Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Settembre 2012 - Volume XV - numero 7
M&B Pagine Elettroniche
Appunti di Terapia
Migliorare
la prescrizione antibiotica nelle Terapie Intensive Neonatali: è
tempo di agire
Pediatra
di famiglia, Mogliano Veneto (Treviso)
Indirizzo
per corrispondenza: vitalia.murgia@tin.it
A
completamento di quanto già proposto nel numero
precedente di "Appunti di terapia" in cui si è
parlato dell’approccio pratico e evidence based della sepsi
neonatale a esordio precoce definito dal COMMITTEE ON FETUS AND
NEWBORN dell’American Academy of Pediatrics proponiamo un
lavoro di revisione inglese sulla terapia antibiotica della
sepsi neonatale. Gli Autori sottolineano i problemi che
può causare un uso poco “giudizioso” degli
antibiotici e la necessità di un uso più razionale
degli stessi pur nella salvaguardia di una ottimale gestione di
questo grave problema. In un certo qual modo i due lavori si
integrano e completano a vicenda.
L’interessante
review di Russell e colleghi1 pubblicata recentemente su
Arch Dis Child Fetal Neonatal si apre con alcune riflessioni
importanti. La prescrizione di antibiotici nel periodo peripartum
è in continuo aumento per indicazioni riguardanti la madre o
il feto. Nonostante un uso appropriato degli antibiotici possa
salvare delle vite, un loro uso poco giudizioso può portare ad
antibiotico resistenza, allo sviluppo di una flora batterica alterata
e a una conseguente dis-regolazione del sistema immune.
Gli
Autori ci ricordano che le Unità neonatali sono aree ad alto
rischio di selezione e trasmissione di microrganismi
multi-resistenti. Lo sviluppo di resistenze batteriche è
dovuto almeno in parte alla prescrizione di antibiotici a largo
spettro, per esempio l’uso di combinazioni ad ampio spettro con
cefalosporine è associato ad un aumento della colonizzazione
neonatale con microrganismi inusuali e resistenti se paragonato a
combinazioni a basso spettro con aminoglicosidici. Le cefalosporine
sono state anche associate a un aumentato rischio di sepsi fungine in
neonati con peso molto basso alla nascita.
Epidemiologia
delle infezioni neonatali e uso degli antibiotici
L’incidenza
di sepsi a esordio precoce (nelle prime 48 ore di vita) con coltura
positiva in NeonIN (Neonatal Infection Surveillance Network UK)
è di 0,9 ‰ nati vivi e incide per circa il 9‰
dei ricoveri neonatali. Lo Streptococco gruppo B è il
principale responsabile (50% in NeonIN), seguito da batteri
Gram-negativi (prevalentemente E. coli) e in proporzioni
simili da altri streptococchi e S. aureus (6% e 5%
rispettivamente), la Listeria monocytogenes viene isolata meno
di frequente (0,9-6%) ma ha un indice di mortalità alto ed è
responsabile di meningiti. Più del 95% dei batteri che causano
sepsi a esordio precoce sono suscettibili ai due regimi antibiotici
comunemente usati (benzilpenicillina e gentamicina o
amoxicillina/ampicillina e cefotaxime).
L’incidenza
di sepsi ad esordio tardivo (dopo le prime 48 ore di vita) è
di circa 8‰ nati vivi e incide per circa il 7% dei ricoveri in
età neonatale. È causata nel 54% dei casi dallo
Stafilococco coagulasi negativo (CoNS). La maggior parte delle
infezioni da CoNS accadono in neonati ≤ 32 settimane di gestazione
e in bambini di peso alla nascita estremamente basso.
Escludendo
i CoNS la maggioranza dei batteri responsabili di sepsi ad esordio
tardivo (S. aureus, E. coli, Enterococcus,
Enterobacteriacae) sono suscettibili ai due regimi antibiotici
comunemente utilizzati (flucloxacillina e gentamicina o
amoxicillina/ampicillina e cefotaxime).
Indagini
per identificare la sepsi a esordio precoce vengono condotte in circa
il 10-12% dei neonati. Un audit ha fatto rilevare che su 413 neonati
indagati solo il 3,2% aveva effettivamente evidenze batteriologiche,
ematologiche o cliniche che deponessero per un’infezione
batterica. Tutti i bambini però erano stati trattati
empiricamente con antibiotici per almeno 2 giorni. Più del 95%
di quei bambini in realtà non aveva una sepsi e non
necessitava, affatto, di assumere degli antibiotici. L’uso
empirico in caso di sospetta infezione non è certo scorretto
ma si dovrebbe almeno usare antibiotici a basso spettro e sospenderne
l’uso il più presto possibile se l’infezione non
viene confermata.
