Agosto 2008 - Volume XI - numero 26

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno
Presidio Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di Pediatria
Indirizzo per corrispondenza: irene.bruno@tele2.it
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Aumento record in Italia per i tumori pediatrici

La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi ha raggiunto complessivamente il 78% per i tumori in eta' pediatrica e l'82% per i tumori dell'adolescente
La cattiva notizia è che i tumori infantili in Italia sono sopra la media europea ed americana mentre la buona notizia è che aumenta anche la sopravvivenza dei piccoli pazienti. Sono queste le conclusioni sui dati, pubblicati su Epidemiologia e Prevenzione, raccolti dalla Associazione Italiana registri dei tumori. Lo studio fornisce una misura aggiornata dell'incidenza e della sopravvivenza dei soggetti con tumore in età pediatrica (anni 0-14) e adolescenziale (anni 15-19), basata sui dati raccolti da 23 registri dell'Associazione Italiana Registri Tumori (la mappa dei Registri attivi in Italia e' disponibile sul sito www.registri-tumori.it) tra il 1998 e il 2002. Secondo i dati raccolti, l'incidenza di neoplasie tra i piccoli con eta' compresa tra i 0 e i 14 anni è pari a 175,4 nuovi casi all'anno ogni milione di abitanti. Molto di piu' del valore rilevato negli anni novanta negli Stati Uniti (158) e in Europa (140).
Attualmente in Germania è 141, in Francia è 138. Il trend è in costante crescita: tra il 1988 e il 1992 si segnalavano solo 146 nuovi casi all'anno per milione di abitanti. I tre tumori piu' frequenti nei bambini sono tutti in aumento: leucemie piu' 1,6 per cento annuo; linfomi piu' 4,6 per cento annuo; tumori del sistema nervoso centrale piu' 2,0 per cento annuo. Un fenomeno simile e' stato osservato in diversi Paesi, ma, in Italia il cambiamento percentuale annuo risulta piu' alto che in Europa per l'insieme di tutti i tumori (+2 per cento contro 1,1 per cento); per le leucemie (piu' 1,6 per cento contro 0,6 per cento); per i tumori del sistema nervoso centrale (piu' 2 per cento contro 1,7 per cento); e per i linfomi (piu' 4,6 per cento contro 0,9 per cento). Negli Stati Uniti, invece, il tasso per tutti i tumori non e' aumentato in modo significativo (piu' 0,6 per cento), l'incremento delle leucemie e' dello 0,4% e i tumori del SNC sono stabili (meno 0,1 per cento).


In aumento i casi di Shock anafilattico tra gli adolescenti

Federasma lancia l'allarme e chiede etichette sugli alimenti più chiare.
E' di pochi giorni fa la tragica notizia diffusa dagli organi di informazione nazionali, della morte di un bambino austriaco di 8 anni che si trovava in vacanza nella località balneare di Duna Verde di Caorle (VE). Il bambino, soggetto allergico, dopo aver mangiato un gelato al melone si è improvvisamente accasciato a terra vittima di uno shock anafilattico. Inutili l'immediato soccorso dei genitori muniti di un kit d'emergenza ed il pronto intervento dei sanitari accorsi sul posto. Solo pochi giorni prima, nella città di Casorezzo (MI), un ragazzo di quindici anni è morto a causa di un violento attacco d'asma. “Siamo profondamente colpiti da queste due tragiche vicende, siamo vicini alle famiglie, ed al contempo ci sentiamo in dovere di denunciare l'allarmante aumento dei casi di gravi attacchi anafilattici, anche mortali come in questi casi, tra gli adolescenti ed i bambini - ha dichiarato Sandra Frateiacci, Presidente Federasma, Federazione Italiana delle Associazioni di sostegno ai malati Asmatici e Allergici.
In Italia oltre tre milioni di persone soffrono di asma; di questi il 9,5% sono bambini ed il 10% adolescenti. Il 7% degli under 14 soffre di intolleranze alimentari, mentre le allergie alimentari gravi riguardano lo 0.5% “Questi gravi attacchi anafilattici – ha aggiunto Sandra Frateiacci - sono spesso provocati, come nel caso del bambino austriaco, da serie allergie alimentari, ed è proprio rispetto a questo tema che desideriamo lanciare delle forti raccomandazioni ai consumatori allergici e contestualmente un monito alle Istituzioni e agli addetti, tutti, coinvolti nella manipolazione degli alimenti durante i processi di produzione, distribuzione, ristorazione e somministrazione dei prodotti alimentari. Confermata una diagnosi di allergia alimentare, l'unica forma comprovata ed attualmente disponibile di trattamento profilattico è evitare del tutto l'alimento coinvolto. Allo stato attuale, la farmacoterapia delle allergie alimentari si risolve quindi nel trattamento di emergenza per i pazienti inavvertitamente esposti all'allergene alimentare già causa nota di reazione allergica.

