Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Aprile 2012 - Volume XV - numero 4
M&B Pagine Elettroniche
Appunti di Terapia
Dose
ideale di Vitamina D per i neonati a termine
Pediatra
di famiglia, Mogliano Veneto (Treviso)
Indirizzo
per corrispondenza: vitalia.murgia@tin.it
La
vitamina D è essenziale per la salute dell'osso, nel bambino suoi
livelli ematici inadeguati causano il rachitismo, un difetto di
mineralizzazione della cartilagine di accrescimento e dell'osso
ancora in formazione, prima della fusione definitiva delle epifisi1.
La
scoperta che le cellule della maggioranza dei tessuti posseggono un
recettore per la vitamina D e che gran parte di esse è in grado di
convertire la 25-idrossivitamina D circolante, nelle forma attiva,
cioè nell'1-25 diidrossivitamina D, ha permesso di chiarire meglio
la fisiopatologia di questa vitamina2-4. Il rachitismo è
la più appariscente delle manifestazioni di carenza, la deficienza
di vitamina D nell'adulto può precipitare o aggravare l'osteopenia e
l'osteoporosi aumentando il rischio di fratture, il diabete mellito
di tipo 1 e molte malattie infiammatorie sembrerebbero avere un link
con la carenza di vitamina D.
L'ipovitaminosi
D si riscontra di frequente nelle varie fasce di età, in particolare
in quella pediatrica, i neonati appartenenti a gruppi etnici che
presentano con maggior frequenza ipovitaminosi D, soprattutto per
motivi culturali e costituzionali (iperpigmentazione melanica della
cute) sono particolarmente a rischio5. L'ipovitaminosi D
può essere presente già alla nascita nei nati da madri con grave
carenza di vitamina D, in casi di donne gravide che si espongono poco
al sole la supplementazione è utile. I fattori di rischio principali
per la carenza sono: il colore scuro della pelle; la povertà , il
genere, le femmine sono più a rischio dei maschi (x 2). Fattori di
rischio aggiuntivo in altre età della vita sono il sovrappeso e
l'obesità, e il tempo (>4 h/die) passato alla televisione6.
In una
sessione Archimedes di Arch Dis Child di aprile 20127 ci
si chiede quale sia la dose ideale di Vitamina D da somministrare ai
neonati a termine partendo anche dalla considerazione che negli
ultimi anni si è assistito al rifiorire di casi rachitismo da
carenza nutrizionale di Vitamina D.
Secondo
gli autori si può parlare di carenza di Vitamina D quando i livelli
ematici della vitamina sono inferiori a 50 nmol/l e di carenza grave
per livelli inferiori a 25 nmol/l. Essi ci ricordano anche che
l'apporto di Vitamina D con la dieta è scarso e non è facile
determinare quale sia il tempo di esposizione alla luce solare che
garantisce al singolo individuo un'adeguata sintesi cutanea di
questa vitamina e che per questo motivo sono state riviste le
raccomandazioni che permettono di assicurare livelli adeguati di
questa Vitamina a tutti i lattanti compresi quelli esclusivamente
allattati al seno. Ed anche che in Europa solo pochi alimenti sono
integrati con Vitamina D e i bambini sono particolarmente esposti al
rischio di carenza.
Per poter
dire quale sia la dose ideale di Vitamina D da somministrare ai
neonati a termine gli autori hanno condotto una ricerca in MEDLINE
(dal 1990 a luglio 2011) usando i termini "vitamina D" e
"neonati" e "supplementazione". Secondo una
review della Cochrane 400 UI/die di vitamina D per 12 mesi hanno
prevenuto il rischio di rachitismo in bambini turchi di 3–36 mesi e
300 UI/die per almeno 12 mesi hanno ridotto del 24% il rischio di
rachitismo in bambini cinesi di 12 mesi. Secondo un RCT condotto in
Iran 200 UI/die, 400 UI/die e un bolo ogni 2 mesi di 50000 UI di
vitamina D fanno raggiungere i livelli sierici ideali di vitamina D
(>50 nmol/l) e prevengono il rachitismo nutrizionale. Nel caso
del bolo di 50000 UI sono state osservate reazioni avverse
autolimitantesi quali diarrea e agitazione. Un RCT in Germania ha
dimostrato che 250 UI/die versus 500 UI/die di vitamina D3 sono
sufficienti a garantire livelli >50 nmol/l di e a prevenire il
rachitismo nutrizionale in lattanti allattati al seno in estate e in
inverno; non è stata osservata nessuna differenza nei livelli
sierici di vitamina D tra il gruppo a 250 UI/die e quello a 500
UI/die.
