Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Settembre 2012 - Volume XV - numero 7
M&B Pagine Elettroniche
Casi indimenticabili
Sindrome
PFAPA: una sconosciuta fra noi
Medico
di medicina generale, Magliano Romano (Roma)
Per
noi MMG (Medici di Medicina Generale) non è facile imbattersi e riconoscere una
“malattia dei bambini”. Abbiamo molta più
dimestichezza con cardiopatie, ipertensione, diabete 2. Veniamo
sfiorati (oggi sempre con maggiore frequenza rispetto al passato)
da varicella, morbillo e scarlattina.
La
storia di Giulia è semplice quanto caratteristica, ma a
volte questo non basta per arrivare ad una diagnosi “confermata”
da diversi luminari.
Giulia
ha 4 aa. Nasce da parto eutocico,è allattata per 10 mesi,
lo sviluppo è normale.
Il
quadro inizia circa 3 anni fa, quando la bambina comincia a
manifestare episodi febbrili ricorrenti. Questi vengono
attribuiti, sia da me che dal pediatra (privato!) via via che ci
alterniamo nelle visite, a varie infezioni intercorrenti,
considerando anche che la piccola è stata introdotta
all’asilo nido in tenera età (12 mesi). Forte è
la pressione dei genitori all’uso ripetuto di antibiotici.
Gli episodi in se durano 4-6 giorni con febbre elevata e poi si
risolvono (normalmente dopo aver somministrato, in 4-5 giornate
la solita copertura antibiotica). Nei periodi intercritici la
bambina gode di ottima salute.
Iniziano
allora gli accertamenti volti a scoprire chissà quale
deficit immunologico o infezione nascosta. Tutti i test eseguiti
in diverse circostanze (tampone faringeo, eseguito più
volte, dosaggio immunoglobuline, analisi urine e urinocoltura,
esame delle feci) sono negativi. Caratteristica è
l’elevazione degli indici di flogosi (VES, PCR) durante gli
episodi e la normalità degli stessi nei periodi
intercritici.
Dopo
l’ennesimo episodio avvenuto a Natale del 2010, invito la
mamma della bambina a controllare la periodicità degli
episodi febbrili. Nello scetticismo della famiglia ci accorgiamo
che esiste una precisa ricorrenza: circa ogni 30-40 giorni.
Arriviamo
a maggio 2011, quando all’ennesimo episodio febbrile,
convinco la madre della piccola a somministrare betametasone 0,1
mg/kg (2 compresse insieme da 1 mg). Miracolosamente
la febbre scompare dopo una “fortissima sudata”
notturna.
Intanto
invio la bambina a visita da un otorinolaringoiatrica che, anche se d’accordo
con la diagnosi di sindrome PFAPA, vuole l’opinione di un
immunologo.
Domenica
6 giugno 2011 ore 18:00, nuovo episodio febbrile acuto:
sono passati soltanto 25 gg dall’ultimo episodio. D’accordo
con la mamma decidiamo di riprovare con betametasone. Dopo circa 30
minuti dalla somministrazione, rapida defervescenza.
14
giugno 2011, la visita dall’immunologo pediatra conferma ulteriormente la
diagnosi, consigliando, per il momento, una vigile attesa ed il
ricorso al betametasone al verificarsi degli episodi. Tonsillectomia
da valutare a distanza.
Venerdi
23 giugno 2011 nuovo episodio con le stesse caratteristiche
cliniche: stessa risposta alla somministrazione di betametasone. Questa volta la risposta è più
lenta, ma sempre presente.
Cosa
mi ha insegnato questo caso?
Aspettiamo
eventuali evoluzioni del quadro e decisioni in merito. |
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