Peraltro FEDERASMA continua a chiedere da anni la reale gratuità su tutto il territorio italiano del Kit salvavita Adrenalina pronta, attualmente fornito gratuitamente solo in alcune regioni italiane con una inaccettabile disparità di trattamento per i pazienti a rischio di anafilassi. “Particolarmente delicato è poi il fenomeno degli allergeni occulti – ha dichiarato la dott.ssa Paola Minale dell'UOC di Allergologia dell'Azienda Ospedaliera S. Martino di Genova - causato dalla presenza in modo non esplicito di un allergene in un alimento apparentemente non correlato al cibo verso cui è presente allergia. Un esempio classico è rappresentato dalle guarnizioni di dolci con gelatina di pesce. La confezione industriale dei cibi ha enormemente amplificato la possibilità di reperire in modo del tutto inaspettato allergeni occulti (es: latte, o soia nei salumi, caseina nel vino..) con lo scatenamento di reazioni verso cibi totalmente estranei ed apparentemente innocui rispetto alle sensibilizzazioni note. Il migliore e probabilmente l'unico modo di affrontare il problema degli allergeni occulti è l'adozione di una omogenea legislazione sulle procedure di etichettature dei cibi, che consenta al soggetto/consumatore allergico, l'esatta conoscenza degli ingredienti, compresi quelli minori.

Una nuova normativa Europea ha recentemente stabilito norme per l'etichettatura più attenta a chi soffre di allergie alimentari: certamente un grande passo avanti – ha dichiarato la Presidente di Federasma – ma che richiede ancora ulteriori miglioramenti”. Questa nuova legge stabilisce che su tutti gli alimenti prodotti in Europa deve obbligatoriamente essere dichiarato ogni ingrediente che superi il 2% in peso del prodotto finito, mentre prima di questa norma, l'obbligo sussisteva solo per una percentuale superiore al 25%. Per gli alimenti considerati comunemente allergenici ( es: soia, arachidi, uova, latte, noci) la dichiarazione deve riguardare anche le tracce minime.“Anche se si tratta di un grande passo in avanti per la prevenzione delle reazioni anafilattiche – ha concluso Sandra Frateiacci – sono rimasti fuori dall'obbligo di dichiarazione in etichettatura, alcuni allergeni ancora considerati di serie b: sono 104 in tutto e questi ancora attendono deroghe alla normativa per essere inseriti nella lista “calda”. Per non parlare del fatto che spesso etichettature non chiaramente leggibili o in diverse lingue sono spesso ancora pericolosamente fuorvianti per il consumatore allergico.

