Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Novembre 2012 - Volume XV - numero 9
M&B Pagine Elettroniche
Casi indimenticabili
Due
volti per uno stesso quadro...
1Scuola
di Specializzazione in Pediatria, Università degli Studi di
Ferrara
2UO
di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, Az. Osp. Univeristà
S. Anna, Ferrara
F.
“decide” di venire al mondo alla 36a
settimana e la sua avventura comincia subito in salita. Al nostro
primo incontro non ci appare proprio in gran forma. Depressione
respiratoria con apnea e cianosi non c’è male come
inizio. Con la rianimazione il cuore si riprende ma il respiro
rimane irregolare, e poi… qualcos’altro attira la
nostra attenzione: l’itto non è al suo solito posto!
Cosa pensare? Pneumotorace? Ernia diaframmatica? Situs inversus?
Dalla storia ostetrica non emerge nulla. Mentre i nostri neuroni
viaggiano, mettiamo F. in assistenza respiratoria mediante
nasal-CPAP e lo trasferiamo in TIN. La
situazione non migliora e pertanto non gli neghiamo un po’
di ossigeno. Dobbiamo “vagliare” le nostre ipotesi:
iniziamo da una procedura semplice e rapida, la trans
illuminazione del torace, che risulta negativa e ci consente di
accantonare, almeno per il momento, la nostra prima ipotesi.
Passo successivo: e se si trattasse di un’ernia
diaframmatica non riconosciuta all’indagine morfologica? A
sostegno del nostro secondo sospetto, richiediamo una radiografia
del torace: “risalita dell'intestino nell'emitorace di
sinistra” (Figura 1).
Ci
avevamo visto giusto! Non c’è tempo da perdere: è
necessario ripristinare la corretta anatomia del nostro piccolo
paziente e in accordo con i nostri dirimpettai di reparto (meglio
identificati come chirurghi) accompagniamo F. in sala operatoria.
Nel
decorso post-operatorio le condizioni cliniche di F. sono
progressivamente migliorate. L’intestino inizialmente ha un
po’ protestato ma successivamente, seppur con qualche
aiuto, si è messo a lavorare, nella sua nuova dimora!
A.,
una bimba di 2 anni, giunge in Ambulatorio di Accettazione
Pediatrica perché da qualche giorno ha febbre e fa fatica
a respirare. Era stata da poco vista dalla sua Pediatra che
dubbiosa aveva richiesto una radiografia del torace. Mah? Vediamo
cosa ci suggerisce la nostra visita. Curiosi ci affrettiamo a
visitarla. A. presenta modesti rientramenti al giugulo e respiro
un po’ appoggiato, all’emitorace sinistro l’ingresso
aereo è ridotto con ottusità alla base. Ma
qualcos’altro non ci convince. L’itto sta nel mezzo!
I dubbi si moltiplicano e ci arrendiamo al fatto che un po’
di radiazioni questa volta ci potrebbero essere d’aiuto. E
non ci sbagliavamo: “emitorace sinistro occupato da anse
intestinali. Sbandamento verso destra del mediastino”
(Figura 2).
Dopo
un breve momento di stupore, nelle nostre menti si fa spazio un
quesito. Possibile che fino ad allora l’intestino “fuori
sede” non avesse mai dato segno di sè? I genitori
della piccola paziente ci raccontano che A. è una bambina
vivace e a parte “le solite infezioni da nido” è
sempre stata bene. Agli occhi di noi “giovani medici”
questo decorso è alquanto strano. Siamo tutti concordi e
dopo un rapido consulto coi cugini chirurghi A. è già
in sala operatoria per rimettere in ordine le cose. Anche questa
volta tutto è tornato al suo posto e abbiamo tirato un
sospiro di sollievo. Uno
stesso errore anatomico, che si è manifestato con
tempistiche diverse, per il quale sarebbe proprio il caso di dire
che la sede ha fatto la differenza. E’ verosimile
infatti che il differente andamento di queste due storie cliniche
sia legato alla diversa localizzazione del difetto diaframmatico.
Il caso di F. rientra nella forma classica di ernia diaframmatica
(sede postero-laterale) mentre A. fa parte di quel gruppo più
ristretto di soggetti che possono rimanere asintomatici anche
fino all’età adulta (sede anteriore). Da entrambi
abbiamo imparato qualcosa: nel primo caso una diagnostica
prenatale negativa non ci ha permesso di escludere a priori il
difetto, mentre il secondo ci ha insegnato che, nonostante le
forme di ernia a localizzazione anteriore siano le meno
frequenti, devono essere sempre tenute in considerazione nella
diagnostica differenziale. |
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