Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Ottobre 2012 - Volume XV - numero 8
M&B Pagine Elettroniche
Il punto su
Leishmania:
un parassita, molte infezioni
1Medico
Frequentatore presso la S.C.D.U. Pediatria II, Divisione di Malattie
Infettive, Ospedale Infantile Regina Margherita, Università
degli Studi di Torino, Torino
2Dirigente
Medico presso la S.C.D.U. Pediatria II, Divisione di Malattie
Infettive, Ospedale Infantile Regina Margherita, Università
degli Studi di Torino, Torino
3Medico
Specializzando presso la S.C.D.U. Pediatria II, Divisione di Malattie
Infettive, Ospedale Infantile Regina Margherita, Università
degli Studi di Torino, Torino
4Direttore
della S.C.D.U. Pediatria II, Divisione di Malattie Infettive,
Ospedale Infantile Regina Margherita, Università degli Studi
di Torino, Torino
Indirizzo
per corrispondenza: silvira07@libero.it
Leishmania: one protozoan, many infections Key
words Visceral
leishmaniasis, Splenomegaly, Pancytopenia, Kala azar Abstract
A
10-year-old child presented with persistent fever, relevant
hepatosplenomegaly and pancytopenia. Abdominal US imaging,
serology for most relevant pathogens and Leishmania, PCR for
Parvovirus B19 and bone marrow sample were performed in order to
discriminate between infectious and oncohaematological aetiology.
Free Leishmania cells in bone marrow histiocytes, positive
serology for Leishmania and PCR for Parvovirus B19 led to a last
diagnosis of visceral Leishmaniosis with Parvovirus B19
super-infection. A specific therapy was set with liposomal
preparation of amphotericin B IV. Two fever episodes then
occurred during post-hospital discharge follow up, favoured by
Leishmania-induced leukopenia: the first was caused by Influenza
Virus type AH3, the second was a radiologically-confirmed
pneumonia.
Leishmaniosis
is an uncommon disease in Italy, but prompt diagnosis and
treatment, strict follow up and proper therapy of complications
led to the progressive improvement of the patient’s health
condition and to his recovery. |
Bambino
di 10 anni con febbre persistente, epatosplenomegalia e pancitopenia.
Si eseguono emocromo con striscio su sangue periferico, ecografia
dell’addome, sierologia per Leishmania e virus più
comuni, PCR per Parvovirus B19 e aspirato midollare. Il riscontro di
Leishmanie libere negli istiociti midollari, positività della
sierologia specifica e della PCR conducono a diagnosi di Leishmaniosi
viscerale con sovrainfezione da Parvovirus B19; si imposta
trattamento antiparassitario specifico con amfotericina B liposomiale
ev. Durante follow up, si verificano due episodi infettivi febbrili
facilitati dalla leucopenia, con isolamento di virus influenzale AH3
in un caso e diagnosi radiologica di polmonite nell’altro.
La
Leishmaniosi rappresenta una patologia rara in Italia, tuttavia in
questo caso diagnosi e trattamento tempestivi, attenta sorveglianza e
terapia delle complicanze hanno condotto ad un progressivo
miglioramento del quadro clinico e laboratoristico, fino a guarigione
completa.
M., 10
anni, risiede in una comunità in cui sono presenti cani e
altri animali domestici con cui il bambino presenta contatti
quotidiani, seguito dal servizio di NPI per disturbi del
comportamento in trattamento farmacologico. Anamnesi negativa per
altre patologie di rilievo.