Per concludere, Federasma ha formulato una serie di proposte rivolte a sensibilizzare le Istituzioni coinvolte nella legislazione della materia e contestualmente ad “educare” la categoria dei consumatori allergici: - Formazione paziente e famigliari attraverso corsi teorici - pratici con partecipazione di allergologi e Associazioni di pazienti - Interventi mirati di informazione e sensibilizzazione per addetti ai settori della ristorazione collettiva (mense, ristoranti etc) - Revisione della legislazione vigente in materia di etichettatura in base a conoscenze scientifiche con aggiornamenti periodici e regole precise che consentano al consumatore allergico di avere un'esatta conoscenza degli ingredienti, compresi quelli minori e con l'obbligo della segnalazione dell'aggiunta di nuovi ingredienti a prodotti già in uso, conoscenza delle fonte di spezie e aromi - Divieto di uso di etichettature fuorvianti o formulate in caratteri troppo piccoli ed in lingue diverse da quella del paese di commercializzazione.


Allergie alimentari e desensibilizzazione
In Italia almeno 400 mila i bambini tra i 5 e i 15 anni soffrono di allergie alimentari.
Uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Allergy and Clinical Immunology illustra i risultati di una nuova terapia, sperimentata con successo presso la Clinica pediatrica dell'Università di Trieste IRCSS “Burlo Garofolo”, basata sulla desensibilizzazione. La terapia consiste nel curare le allergie alimentari somministrando dosi crescenti dell'alimento che scatena l'allergia fino a riabituare l'organismo del paziente a tollerare anche i cibi inizialmente percepiti come pericolosi.
La desensibilizzazione si è dimostrata particolarmente efficace sui bambini sensibili alle proteine del latte e delle uova. Lo studio che ha consentito di pervenire a questi risultati è durato tre anni e ha coinvolto 60 bambini definiti “superallergici”.
Al termine della ricerca, il 36% dei bambini, precedentemente a rischio shock anafilattico, aveva superato l'intolleranza alimentare mentre il 54% riusciva a tollerare nella dieta quantità limitate dei cibi che prima avrebbe dovuto bandire. Lo schema di desensibilizzazione, spiegano i ricercatori, si articola in due fasi. La prima è a maggior rischio di reazioni, richiede il ricovero del bambino in ospedale per 10 giorni e lo stretto controllo medico. Durante la degenza, l'alimento a cui si è intolleranti viene somministrato inizialmente a dosi minime, poi in dosi rapidamente crescenti. Superata questa prima fase, la seconda può proseguire a casa dove i genitori, seguendo lo schema indicato, continuano a somministrare l'alimento a cui il bambino è allergico, ma una sola vola al giorno e aumentando in maniera più lenta e graduale.


