Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

Gennaio 2010 - Volume XIII - numero 1

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Clinica Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino


Scoperto l'interruttore dell'obesità
Bevande energetiche per bambini ed adolescenti
Screening del portatore, incidenza della fibrosi cistica e decisioni difficili
Effetto protettivo dell'allattamento al seno nel tasso di recidiva post-parto in madri con sclerosi multipla
Lo sport contrasta l’invecchiamento: ora c'è la prova a livello cellulare
«Ragazzi a letto alle dieci per vivere felici»
Allergie: curare la pelle per prevenire quelle respiratorie
Frutta bio a scuola. Stanziati i fondi per il progetto “Scuola e cibo”
Fnomceo: siamo medici di tutti
Scuola: dal 2011 tetto di presenze per gli alunni stranieri

L'infanzia dovrebbe essere senza alcol

I giovani non dovrebbero bere alcol almeno fino all'età di 15 anni, dice la nuova guida del Chief Medical Officer per l'Inghilterra. Se i giovani dai 15 ai 17 anni bevono alcol, lo dovrebbero fare per un giorno solo a settimana e soltanto in presenza di un genitore o di un tutore in un ambiente controllato.


Scoperto l'interruttore dell'obesità

E’ stato scoperto dai ricercatori di 4 atenei americani l'interruttore dell'obesità. Si tratta di un meccanismo molecolare che controlla il dispendio energetico nei muscoli e aiuta a limitare l'eccesso di peso.
Secondo gli scienziati della Mayo Clinic, che hanno lavorato insieme a colleghi dell'Università dell'Iowa, del Connecticut e della New York University, questo studio potrebbe portare a un nuovo approccio nel trattamento dell'obesità.
Il meccanismo 'salva-energia', spiegano gli studiosi su 'Cell Metabolism', è controllato dai canali del potassio Atp-sensibili (canali K-Atp). L'Atp (adenosintrifosfato) è l'energia circolante utilizzata dalle cellule nell'organismo. Questi particolari canali possono percepire il livelli di Atp e regolare di conseguenza la performance di cuore e scheletro. Negli esseri umani l'eccesso di energia derivato dai cibi viene conservato sotto forma di grassi, che possono essere trasformati in Atp in base alle necessità.

Gli scienziati hanno spiegato che eliminando i canali Katp si costringe il corpo a usare l'energia in modo meno efficiente, in pratica consumandone di più e conservandone di meno. Così si riduce l'accumulo di chili di troppo anche in chi segue una dieta iper-carlorica. Per verificare la fondatezza della loro ipotesi, gli scienziati americani hanno studiato le reazioni di alcuni topolini transgenici, in cui i canali Katp erano stati disattivati nell'intero organismo o a livello muscolare. Gli studiosi hanno confrontato questi animali con un gruppo di coetanei normali, scoprendo che a 5 mesi di vita i topi Ogm erano più magri degli altri, e conservavano la loro linea invidiabile per tutta la vita.
Secondo i ricercatori l'interruttore molecolare è dunque un bersaglio promettente per combattere l'accumulo di chili di troppo negli obesi.

Bevande energetiche per bambini ed adolescenti

Le bevande energetiche sono diventate popolari tra i giovani consumatori. La chiave è stata un marketing intelligente, con le aziende che giocavano sulle associazioni con il pericolo, la potenza e la cultura giovanile. L'affare dell'"energia liquida" è cresciuto esponenzialmente, con circa 200 marche di bevande energetiche disponibili in più di 140 paesi. Le bevande energetiche rappresentano un segmento in rapida espansione dell'industria delle bevande ed il 31% dei giovani tra 12 e 17 anni hanno detto di consumare regolarmente questo tipo di bevanda

Screening del portatore, incidenza della fibrosi cistica e decisioni difficili

Gli esperimenti non pianificati, non controllati e non in cieco pongono delle tremende sfide analitiche quando sono trattati come studi retrospettivi, ma in quelle occasioni in cui i bias sono controllati con successo, i risultati possono essere informativi. In questo numero di JAMA, Castellani et al. presentano la loro analisi di un esperimento così naturale, mettendo a paragone l'incidenza della fibrosi cistica da regioni adiacenti nel Nord Italia che hanno utilizzato diversi approcci per la scoperta dei portatori.


