MeB Pagine Elettroniche
a cura della redazione di MeB Pagine Elettroniche
Volume XVI
Dicembre 2013
numero 10
NATI PER LA MUSICA


FARE MUSICA IN FAMIGLIA
Spunti per un dialogo con i genitori

Cecilia Pizzorno1, Manuela Filippa2

Coordinamento Nazionale Nati per la Musica, formatrice, educatrice e ricercatrice nell’ambito della musica e la prima infanzia; 1Lavagna (GE); 2Aosta



NATI PER LA MUSICA: SFONDO CULTURALE DEL PROGETTO

La musica è un’attività umana antichissima ed è strettamente legata all’evoluzione del linguaggio, oltre a essere, nelle diverse forme in cui nel tempo e nei luoghi si è manifestata, un fatto culturale universale. In particolare gli studi sull’evoluzione della musica in prospettiva filogenetica la riconoscono quale elemento fondamentale nell’ambito dei segnali comunicativi fra esseri umani, nello sviluppo dei legami interpersonali e nella sincronizzazione fra individui, nell’espressione di sé e della propria creatività e dimensione estetica, oltre che nelle varie forme di spiritualità umana e nel legame parentale con i piccoli della specie1. La musica ha dunque un fondamento antico nel nostro essere uomini e donne; risponde a esigenze profonde ed essenziali, quali il bisogno di incontro e di unione fra gli individui; essa esercita numerose funzioni vitali nella comunicazione, per esempio, fra genitore e bambino. La musica, quindi, intesa nelle sue funzioni più ampie e nei suoi effetti più generali sull’essere umano fa da sfondo culturale a tutto ciò che vuole essere il progetto Nati per la Musica (NpM).
Nati per la Musica non fa riferimento a una metodologia specifica sviluppata nell’ambito della didattica musicale per l’infanzia, ma promuove iniziative che si sostanziano negli studi e nelle ricerche più recenti. Tra le azioni che NpM promuove ampio spazio è dedicato alla formazione di pediatri, operatori musicali, educatori, bibliotecari e genitori. Il ventaglio di proposte musicali che Nati per la Musica intende segnalare e offrire alle famiglie vuole essere vario e ricco di stimoli che possano incoraggiare l’uso quotidiano dell’elemento musicale al fine di favorire il benessere generale dell’individuo. Le attività rivolte ai piccoli si ispirano principalmente alla pedagogia attiva e ai principi che la caratterizzano: la centralità del bambino, l’attenzione ai suoi bisogni e interessi, la naturalezza e gradualità del suo sviluppo, il valore dell’esperienza concreta nell’apprendimento.


PERCHÉ PROMUOVERE IL “FARE MUSICA” IN ETÀ PRECOCE?

È bene ricordare che quando si parla di musica e prima infanzia non si fa solo riferimento alle attività musicali organizzate, ma a tutta quella serie di utilizzi informali della musica che rendono unica la relazione del genitore con il proprio bambino; si evidenziano, di seguito, gli effetti benefici del fare musica, in età precoce e soprattutto in famiglia.
Gli effetti a lungo termine dell’apprendimento musicale sono ampiamente indagati2: le esperienze vissute nella prima infanzia possano influenzare lo sviluppo del bambino e le abilità percettive, di memorizzazione, e di discriminazione saranno poi trasferite con facilità e immediatezza ad altre sfere dell’apprendimento.
Laddove spontaneamente un genitore rivolge insieme al bambino un’attenzione congiunta ai diversi suoni dell’ambiente, al canto degli uccelli, all’acqua del fiume, al ticchettio dell’orologio, al traffico urbano, il bambino svilupperà capacità di discriminazione e di ascolto, oltre che di osservazione attenta del suo paesaggio sonoro.
Allo stesso modo, l’utilizzo dell’elemento musicale come mezzo per esprimere sensazioni ed emozioni, consentirà al bambino di appropriarsi di uno strumento non verbale nella comunicazione con l’altro e con il mondo circostante: il potenziamento delle abilità comunicative, immaginative e creative rappresenta dunque uno dei punti forti di una buona educazione al musicale. Nonostante l’attitudine per il suono sia una predisposizione propria dell’essere umano, il fatto di saper memorizzare melodie anche complesse, con o senza parole, e di saperle ripetere a distanza di tempo è il risultato di un ottimo esercizio della memoria e delle capacità di attenzione e concentrazione. L’elemento musicale, costituito da strutture e forme che si sviluppano nel tempo consente, inoltre, al bambino di sviluppare anche una consapevolezza dell’elemento temporale. Infine, l’abitudine a prestare attenzione al paesaggio sonoro o a brani musicali, favorisce non solo lo sviluppo della capacità stessa di ascolto, ma anche quella di discriminazione e di memorizzazione sonora, oltre che la capacità di prestare attenzione al silenzio.