Trattato
con paracetamolo per febbre da circa una settimana, viene
accompagnato in PS per la persistenza di iperpiressia in assenza di
altri sintomi e segni di puntura di insetto. In tale occasione
riscontro di splenomegalia (milza a 1 cm dalla linea ombelicale
trasversa), epatomegalia (fegato a 3 cm dall’arco costale),
anemia (9,1 g/dl), leucopenia (2900/mm3) e piastrinopenia
(86.000/mm3). Si esegue ecografia dell’addome che
evidenzia fegato di dimensioni lievemente aumentate ed ecostruttura
omogenea e milza di diametro massimo di 20 cm. Nel sospetto clinico
di patologia oncoematologica o di natura infettiva si eseguono
striscio su sangue periferico, sierologie per CMV, Adenovirus, EBV,
HSV-1, HSV-2, HSV-6, Leishmania, quest’ultima risultata
positiva con alto titolo di IgG (1:1280), PCR per Parvovirus B19,
positiva (41.800 copie/ml), e aspirato midollare, con riscontro di
Leishmanie libere all’interno degli istiociti. Si pone pertanto
diagnosi di Leishmaniosi viscerale con sovrainfezione da Parvovirus
B19 e si imposta terapia con amfotericina B liposomiale ev (100
mg/die). Il giorno dell’ultima infusione il piccolo viene
nuovamente condotto in PS per febbre elevata (40 °C) da circa 3
giorni e incremento di PCR (12,3 mg/dl), per cui viene trattato con
amoxicillina+ac.clavulanico. Per la persistenza dei sintomi, anemia
(9,7 g/dl), leucopenia (2870/mm3), piastrinopenia
(110.000/mm3), ulteriore incremento degli indici di
flogosi (PRC 73 mg/dl) e delle IgG totali (3934 mg/dl), il bambino
viene nuovamente ricoverato e trattato con cefalosporina per 7
giorni. In occasione di tale ricovero viene eseguito Rx torace, nella
norma, emocolture, negative, e un tampone faringeo per la ricerca di
virus influenzali, risultato positivo per virus di tipo AH3,
confermando il sospetto di episodio influenzale intercorrente,
giudicato non correlato alla precedente diagnosi e non meritevole di
terapia antivirale. A distanza di 20 giorni il bambino presenta un
nuovo episodio febbrile per cui viene ricoverato in un ospedale
periferico con diagnosi di polmonite e nuovamente trattato con
amoxicillina+ac.clavulanico. Nei successivi controlli clinici il
piccolo M. presenta una lenta, ma progressiva riduzione della
splenomegalia, accompagnata da miglioramento dei parametri clinici e
laboratoristici. Tuttavia, in considerazione della frequenza degli
episodi infettivi presentati, si pone indicazione alla valutazione
della sierologia per HIV (risultato non disponibile).
Epidemiologia
e presentazioni cliniche
La
Leishmaniosi è una malattia parassitaria che colpisce 10-50
milioni di persone nelle regioni endemiche tropicali e subtropicali,
con un’incidenza annuale di 1,5-2 milioni di nuovi casi/anno;
di questi 1-1,5 milioni casi sono forme cutanee, mentre circa 500.000
sono i casi di Leishmaniosi viscerale1 (Figura
1) .
Lo
spettro clinico della Leishmaniosi abbraccia forme subcliniche
inapparenti, localizzazioni cutanee ed infezioni disseminate
(cutanee, mucosali o viscerali), a seconda della specie di Leishmania
coinvolta, delle caratteristiche dell’ospite e della sua
risposta immuno-infiammatoria. La trasmissione dell’infezione
avviene attraverso la puntura da parte di flebotomi, che trovano il
serbatoio d’infezione in diversi mammiferi (cani, roditori,
ecc). Il periodo di incubazione è mediamente di 2 mesi, ma può
variare da alcuni giorni ad oltre un anno2 (Figura
2).

Figura
1. Distribuzione geografica delle aree a maggior endemia di
Leishmaniosi. (http://www.simti.it)

Figura
2. Ciclo vitale della Leishmania.
(http://www.dpd.cdc.gov/dpdx)
Le forme
cutanee sono sostenute principalmente da L. major, L. tropica, L.
braziliensis, L. aethiopica, L. mexicana, L. amazonensis e L.
pifanoi, e interessano classicamente le aree esposte del corpo. La
lesione iniziale nel punto di inoculazione appare come una papula
rossa simil-foruncolare che si ingrandisce gradualmente e assume una
tonalità più scura. Tale lesione presenta margini
induriti e nell’area centrale, dopo circa 2 settimane, si forma
una crosta che, una volta caduta, rivela una lesione ulcerativa, che
si amplia progressivamente nei mesi successivi. La guarigione
solitamente sopraggiunge dopo 2-6 mesi ed esita in una cicatrice
tipicamente atrofica, iperpigmentata e cribriforme (Figura
3). Si possono inoltre distinguere delle forme cutanee
localizzate, muco cutanee e diffuse3.

Figura
3. Leishmaniosi cutanea. (http://www.tuttasalute.net)
La
Leishmaniosi viscerale, anche detta kala-azar è una
patologia infiammatoria cronica sostenuta principalmente da L.
infantum nel bambino e L. donovani nell’adulto. Dopo
l’inoculo nell’uomo, in tale forma di malattia, le
cellule parassitarie (promastigoti) perdono il flagello e vengono
fagocitate dalle cellule del reticolo-endotelio in forma di
amastigoti, si moltiplicano e, dopo aver distrutto la cellula ospite,
diffondono nei tessuti, trasportati dai macrofagi, localizzandosi a
livello delle cellule reticolo-endoteliali di fegato, midollo osseo,
linfonodi, milza e reni (Figura 4).
