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Caso contributivo

Infezione da Clostridioides difficile nel neonato e nel lattante: una malattia... "difficile"!

Gregorio Serra, Francesco Pollari, Maria Rita Di Pace, Mario Giuffrè, Veronica Notarbartolo, Maria Sergio, Marco Pensabene, Giovanni Corsello

Dipartimento Materno-Infantile, Università degli Studi di Palermo

Indirizzo per corrispondenza: giocors@alice.it

Clostridioides difficile infection in newborns and infants: a really "difficult" disease!

Key words: Clostridioides difficile, Bloody diarrhoea, Enzyme immunoassay, Oral vancomycin

Clostridioides difficile (C. difficile) is the leading cause of infection among patients on antibiotic therapy, with disease severity (CDI) varying by age and patient charac-teristics, ranging from asymptomatic to severe cases such as diarrhoea and septic shock. CDI is seldom observed in newborns due to the immaturity of their intestinal mucosa, which lacks receptors for toxins. Even with its low incidence in this population, clinicians must remain vigilant for its diagnosis when risk factors are present. The article reviews epidemiological data, diagnostic methods and case reports, including a severe CDI case in a new-born with Down syndrome who developed septic shock after antibiotic therapy. The analysis emphasises the importance of suspecting C. difficile infection in patients with severe diarrhoea, particularly those with risk factors like congenital malformations and prolonged antibiotic use. Furthermore, the paper outlines an appropriate diagnostic approach, recommending ELISA immunoassays for detecting glutamate dehydrogenase and toxins, followed by confirmatory tests if needed. Oral vancomycin is the preferred treatment, with additional supportive measures recommended for severe cases.

Clostridioides difficile (C. difficile) rappresenta la principale causa di infezione nei pazienti sottoposti a terapia antibiotica, con un grado di severità che varia in base all’età e alle caratteristiche del paziente, andando da forme asintomatiche a quadri gravi come diarrea e shock settico. L’infezione da C. difficile (CDI) è raramente osservata nei neonati a causa dell’immaturità della mucosa intestinale, che non presenta recettori per le tossine. Nonostante la bassa incidenza in questa popolazione, i clinici devono mantenere un alto livello di attenzione per la diagnosi quando siano presenti fattori di rischio. Questo articolo rivede i dati epidemiologici, i metodi diagnostici e le segnalazioni di casi clinici, includendo un episodio severo di CDI in un neonato con sindrome di Down che ha sviluppato shock settico dopo terapia antibiotica. La nostra analisi sottolinea l’importanza di sospettare l’infezione da C. difficile nei pazienti con diarrea grave, in particolare in presenza di fattori di rischio come malformazioni congenite e uso prolungato di antibiotici. Viene delineato un appropriato approccio diagnostico, raccomandando l’impiego di immunosaggi ELISA per la rilevazione della glutammato deidrogenasi e delle tossine, seguiti da test di conferma se necessario. La vancomicina orale rappresenta il trattamento di scelta, con ulteriori misure di supporto raccomandate nei casi più gravi.

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Serra G, Pollari F, Di Pace MR, Giuffrè M, Notarbartolo V, Sergio M, Pensabene M, Corsello G . Infezione da Clostridioides difficile nel neonato e nel lattante: una malattia... "difficile"!. Medico e Bambino 2026;29(3):e51-e57 DOI: https://doi.org/10.53126/MEBXXIXM051

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