Anna, mamma, chiede: Tutti i genitori sono in grado di “fare musica” con il proprio bimbo? È necessario essere musicisti?
Elisa, educatrice di nido, aggiunge: Come fare musica con i piccoli? Quale musica? Cosa cantare? Quali attività? Come proporle in modo appropriato?
Daniele, pediatra: Come ascoltano la musica i bambini? Quali reazioni suscitano le stimolazioni sonore proposte?
Enrica, bibliotecaria: È necessario avere strumenti musicali, impianto stereo, materiali specifici e spazi ampi? Ci sono libri che mi possano aiutare nell’organizzare un’attività musicale con i piccoli?


È difficile rispondere in modo esaustivo a tutti i quesiti; tra l’altro, accanto a queste, molte altre domande risuonano nella mente degli adulti che si occupano di prima infanzia. Spesso molti di loro si sentono inadeguati perché non musicisti. Non dimentichiamo che la musicalità di ciascun individuo si esprime nelle diverse manifestazioni legate ad esperienze concrete, fisiche e sensoriali e non dipende solo da competenze musicali specifiche; l’abilità di raccontare una storia sonora può maturare attraverso l’esperienza pratica supportata da momenti formativi.
Se poniamo il termine della questione sotto una prospettiva diversa, per esempio riflettendo sulla parola musica, immediatamente si innescheranno ricordi, si rivivranno situazioni, anche lontane, legate a momenti particolari della vita come ninne nanne e canti narrativi o enumerativi, giochi di conte e di movimento che si facevano con gli amici in cortile, canzoni inventate per particolari situazioni. La competenza musicale, definita dal semiologo Gino Stefani3“sapere, saper fare e saper comunicare mediante e/o intorno alla musica”, si amplia di giorno in giorno e rispecchia l’esperienza personale, i gusti, le affinità, le simpatie, plasmando così l’identità musicale di ciascuno.

Pensiamo a quanti suoni spontanei animano ogni momento i luoghi frequentati dai bambini; le case, le auto, gli asili nido, le ludoteche e le scuole dell’infanzia custodiscono, infatti, vivaci giochi esplorativi e curiosi giochi simbolici. La costruzione dell’identità sonora di ogni bambino si arricchisce, giorno dopo giorno di nuovi fonemi, di vocalizzi spontanei che accompagnano gestualità, movimenti o situazioni di gioco.
L’impronta sonora di ciascuno si impreziosisce e si diversifica dagli altri, in una sorta di continuità-discontinuità data dall’appartenenza al nucleo familiare e dallo scambio, anche sonoro, con i piccoli amici e dai suoni dell’ambiente in cui si vive. Il bambino fa conoscenza della realtà che lo circonda attraverso gli affetti vitali, sviluppando esperienze plurisensoriali, sintonizzandosi così con il mondo.
L’esposizione a diverse tipologie di musiche provenienti da culture diverse nei primi 12 mesi di vita espone il bambino ad un ascolto di metriche differenti. Infatti, i neonati di 6 mesi percepiscono le variazioni metriche sia negli stimoli complessi che in quelli semplici4, abilità che ai 12 mesi cala sensibilmente. La familiarità con melodie e ritmi, la cultura d’appartenenza, sono i fattori che principalmente influenzano l’elaborazione successiva del ritmo: l’attenzione che si pone quindi nel favorire l’ascolto di musiche di diverse culture non può che influenzare la sensibilità musicale del futuro ascoltatore.

FARE MUSICA INSIEME FA BENE A TUTTI, ADULTI E BAMBINI

La nota ricercatrice canadese Sandra Trehub ha trascorso tutta la vita a studiare le competenze musicali dei bambini piccoli e le potenzialità che un apprendimento musicale precoce può avere sullo sviluppo dell’essere umano. Ama spesso ricordare che “quando un adulto canta per un bambino, i benefici sono di entrambi, di chi canta e di chi ascolta [...], l’intimità che si crea in questi momenti fa sì che la mamma riesca a dire (o a cantare) cose che altrimenti non riuscirebbe ad esprimere. Riuscire a comunicare emozioni profonde al proprio bimbo spesso ci fa sentire più vicini all’altro [...], cantare sottovoce calma entrambi e fare un gioco cantato coinvolge sia l’adulto che il bambino in un momento gioioso. Così, il canto materno può regolare le emozioni di entrambi”5.