Le
manifestazioni principali della Leishmaniosi viscerale sono il
risultato dell’iperplasia dei tessuti coinvolti e del
malfunzionamento del sistema fagocitario, con conseguenti peculiari
manifestazioni ematologiche: anemia, piastrinopenia e leucopenia.
Sequestro splenico, emopoiesi inefficace per infiltrazione midollare
e produzione di IL-10 da parte dei macrofagi parassitati sono i
principali meccanismi patogenetici alla base della citopenia. A tali
manifestazioni si possono associare ipergammaglobulinemia,
epatosplenomegalia, aumento delle transaminasi, e sintomi sistemici
come febbre intermittente, perdita di peso, astenia, linfadenopatia,
diarrea ematica, ritardo di crescita ed elevato rischio di
sovrainfezioni4.
In genere
l’infezione decorre in forma subclinica e asintomatica; gli
individui più frequentemente colpiti da Leishmaniosi viscerale
sono bambini al di sotto dei 2 anni di età con sistema
immunitario ancora immaturo, oppure soggetti immunodepressi o che
comunque presentino condizioni predisponenti. Nel bambino la
patologia si presenta frequentemente con epatomegalia, rifiuto
dell’alimentazione, pianto e irritabilità; nel 25% dei
casi si può inoltre verificare concomitante batteriemia5.

Uno
studio retrospettivo italiano6 ha analizzato 111 casi di Leishmaniosi
viscerale: febbre e splenomegalia (100%), epatomegalia (90,1%),
trombocitopenia e anemia (70,1%) e leucopenia (42,3%) sono stati i
sintomi di più frequente riscontro. In letteratura sono
inoltre segnalati casi di aumento degli autoanticorpi, verosimilmente
conseguente ad un’attivazione policlonale dei linfociti B, con
alti livelli di IgG circolanti7,8. La forma viscerale
risulta endemica in Nord Africa, Medio Oriente, Centro-Sud America,
India e Europa del Sud4. In Italia, dati recenti dell’Istituto
Superiore di Sanità mostrano un aumento dell’incidenza
di Leishmaniosi dagli inizi degli anni Novanta, probabilmente a
seguito dei flussi migratori e da Paesi a più elevata endemia:
sono stati segnalati circa 200 casi/anno, ma con alta percentuale di
sottonotifica in alcune Regioni. Le aree più colpite sono
Sicilia, Sardegna, Campania (in particolar modo la costiera
amalfitana, Napoli e Caserta), ma anche Veneto, Emilia Romagna,
Liguria (soprattutto le zone di Imperia e Savona), Piemonte (in cui
sono state identificate alcune aree endemiche nel territorio di
Torino, Ivrea, Cuneo e Casale), Val d’Aosta, Trentino e
Lombardia non possono essere considerate aree completamente
sicure9-13 (Figura 5).
L’infezione
è più frequente negli immunodepressi, tanto che la
coinfezione HIV-Leishmania è considerata un importante
fattore di rischio per la manifestazione della malattia nell’Europa
sud-occidentale, al di fuori delle aree endemiche14-15.

Figura
5. Leishmaniosi in Italia.
(http://www.salutenotizie.wordpress.com)
Diagnosi
La
diagnosi di Leishmaniosi si pone mediante conferma indiretta di
infezione tramite ricerca di anticorpi specifici (IFAT, DAT, ELISA,
test immunocromatografico rK39-ICT, Western blot), caratterizzata da
sensibilità variabile e percentuale non trascurabile di falsi
positivi (soprattutto in aree endemiche, in soggetti precedentemente
trattati o in immunodepressi, in cui vi può essere persistenza
di titolo anticorpale elevato), oppure visualizzazione diretta in
microscopia di amastigoti nei monociti o, più raramente, nei
neutrofili del sangue periferico o nei macrofagi all’aspirato
midollare.
La
modalità diagnostica più sensibile è
rappresentata dall’esame colturale eseguito su aspirato
midollare, la quale richiede però tempi lunghi (10-40 giorni)
per la difficoltà di crescita in vitro.
Un’altra
possibilità è rappresentata dall’esecuzione di
PCR su striscio midollare o su sangue periferico, tecnica poco
invasiva e molto sensibile, soprattutto nel paziente immunodepresso4.
