un’essudazione vitreale
a carico principalmente dell’occhio sinistro e vengono rilevate
sinechie posteriori. A questo punto i genitori in accordo con il PdF
decidono di eseguire un terzo consulto c/o un oculista che finalmente
pone diagnosi di uveite (Figura 1).

Si pone
diagnosi di uveite anteriore idiopatica, essendo risultati normali
gli esami di laboratorio effettuati per escludere cause infettive
(anticorpi anti-CMV, anti-Toxoplasma, anti-EBV) come pure
emocromo,VES, PCR, ANA, FR.
Il
piccolo viene quindi indirizzato presso un centro di III livello per
la conferma della diagnosi e per iniziare la terapia
immunosoppressiva e il follow-up del caso. Il controllo oculistico
durante il ricovero evidenzia segmento anteriore OO: cellule 1+,
Tyndall 1+, sinechie posteriori OD>OS, presente opacità
posteriore del cristallino; fundus oculi OO: vitreite (cells
vitreale 1+). Retina per quanto esplorabile nella norma.
Si
conferma la diagnosi di uveite anteriore e D. inizia terapia con
metilprednisone per os alla dose di 1 mg/kg die protratta per
complessive sei settimane, methotrexate per via orale associato a 5
mg/die di acido folico da effettuare il giorno successivo alla
somministrazione dell’immunosoppressore. Attualmente il piccolo
è asintomatico e il controllo oculistico evidenzia un netto
miglioramento, residua soltanto qualche sinechia.
L’uveite
è l’infiammazione a carico di una delle strutture che
compongono l’uvea incluso quindi l’iride, il corpo
ciliare o la corioide. Secondo un criterio anatomico l’uveite
anteriore e l’iridociclite coinvolgono la parte anteriore e
media dell’occhio mentre l’uveite posteriore interessa la
corioide. Sebbene l’incidenza sia notevolmente più bassa
nella popolazione pediatrica rispetto agli adulti (circa
4,3-6,9/100000/anno vs 26-102/100000/anno), è molto importante
conoscere questa patologia per poter effettuare una diagnosi quanto
più precocemente possibile e un trattamento adeguato. L’uveite
infatti rappresenta ancora oggi una delle maggiori cause di cecità.
Colpisce il 15-20% delle forme di artrite idiopatica giovanile
oligoarticolare, fino al 30% delle forme oligoarticolari estese e
specie le forme ANA positive.
Da un
punto di vista eziologico l’uveite nel 50-55% dei casi è
associata all’artrite idiopatica giovanile, o comunque a
patologie immunoreumatologiche HLA B27- associate; tra le forme di
natura infettiva l’uveite secondaria a toxoplasma è la
più frequente, rari casi da Herpes virus e da TBC. In
una percentuale di casi le indagini di laboratorio e strumentali sono
completamente negative e non vi sono altri segni clinici di
coinvolgimento di altri organi o apparati per cui si parla di forme
idiopatiche. Si tratta di una patologia subdola, i piccoli pazienti
sono spesso asintomatici e presentano qualche disturbo solo dopo la
progressione della malattia, quando la diagnosi viene posta
tardivamente. Molti infatti giungono all’oculista quando già
hanno perso parte della loro acuità visiva.
I sintomi
che si possono riscontrare sono: arrossamento oculare, dolore
oculare, calo del visus, fotopsia (sensazione visiva di lampi),
miodesopsia (mosche volanti), cefalea.
Effettuata
la diagnosi mediante studio dell’occhio con lampada a fessura;
bisogna considerare anche il tipo e la causa della riduzione visiva,
l’attività dell’infiammazione, decisiva per la
progressione della malattia, l’esistenza di una eventuale
patologia sistemica associata. La diagnosi e quindi il trattamento
precoce permettono di evitare le complicanze dell’uveite quali
glaucoma, cheratopatie, sinechie, cataratta, edema maculare e
alterazione a carico del nervo ottico fino alla cecità.
Non
esistono linee guida sulla terapia delle uveiti idiopatiche.
L'approccio iniziale si basa sull'uso l’uso di corticosteroidi
topici, con o senza terapia midriatica per dilatare la pupilla e
prevenire le sinechie posteriori. L’uso prolungato è
associato a un aumento di incidenza di complicanze quali cataratta e
glaucoma. In caso di incompleta risposta alla terapia locale vengono
utilizzati gli steroidi per via sistemica: prednisone 1-2 mg/kg; per
raggiungere una rapido controllo dell'infiammazione si possono usare
anche da 1 a 3 boli di metilprednisolone in vena.
In caso
di mancata risposta alla terapia locale e cortisonica per via
generale vi è l’indicazione a una terapia
immunosoppressiva.
Il
metotrexate è il farmaco di prima scelta sia per la dimostrata
efficacia, sia per la buona tollerabilità. Un'altra opzione
per la terapia di fondo dell'uveite era la ciclosporina, i cui
risultati sono però contrastanti e non confermati da studi
controllati. Stesso discorso può essere fatto con il
micofenolato che sembra poter ottenere un effetto di risparmio
cortisonico nei trattati.
Anche i
farmaci biologici sono stati ampiamente usati nelle uveiti.
L’infliximab (anticorpo monoclonale chimerico anti-TNFalfa) si
è dimostrato superiore all'etanercept (recettore solubile del
TNFalfa) sia come efficacia sia per quanto riguarda gli effetti
collaterali; infine, l’adalimumab dimostratosi utile nel
mantenere la remissione a lungo termine dell’uveite.
Nel
nostro caso forse la familiarità positiva per cataratta ha
probabilmente indotto in errore il primo oculista consultato, mentre
la pregressa valutazione oculistica eseguita dal PdF curante, in
occasione delle varie visite e dei bilanci di salute, rendeva
improbabile la diagnosi di cataratta.
Dal
decorso del caso clinico si sottolinea l’importanza della
medicina preventiva (test di screening visivi, uditivi ecc.) svolta
presso l’ambulatorio del PdF, che permette da un lato di
evidenziare precocemente patologie e contestualmente, così
come nel caso di D. di analizzare anche criticamente alcune diagnosi
poste dagli specialisti che invece erano già state escluse dal
curante, proprio attraverso la esecuzione ripetuta del red reflex.
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