ATTIVITÀ CHE GENITORI E FIGLI POSSONO FARE INSIEME

Si ricorda che quando si parla di musica con i piccoli non ci si limita ad una specifica attività, ma ci si riferisce ad una pluralità di esperienze dove il linguaggio sonoro è vissuto in maniera ampia e globale. L’ascolto attivo e la pratica musicale concorrono allo sviluppo delle potenzialità del bambino, in particolare nei suoi primi anni di vita quando la qualità dell’esperienza sonoro-musicale assume un’importanza decisiva.
Seguono alcune proposte operative, descritte in ordine cronologico, dalla gravidanza, ai primi mesi di vita del bambino, fino al suo incontro con la “piccola comunità” dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia.


“INIZIO A SENTIRTI”: DURANTE LA GRAVIDANZA

Gli incontri affettivi fra mamma e bambino avvengono molto prima della nascita e la voce materna è un ponte fra il prenatale e il mondo, fra il prima e il dopo. Si costituisce nel bambino una memoria sonora, tanto che lui riconosce fin dalle prime ore di vita la voce della mamma6 e, alla nascita, la sa distinguere da qualsiasi altra.
Un celebre esperimento condotto negli anni ottanta da Feijoo7, che ha dato inizio a tutta una serie di ricerche sulle abilità musicali del bimbo piccolissimo, ha dimostrato che una volta venuto al mondo, il bambino è in grado di riconoscere le melodie ascoltate quando ancora si trovava nel grembo materno.

Che cosa può fare la futura mamma?
  • coinvolgere il futuro papà incoraggiandolo ad utilizzare la propria voce per sintonizzarsi con il bambino;
  • ascoltare brani graditi, che fanno stare bene;
  • cantare tutti i giorni, in particolare dal terzo trimestre di gravidanza;
  • rivolgersi al proprio bambino intonando frasi a voce alta per rinforzare le prime relazioni affettive;
  • prestare attenzione ai suoni gradevoli dell’ambiente, “ricalcandoli” con la voce;
  • danzare e inventare giochi che coinvolgono anche il corpo e il movimento.
È importante che i genitori imparino a sentire e a dare significato alle prime reazioni del bambino; spesso, quando la mamma si rilassa, accarezza la pancia e canta una dolce melodia il bambino si muove e risponde anche alle frequenze basse della voce maschile. Se la musica è per il genitore un’esperienza piacevole, lo diventerà anche per il bambino.



“DELLE TUE PAROLE, ASCOLTO I SUONI”: LA MUSICA NEI PRIMI MESI DI VITA

I bambini in epoca preverbale non sentono parole con significati, ma flussi di melodie. Proprio questi aspetti prosodici della comunicazione, fatti di ritmicità e melodia, danno al bambino informazioni chiave per comprendere lo stato affettivo dell’adulto che gli parla e, la qualità della sua presenza. Lo stretto legame fra la musica, le emozioni8 e la voce9 ci fa comprendere quanto la musicalità del dialogo con il bambino e il canto siano importanti per lo sviluppo del nuovo nato.
Come già anticipato il mese scorso nell’articolo “Competenza musicali del bambino da 0 a 3 anni” 10, ogni mamma, istintivamente, instaura un dialogo vocale unico con il proprio bambino, fin dai primi istanti di vita11. Non solo la madre, ma ogni adulto infatti si rivolge al bambino con un linguaggio musicale. Numerosi studi confermano che i neonati preferiscono questo “linguaggio musicale” al linguaggio normalmente parlato fra adulti; la cosa sorprendente è che il baby talk, o maternese, presenta caratteristiche universali, riscontrate in culture fra loro anche molto differenti: più lento, con molte ripetizioni, con contorni più acuti ricchi di di musicalità e di suoni che scivolano verso l’alto; è caratterizzato da linguaggio cantilenato caratteristico e da un aumento della qualità espressiva della voce accentuando i toni e la qualità espressiva della voce12.
La qualità musicale di tale discorso, la prosodia, rivela le emozioni di chi parla ed è un potente mezzo per stimolare la memoria e per trasmettere al bambino significati emotivi e affettivi importanti13.
Nella fase preverbale, infatti, il bambino comunica con i suoni e, del messaggio che l’adulto gli rivolge, coglie la musicalità, i profili intonativi, la ritmicità, l’uso dei silenzi. I primi significati raggiungono il bambino attraverso i profili ascendenti del “dai, dai”, “su, forza” che lo incoraggiano e lo attivano; attraverso un profilo discendente l’adulto consola e calma (“non è successo nieeente”, “daai... fai la nanna...”); attraverso profili a campana (in cui la voce sale e poi scende di altezza) l’adulto gli esprime il suo consenso, il suo rinforzo (“braaavo”). E ancora, con suoni staccati e forti l’adulto gli impone limiti (“no!”, “basta”). Con la modulazione delle altezze di frequenza del tono della voce, dunque, la madre accompagna il bambino verso una regolazione degli stati d’animo e una progressiva maturazione delle competenze comunicative e di prima socialità14.