Il vero allarme arriva dai ricoveri

In cinque anni oltre 31 mila posti-letto (pl) in meno negli ospedali del Servizio sanitario nazionale. Ma ancora i ricoveri sono troppi, oltre gli standard di legge. Con un particolare in più: anche se le assunzioni sono al contagocce, il personale per posto-letto continua a crescere. Gli ultimi dati disponibili parlano chiaro: nel 2005 i posti letto sono sempre meno, ma soprattutto nel pubblico dove si concentra tutto il calo delle manovre di razionalizzazione delle Regioni, mentre quelli del privato accreditato restano sempre pressoché stabili. Non mancano tuttavia gli aspetti positivi: calano i ricoveri ordinari per acuti e aumentano quelli in day hospital, scende la degenza media e le Regioni si avvicinano sempre più al parametro del Patto per la salute 2007-2009 di 4,5 posti letto ogni mille abitanti. È in questo quadro di luci e ombre che si inseriscono gli emendamenti alla manovra 2009, con l'ipotesi di tagliare ancora di più i posti-letto, di aumentare l'assistenza in day hospital e magari quella ambulatoriale. Con l'obiettivo dichiarato di ridurre spesa e organici delle aziende del Ssn. Il primo indice che con la manovra potrebbe subire un'ulteriore riduzione è quello fissato nel Patto per la salute 2007-2009 di 4,5 pl ogni mille abitanti (di cui 1 pl per lungodegenza e riabilitazione). Nelle Regioni si va da un minimo di 3,6 pl per mille abitanti della Campania al massimo di 5,7 nel Lazio. Ma gli esperti sostengono che non sempre la dotazione inferiore è sinonimo di efficienza, perché, quando i posti letto sono troppo pochi, può anche voler dire che l'assistenza è carente. L'indice che fa saltare davvero i conti delle Regioni è invece quello dei ricoveri per acuti (in regime ordinario e in day hospital) ogni mille abitanti. Da anni lo standard di riferimento è di 180, ma la media italiana, senza contare i ricoveri fuori Regione, è di 190 (207 con i ricoveri fuori Regione), con picchi che vanno da 140 nella provincia autonoma di Trento, 144 in Valle d'Aosta e 149 in Friuli, fino ai 241 ricoveri per mille abitanti in Sicilia, 235 in Abruzzo e 226 nel Lazio.
Un indice, questo, che dà anche la dimensione di un utilizzo eccessivo e improprio dell'ospedale rispetto al territorio.
Il numero di posti letto è anche un parametro strutturale decisivo per la tenuta dei conti sanitari. Tanto è vero che, nelle Regioni sottoposte ai Piani di rientro dal deficit, molti interventi prevedono la soppressione di intere strutture e non solo di quelle più piccole, ma anche di aziende ospedaliere. L'ultimo caso è quello del Lazio, in cui l'ipotesi della Regione per far quadrare i conti è chiudere del tutto ospedali come il centralissimo San Giacomo, lo storico Forlanini o l'azienda ospedaliera San Filippo Neri di Roma. Il risparmio sarebbe del 70% della spesa attuale, visto che il 30% sono costi di personale che verrebbe riutilizzato in mobilità. Le ipotesi di emendamento alla manovra 2009, tuttavia, prevedono anche una riduzione del personale. Attualmente c'è una media di 2,5 unità di personale ogni posto letto, di cui circa 0,5 sono medici e 1,1 infermieri. Nelle Regioni la distribuzione va dal minimo di 1,9 unità della Basilicata alle 3,3 di Bolzano. Secondo gli esperti, però, una revisione delle piante organiche dovrebbe puntare non solo sulla rideterminazione degli organici di personale sanitario, ma anche di quello amministrativo. Non a caso, l'ultimo «Rapporto Osserva salute 2007» dell'università Cattolica ha sottolineato come una percentuale eccessiva di amministrativi sul totale del personale si traduca in un minore numero di operatori dedicati alle cure e, quindi, in una minore efficienza dei servizi con costi comunque elevati. Nelle Regioni, rispetto a un'incidenza media nazionale dell'1,8% di personale amministrativo, si va dal 9,2% del Molise al 15,5% della Valle d'Aosta. E questo, secondo il rapporto «Osser vasalute», è uno dei pochi indicatori sganciato dalla regola del divario Nord-Sud.
Fonte: Sole 24Ore – 10.07.2008.
Ed. Nazionale (pag. 7)


Conferenza mondiale dell'AIDS: l'accesso universale alle cure

Il traguardo va raggiunto entro il 2010.
Più risorse economiche, nuovi e piu' efficaci metodi di rilevazione epidemiologica, il rafforzamento delle politiche intraprese dai governi nella lotta all'HIV-Aids e la sensibilizzazione dei giovani. Questo il messaggio lanciato oggi a Citta' del Messico da Pedro Cahn, presidente della International Aids Society and Fundacio'n Hue'sped di Buenos Aires (Argentina) e vicepresidente della Conferenza internazionale sull'Aids 2008, in corso fino all'8 agosto nella metropoli messicana. Gli esperti accorsi al principale evento mondiale su questa malattia sono dunque tutti d'accordo sulla necessita' di riaffermare l'impegno di tutti i Paesi contro le nuove infezioni da Hiv e l'assistenza ai malati di Aids, e a favore della prevenzione.
"Mancano solo due anni alla data fissata dalle Nazioni Unite per l'obiettivo del millennio - ha sottolineato Lui's Soto Rami'rez, presidente locale della conferenza 2008 e direttore dell'unita' di Virologia molecolare dell'Instituto Nacional de Ciencias Me'dicas y Nutricio'n Salvador Zubira'n di Citta' del Messico - dobbiamo quindi raddoppiare le forze, dato che solo lo scorso anno sono state due milioni e 700 mila le nuove infezioni di una malattia totalmente prevenibile". "Il 40% dei contagi, inoltre - ha evidenziato Elisabet Fadul del Dominican Network for Youth Rights/Global Youth Partners - avviene fra i 15-24enni, cio' significa che ancora non si fa abbastanza per difendere le fasce piu' deboli della popolazione. Per ribaltare la situazione sono necessarie politiche forti e decise".


