Giugno 2013 - Volume XVI - numero 6

M&B Pagine Elettroniche

Casi indimenticabili

Era il 1989
C. Zacchè
Pediatra, Palestrina (Roma)

Non dimenticherò mai il giorno in cui una madre filippina, un padre africano e il loro neonato varcarono la soglia del mio ambulatorio nel 1989. La madre mi riferisce che è già stata visitata e poi silenziosamente piange, mentre il padre ride sommessamente durante la mia accurata visita spiegandomi che, in questo modo, allontana gli spiriti del male.
Con l’entusiasmo della mia età decido di diventare innanzitutto la loro consulente familiare e non voglio che mi riferiscano quale prospettiva è stata fatta da precedenti sanitari.
Ci vediamo per la valutazione auxologia, ma parliamo anche del taglio dei capelli. Lo svezzamento viene realizzato ruotando le tre cucine con ingredienti adatti all’età. Lo sviluppo psicofisico è adeguato e lo stimoliamo con un gioco per tappa consono all’età. Purtroppo a quasi 2 anni c’è il controllo degli sfinteri ma non il linguaggio. Per i genitori è un problema anche perché lo vogliono inserire in un Nido. Mi informo e alla fine riesco a ottenere un appuntamento da uno psicologo messicano per loro. Dopo un paio di mesi tornano contenti delle parole italiane che pronuncia. Si inserisce bene nell’attività scolastica e il padre può dedicarsi allo studio universitario. Ovviamente le visite sono meno frequenti, ma lo scadere annuale dell’iscrizione sanitaria non viene mai saltato.
Per un paio di volte vengono portati anche figli di amici per consulenze.
All’inizio della prima elementare il padre mi annuncia che è stato assunto nel suo Paese con un alto stipendio. È un salto di qualità enorme ed è venuto a parlarne con me. Ovviamente gli dico che i sacrifici fatti e le soluzioni trovate saranno molto utili non solo al suo lavoro ma anche ai suoi connazionali.
Ora io e C. ci sentiamo con Facebook e @. Mi ha detto che la soluzione di una sola lingua iniziale è sbagliata e lui ha problemi, mentre non li ha sua cugina vissuta in una casa dove se ne parlano 14.
Ovviamente gli ho chiesto scusa, ma lui ha saggiamente risposto che ogni persona ha un male e il suo è quello minore.
Lui, che è l’unione di due etnie che in africa convivono con difficoltà, che ragiona con una lingua non fondamentale nel suo Paese, è riuscito a riunire famiglie in varie parti del mondo ad avere amici e a completare sport e studi.




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C. Zacchè. Era il 1989. Medico e Bambino pagine elettroniche 2013;16(6) https://www.medicoebambino.com/?id=IND1306_30.html