IN PRATICA

Si consiglia di proporre attività musicali sia strutturate che libere, cercando, nell’arco della giornata, momenti di divertimento musicale insieme ai propri bambini.

Cantare per e con i bimbi: come abbiamo illustrato precedentemente, attraverso la voce si esprimono le emozioni e si costruisce il legame affettivo profondo fra madre e bambino. La mamma può cercare il contatto fisico con il proprio bimbo usando filastrocche, giochi cantati della tradizione popolare o brevi giochi ritmici: l’adulto sottolinea il ritmo con movimenti del corpo e trasforma, per esempio, la manina del bimbo in una “piazza” sulla quale decine di “cavalli”, le dita, corrono all’impazzata, per poi scappare, sulla pancia, in un solletico liberatorio.

Linda, una mamma, chiede: ma io non so cantare...al coro della scuola dovevo sempre stare zitta e fare finta...
Greta, un’altra mamma, interviene: anch’io sono stonata, ma canto lo stesso per la mia bambina. Da quando è nato Tommaso, pensa che ho iniziato anche a ballare con lui, perché gli piace molto. Non lo facevo neppure da piccola!

Danzare con i propri figli: l’intelligenza spaziale del bambino si sviluppa attraverso attività di movimento più o meno strutturate. Con l’aiuto di teli (tovaglie e lenzuola), foulard, stoffe leggere e pesanti, nastri colorati e fili di lana le attività di movimento lasciano traccia nell’aria, permettono al bambino di esprimere ciò che la musica (cantata o registrata) ha mosso nel suo corpo.

Francesco, il papà, ricorda quella volta in cui, passeggiando con Marco, hanno incontrato la banda del Paese, durante la festa patronale. Marco si è immobilizzato, all’inizio era assorto e stupito, era la prima volta che sentiva degli strumenti dal vivo. La grancassa era tre volte più grande di lui, avrebbe desiderato poterla suonare. Hanno seguito la Banda fino alla piazza e lì il bimbo si è messo a ballare.

Ascoltare la musica con i bambini. Si consiglia di offrire repertori diversi, allargando il più possibile l’ascolto a generi e stili musicali differenti. La ricerca etnomusicologica ci offre documenti sonori stupefacenti, provenienti da tutto il mondo ed è piacevole scoprire insieme al proprio bambino il piacere di rapportarsi a culture musicali lontane e differenti. Scegliere in ogni caso brani brevi o estratti, evitando opere intere che non possono essere seguite per lungo tempo. Si suggerisce una scelta discografica che presenti strumenti differenti, facendo immergere il bambino in sonorità originali e curiose, offrendo anche interpretazioni vocali che utilizzino modalità e tecniche diverse. È importante seguire le proprie preferenze ed è fondamentale che la musica sia un’esperienza d’ascolto piacevole per tutta la famiglia.

Teresa, una nonna violoncellista, racconta”quando mia figlia, incinta di Gabriel, mi veniva a trovare, io suonavo per loro il violoncello. Erano momenti dolcissimi. Adesso che Gabriel è nato continuo a suonare per lui e sono sicura che riconosce quel Preludio che a me piaceva tantissimo suonare”.