Effetto protettivo dell'allattamento al seno nel tasso di recidiva post-parto in madri con sclerosi multipla

L'articolo recente di Langer-Gould et al. ha analizzato il rischio di recidiva di 29 madri con sclerosi multipla (SM) che hanno allattato esclusivametne al seno per almeno 2 mesi (gruppi, 8, 5, 4 e 0-13 mesi) vs. quelle che non hanno allattato esclusivamente al seno. È stata descritta una riduzione statisticamente significativa del rischio di recidiva nel gruppo dell'allattamento al seno. Gli Autori affermano che il campione troppo piccolo è stato la limitazione principale dello studio.


Lo sport contrasta l’invecchiamento: ora c'è la prova a livello cellulare

L’esercizio fisico praticato con costanza inibisce l'accorciamento dei «telomeri».
MILANO - Un’attività fisica vigorosa e di lungo termine contrasta l’invecchiamento a livello cellulare. Un effetto reso possibile dall’azione esercitata sui telomeri, le sequenze di Dna che proteggono come dei cappucci le estremità dei cromosomi.
I TELOMERI - Lo hanno scoperto i ricercatori della Saarland University di Homburg (Germania), secondo i quali un esercizio intenso può prevenire l’accorciamento dei telomeri, che invecchiando si restringono provocando la morte delle cellule. Paragonati alle punte di plastica che tengono assieme le estremità delle stringhe nelle scarpe, i telomeri hanno infatti un ruolo chiave nei meccanismi dell’invecchiamento e proprio quest’anno sono stati portati alla ribalta dal Nobel per la medicina, assegnato a Elizabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak.

LA RICERCA - Ora la ricerca tedesca – pubblicata sulla rivista Circulation – scopre che esiste un modo naturale per mantenere la lunghezza dei telomeri, producendo un effetto anti-età: lo sport praticato per anni. In sintesi, il team di studiosi ha misurato l’estensione di questi «cappucci» nei campioni di sangue prelevati a un gruppo di sportivi professionisti, comparandoli a quelli di persone della stessa età e in buona salute, non fumatori.
EFFETTO ANTI-ETÀ - Il risultato è che il training di lungo termine attiva la telomerasi, un enzima che frena l’accorciamento dei telomeri nelle cellule esaminate (leucociti o globuli bianchi). Nello studio la perdita di telomero era particolarmente ridotta negli atleti più anziani, che avevano fatto esercizio per molti anni. «È la prova diretta dell’effetto anti-invecchiamento dell’esercizio fisico», ha dichiarato Ulrich Laufs, uno degli autori dello studio.


«Ragazzi a letto alle dieci per vivere felici»
La generazione dei «super-gufi» e l’allarme depressione lanciato negli Usa.
il debito di sonno rende più irritabili e fa calare il rendimento scolastico»

Per mandare a letto presto i figli di YouTube e Facebook, forse, è sempre meglio affidarsi a Jim Morrison convinto che, per merito dei sogni, nel sonno è possibile trovare quello che il giorno non può dare. I genitori più coraggiosi, però, d’ora in avanti possono appellarsi anche a mister James E. Gangwisch, psichiatra del Columbia University Medical Center di New York, sicuro che ritardare troppo l’ora di coricarsi può portare alla depressione. Lo dimostrano i risultati del suo studio appena pubblicato dalla r i v i s t a sc i e n t i f i c a Sleep. Vecchi (e bei!) tempi quelli del Carosello che, con gli sketch comici tra le 20.50 e le 21, faceva scattare il coprifuoco per i più piccoli di casa. «Oggi gli adolescenti hanno già perso in media un’ora e mezzo di sonno rispetto a mamma e papà - ricorda Claudio Mencacci, ai vertici della Società italiana di psichiatria -. Sotto la spinta degli stimoli di Internet & Co., i giovanissimi ingaggiano una lotta continua con l’orologio biologico per chiudere gli occhi il più tardi possibile».

