Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Settembre 2012 - Volume XV - numero 7
M&B Pagine Elettroniche
Caso contributivo
Malattia
di Castleman: chi è costei?
1Clinica
Pediatrica, 2SC Chirurgia Pediatrica, 3SC
Oncoematologia Pediatrica, Istituto per la Salute Materno Infantile,
IRCCS pediatrico “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo
per corrispondenza: giulia.paloni@gmail.com
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Castleman's
disease
Key
words
Castleman's
disease, Retroperitoneal mass, Recurrent fever, Case
report, Child
Abstract
Castleman's
disease (CD) is a rare, localized or generalized,
lymphoproliferative disorder with a frequent mediastinal
location, but possible in any lymph node or extra nodal site. It
usually appears in young adults whilst it rarely occurs in
childhood. There are only about 100 paediatric cases published.
The aim of the present paper is to describe a case of
retroperitoneal unicentric Castleman's disease with atypical
localization and clinical presentation characterized by recurrent
febrile episodes of unknown origin.
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La
malattia di Castleman (MC) è una patologia molto rara
definita come un'iperplasia linfatica angiofollicolare. La prevalenza
esatta non è nota, colpisce di più la seconda-terza decade di vita
ed è invece molto più rara in età pediatrica. Ne esistono due
forme: la forma localizzata o unicentrica con una localizzazione
preferenziale al mediastino o, meno frequentemente, al torace o
all'addome; e la forma multicentrica nella quale la linfoadenopatia
è generalizzata, che è di fatto considerata come un disordine
linfoproliferativo. Presentiamo un caso di malattia di Castleman
isolata in una bambina di 8 anni con una presentazione clinica
atipica e una localizzazione non frequente.
G. è una
bambina di 9 anni, con anamnesi remota muta, che giunge alla nostra
osservazione per episodi di febbre ricorrente e di lunga durata. Gli
episodi, quattro negli ultimi otto mesi, avevano tutti
caratteristiche molto simili: febbre della durata di circa 15 giorni,
prevalentemente serotina, puntate febbrili con brivido scuotente,
sfebbramento spontaneo indipendente dalla terapia antibiotica. A
volte venivano riferiti saltuari dolori addominali, ma nessun altro
sintomo associato: non mialgie, né artralgie, in una sola occasione
era stato notato un rash fugace. Benessere completo tra gli episodi.
Gli esami
ematici, eseguiti in acuzie, mostravano rialzo degli indici di
flogosi (VES 70 mm/h, PCR 5 mg/dl) con conta e formula leucocitaria
nella norma (Hb 11.3 g/dl, GB 9060/ul con Neutrofili 66% e Linfociti
26.2%, PLT 236000/ul). Gli altri accertamenti eseguiti risultavano
tutti nella norma: emocolture, coprocolture, sierologie per i più
comuni agenti infettivi, virali e batterici (IgG positive per EBV,
come da infezione pregressa), Mantoux negativa, radiografia del
torace, ecografia addominale ed ecocardiografia nella norma,
autoimmunità negativa (ANA, anti-DNA, ANCA). Nella norma le
sottopopolazioni linfocitarie.
Alla luce
del quadro clinico la prima ipotesi fatta all'esordio, sostenuta
peraltro dalla storia, dalla presenza di una moderata anemia e dalla
negatività delle indagini già eseguite in altra sede, è stata
quella di una febbre immunologica sul modello della artrite
idiopatica giovanile sistemica (puntate serali, febbre con brivido e
in una occasione rash eritematoso fugace). Per escludere comunque una
malignità (linfoma, neuroblastoma), abbiamo eseguito un prelievo per
marker tumorali (CEA, CA-19-9, alfa-fetoproteina, gonadotropina
corionica) che sono risultati nella norma, una raccolta urinaria per
acido omovanilico e vanilmandelico anch'essa risultata nella norma
ed un aspirato midollare, negativo per cellule blastiche.
Valorizzando
il dato anamnestico dei dolori addominali con febbre, seppur alla
luce di una ecografia addome negativa, nel sospetto di una possibile
raccolta ascessuale profonda abbiamo eseguito la TAC dell'addome
con evidenza di una formazione ovoidale localizzata tra la vena cava
superiore e la terza porzione duodenale a margine netti, con aspetto
non colliquato, e la presenza di altre piccole formazioni ovoidali,
reattive di diametro di circa 2 cm di diametro (Figura
1 e Figura 2).