Esplorare. È utile disporre in casa un piccolo spazio sonoro: immaginiamo un “cestino dei tesori sonori”, ove gli oggetti vengono scelti in base al suono e alle condotte musicali che possono stimolare. Nel cesto il bambino potrà trovare corpi sonori che si pizzicano, che si sfregano, che si grattano, che si battono o che si scuotono. La presenza non invadente dell’adulto, che osserva e approva, sostiene l’esplorazione da parte del bambino. Le condotte esplorative raramente vanno insegnate, ma emergono spontaneamente da un “luogo di scoperta”: compito dell’adulto è dargli un’identità. Come creare un “luogo di scoperta”? Prima di tutto disponendo e scegliendo quali corpi sonori includere nel cestino, poi trovando una sua collocazione in un luogo silenzioso e luminoso. Infine, suscitando nel bimbo una certa aspettativa, si presenterà al bambino il luogo di scoperta che vivrà con curiosità e stupore.

Claudia, educatrice in ludoteca, ci racconta “quest’anno seguo i gruppi di piccolissimi, mi sono accorta che sono molto incuriositi dai suoni degli oggetti. Fanno suonare le chiavi, i termosifoni, le tende, battono sui tappetini, mentre si stufano in fretta dei giochi con suoni elettronici in cui devono solo schiacciare un bottone”.

Quali attività possono essere proposte in famiglia?
  • offrire al bambino l’ascolto di un’ampia varietà sonora, che offra materiale musicale proveniente da diverse parti del mondo, da epoche diverse e da stili diversi, colti o popolari;
  • associare alle routine (pappa, cambio del pannolino, nanna,...) canti, filastrocche o sonorizzazioni, cercando brani che sottolineino, per esempio con il movimento suggerito, le situazioni reali;
  • provare a cantare senza parole, utilizzando semplici fonemi, sillabe o nonsense;
  • proporre semplici variazioni sul testo, sulla melodia o sul ritmo dei canti;
  • proporre canti e ascolti che suggeriscano andamenti diversi, per esempio dondolanti o l’incedere di marcia, richiamando gestualità fluide o spezzate.
  • giocare “a specchio”, imitandosi reciprocamente nelle produzioni vocali spontanee (parlate o cantate);
  • fare in modo che l’attenzione del bambino si soffermi su suoni diversi;
  • creare contesti simbolici associando i suoni a narrazioni, immagini, movimenti, odori, … ;
  • utilizzare suoni per “amplificare” ed esprimere sensazioni, sentimenti e stati d’animo;
  • offrire oggetti curiosi da manipolare e “suonare” e strumenti musicali;
  • ascoltare e valorizzare le scoperte sonore dei bambini;
  • instaurare con i bambini un “dialogo sonoro": imitare i loro gesti ripetendo e variando i suoni. Sollecitare variazioni, per esempio, percuotendo su diverse superfici o in diverse zone per cercare suoni differenti. Giocare insieme a “cambiare il suono” in modo sempre più consapevole;
  • accompagnare con sonorizzazioni, movimenti e gestualità i passi, i molleggi, le giravolte…
  • sperimentare un movimento ripetuto in sequenza - per esempio la camminata - su diverse superfici (legno, piastrelle, carte, foglie secche, sabbia…) per condividere sensazioni e sonorità differenti;
  • ampliare il repertorio abbinando gestualità e movimento. Giocare ad interpretare emotivamente e “teatralmente” il brano conosciuto;
  • registrare le produzioni del bambino: le registrazioni possono essere riguardate insieme, la sera, al posto del consueto cartone animato;
  • abituare precocemente i bambini all’ascolto di musica dal vivo.

VIVERE MOMENTI DI SILENZIO

Si raccomanda ai genitori di rispettare un’ecologia sonora degli ambienti, evitando, almeno per i bambini, gli ambienti saturi di suoni: il silenzio è un luogo di crescita e di attesa, è un luogo di riposo sensoriale e di preparazione all’arrivo degli stimoli sonori. In un ambiente traboccante di suoni, dove per esempio televisione o radio sono sempre accesi, vengono meno attenzione e concentrazione e l’attivazione motoria può essere eccessiva. Gli stimoli sonori che i genitori offrono al bambino è auspicabile siano significativi: suoni o rumori privi di significato (ritorniamo sull’esempio della televisione di “sottofondo”) o continui e ripetitivi (pensiamo all’eccessiva stimolazione uditiva dei videogiochi o dell’aspiratore dei fornelli) possono indurre da una parte all’assuefazione e, dall’altra, ad un’ipersensibilità e intolleranza. I suoni del paesaggio hanno da sempre avuto per l’uomo profondi significati e valori simbolici (pensiamo al richiamo delle campane della chiesa con suoni diversi per ciascuna occasione a seconda dell’evento); purtroppo l’uomo contemporaneo si trova spesso a doversi difendere dall’enorme massa sonora prodotta dai centri urbani e commerciali. Ciò che ci si trova a fare oggi è molto spesso un’operazione di selezione ed eliminazione dei suoni del paesaggio. E, dall’altra parte, ci sono suoni minacciati di estinzione, che i nostri bimbi non possono ascoltare più, come ad esempio i canti di alcuni uccelli o altri suoni della natura. Raccomandiamo per questo ai genitori di prestare attenzione alla "pulizia dell’orecchio", di aiutare i bambini a diventare ascoltatori attenti piuttosto che uditori passivi, partendo, prima di tutto, dalla valorizzazione del silenzio.