IL SONNO PERDUTO - È il sonno perduto dei ragazzi che adesso gli esperti mettono più che mai sotto accusa. Per gli studiosi del Columbia University Medical Center i super-gufi, come vengono definiti i figli della generazione sveglia di notte e assonnata di giorno, corrono il 24% in più di rischi di soffrire di disturbi depressivi e hanno perfino il 20% in più di probabilità di covare pensieri suicidi. Il termine di paragone è con i coetanei che vanno a letto non più tardi delle 10 di sera. L’indagine è stata condotta su 15.659 adolescenti tra i 7 e i 12 anni. A letto presto, insomma, contro la depressione. Ma non solo: «Il debito di sonno rende più irritabili, fa diminuire il rendimento scolastico, favorisce l’uso di stimolanti e di comportamenti aggressivi», sottolinea Luca Bernardo, primario di Pediatria al Fatebenefratelli di Milano e coordinatore della Commissione per la prevenzione del disagio e del bullismo voluta dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Per scongiurare i guai con la salute psicofisica ci vogliono 8 (meglio ancora 9) ore di sonno. Un numero difficile, però, da trovare nella pratica quotidiana. I giovanissimi sono stressati per il poco riposo soprattutto per colpa di tv, computer e cellulari accesi fino a tardi: è quanto ribadito lo scorso luglio dai ricercatori della Drexel University di Philadelphia. Del resto, dall’indagine- pubblicata su Pediatrics, la rivista ufficiale dell’American Academy of Pediatrics - emerge che ormai il 66% dei teenagers ha la televisione in camera da letto. «È un circolo vizioso pericoloso - spiega il neurologo Lino Nobili alla guida del Centro per la cura dei disturbi del sonno dell’ospedale milanese Niguarda.
DEPRESSIONE - Andare a letto tardi favorisce la depressione, ma nello stesso tempo chi è già portato a soffrirne tende a non addormentarsi mai». Ma i metodi brutali servono a poco. L’avvertimento arriva dalla psicologa infantile Silvia Vegetti Finzi: «I genitori sono chiamati a dare soprattutto il buon esempio. È importante, per dire, che l’orario della cena non sia troppo posticipato, anche se spesso si torna a casa tardi per motivi di lavoro. Le abitudini corrette, poi, vanno insegnate con pazienza quando i bimbi sono ancora piccoli». Insiste Mencacci: «La voglia di vivere tutto e subito è tipica dell’adolescenza. Il vero insegnamento da tramandare ai figli, allora, è di non avere paura del futuro e di non bruciare la gioventù. Così magari si convincono anche a riposare di più». Godersi momento per momento, sembra il segreto suggerito dagli esperti, anche con la testa sul cuscino e gli occhi chiusi. Buonanotte, dunque, anche ai babycibernauti.
Simona Ravizza


Allergie: curare la pelle per prevenire quelle respiratorie
La dermatite atopica durante l'infanzia può essere «la porta» per gli agenti sensibilizzanti

La causa delle allergie? Potrebbe essere nella pelle: le sue alterazioni strutturali favorirebbero la penetrazione nell’organismo di molecole sensibilizzanti che provocherebbero la allergie. L'idea, nuova, è quindi che chi è allergico nasce in realtà con una predisposizione alla dermatite atopica e alle varie allergie ma è a causa della dermatite che le persone predisposte si sensibilizzano e iniziano a produrre gli anticorpi IgE in eccesso, caratteristici delle reazioni allergiche. Curare adeguatamente la dermatite quindi potrebbe in teoria evitare l’insorgenza delle allergie. La tesi è espressa in una sintesi delle più recenti ricerche in proposito, pubblicata sull’autorevole «The New England Journal of Medicine».

LA PELLE «PORTA» DEGLI ALLERGENI - «Il meccanismo con cui si diventa allergici ai pollini o agli acari della polvere coinvolge direttamente la nostra pelle – ha spiegato Carlo Mazzatenta, consigliere ADOI - U.O. Dermatologia Ospedale di Lucca- in occasione del 48° Congresso dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI), che si è recentemente Venezia. «Nei pazienti con dermatite atopica, che si manifesta con cute arrossata e pruriginosa, si può infatti osservare una alterazione ereditaria delle cellule epidermiche cui consegue una parziale destrutturazione della pelle, che perde la sua naturale integrità e si presenta secca e desquamante». Ciò favorisce infiammazione e prurito anche dopo stimoli leggeri, come indossare indumenti di lana, esporsi a vento o freddo, oppure lavarsi con detergenti aggressivi. «La conseguenza più importante di questa alterazione strutturale –prosegue Mazzatenta- è che può favorire la penetrazione nell’organismo degli allergeni, cioè di quelle molecole che, in pazienti predisposti, inducono il sistema immunitario a produrre un eccesso di anticorpi di un particolare tipo (IgE) che sono poi responsabili della comparsa di manifestazioni allergiche come la rinite o l’asma allergica». «La dermatite atopica colpisce soprattutto nelle aree industrializzate –sottolinea Patrizio Mulas, Presidente Emerito ADOI – Nelle città si riscontra il triplo dei casi, con una prevalenza dal 15 al 30% tra i giovani e fino a un adulto su dieci. Di solito la malattia inizia nella prima infanzia: il 45% nei primi sei mesi di vita, il 60% nel primo anno e l’85% prima dei 5 anni di età. In genere ha una spontanea remissione prima della adolescenza in oltre il 70 % dei casi. In molti casi la presenza della dermatite anticipa però la comparsa delle allergie respiratorie.

