Gennaio 2009 - Volume XXVIII - numero 1

Medico e Bambino


Editoriali

Le sfide della pediatria italiana per il 2009

Federico Marchetti

Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Trieste

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F. Marchetti Le sfide della pediatria italiana per il 2009. Medico e Bambino 2009;28(1):7 https://www.medicoebambino.com/?id=0901_07.pdf


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Le sfide
Caro MeB,

così non funziona. Ho letto e apprezzato l’editoriale a firma di Marchetti. Condivisibile, sì... ma non funziona. “La situazione è disperata ma non è seria” (come diceva il protagonista di un vecchio film di B. Wilder): la situazione della PdF potrebbe essere questa, e perché no, anche per parte della pediatria in generale.
Marchetti ha indicato quali opportunità ci potrebbero essere per la pediatria delle Cure Primarie. Tutto bello e tutto già letto da anni. Cambiano gli interpreti politici, cambiano le sigle (oggi dovrebbero chiamarsi UTAP), ma le risorse economiche per queste novità non ci sono. Spero che qualcuno mi sconfessi e mi dica che le strutture saranno inaugurate a breve e che ci sia anche la disponibilità del personale paramedico.
Piangiamo pure per gli irrisori stipendi dei pediatri ospedalieri, ben sapendo che il Pdf guadagna un 30% in meno del collega assunto a tempo indeterminato (i dati li ho letti dal “Sole 24h” del 2008).
Contratti che continuano a confermare un’idea di pediatria di famiglia che poteva funzionare trenta anni fa ma che ora non rispecchiano la nuova realtà sociale e che oggi non favoriscono certamente un'adeguata tutela all’infanzia. Contratti “bulgari” dove non si deve riconoscere nessuna sostanziale diversità tra le possibili diverse forme di assistenza che si possono attuare.
Difficoltà nell’aggiornamento e nella formazione. Sia da parte dei Pdf come per tutti i pediatri (di famiglia, ospedalieri, di comunità -se ancora esistono :-) -). Ma dove sono le risorse per l’aggiornamento….e (maliziosamente, scusate) dove sono i vantaggi per chi si aggiorna?
Ricerca di gruppo? Magari, ma gli ostacoli da superare e il prezzo da pagare alla fine ti fanno rinunciare anche se ti senti un missionario. E spero proprio che il pediatra senta la sua mission ma non si senta un missionario. Almeno, io non lo sono.
L’evoluzione insegna che al cambiare delle condizioni ambientali anche l’organismo cambia (i geni non sono marmorei, ma molto agili). La mancanza di adattamento favorisce la morte e l’estinzione della specie. Poco male, l’habitat verrà popolato da una nuova specie senz’altro con maggiori risorse e più agile.
Parlare di quello che si dovrebbe e potrebbe fare (le sfide) senza permetterne le condizioni è un esercizio di frustrazione.
Scusate tutti, oggi mi sono alzato di malumore e ho scritto di getto. Un saluto a tutti.




Costantino Panza
pdf
lunedì, 2 Febbraio 2009, ore 17:51

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