Giugno 2019 - Volume XXXVIII - numero 6

Medico e Bambino


Neonatologia

Osservazione nel neonato a rischio di sepsi precoce

Alberto Berardi1, Caterina Spada2, Matilde Ciccia3, Mariagrazia Capretti4, Giacomo Brusa5, Fabrizio Sandri3, Eleonora Balestri6, Laura Rocca2, Lucia Gambini7, Milena Azzalli8, Vittoria Rizzo9, Giancarlo Piccinini10, Eleonora Vaccina2, Laura Lucaccioni1

1Terapia Intensiva Neonatale (TIN), Azienda Policlinico, Modena; 2Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Modena e Reggio Emilia; 3TIN, Ospedale Maggiore, Bologna; 4TIN, Azienda Policlinico Sant’Orsola - Malpighi, Bologna; 5TIN, Ospedale Infermi, Rimini; 6TIN, Arcispedale Santa Maria Nuova, Reggio Emilia; 7TIN, Azienda Policlinico, Parma; 8TIN, Arcispedale Sant’Anna, Ferrara; 9TIN, Ospedale Bufalini, Cesena; 10TIN, Ospedale Santa Maria Delle Croci, Ravenna

Indirizzo per corrispondenza: aberardi@unimore.it

Observation on the newborn at risk of early-onset sepsis: the approach of the Emilia-Romagna Region (Italy)

Key words: Group B streptococcus, Sepsis, Newborn infant, Prophylaxis

The approach to the newborn at risk of early-onset sepsis is a challenge. In the past the approach was mainly based on laboratory tests, which were poorly predictive and might cause repeated blood samples and unnecessary antibiotic therapies, with possible long-term side effects. The medicalisation of asymptomatic newborns also interferes with breastfeeding. Recent experiences carried out in the Friuli Venezia Giulia and Emilia-Romagna Regions (Italy) have suggested that a less invasive approach is useful. This approach is mainly based on careful and repeated clinical observations of asymptomatic full-term or late preterm infants at standard intervals, regardless of risk factors. Moreover, it is useful for a timely diagnosis, does not separate mothers from their neonates and consequently does not interfere with the development of the nascent intestinal microbiota and breastfeeding.

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A. Berardi, C. Spada, M. Ciccia, M Capretti, G. Brusa, F. Sandri, E. Balestri, L. Rocca, L. Gambini, M. Azzalli, V. Rizzo, G. Piccinini, E. Vaccina, L. Lucaccioni Osservazione nel neonato a rischio di sepsi precoce. Medico e Bambino 2019;38(6):370 https://www.medicoebambino.com/?id=1906_370.pdf


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Un messaggio prezioso
Il messaggio lanciato dal dott. Berardi sul numero di giugno 2019 di Medico e Bambino è prezioso: nei neonati asintomatici a rischio di sepsi precoce è sufficiente mettere in atto un’osservazione clinica strutturata, piuttosto che eseguire esami di laboratorio per sostenere una diagnosi di sepsi neonatale. A fronte di questa semplificazione operativa, bisogna purtroppo notare come ancora troppo spesso nelle Maternità italiane si accreditano eccessivamente gli esami di laboratorio per avviare nel neonato una terapia antibiotica. È risaputo infatti che la leucocitosi e l’aumento della PCR hanno limitata specificità e sensibilità nell’attestare la presenza di una sepsi neonatale e si rischia quindi di trattare in eccesso.
Se da un lato nel neonato sintomatico la decisione di avviare un’antibioticoterapia andrà saggiamente presa prima ancora e indipendentemente dalla risposta della PCR, d’altro lato dovrebbe essere ormai condivisibile che non vadano più trattati con antibiotici neonati pur a rischio di infezione, ma completamente asintomatici. In quest’ultimo caso la rivalutazione clinica del neonato a tempi prestabiliti nelle prime 48 ore di vita è infatti sufficiente e diremmo pure preminente rispetto alle informazioni giunte dal laboratorio! E dovremmo cominciare a eliminare la potenzialmente fuorviante esecuzione di PCR ed emocromo dai protocolli dei neonati a rischio di sepsi precoce! Del resto dobbiamo trattare il neonato e non la PCR!

Riccardo Davanzo
Pediatra-neonatologo. Presidente del Tavolo Tecnico sull’Allattamento al Seno (TAS) del Ministero della Salute, Roma Coordinatore della Rete Italiana Formatori in Allattamento (RIFAM), Trieste
lunedì, 15 Luglio 2019, ore 11:22

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