LA SINTONIZZAZIONE AFFETTIVA

Ci sono momenti in cui due o più individui si incontrano profondamente e condividono stati affettivi, di gioia esplosiva, di pacifica tenerezza o di disperato dolore. Momenti in cui, ci spiega lo psicanalista Daniel Stern, le persone condividono non tanto la stessa emozione, ma la stessa qualità di quest’emozione: l’esplosività della gioia, la pacificità della tenerezza o la disperazione del dolore. Questo accade fra madre e bambino fin dai primi mesi di vita, sono momenti essenziali nell’attaccamento e, motivo per cui ne scriviamo qui, si esprimono non attraverso parole, ma suoni. Per questo sempre più studiosi, psicologi della musica, antropologi, musicologi, sostengono che in queste originarie sintonizzazioni sonore abbia origine la musicalità umana e le condotte musicali in generale.
Sintonizzarsi, dunque, come una vecchia radio che improvvisamente trova la lunghezza d’onda che andava cercando, come musicisti jazz quando improvvisano e come una mamma che, per consolare il bambino che piange e non si vuole abbandonare al sonno, lo culla con le braccia e con la voce. I genitori con un’accuratissima competenza musicale intuitiva, che tutti hanno, usano giochi di dinamiche, dal più forte al sussurrato, profili intonativi discendenti che, dall’alto al basso, rispecchiano il gesto dell’accarezzare, in giù...dalla testa al collo.
Sintonizzarsi, lo ripetiamo, è una capacità comunicativa che il genitore usa per entrare in contatto con il proprio figlio, per entrare con lui in risonanza emotiva condividendo affetti vitali.
Quando accarezziamo il bambino con un movimento discendente per calmarlo, la musicalità della nostra voce fa lo stesso, mentre per saltare, saliamo con il movimento e anche con l’ “oop, oop” della voce.
Raccomandiamo ai genitori di leggere in questi termini le loro incredibili capacità musicali, così importanti per sintonizzarsi con il proprio bambino. Il mondo della musicalità della comunicazione fra genitori e bambini è così stupefacente che davvero, il fatto che un genitore sappia o meno intonare con accuratezza, non ha importanza o, perlomeno, è un elemento della musicalità umana fra i tanti.
I caratteri distintivi di questa “sintonizzazione degli affetti”, più che l’essere intonati, sono la pulsazione inteso come il vero e proprio pulsare del nostro corpo (battito cardiaco, respiro); il contorno melodico, ovvero il maternese o il baby-talk, che ogni genitore spontaneamente rivolge al bambino; e, per ultima, l’intenzionalità narrativa, caratteristica peculiare della musicalità comunicativa (vedi articolo Competenze musicali del bambino 0-3).
Lo psicanalista Daniel Stern usa il termine “sintonizzazione affettiva” sottolineando, in questo modo, quanto le esperienze sensoriali che il bambino vive siano ricche di significati che rivestono la sfera emotiva. Spontaneamente, la mamma accompagna il comportamento manifesto del bambino con un’imitazione che si esprime con modalità diverse, anzi non proprio e solo un’imitazione ma qualcosa di più complesso. Il bambino batte un cucchiaio sul tavolo e la madre ne sottolinea con il movimento del corpo il ritmo; se riesce a spostare un oggetto infilandolo in un altro la mamma accompagna questo successo con un forte “Sì!!”
La madre, con il suo comportamento, comunica molti rinforzi positivi: è come se gli dicesse “non solo vedo ciò che fai ma mi sento come ti senti, tanto è vero che non ti rimando semplicemente ciò che fai, ma anche il tipo di pulsione, di ritmo, di attivazione fisica e stato d’animo”.


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C. Pizzorno, M. Filippa. SPUNTI PER UN DIALOGO CON I GENITORI. Medico e Bambino pagine elettroniche 2013; 16(10) https://www.medicoebambino.com/?id=NPM1310_10.html




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