La memoria dei neonati è simile a quella degli adulti
I risultati di uno studio condotto dall'Accademia delle Scienze americana. La memoria dei neonati è in tutto e per tutto simile a quella degli adulti dal momento che utilizza gli stessi metodi come quello di suddividere le cifre di un numero di telefono per impararlo piu' facilmente. Lo ha scoperto lo studio diretto da Lisa Feigenson, dell'americana Johns Hopkins University pubblicato sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas. I ricercatori hanno studiato i comportamenti di bambini di 14 mesi, mostrando loro un certo numero di oggetti e poi infilandoli in una scatola. I bambini venivano spinti a cercare gli oggetti nella scatola. riconoscendoli tra altri oggetti non visti prima.
Ma, all'insaputa dei piccoli, i ricercatori nascondevano alcuni degli oggetti in un altro luogo per vedere se i bambini riuscivano a ricordare tutti i giochi e quindi a capire che alcuni mancavano all'appello nella scatola. La memoria dei piccoli risultava molto piu' precisa quando gli oggetti, prima di essere stati infilati nella scatola, erano stati suddivisi in gruppi di due o tre: i bimbi ricordavano meglio tutti i giochi che dovevano recuperare nella scatola e si ostinavano nella ricerca di quelli nascosti a loro insaputa. Secondo gli studiosi la strategia seguita dai piccoli ricalca esattamente quella comunemente usata dagli adulti e, molto probabilmente, e' innata nella mente umana.

In viaggio con i bambini

È iniziato il grande esodo per le vacanze estive ma organizzare il viaggio, quando ci sono dei bambini, può richiedere uno sforzo in più. È necessaria, infatti, una maggiore programmazione per evitare, il più possibile, disagi e contrattempi e per far sì che la vacanza scorra serena.

Mezzo di trasporto, quale preferire?
I bambini, anche molto piccoli, possono viaggiare senza controindicazioni particolari su tutti i mezzi di trasporto. Se si sceglie l'auto bisogna ricordare, innanzitutto, di utilizzare sempre i seggiolini e i sistemi di sicurezza previsti dalla legge. Tassativamente vietato fumare nell'abitacolo, è utile programmare frequenti soste intermedie prima di arrivare alla meta. Importante poi, prestare attenzione ai colpi d'aria, in particolare se si viaggia con i finestrini abbassati o con l'aria condizionata accesa, ai colpi di calore e a non creare un'eccessiva escursione termica tra la temperatura interna all'auto e quella esterna.
Viaggiare in treno è particolarmente consigliato per i lunghi percorsi, che sarebbe comunque preferibile compiere di notte: il bambino si addormenterà facilmente, il tempo trascorrerà più rapido e si eviteranno i problemi legati alla noia.
Se avete optato per l'aereo non esistono particolari controindicazioni neppure per i bimbi più piccoli, anche se sarebbe meglio aspettare almeno fino al sesto mese per viaggi lunghi, più che altro per questioni organizzative. Fate bere spesso il bambino dato che l'aria dell'aereo è molto secca e porta il corpo a disidratarsi e, nelle fasi di decollo e di atterraggio, dategli una caramelle da succhiare perché muovendo la mandibola si aiuta il timpano a non chiudersi evitando il fastidioso mal d'orecchio. Uno dei principali problemi che bisogna affrontare con i voli di lunga tratta è poi quello del cosiddetto "jet leg". Sebbene non esista una "cura preventiva" per evitare i disturbi che questo comporta è possibile ricorrere a semplici accorgimenti per diminuirne l'impatto: innanzitutto fate in modo che nei giorni che precedono il viaggio il bambino riposi adeguatamente e vada a dormire a orari regolari. Una volta raggiunta la meta, poi, evitate di metterlo subito a letto: se è giorno meglio fare una doccia e uscire, aiuta ad adattarsi il prima possibile agli orari del paese che vi ospita (....)