CURARE LA PELLE PER PREVENIRE PROBLEMI RESPIRATORI - Alla luce di questa nuova visione del problema allergie, «logica conseguenza è che il prendersi cura della pelle fin dal primo manifestarsi della dermatite, migliorandola e "ristrutturandola" con adeguate terapie, oltre a eliminare il rossore e il prurito, può essere un atto di prevenzione della insorgenza di allergie –conclude Mazzatenta- Peraltro queste ricerche spiegano anche perché non sempre la dermatite atopica si associa alle allergie; infatti, mentre la dermatite dipenderebbe direttamente dalle alterazioni di struttura della epidermide la comparsa delle allergie sarebbe conseguenza di una ulteriore predisposizione a produrre anticorpi in eccesso presente solo in alcuni pazienti».


Frutta bio a scuola. Stanziati i fondi per il progetto “Scuola e cibo”
[Bioagricultura Notizie] Anno VII, Numero 44, 18 dicembre 2009

Frutta fresca a merenda. La frutta a scuola è peraltro un modo per formare futuri e nuovi consumatori di prodotti freschi e di territorio" con queste parole il Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha annunciato lo stanziamento dei fondi per il progetto "Scuola e Cibo". "Scuola e Cibo" è una prospettiva nata in collaborazione con Coldiretti e un comitato di esperti guidato dal medico dietologo Giorgio Calabrese che ha lo scopo di far entrare in modo sempre più persuadente il concetto di poter (e dover) scegliere un frutto come merenda. Le risorse stanziate e ammortizzate mediante un finanziamento europeo, sono pari a 1,5 milioni di euro che verranno impiegati anche per installare capillarmente i distributori di frutta biologica all'interno delle strutture scolastiche con lo scopo di sostituire, quasi completamente, le vecchi macchinette di snack e dolciumi vari. L'obiettivo - come affermato dalla Coldiretti - è "fermare la vendita delle merendine e dei dolci nelle scuole a favore di alimenti locali, freschi e sani come spremute, frutta e verdura di stagione anche da sgranocchiare e in grado di assicurare senso di sazietà e garantire un adeguato apporto idrico può contribuire a sconfiggere i problemi di eccesso di peso e obesità" e forse l'introduzione di macchine vendi - frutta non sembra affatto una cattiva idea. Il problema della cattiva alimentazione è proprio più marcato nella fascia di età che va dai 6 agli 13 anni, quella cioè legata specificatamente al periodo della scuola elementare. Uno studio dell'Ististuto Superiore di Sanità, a tal proposito, mette in luce dati davvero poco rassicuranti: la percentuale di obesità infantile nel nostro Paese è passata in meno di 10 anni dal 9% al 12,5% e, nell'età che va dai 6 ai 13 anni, i bambini in sovrappeso sono addirittura il 24%. La regione che detiene il primato è la Campania - in particolare Napoli - dove un bimbo su cinque è obeso. Per questo motivo "Scuola e Cibo" rappresenta una speranza di riuscire a far cambiare rotta ad un paese emblema della dieta mediterranea e della corretta alimentazione che, però, ultimamente sembra aver smarrito la giusta rotta. Un sistema nutrizionale, quello italiano, che è arrivato alla "frutta" e ora - paradossalmente - con la frutta cerca di tornare a norma. Siamo la nazione nel mondo nella quale per antonomasia si mangia meglio. A quanto pare ce lo stiamo scordando. (greenme.it)


Fnomceo: siamo medici di tutti

"Il medico è deve essere il segno e il simbolo concreto di accoglienza, solidarietà, vicinanza e risposta ai bisogni". Per gli immigrati, come per tutti gli altri cittadini. "Deve essere questo, altrimenti si creano cortocircuiti che mettono a rischio la vita delle persone e non fanno onore ai grandi valori su cui si basa la professione". A dirlo è il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco commentando la vicenda della donna di origine marocchina, morta a Mantova e vegliata dalla figlia di 5 anni, che non si era rivolta al medico per paura di perdere il lavoro. La vicenda della donna, che ha continuato a lavorare nonostante malesseri accusati, anche se non si conoscono i motivi per i quali ha rinunciato a curarsi, "deve far riflettere sulla necessità di evitare che i medici e le strutture sanitarie abbiano un ruolo fiscale o addirittura repressivo. Abbiamo sempre visto la diffusione di idee del genere come un pericolo perché possono portare a evitare le cure con un rischio sia per la salute individuale che collettiva". Bisogna evitare, quindi, tutte quelle norme e normative che vorrebbero fare del medico un burocrate sotto l'aspetto fiscale e repressivo. E "serve anche una giusta comunicazione su quale deve essere il ruolo del medico", aggiunge Bianco. Comunicazione che probabilmente ha funzionato per quanto riguarda la non obbligatorietà di denuncia da parte dei sanitari del reato di clandestinità. "Non si sono registrati infatti cali di richieste a medici e pronto soccorso da parte di irregolari", dice Bianco, ma la vicenda di Mantova mette l'accento sulla necessità di fare molta attenzione a temi che potrebbero incrinare la fiducia verso il sistema sanitario e i suoi rappresentanti. "È terribile che in un Paese civile come il nostro, nel 2010 ci siano ancora persone che non si rivolgono a un medico o a una struttura sanitaria per paura. Se così è, abbiamo molti passi avanti, in termini di civiltà, da fare. È inconcepibile", conclude Bianco.


