Febbraio 2010 - Volume XXIX - numero 2

Medico e Bambino


Lettere

Diagnosi di celiachia senza biopsia intestinale
L’inizio della vita (ancora)
Ancora “suina”, la commedia: atto dopo atto
Dieci anni di “Un Pediatra Per Amico”
Associazione RING14
Camici azzurri

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Diagnosi di celiachia senza biopsia intestinale
L’inizio della vita (ancora)
Ancora “suina”, la commedia: atto dopo atto
Dieci anni di “Un Pediatra Per Amico”
Associazione RING14
Camici azzurri. Medico e Bambino 2010;29(2):81-84 https://www.medicoebambino.com/?id=1002_081.pdf


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Pandemie
Trovo largamente condivisibile la risposta del prof. Panizon alla lettera pubblicata nel numero di febbraio (Medico e Bambino 2010;29:81-4), in cui sottolinea come la paura della malattia alimenti da una parte sempre più bisogni e dall’altra crei dipendenza da varie forme di potere. Quello su cui non sono d’accordo è considerare la attuale (non ancora finita) pandemia un evento da ricondurre nell’ambito dei problemi che ordinariamente affollano con i loro bisogni fittizi i nostri studi medici. Cercherò di spiegare il razionale della mia affermazione. Grazie al progresso della scienza medica molte malattie sono state debellate o rese quasi inoffensive, facendo venire in primo piano i pericoli rappresentati dalla sconsiderata gestione delle risorse fisiche e ambientali del nostro pianeta. In tale ambito vanno ricondotti anche i rischi di nuove epidemie potenzialmente pericolose per il genere umano. Nelle ultime due decadi sono state riportate almeno 45 malattie che sono passate dall’animale all’uomo, probabilmente a causa degli squilibri ambientali, del riscaldamento globale e della progressiva urbanizzazione del pianeta. L’intensificazione dei sistemi di allevamento, l’esponenziale aumento dei commerci e degli scambi di animali, in assenza di adeguate misure di sorveglianza che stiano al passo della forte accelerazione impressa allo sfruttamento di questo tipo di risorse, rappresentano oggettivamente una minaccia anche sotto il profilo epidemiologico. La recente pandemia, dovuta ad un riassortimento di virus di diversa origine, suino, aviario e umano, con componenti suine in parte nordamericane e in parte euroasiatiche, pur avendo avuto fino a questo momento un andamento moderato, con esiti molto al di sotto di quelle che erano le paventate attese, non deve farci considerare questo tipo di minacce solo come frutto di politiche spregiudicate di fear mongering. Non dimentichiamo che in parti del mondo a noi solo geograficamente lontane, risulta ancora incombente la minaccia dell’influenza aviaria, i cui casi risultano in aumento (in particolare in Vietnam ed in Egitto) e che rimane gravata da un livello di mortalità molto elevato. L’ipotesi di un rimescolamento dei due virus non appare così remota e ha avuto una conferma sperimentale che getta luci inquietanti sui rischi che tale incrocio potrebbe comportare.
Con questo non voglio auspicare uno stato di allarme continuo, che finirebbe per essere logorante e poco produttivo. Ma ritengo che una attiva vigilanza insieme con una adeguata preparazione debbano costituire elementi decisivi per le politiche sanitarie dei prossimi anni. In fondo è quello che si cerca di realizzare con altri eventi catastrofici come terremoti e uragani. Con la banalizzazione dell’epidemia di suina si sta perdendo l’occasione di iniziare da subito a costruire questo percorso.
Le organizzazioni sanitarie hanno dimostrato in larga parte di essere impreparate a gestire minacce ben più pericolose di quella affrontata fino ad adesso. Elenco quelli che, a mio avviso, sono i punti carenti e su cui sarà opportuno lavorare per realizzare un vero sistema integrato di vigilanza e di preparazione.
Creazione di un sistema di sorveglianza transnazionale di quelle che sono le dinamiche dell’evoluzione genetica dei virus nei passaggi tra specie diverse per identificare precocemente mutazioni e configurazioni genetiche con potenziale pandemico o di virulenza, come auspicato da Ilaria Capua e Giovanni Cattoli (One flu for one health, EJD volume 16 numero 4 Aprile 2010).
L’individuazione di modalità che consentano la rapida trasmissione delle conoscenze che vengono acquisite sul campo da parte di ricercatori di diverse parti del globo. In situazioni in cui si verifica l’emergere di minacce nuove, di cui si ha scarsa esperienza, nuove acquisizioni e scoperte tendono a susseguirsi a ritmo incalzante e i tempi di attesa delle pubblicazioni scientifiche nelle principali riviste internazionali sono troppo lunghi. La piattaforma ideale in questo senso è il web, attraverso portali specificamente dedicati.
La realizzazione di un piano pandemico che non sia preconfezionato e calato dall’alto e che non sia basato solo sulla preparazione di vaccini (spesso tardivi) o sulle scorte dei farmaci (non sempre efficaci). Tale piano deve essere discusso e redatto da un tavolo a cui partecipano tutte le figure coinvolte nella gestione di emergenze, in un ventaglio che vada dai responsabili delle istituzioni ai rappresentanti medici delle ulss, da epidemiologi e virologi ai medici territoriali che si trovano in prima linea. Il piano deve essere costantemente aggiornato e sottoposto a verifica. Utile prevedere a livello locale delle “esercitazioni” periodiche su modello di quelle della protezione civile.
L’istituzione di un sistema internazionale per la produzione di vaccini che non faccia profitti osceni prima che si metta in opera, che non possa permettersi di essere inefficiente nella produzione, che garantisca una equa distribuzione geografica e utilizzi le tecnologie più recenti sotto licenza pubblica. (Revere http://scienceblogs. com/effectmeasure/2010/01/who_prepares_to_don_a_hair_shi.php).
L’acquisizione della fiducia della popolazione in un tempo in cui la gente risulta essere sempre più diffidente e sempre meno crede nelle istituzioni. Questo può essere realizzato riconoscendo l’importanza di cambiare il modo di comunicare con i pazienti individuali e con la gente e l’importanza di essere disponibili ad ascoltare i reali problemi che determinano l’accettazione o il rifiuto degli interventi pubblici. (Larson HJ, Heymann DL. JAMA 2010;303:271-2).
Se l’esperienza di questa pandemia ci fornirà l’occasione per una riflessione e un ripensamento del modo di prepararsi a simili eventi non sarà stata vissuta invano.
Concludo con una frase di Richard Wenzel, professore di malattie infettive alla Virginia University: “la lotta tra l’uomo e gli agenti patogeni fa parte della vita stessa. Non possiamo restare sorpresi ogni volta che un nuovo virus emerge!”.
Dobbiamo invece imparare la lezione della recente pandemia di H1N1 per sviluppare risposte più efficaci di Sanità pubblica.


Stefano Prandoni
Pediatra di famiglia, Valdagno (Vicenza)
mercoledì, 14 Aprile 2010, ore 15:32

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