Bambini paurosi = bambini ansiosi?

I vostri bambini hanno davvero paura delle montagne russe, dei film dell'orrore o delle storie di fantasmi e non provano nessun piacere a vivere emozioni forti? Allora sono più a rischio di disturbi ansiosi: lo rivela una ricerca australiana.

Gli studiosi della Queensland University of Technology (QUT) hanno preso in esame un gruppo di bambini indagando sul loro rapporto con le attività ‘paurose': è emerso che il 18 per cento non prova nessun brivido di eccitazione ma solo terrore quando si trova a fronteggiare esperienze simili. Guarda caso, la stessa percentuale di bambini definita dai genitori “eccessivamente paurosa” in un sondaggio parallelo.

“C'è una correlazione definita tra l'essere facilmente impressionabili e l'ansia, e non provare nessun divertimento in attività ‘paurose' è un sintomo preoccupante che va valutato con attenzione”, afferma Marylin Campbell, leader del team di ricercatori della QUT. “Non è una diagnosi, ma solo un campanello d'allarme per i genitori, che devono vigilare su altri comportamenti ansiosi dei loro figli”.
Fonte: Fearful kids more at risk of anxiety disorders. QUT news 2008.
david frati.

I
Disattese le nuove norme sui giocattoli magnetici
Da lunedì 21 luglio i giocattoli magnetici dovrebbero avere bene in evidenza sulla confezione le nuove avvertenze decise nell'aprile scorso dalla Commissione Europea. Il condizionale è d'obbligo visto che la normativa è tutt'altro che rispettata, secondo una denuncia dell'associazione di difesa dei consumatori Altroconsumo.
Su ogni scatola dovrebbe esserci una scritta simile a questa: “Avvertenza! Questo oggetto contiene magneti o componenti magnetici. Un magnete che si attacca a un altro magnete o a un oggetto metallico all'interno del corpo umano può provocare lesioni gravi o mortali. In caso di ingestione o inalazione di magneti, richiedere immediatamente assistenza medica”.
È previsto inoltre che l'avvertenza debba essere chiaramente visibile e leggibile e che sia posta in evidenza sull'imballaggio in modo che il consumatore possa notarla al momento dell'acquisto.
La decisione della Commissione trova il suo fondamento nel rischio alla salute dei bambini connesso all'ingestione dei magneti, che si possono attirare fra loro causando perforazioni, infezioni e blocchi intestinali. Sono stati numerosi gli incidenti di questo tipo segnalati in tutto il mondo tra il 2006 e il 2007, tra cui uno mortale negli Stati Uniti. Per problemi di sicurezza, nella sola estate del 2007 sono stati ritirati oltre 18 milioni di giocattoli di questo tipo.
Fonte: Newsletter Altroconsumo 29/07/2008.