Nell'ipotesi
di una neoformazione maligna abbiamo deciso di eseguire un esame
bioptico della massa. L'esame istologico della lesione e la
caratterizzazione immunoistochimica hanno documentato “una regolare
distribuzione di linfociti B CD20+ e T CD3+ nelle rispettive aree di
pertinenza, il CD21 evidenzia iperplasia delle cellule follicolari
detritiche” in un quadro compatibile con una iperplasia linfoide
angio-follicolare (Malattia di Castleman), forma isolata, variante
ialino vascolare con ampi focolai di sclerosi.
E'
stata eseguita la resezione completa della massa, con completa
guarigione clinica (scomparsa degli episodi di febbre) e
laboratoristica (normalizzazione degli indici di flogosi) a distanza
di 12 mesi dall'intervento.
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La
malattia di Castleman (MC), o iperplasia linfoide
angiofollicolare, descritta da Castleman nel 19561,
rientra nel gruppo dei disordini linfoproliferativi e attualmente è
classificata in due sottotipi: una forma localizzata, limitata a un
solo linfonodo, e una forma multicentrica, che colpisce più
linfonodi2. La prevalenza della MC non è nota, ma è
calcolata in meno di 1 caso/100.0003. Sebbene sia molto
più frequente nell'età adulta, diverse sono le segnalazioni anche
in età pediatrica.
La forma
localizzata è la più frequente, soprattutto nella localizzazione
mediastinica, 70% dei casi4,5 ed è asintomatica nel 50%
dei casi. Può causare dolori al torace o all'addome, quando la massa
dei linfonodi è voluminosa (6 cm di diametro in media, con un range
di 1-12 cm). Nel 30% dei casi si osservano sintomi generali (astenia
20%, febbre 20%, dimagrimento 11%). Non ci sono segnalazioni riguardo
episodi febbrili ricorrenti come nel nostro caso.
Le forme
multicentriche invece sono sempre sintomatiche e si presentano con
una sintomatologia di solito importante caratterizzata da astenia,
anoressia, febbre, poliadenopatia periferica, epatomegalia e/o
splenomegalia6.
Ci sono
tre sottotipi istologici principali: ialina-vascolare CD (CD-HV), la
più frequente (90%) e la plasmacellulare CD (PC-CD), più rara (9%)
e una variante intermedia associata a HHV8 e HIV. La maggior parte
delle forme localizzate sono del tipo ialino-vascolari, al contrario
le forme disseminate sono soprattutto della variante plasmacellulare
e sono associate ad una prognosi peggiore2,4.
L'eziopatogenesi
della MC è tutt'ora sconosciuta, diversi studi indicano, come
probabile causa, una reazione del sistema plasma linfocitario ad un
antigene verosimilmente virale che determinerebbe una reazione
iperplastica dei linfociti B e un'iperproduzione dell'IL67.
Recenti
lavori confermano, in particolare per la variante plasmacellulare, un
ruolo del virus HHV8, responsabile del sarcoma di Kaposi. L'HHV8 si
osserva nel 60-100% dei pazienti colpiti da MC associata all'HIV, ma
anche nel 20-40% dei pazienti HIV-negativi8,9. L'HHV8 si
localizza negli immunoblasti e nei linfociti B CD20+ ed induce la
produzione di un omologo virale dell'interleuchina-6 (vlL6), che
facilita la comparsa dei linfomi B. Nei bambini sono descritti casi
di MC con immunodeficienza primitiva. E' stata descritta anche una
associazione della MC con l'infezione da virus Epstein Barr.
Dato che
le recidive, nel caso di forme monolocalizzate, sono inusuali, il
gold standard terapeutico è rappresentato dalla resezione chirurgica
completa che, come nel nostro caso, esita in una completa guarigione,
senza necessità di ulteriori controlli10,11.
Le forme
multicentriche sono di fatto disordini linfoproliferativi ad
interessamento sistemico, con prognosi incerta e richiedono a volte
una terapia sistemica molto aggressiva, non adeguatamente
standardizzata in letteratura. Alcune esperienze riportano
l'efficacia della sola terapia steroidea sistemica. Soprattutto in
età pediatrica il regime terapeutico più seguito è quello
chemioterapico utilizzato nel linfoma di
Hodgkin (CHOP: ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e
prednisone), che ha portato a lunghi periodi di remissione della
malattia, ma le ricadute sono frequenti e la prognosi resta comunque
poco favorevole11.
In questi casi non esiste un approccio terapeutico standardizzato ma
ci sono diverse segnalazioni riguardo l'efficacia di anticorpi
monoclonali, in particolare il rituximab - anticorpo monoclonale
anti-CD20-, il tocilizumab e il siltuximab- anticorpi contro il
recettore dell'IL 6- e l'anakinra inibitore dell'IL112-15.
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