Morti
neonatali per infezione
L’11,5%
delle morti neonatali è dovuta a un’infezione. Il
batterio più spesso responsabile è lo Streptococco di
gruppo B seguito da E. coli, Pseudomonas, CoNS e
Klebsiella. Il CoNS è il più frequente tra i
batteri che causano sepsi neonatale ad esordio tardivo ma sembra
essere più benigno se comparato a Pseudomonas e
Klebsiella che vengono raramente isolate ma sono associate a
mortalità in maniera sproporzionata alla frequenza. Il CoNS
può essere meno benigno in bambini di peso inferiore ai 1000
g.
Russell e
colleghi raccomandano innanzitutto di usare gli antibiotici solo
quando c’è un’infezione significativa e di fare
uso di antibiotici a basso spettro ogni qualvolta è possibile.
Antibiotici
per la sepsi a esordio precoce
La
combinazione di benzilpenicillina (o ampicillina, ndr) e gentamicina
garantisce ancora una copertura eccellente in UK per i patogeni
responsabili di sepsi neonatale precoce. Combinazioni a base di
cefalosporine non garantiscono una migliore copertura sui batteri e,
visto l’ampio spettro d’azione, possono causare maggiori
danni. Una combinazione a base di cefotaxime/ampicillina, per
esempio, ha causato un aumento della mortalità se confrontata
con una a base di gentamicina/ampicillina (OR 1.5; 95% CI da 1.4 a
1.7). La flucloxacillina è il trattamento di scelta per lo S.
aureus meticillino sensibile. In presenza di una situazione
clinica che non migliora si deve pensare ad una combinazione di
antibiotici che copra anche batteri come lo S. aureus.
Antibiotici
per la sepsi a esordio tardivo
Se si
escludono le infezioni certe e importanti da CoNS (stafilococco
coagulasi negativo), gli antibiotici di prima scelta nella sepsi
neonatale tardiva sono flucloxacillina e gentamicina che coprono la
maggioranza degli altri batteri responsabili di questo problema. La
combinazione copre anche le infezioni da Stafilococco aureo
meticillino-sensibile oltre che la gran parte dei batteri
Gram-negativi. Al contrario una cefalosporina da sola o in
combinazione con ampicillina potrebbe non coprire in maniera adeguata
un certo numero di Enterobatteriaceae.
Gli
antibiotici da utilizzare in presenza di una certa e importante
infezione da CoNS sono la vancomicina o la teicoplanina stando
attenti al loro utilizzo eccessivo perché è stato
associato allo sviluppo di infezioni da Enterocchi
vancomina-resistenti e da altri batteri Gram-negativi.
Quando è
in atto un trattamento di prima scelta (flucloxacillina e
gentamicina) in caso di mancato miglioramento o di deterioramento
delle condizioni cliniche del bambino va considerata una sostituzione
della flucloxacillina con la vancomicina o con la teicoplanina e di
quella della gentamicina con un altro antibiotico ad ampio spettro
per i Gram-negativi come per esempio la piperacillina/tazobactam.
Visto che
la potenza battericida della vancomicina è legata alla sua
concentrazione è indispensabile che questa sia mantenuta a
livelli superiori almeno di 3-4 volte le MIC per tutto il tempo del
trattamento. Viste le resistenze di molti batteri, compreso il CoNS,
i livelli attuali da mantenere sono di 10-15 µg/ml.
Durata
del trattamento
Come
regola generale gli antibiotici vanno prontamente somministrati in
presenza di una possibile infezione e interrotti a 36-48 ore se il
neonato è asintomatico, non ci sono altre evidenze di
infezione o le colture sono negative. È molto difficile che
possa avere una reale rilevanza clinica una coltura che si
positivizza dopo 48 ore in un neonato per il resto asintomatico.
Trattamenti
prolungati routinari (>5 giorni) in neonati di peso <1000 g
sono stati associati a aumentato rischio di morte e NEC.
Si può
prolungare il trattamento sino a 5 giorni in presenza di coltura
negativa se l’impressione clinica all’inizio del
trattamento deponeva con forza per una sepsi e se si sospetta che la
negatività possa essere dovuta all’utilizzo di
precedenti trattamenti antibiotici.
Gli
Autori raccomandano anche un monitoraggio adeguato delle condizioni
del bambino in corso di malattia per adeguare tipo e durata del
trattamento alla situazione da fronteggiare, e per questi aspetti si
rimanda alla lettura completa dell’articolo.
Svantaggi
degli aminoglicosidici
Gli
aminoglicosidici richiedono un attento monitoraggio dei livelli del
farmaco e usandoli si può incorrere in errori di dosaggio. La
gentamicina, così come gli aminoglicosidici in genere, è
un antibiotico concentrazione/dose-dipendente; la sua azione
battericida dipende dai picchi di concentrazione, la gentamicina
continua ad avere effetto battericida anche dopo che il picco è
stato raggiunto (fenomeno noto come “effetto
post-antibiotico”). Il regime tradizionale di trattamento
prevedeva la somministrazione di multiple dosi giornaliere del
farmaco, ma si è visto che sono preferibili regimi a
intervalli estesi (anche in monosomministrazione, come evidenziato
nella metanalisi della Cochrane, ndr).