Nessuno
studio ha dimostrato benefici aggiuntivi a dosi maggiori di 400
UI/die in lattanti o bambini. Secondo gli autori dalla analisi della
letteratura emerge che 200 UI/die di Vitamina D non sono sufficienti
per mantenere i livelli di Vitamina al di sopra delle 50 nmol/l nei
lattanti e che per i lattanti allattati esclusivamente al seno
occorrono almeno 400 UI/die per mantenere le concentrazioni sieriche
di vitamina al di sopra delle 50 nmol/l e per escludere il rischio di
rachitismo nutrizionale.
Per i
lattanti una supplementazione di 400 UI/ die viene raccomandata
dall'Institute of Medicine of the National Academies,
dall'American Academy of Paediatrics, dal Drug and
Therapeutics Committee of the Lawson Wilkins Paediatric Endocrine
Society, dalla Canadian Paediatric Society e dalla
European Society for Paediatric Endocrinology recommend.
I neonati
ad alto rischio durante l'inverno dovrebbero essere supplementari
con 800–1000 UI/die secondo la European Society for Paediatric
Gastroenterology, Hepatology and Nutrition. Raccomandazioni
analoghe si ritrovano anche nelle linee guida del Dipartimento di
salute in UK secondo cui tutti i bambini allattati al seno devono
essere supplementati con vitamina D dai 6 mesi di età sino a i 5
anni. Anche i bambini che assumono meno di 500 ml un latte formulato
devono ricevere la supplementazione di vitamina D.
Medico
e Bambino ha estesamente affrontato la questione della vitamina D in
merito alla dose ideale per la supplementazione e ai possibili suoi
effetti benefici.
Questo
lavoro recensito di Arch Dis Child richiama alla necessità di
supplementare il neonato con dosi adeguate di vitamina D per evitare
il rachitismo nutrizionale ma non solo. Nel suo commento6
a un interessante articolo di Baroncelli et al8 il Prof.
Panizon ci ricorda, infatti, che “per il pediatra (ma anche per la
salute dell'uomo) deve esser considerato particolarmente
significativo il fatto che (come accade per l'obesità) si sia
messo in luce che l'intervento in età prenatale e nei primissimi
anni di vita produce effetti biologici di tipo protettivo a distanza,
quanto meno sulle malattie autoimmuni, sul rischio oncologico, e
sullo sviluppo neuro-psichico.”. Il pediatra, in particolare quello
di famiglia, per il suo ruolo nel campo della prevenzione e
dell'educazione sanitaria, non può, pertanto dimenticare che la
supplementazione nei primi anni di vita non previene solo il
rachitismo nutrizionale ma esercita anche un significativo effetto a
distanza di tipo preventivo. Anche se su questi effetti così
favorevoli della vitamina D, per le diverse condizioni elencate, si
attendono formali conferme, al fine di evitare il rischio che si
possa considerare la vitamina D come la panacea per tutti i mali.
Bibliografia
- Bassanese S, Norbedo S. Quando dare la vitamina D. Medico e Bambino pagine elettroniche 2004;7(8)
- Bartolozzi G. Fisiopatologia della vitamina D (Prima parte). Medico e Bambino pagine elettroniche 2007;10(9).
- Bartolozzi G. Fisiopatologia della vitamina D (Seconda parte). Medico e Bambino pagine elettroniche 2007; 10(10).
- Bartolozzi G. Fisiopatologia della vitamina D (Terza parte). Medico e Bambino pagine elettroniche 2008; 11(1)
- Tuoni C, Dini F, Vierucci F, Baroncelli GI, Ghirri P, Boldrini A. È tutto sua mamma! Medico e Bambino pagine elettroniche 2011;14(8).
- Panizon F. Vitamina D, tra dato di laboratorio e salute. Medico e Bambino 2010;29(4):246-49.
- Onwuneme C, Carroll A, McCarthy R, et al. Question 2 What is the ideal dose of vitamin D supplementation for term neonates? Arch Dis Child. 2012;97(4):387-9.
- Baroncelli GI, Vierucci F, Bertelloni S, Vanacore T, Vierucci G. Apporti consigliati di vitamina D: un “ritorno al passato”. Medico e Bambino 2010;29:237-45.
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