Alimenti per bambini: allarme qualità nutrizionale

Molti prodotti alimentari specificatamente indirizzati ai bambini sono da considerarsi poveri dal punto di vista della qualità nutritiva che offrono. Secondo uno studio canadese che ha analizzato 367 prodotti tra cui merendine, cereali, prodotti surgelati e precotti, e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Obesity Reviews, questa povertà nutrizionale è attribuibile praticamente a nove alimenti per bambini su dieci. Per la valutazione sono stati utilizzati i criteri stabiliti dallo statunitense Center for Science in the Public Interest: gli alimenti che possono essere definiti "sani", non devono avere più del 35 per cento delle calorie derivate da grassi, non devono avere più del 35 per cento di zuccheri aggiunti e devono avere un livello di sodio compreso tra i 230 mg per porzione degli snack e i 770 mg per porzione dei cibi precotti. Secondo le analisi dei ricercatori canadesi solo l'11 per cento dei prodotti analizzati presentava dei valori nutrizionali compatibili con questi criteri. Il 70 per cento aveva livelli troppo alti di zucchero, il 23 per cento di grassi e il 17 per cento di sodio. Inoltre il 63 per cento presentava sulle confezioni avvisi nutrizionali spesso fonte di confusione o associati ad immagini di eroi dei ragazzi intenti ad un attività sportiva, in modo da far associare l'alimento ad un'immagine positiva e di salute.
Affidarsi ai prodotti confezionati per i pasti e le merende dei più piccoli sembra quanto mai inopportuno, anche se probabilmente più semplice e meno impegnativo per i genitori. Educare sin da piccoli i bambini ad apprezzare il cibo sano renderebbe più in là la vita più semplice ai genitori: la colazione con pane e marmellata non farebbe storcere il naso e il pane e formaggio per merenda diventerebbe una golosità.
Fonte: Elliott C. Assessing 'fun foods': nutritional content and analysis of supermarket foods targeted at children. Obesity Reviews 2008; 9(4):368-377.


Nasce BIF-Online

Si chiama Bif-online (www.bif-online.it) il neonato sito del Bollettino di informazione sui farmaci offerto dall'Agenzia italiana del farmaco per il personale sanitario e non solo: farmacisti, medici, infermieri, ricercatori, dirigenti sanitari, privati e giornalisti. E chiunque sia interessato ai grandi temi che condizionano l'uso dei farmaci, alle decisioni regolatorie e alla ricerca in farmacoterapia. Il Bif-online vuole offrire uno spazio accreditato di approfondimento per una pratica clinica meditata e critica.
Semplice nella grafica e facile nella navigazione, raccoglie interviste, commenti, notizie e report dai congressi nazionali e internazionali. Navigando nel sito appare subito evidente che il Bif-online non vuole rappresentare la semplice versione elettronica della rivista cartacea. Ma molto di più: uno strumento informativo che – sfruttando le potenzialità del web – integra i contenuti del Bollettino secondo il principio di voler informare in modo indipendente e documentato i medici e i farmacisti italiani.
In home page viene presentata una video intervista ad Aldo Maggioni, coordinatore del programma di monitoraggio d'uso del farmaco Ivabradina, del quale il Bollettino cartaceo aveva già dato notizia. Maggioni, clinico e ricercatore del Centro Studi dell'Associazione nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri, riassume i dati raccolti nei primi quattro mesi di osservazione e descrive i prossimi passi del progetto postmarketing che si propone di valutare l'innovatività di questo agente antiaritmico per il trattamento di pazienti con angina instabile. Giampiero Mazzaglia commenta in un video il punto di vista del farmacologo clinico ai programmi di monitoraggio d'uso dei farmaci.
Il focus viene completato dall'intervento di Nicola Montanaro, farmacologo dell'Università di Bologna, che descrive secondo quali criteri valutare l'esistenza di una reale innovazione terapeutica e quali ruoli occupano l'AIFA e le Regioni per il futuro prossimo dell'innovazione in Sanità.
Bifonline è stato progettato e realizzato secondo i criteri ed accessibilità e usabilità al fine di facilitarne l'acceso. E' previsto un servizio gratuito di newsletter per aggiornare periodicamente gli iscritti sulle novità del sito e sulle iniziative e attività dell'Agenzia italiana del farmaco.


Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a irene.bruno@tele2.it).

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a cura Irene Bruno La memoria dei neonati è simile a quella degli adulti
In viaggio con i bambini
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Bambini paurosi = bambini ansiosi?
Disattese le nuove norme sui giocattoli magnetici
Alimenti per bambini: allarme qualità nutrizionale
Nasce BIF-Online. Medico e Bambino pagine elettroniche 2008;11(26) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS0826_10.html