Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Novembre 2012 - Volume XV - numero 9
M&B Pagine Elettroniche
Casi indimenticabili
Chi
la fa l'aspetti... e chi non la fa?
UO
Pediatria, Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, Pisa
L. è
un ragazzino di 13 anni che una sera di metà settembre si
presenta presso il nostro Pronto Soccorso pediatrico riferendo la
comparsa, da pochi giorni, di dolore addominale e diarrea acquosa
(circa 10 scariche/die) caratterizzata da feci normocromiche
prive di sangue e/o muco, per la quale aveva cominciato ad
assumere Loperamide e fermenti lattici. L’esame obiettivo
generale è negativo: L. è apiretico, in buone
condizioni generali, l’addome è trattabile, non
dolente né dolorabile, né sono presenti segni di
disidratazione. Gli esami ematici e l’ecografia addominale
risultano nella norma.
Considerando
il quadro clinico compatibile con una banale gastroenterite,
inviamo L. a domicilio consigliando di sospendere la terapia che
aveva autonomamente intrapreso e di idratarsi abbondantemente,
confidando in una risoluzione spontanea della sintomatologia.
Passano
3 giorni e L. si presenta nuovamente presso il nostro ambulatorio
dicendo che la sintomatologia non è affatto migliorata. Le
condizioni generali appaiono lievemente scadute rispetto al
precedente controllo: il ragazzo è sofferente, le
evacuazioni hanno la stessa frequenza e le feci hanno le medesime
caratteristiche, l’addome è trattabile, diffusamente
dolorabile alla palpazione profonda. Decidiamo di trattenere il
ragazzo in osservazione per una più efficace idratazione e
per un controllo degli esami chimico-clinici, aggiungendo, questa
volta, lo screening per la celiachia e le indagini sulle feci
(parassitologico, virologico e coprocoltura). Ancora una volta
tutto risulta negativo. Raccogliendo accuratamente l’anamnesi
emerge che, pochi anni prima in seguito alla perdita della madre,
L. aveva già presentato disturbi simili dell’alvo e,
per questo motivo, aveva cominciato un trattamento di tipo
psicologico, da poco interrotto. Sospettando che l’episodio
attuale potesse rappresentare una riacutizzazione del disturbo
psico-somatico del ragazzo, il padre ci trasmette la propria
tranquillità rispetto alla situazione di L. e concordiamo,
in concomitanza con un lieve miglioramento delle condizioni del
ragazzo, di dimetterlo con diagnosi di “diarrea
persistente”. Ci accordiamo per un controllo clinico
ambulatoriale ad un mese di distanza.
Passano
3 settimane... di nuovo turno di Pronto Soccorso e... giunge
nuovamente L.! Troviamo il ragazzo in attesa nel corridoio
sdraiato su una barella, visibilmente sofferente e debilitato. Lo
facciamo entrare subito: L. ci racconta che dall’ultima
volta che ci siamo visti il dolore addominale è sempre
stato presente e le scariche diarroiche, negli ultimi giorni,
sono addirittura aumentate di frequenza, raggiungendo 25 scariche
al giorno! Recentemente, inoltre, è comparsa astenia,
disappetenza e, rispetto al precedente controllo, una riduzione
del peso di 6 kg. ...Qualcosa non quadra... ripensiamo ai
nostri sospetti diagnostici: esclusa la “banale”
gastroenterite, consideriamo anche difficile che il quadro possa
essere giustificato interamente da un disturbo psico-somatico.
Visitiamo L.: l’addome è piano e trattabile ma,
questa volta, alla palpazione si apprezza una massa di
consistenza dura, di circa 10 x 20 cm, localizzata in sede pelvica
con impegno meso-epigastrico. La peristalsi è torbida.
Richiediamo un’ecografia addominale. Dopo pochi minuti
l’ecografista ci contatta per suggerirci una RM
dell’addome, viste le difficoltà nell’eseguire
l’ecografia. Questa mostra una marcata dilatazione di tutto
il retto e del sigma (diametro massimo di circa 12 cm di calibro
a livello del retto), ma con spessore di parete nei limiti; il
lume risulta occupato da abbondante materiale poltaceo e gas
(Figura 1). La vescica è
completamente dislocata in fossa iliaca destra con morfologia
allungata. Rimaniamo stupiti dalle immagini radiologiche e
iniziamo ad ipotizzare la possibile causa in relazione alla
clinica ed al reperto della RM: patologia ostruttiva? Megacolon
tossico? Massa fecaloide?
![]() Figura
1. RM: dilatazione retto-sigma (dm max ≈ 12 cm),
pareti nei limiti, materiale poltaceo e gas, vescica in FID.
Approfondiamo
l’anamnesi e sveliamo l’arcano... L. ci racconta che,
dopo il ricovero, aveva ricominciato (autonomamente!) ad assumere
Loperamide con fiducia in quanto, nei primi giorni, i sintomi
erano un po’ migliorati; per la precisione ci dice di aver
assunto 3 compresse/die per 20 giorni consecutivi...Facilmente
calcoliamo un totale di 60 compresse!!! Le indicazioni relative
alla somministrazione terapeutica sul foglietto illustrativo
consigliano di non assumere il farmaco per più di 2
giorni, a dosi di 2 cpr/die sino a un massimo di 8 cpr/die, ma si
sa, i “bugiardini” non li legge mai nessuno ed in
particolare, vista l’età del minore sarebbe stato
compito del padre vigilare sul trattamento terapeutico
informandosi sui possibili effetti collaterali del farmaco;
purtroppo in questo caso ha pesato un quadro familiare sfortunato
in associazione a un basso livello culturale. La diarrea
persistente, inizialmente imputabile all’episodio di
gastroenterite, era in realtà una diarrea da overflow
causata dal fecaloma. Viene disposto il ricovero per la rimozione
del fecaloma, dapprima manuale e successivamente con l’ausilio
di lassativi osmotici per bocca ed enteroclismi a bassa pressione
con paraffina liquida. Nel giro di pochi giorni la massa
addominale si riduce progressivamente sino a non essere più
palpabile; Luca perde più di 3 kg di peso e ricomincia ad
alimentarsi volentieri. Le feci tornano di colore e consistenza
normali e al controllo ecografico, eseguito dopo una settimana
la marcata distensione del colon risulta scomparsa residuando
soltanto una modesta distensione gassosa; anche la vescica
risulta in sede e ha riacquisito la sua normale forma, non più
compressa dal retto che risulta scarsamente disteso.
Il
fecaloma è una massa di feci, accumulata
nell’intestino, di consistenza molto aumentata rispetto
alle feci normali. Le cause più frequenti, in età
pediatrica, sono la malattia di Hirschsprung, i disturbi
psichiatrici, la costipazione cronica, malattie neoplastiche e
malattie infiammatorie croniche intestinali. Un’altra causa
da non sottovalutare nella pratica clinica e che riguarda molte
altre possibili sintomatologie, è l’uso improprio di
farmaci potenzialmente dannosi.
Nell’anamnesi
si è concentrato tutto: sviandoci inizialmente e poi
indicandoci la diagnosi! |
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