Scuola: dal 2011 tetto di presenze per gli alunni stranieri

Dal ministero dell'Istruzione una nota a tutte le scuole d'Italia: "Limite del 30% per gli studenti immigrati". Il provvedimento sarà graduale a partire dal prossimo anno.

Porre un freno alle aule 'ghetto', quasi
  interamente composte da bambini che non parlano l'italiano, per far riappropriare la scuola della sua valenza di luogo dove far convivere e interagire le differenze. È tutta in questo assunto la motivazione alla base della nota inviata dal ministero dell’Istruzione agli istituti scolastici italiani, contenente "indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana".

Il provvedimento, che entrerà in vigore
  gradualmente dal 2011, prevede infatti che gli studenti stranieri potranno essere al massimo il 30% in ciascuna aula. "Stabilire un tetto - ha precisato la titolare del dicastero Mariastella Gelmini - è un modo utile per favorire l'integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di 'classi ghetto' con soli alunni stranieri". La novità, scondo quanto precisato, verrà introdotta iniziando dalle classi prime sia della scuola primaria che dela scuola secondaria di I e II grado.
La nota del Ministero, che ha ribadito anche come i minori stranieri siano soggetti all'obbligo d'istruzione e le modalità di iscrizione siano le stesse previste per i minori italiani, ha posto l'accento sulle modalità specifiche di attuazione del provvedimento: per evitare concentrazioni di iscrizioni di alunni stranieri si dovranno in primis realizzare accordi di rete tra le scuole e gli enti locali. Tuttavia, gli uffici scolastici regionali, di intesa con gli enti territoriali, potranno autonomamente definire quanti bambini stranieri per classe si potranno iscrivere alle scuole del proprio territorio, non prima di aver comunque accertato le competenze e i livelli di preparazione dell'alunno per assegnarlo, di conseguenza, alla classe definitiva che potrà essere anche inferiore alla classe corrispondente all'età anagrafica.

Il limite del 30%, inoltre, potrà essere innalzato a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche. Lo stesso limite potrà, invece, essere ridotto in conseguenza della presenza di alunni stranieri che dimostrino all'atto dell'iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all'attività didattica, e comunque a fronte di particolari e documentate complessità.
Da non tralasciare comunque, per il dicastero, il potenziamento della lingua italiana. Un capitolo, ha ricordato il ministero, già previsto dal regolamento di riordino del primo ciclo, che prevede che nella scuola media una quota di ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria possa essere utilizzata per potenziare l'italiano per gli alunni stranieri. Dal canto loro le scuole potranno anche prevedere che l'inserimento in una classe di un alunno straniero sia preceduto o accompagnato da una prima fase di approfondimento della conoscenza linguistica. Previsti infine, per l'affinamento della lingua italiana corsi di potenziamento tenuti, dove possibile, dagli insegnanti dell'istituto stesso.



Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com.

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a cura di Irene Bruno e Alessandra Perco Scoperto l'interruttore dell'obesità
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Effetto protettivo dell'allattamento al seno nel tasso di recidiva post-parto in madri con sclerosi multipla
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«Ragazzi a letto alle dieci per vivere felici»
Allergie: curare la pelle per prevenire quelle respiratorie
Frutta bio a scuola. Stanziati i fondi per il progetto “Scuola e cibo”
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Scoperto l'interruttore dell'obesità
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Lo sport contrasta l’invecchiamento: ora c'è la prova a livello cellulare
«Ragazzi a letto alle dieci per vivere felici»
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Scuola: dal 2011 tetto di presenze per gli alunni stranieri. Medico e Bambino pagine elettroniche 2010;13(1) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1001_10.html
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