Trattamento
I farmaci
disponibili a livello mondiale per il trattamento della Leishmaniosi
viscerale includono composti pentavalenti antimoniali, amfotericina B
deossicolata e formulazioni lipidiche della stessa, miltefosina e
paromomicina; l’utilizzo di ognuno di questi farmaci presenta
tuttavia delle limitazioni in termini di tossicità, efficacia,
effetti collaterali e costi.
Miltefosina
e paromomicina sono disponibili in formulazione orale, mentre i
restanti suddetti farmaci vengono somministrati per via parenterale,
ma presentano l’inconveniente di una somministrazione
prolungata4,16.
I
composti antimoniali rappresentano ormai un presidio superato a causa
delle diffuse resistenze sviluppate.
L’Amfotericina
B non liposomiale possiede importanti effetti collaterali
(nefrotossicità, disturbi neurologici ecc.), tuttavia, essendo
più economica della formulazione non liposomiale, viene
comunque utilizzata nei paesi in via di sviluppo17-20.
Attualmente,
in Italia, la terapia di scelta si basa sull’impiego di
amfotericina B liposomiale, che garantisce, a parità di
efficacia con altri composti, un ciclo terapeutico breve e migliore
compliance terapeutica. Il trattamento raccomandato prevede
l’utilizzo di amfotericina B liposomiale ev (3 mg/kg/die) per 5
giorni, con ulteriori somministrazioni i giorni 14 e 2117-19.
Il miglioramento clinico e la scomparsa di febbre si possono già
osservare dopo una settimana dall’inizio del trattamento,
mentre la guarigione completa si ha generalmente dopo 4-6 settimane,
con progressiva normalizzazione del quadro ematologico e riduzione
della splenomegalia4.
Il caso
di M. rappresenta un tipico episodio di Leishmaniosi viscerale, in
cui diagnosi tempestiva e terapia adeguata hanno portato a rapida
risoluzione del quadro clinico e a guarigione senza sequele. La
difficoltà e il ritardo nella diagnosi di questa patologia
sono spesso la conseguenza della rarità di questa condizione
nel nostro Paese, sebbene anche in Italia vi siano aree ad alta
endemia, per cui il medico inesperto può essere tratto in
inganno, giungendo a considerare tale possibilità di malattia
solo in fasi tardive. Tale condizione clinica deve pertanto essere
sempre presa in considerazione di fronte ad un quadro clinico
infiammatorio con attivazione macrofagica (MAS) associato ad
alterazioni dell’emocromo e ipergammaglobulinemia, entrando in
diagnosi differenziale con altre patologie più frequenti, come
leucemie, linfomi ed emofagocitosi, per quanto riguarda le forme
neoplastiche, oppure con patologie di natura infettivologica come
l’infezione da HIV, CMV, Toxoplasma, tubercolosi, malaria,
febbre tifoide, schistosomiasi, brucellosi, febbre di origine
indefinita (FUO), o con malattie metaboliche da accumulo.
Durante
l’infezione da Leishmania il piccolo M. ha sviluppato 3
ulteriori episodi infettivi (Parvovirus B19, virus influenzale AH3,
polmonite), per i quali la condizione di pancitopenia, associata
tipicamente alla patologia di base, può aver giocato un
importante ruolo predisponente. In particolar modo all’esordio
dei sintomi si è verificata una coinfezione di
Leishmania-Parvovirus B19, entrambe patologie in grado di
interferire con l’immunità cellulo-mediata aspecifica
del paziente, compromettendola e aggravando il quadro clinico,
nonostante il trattamento adeguato e il progressivo miglioramento
delle condizioni cliniche generali. Il sopraggiungere di questi
episodi infettivi sottolinea la vulnerabilità del bambino
causata dalla leucopenia indotta dalla Leishmaniosi, che si protrae
per settimane nonostante l’utilizzo di un trattamento adeguato,
evidenziando la necessità di attenta sorveglianza e
valutazione clinica periodica nel follow up fino alla completa
risoluzione di malattia ed alla normalizzazione dei parametri
ematologici e della funzione immunitaria.
La
Leishmaniosi, pur essendo una condizione clinica poco frequente, va
sempre tenuta in considerazione nella diagnosi differenziale di
bambini che giungono all’osservazione medica per sintomi come
febbre, epatosplenomegalia e pancitopenia, poiché una diagnosi
precoce, un trattamento idoneo e un follow up adeguato sono in grado
di risolvere la patologia senza complicanze nella maggior parte dei
casi.
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