L’ototossicità
è uno dei problemi più seri causati da questo farmaco.
La gentamicina può causare sordità neurosensoriale con
due meccanismi: per concentrazioni elevate persistenti del farmaco o
per ipersensibilità geneticamente determinata. Questo secondo
aspetto sembra non essere trascurabile dato che la mutazione
m.1555°G
si presenta nella popolazione con una frequenza di 1:500. Nei
soggetti portatori di questa mutazione, la gentamicina anche a
dosaggi nei range terapeutici causa sordità neurosensoriale
profonda e permanente.
Potenziali
pericoli degli antibiotici
L’uso
degli antibiotici riduce il rischio di infezioni invasive nel
neonato, come per esempio le infezioni da Streptococco gruppo B ma
non bisogna ignorarne i potenziali eventi avversi.
Lo studio
ORACLE ha dimostrato che c’è un rischio maggiore, OR
1.18 (95% CI 1.02-1.37), di disabilità funzionali con l’uso
di eritromicina, da sola o con amoxi-clavulanico e di paralisi
cerebrale con eritromicina, OR 1.93 (95% CI 1.21-3.09), o
amoxi-clavulanico, OR 1.69 (95% CI 1.07-2.67). Questo dimostra che
l’uso diffuso degli antibiotici può essere associato a
danni a lungo termine e inattesi nel bambino.
Un altro
pericolo può essere rappresentato dall’alterazione della
microflora intestinale, con maggiori rischi di resistenze batteriche
da parte di batteri commensali o l’emergenza di nuovi patogeni.
L’uso diffuso di antibiotici ad ampio spettro può
portare anche alla persistenza di batteri resistenti e favorire i
contagi opportunistici nelle Unità neonatali come è
dimostrato da uno studio citato da Russel e colleghi. Il 50% dei
neonati dimessi da una Unità neonatale avevano acquisito un
ceppo di Enterobacteriaceae multi-resistenti dopo 2 settimane
dalla nascita, a 2 settimane di vita la quota di bambini portatori di
ceppi resistenti era: tetracicline 79%; amoxicillina 78%;
cefalosporine 31%; trimetoprim 20%; piperacillina-tazobactam 11%;
cloramfenicolo 9%; aminoglicosidi 4%.
Infine un
altro potenziale rischio legato all’uso intensivo di
antibiotici nel peripartum consisterebbe in una dis-regolazione del
sistema immunitario nella tarda infanzia. Si ipotizza che l’aumento
dell’incidenza della malattie allergiche ed autoimmuni nei
bambini possa essere dovuto ad una precoce esposizione del sistema
immunitario naive del neonato a batteri anomali per un uso
inappropriato di antibiotici.
Gli
Autori concludono la loro revisione ricordando che non sono in fase
di sviluppo nuovi antibiotici attivi verso i Gram-negativi e che non
ce ne saranno di nuovi a disposizione nella prossima decade. Il
rischio è che si possano verificare focolai di infezione da
parte di microrganismi multi resistenti difficili da trattare
efficacemente. È necessario e di fondamentale importanza
quindi acquisire la consapevolezza che gli antibiotici sono una
risorsa limitata e iniziare a usarli e conservarli come tali. Nelle
conclusioni dell’articolo sono riportati anche i suggerimenti
per un programma ottimale di gestione del farmaco in Ospedale e Unità
neonatali.
Periodo
dell’infezione
Antibiotici da usare | |
Sepsi
neonatale ad esordio precoce (<48 h sino a 1 settimana) |
Prima
scelta
Benzilpenicillina
con gentamicina
Considerare
di sostituire la penicillina con amoxicillina/ampicillina se c’è
una infezione provata o sospetta da Listeria
Considerare
di sostituire la penicillina con la flucloxacillina se si sospetta
una infezione da Stafilococco aureo
|
Sepsi
neonatale ad esordio tardivo (>48 ore e sino a 1 settimana) |
Prima
scelta
Flucloxacillina
con gentamicina
Seconda
scelta
Vancomicina
e gentamicina (con cautela)
Alternativa
alla gentamicina per coprire anche i Gram-negativi:
piperacillina/tazobactam.
Terza
scelta
Meropenem,
ciprofloxacina
Se
forte sospetto o certezza di infezione da Stafilococco coagulasi
negativo
Vancomicina
o teicoplanina
|
Meningite |
Cefotaxime
con amoxicillina/ampicillina ± gentamicina
Seconda
scelta
Meropenem |
Bibliografia
di riferimento
Russell
AB, Sharland M, Heath PT.
Improving antibiotic prescribing in neonatal units: time to act.
Arch Dis Child Fetal Neonatal Ed. 2012 Mar;97(2):F141-6.
Vuoi citare questo contributo?
