Medico e Bambino
2008
Novembre 2008
numero 9
EDITORIALI










Dalla parte della casta

F. Panizon
Key words
Franco Panizon

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F. Panizon. DALLA PARTE DELLA CASTA. Medico e Bambino 2008;27:552-553 https://www.medicoebambino.com/?id=0809_551.pdf

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4 commenti

Io sto con Cornaglia Ferraris
Caro prof. Panizon, il suo editoriale in “difesa della casta” dice cose di buon senso e ne comprendo lo spirito, ma io sto con Cornaglia Ferraris.
Il buonismo non serve; è verissimo che la forza del sistema pubblico sta soprattutto nei principi generali, ma non si può negare che sia profondamente malato, e certamente non per colpa di chi ne denuncia i tanti mali, di cui ciascuno di noi, in piccolo o in grande, in alto o in basso, è più o meno (molto molto più o molto molto meno) responsabile. Non possiamo autoassolverci. Non è solo la “politica” a essere responsabile del degrado che c’è, è innegabile e va denunciato anche al costo di passare per scandalisti o demagoghi.
E il sistema castale dell’Università, ancora solido arrogante e inattaccabile? E i concorsi ospedalieri (ne so qualcosa di persona)?
Vogliamo cominciare a dire chiaramente (stiamo cominciando a farlo) che i pediatri di famiglia (ben guidati dal loro sindacato) cominciano a somigliare un po’ troppo ai piloti dell’Alitalia?



Italo Marinelli

mercoledì, 10 Dicembre 2008, ore 10:18

Cornaglia Ferraris e il SSN
La lettera del dott. Marinelli, destinata al blog, è finita nella posta comune (per il cartaceo) e ha avuto una risposta che, a ripensarci, non era poi soddisfacente. La mia difesa del SSN non era comunque manifestazione di “buonismo” (né, se ci fosse stato del “cattivismo”, il SSN si sarebbe sentito scosso per questo). Io cercavo solo di vedere i fatti, cioè la qualità “materiale” dell’assistenza, che per la mia esperienza (limitata) non è nemmeno confrontabile con quella erogata anche solo vent’anni fa: ma è molto migliore, in efficacia, in professionalità, in organizzazione, in albergaggio. Non parlo solo della pediatria; parlo di tutto il sistema. Certo non è tutto oro quel che riluce; e io so di vivere in una Regione “virtuosa”, con un bilancio in pareggio, e so che non tutte le regioni lo sono, e mi spavento e non mi so spiegare i buchi di bilancio mostruosi, per esempio del Lazio, dove l’assistenza pubblica non è il massimo e dove deve aver prevalso una specie di populismo marrazziano alla “mi manda RAI tre”, ma non basta a spiegare la profondità del buco. Ancora una volta mi trovo perplesso di fronte ai disastri della devolution. E tuttavia trovo -ma posso sbagliare- che le carenze, che certamente esistono nel sistema e che si manifestano innanzi tutto nelle diseguaglianze tra Regioni, sono dovute innanzi tutto all’occupazione politica del sistema, e conseguentemente dalla degenerazione affaristica che ne deriva. La salute è un affare. La salute è commesse. La salute è mazzette. La salute è sottobanco. Sì, forse Cornaglia Ferraris ha una parte di ragione; ma la malattia del sistema viene da fuori del sistema; viene dalla politica, e dunque è incorreggibile se -ma sarebbe un miracolo- la politica non correggerà se stessa. E il sistema va piuttosto difeso che perseguito.
La malattia -la politica- corrompe in parte lo spirito del personale che lavora nel SSN; mina dall’interno la struttura e l’efficienza del sistema attraverso i principi della aziendalizzazione, della politicizzazione e del burocratismo cieco: e lo corrode dal di fuori attraverso il meccanismo del convenzionamento delle strutture private (perché così “indispensabile”? così invadente? così rampante? e tanto più rampante quanto meno sono in ordine i conti del SSN?).
Ancora una volta non sono soddisfatto della mia risposta. Una buona occasione per avere altri interventi.



