Maggio 2010 - Volume XXIX - numero 5

Medico e Bambino


Farmacoriflessioni

Uso del ceftriaxone in italia: inappropriato e non esente da rischi

Federico Marchetti

Clinica Pediatrica, IRCCS “Burlo Garofolo”, Trieste

Indirizzo per corrispondenza: marchetti@burlo.trieste.it

THE USE OF CEFTRIAXONE IN ITALY: INAPPROPRIATE AND NOT RISK-FREE

Key words: Ceftriaxone, Italy, Drug utilization, Children, Ambulatory setting, Rational use

In Italy, data concerning the utilization of ceftriaxone in adults and children increased by about 75% from 2001 to 2008. Moreover, a significant variability in its utilization can be observed in the Italian regions, indeed it is more frequently used in the South than in the North of Italy. The data on the overall utilization and the regional variability seem to indicate an inappropriate use of the drug within the territorial medical practice. In particular, ceftriaxone is used in home treatments in 2.4 % of children in paediatric age. Considering that in ambulatory paediatrics just few cases need to be treated with ceftriaxone, this percentage turns out to be very high. Projects aiming at rationalizing the use of drugs that are inappropriately prescribed via parenteral route in the ambulatory setting are urgently needed.

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F. Marchetti Uso del ceftriaxone in italia: inappropriato e non esente da rischi. Medico e Bambino 2010;29(5):315-316 https://www.medicoebambino.com/?id=1005_315.pdf


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Ceftriaxone
Abbiamo letto con interesse l’articolo di F. Marchetti1 sull’uso del ceftriaxone in Italia, e condividiamo l’opportunità di attirare l’attenzione su un argomento vitale quale l’utilizzo razionale dei farmaci antibatterici. Concordiamo con le considerazioni dell’autore riguardo ai rischi di un utilizzo errato degli antibiotici (e del ceftriaxone nel caso specifico), riteniamo però utile spostare l’attenzione su un altro aspetto del problema.
L’utilizzo di un antibiotico è per definizione un fattore favorente l’insorgenza di resistenze batteriche allo stesso farmaco e ad altre molecole più o meno correlate. Il rischio è tanto più alto quanto più l’utilizzo è scorretto riguardo a indicazioni, dosaggi e vie di somministrazione. Il diffondersi di ceppi batterici resistenti agli antibiotici rappresenta un problema clinico importante che condiziona in maniera rilevante le opzioni terapeutiche disponibili. Va tenuto presente che la ricerca farmacologica in campo antibatterico è attualmente piuttosto stagnante, con poche molecole nuove all’orizzonte (soprattutto verso i gram negativi). Ne consegue la necessità di tenersi cari gli antibiotici disponibili, ritardando il più possibile la diffusione di ceppi resistenti.
Per venire al caso specifico, l’utilizzo del ceftriaxone (e di tutte le cefalosporine) rappresenta, insieme all’uso dei fluorochinoloni, il primo fattore di rischio per l’insorgenza di Enterobacteriacae produttrici di beta lattamasi a spettro esteso (ESBL)2, enzima che conferisce resistenza a tutte le cefalosporine e che, in molti casi, è associato a resistenza ad altre classi, quali chinoloni, aminoglicosidi, trimethoprim/sulfametossazolo, tetracicline3. È stato dimostrato come la prevalenza di ceppi produttori di ESBL è proporzionale all’utilizzo delle cefalosporine di terza generazione, e come una limitazione al loro utilizzo è in grado di ridurre l’incidenza di ceppi resistenti4.
Non stiamo parlando di uno scenario ipotetico e lontano, ma di una situazione già presente che condiziona le strategie terapeutiche e l’esito di infezioni nosocomiali e comunitarie. In alcune casistiche, ormai datate di qualche anno, sono state registrate percentuali di E. coli o Klebsiella spp produttori di ESBL attorno al 10%5, ed è probabile che negli ultimi anni la percentuale sia in aumento.
Diventa quindi indispensabile uno sforzo comune per migliorare la qualità della nostra prescrizione antibiotica, nel bambino come nell’adulto; in quest’ottica troviamo assolutamente condivisibili e da incoraggiare le proposte fatte da Marchetti, che potrebbero rappresentare un primo passo di un percorso virtuoso dal quale avremmo da guadagnare tutti, pazienti, medici e sistema sanitario.

Bibliografia
1. Marchetti F. Uso del ceftriaxone in Italia: inappropriata e non esente da rischi. Un’occasione per cambiare. Medico e bambino 2010;29:315-6.
2. Zahar JR, Lortholary O, Martin C, Potel G, Plesiat P, Nordmann P. Addressing the challenge of extended-spectrum beta-lactamases. Curr Opin Investig Drugs 2009;10:172-80.
3. Falagas ME, Karageorgopoulos DE. Extended-spectrum beta-lactamase-producing organisms. J Hosp Infect. 2009;73:345-54. Epub 2009 Jul 10.
4. Patterson JE. 426S Antibiotic Utilization: Is There an Effect on Antimicrobial Resistance? Chest 2001;119;426S-30S.
5. Coque TM, Baquero F, Canton R. Increasing prevalence of ESBL-producing Enterobacteriaceae in Europe. Euro Surveill 2008;13(47):pii 19044. Review. Erratum in: Euro Surveill 2008;13(48):pii 19051.


Paolo Della Loggia, Marta Vidus Rosin
UCO Medicina Clinica, AOU Ospedali Riuniti, Trieste
venerd�, 23 Luglio 2010, ore 11:05

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