Franco Panizon

mercoledì, 24 Dicembre 2008, ore 10:26

Casta Bianca
Leggo con attenzione i commenti di Marinelli all'editoriale di Panizon e mi permetto di intervenire quale autore del libro "La Casta Bianca" (Mondadori).
Parola chiave del libro è: "appropriatezza".
Manipolando il significato di tale parola nella pratica applicazione quotidiana, il pediatra si trova davanti a sfide scientifiche e etiche mai prima così rilevanti e pericolose.
Sappiamo che il mercato e le sue pressioni commerciali inducono ad una inappropriatezza diagnostica e terapeutica dal livello più generalista a quello ultra specialistico. Sappiamo che il sistema premiante di benefit turistico alberghieri, carriere e DRG non è costruito per selezionare competenze e merito professionale né rigore morale.
Sappiamo che le spese di tutto ciò vengono pagate dalla crescente insostenibilità di un servizio pubblico gratuito, universalistico e scientificamente solido.
Pediatri anziani come Panizon e quasi altrettanto anziani come me sanno quanto sia migliorata l'assistenza pediatrica, quanti siano gli strumenti in più a disposizione. Poi sanno anche che tali strumenti sono utilizzati con grandi sprechi e rischi.
Sanno che c'è una bella differenza tra i cameroni degli anni 60 con i bambini contenuti a letto e le madri "fuori" e le camere con bagno del Mayer, letto per la madre e vista sul parco (ma perché le madri durante la visita vanno sempre "fuori"?).
Sanno, però, che il numero di TAC inutili fatte a bambini comporta un rischio di tumore cerebrale da adulti pari ad una percentuale crescente. Quanto crescente? Forse dipende dalla medicina difensiva e dal timore d'essere denunciati?
Leggere La Casta Bianca significa star male, come chiunque sta quando va a scoprire il peggio di una malattia: la cancrena.
Mettere il dito nelle piaghe del sistema sanitario serve? il SSN, ormai SSR (regionale), o se preferite SSF (federale) ha poco più di trent'anni, è giovane, vigoroso, capace. Lo paghiamo tutti i giorni con fior di milioni grazie alle tasse (per chi le paga) e ticket (per chi non è esente). Ci teniamo moltissimo e lo vogliamo conservare sano, robusto, capace ed efficace.
Se, nel fare diagnosi sulle diverse piaghe e ulcere che lo affliggono possiamo esprimere qualche disaccordo, la cosa fa parte della storia della medicina e perfino della fiaba, visto che non sono d'accordo nemmeno la Civetta e il Corvo sul capezzale di Pinocchio. Tuttavia da sempre è abile il medico capace di mettere il dito sulla piaga, evitando di coprirla col pannicello caldo perché non si veda, confidando in una improbabile guarigione.
La gestione partitica e affaristica, commerciale e corrotta del SSN attuale rappresenta un rischio molto elevato di perdita del ruolo sociale del pediatra e del medico curante. Il rischio è evidente. I genitori perdono fiducia, preferiscono la medicina alternativa, si fidano del farm,acista quanto del pediatra di famiglia, a rischio d'essere un prescrittore commerciale di farmaci o latti artificiali.
Evidenti anche l'opportunismo di troppi e l'inedia di tanti. Parlarne è già qualcosa e sino a che Medico e Bambino avrà spazi e desiderio di farlo, sarà certamente positivo.



Paolo Cornaglia Ferraris
camici & pigiami ONLUS
giovedì, 7 Maggio 2009, ore 18:31

Cornaglia Ferraris e il SSN
Questo intervento di Cornaglia Ferraris arriva a proposito del suo libro “La Casta Bianca”, di un editoriale dell’anno scorso (“dalla parte della casta”, e di una successiva piccola disputa epistolare tra me e il dott. Marinelli pubblicata più di recente su M&B.
L’editoriale in questione, il mio, criticava non tanto il contenuto del libro (sul quale anzi dichiaravo di concordare), quanto la larga recensione che aveva avuto su Repubblica e che, a mio modo di leggere, concorreva più o meno surrettiziamente, a portare acqua all’idea che il SSN non vada, e che dunque il privato debba venire in suo soccorso, o meglio in sua sostituzione. Così come mi dichiaravo d’accordo sul contenuto del libro, cioè sui suoi cedimenti al principio di “aziendalizzazione” (e semmai preoccupato dei suoi effetti, forse non consapevolmente ricercati, di delegittimazione del SSN, che inevitabilmente portano acqua al mulino dello spazio pre-destinato al “privato”), mi ritrovo ora d’accordo su quanto dice qui Cornaglia Ferraris a proposito della “appropriatezza” diffusamente violata, attraverso il DRG gonfiati, i ricoveri inappropriati, la erogazione di prestazioni non necessarie, tutti effetti di una aziendalizzazione mal vissuta, mali che M&B ha sempre denunciato, e che sono espressione di una, ammettiamolo, diffusa, degenerazione dell’etica professionale, peraltro indotta, perpetrata, voluta, coltivata dalla vera CASTA, quella che su SSN ci vive e ci mangia, quella della POLITICA, che svende il SSN al privato (vedi le più di 1000 strutture convenzionate della Sicilia o l’ammazzamento dell’assessore alla Sanità calabrese); al privato contro il quale, ancora, non ho nulla, ma che, figuriamoci, (e leggiamo un poco i giornali, please) da questa inappropriatezza non sembra proprio possa esser considerato esente.
Non è il caso che io continui la polemica. Ma non posso fare a meno di pubblicizzare invece, ringraziando Giorgio Tamburlini che me l’ha fatta pervenire, questa dichiarazione pubblica del nostro Presidente del Consiglio, dichiarazione che non conoscevo e che credo pochi conoscessero.

“Il Governo è consapevole della necessità di una riforma del sistema sanitario nazionale, non ci devono essere pregiudizi ideologici tra sanità pubblica e sanità privata. La sanità è un servizio pubblico che deve essere garantito a tutti, si tratta di una grande conquista di libertà, un servizio che può essere fornito sia dal pubblico che dal privato”.
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del nuovo Policlinico San Donato. La filosofia della riforma, per Berlusconi, è quella di garantire la libertà di scelta del medico, la libertà di scelta di dove andare a farsi curare, e che il pagamento al Servizio sanitario nazionale sia a prestazione. Questi per il premier sono “punti imprescindibili”. Berlusconi ha poi invitato gli imprenditori a investire nel settore della sanità che “non è rischioso. Secondo l’Onu, il Pil in questo settore aumenterà del 50% nei prossimi 8 anni grazie all’aumento della vita media. Gli imprenditori potranno avere grandi soddisfazioni. Solo la collaborazione tra pubblico e privato può migliorare il sistema sanitario nazionale. Per questo - ha annunciato il premier - possiamo anche pensare a esenzioni fiscali per chi investe nella sanità, esenzioni che potrebbero valere nei primi anni di attività”, ha spiegato. “La sanità è un grande problema del Paese, è necessario migliorare il sistema sanitario nazionale che in alcune regioni d’Italia, come la Lombardia, è d’eccellenza mentre la situazione è disastrosa in altre regioni con pessimi servizi - ha continuato - e anche disavanzi giganteschi. Tutto ciò ha costretto il Governo a commissariare la sanità in alcune regioni italiani, in particolare al Sud”.

Mi basta così. C’è un disegno dichiarato, aperto, pubblico. Mi domando se e come potrà mai esser possibile, in termini meramente economici che una struttura privatistica (ma convenzionata, investire nella quale promette di essere di “grande soddisfazione per gli imprenditori), che dunque darà buoni utili, possa dare ai malati del Paese il servizio di “assistenza totale” di cui tutti gli italiani hanno bisogno. Questo sarà domani il SSN di cui il mio ricordo va così fiero.
E l’opposizione è d’accordo? C’è un’opposizione? O siete d’accordo tutti?

PS. Rubo dall’editoriale di Tamburlini dell’anno scorso (M&B 2008;27:210-1) sull’ “incerto avvenire del SSN l’incipit, che non è altro che la dichiarazione che ha accompagnato l’istituzione del SSN inglese. Il nuovo Servizio Sanitario Nazionale inizia il 5 luglio 1948. Esso fornirà i servizi medici, odontoiatrici e infermieristici. Ognuno, ricco o povero, donna o bambino lo può usare. Non ci sono pagamenti da fare, se non per qualche prestazione speciale. Non ci sono iscrizioni da fare all’assicurazione. Non è una forma di carità. Tutti noi stiamo pagando per questo, attraverso le tasse.


Franco Panizon
Dipartimento di Scienze dello Sviluppo dell'Università di Trieste, IRCCS "Burlo Garofolo"
mercoledì, 10 Giugno 2009, ore 16:37



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