Febbraio 2013 - Volume XVI - numero 2
M&B Pagine Elettroniche
Casi indimenticabili
Sepsi
complicata da ascesso cerebrale. Un caso clinico
Neonatologia
e Terapia Intensiva Neonatale, Policlinico Sant'Orsola-Maplighi,
Università di Bologna
Introduzione
La
sepsi neonatale è una sindrome clinica caratterizzata da
segni di compromissione sistemica causata dall’invasione
del torrente circolatorio da parte di patogeni (batteriemia) e
dalla risposta immunitaria agli stessi.
Le
sepsi neonatali interessano lo 0,1-1% di tutti i nati e
costituiscono un’importante causa di morbilità,
sequele neurologiche e mortalità. Particolarmente colpiti
sono i neonati ad elevato rischio e in particolare i pretermine
di peso molto basso, nei quali l’incidenza di infezioni
sistemiche è del 10-25% con mortalità del 10-30%.
Le
sepsi a esordio tardivo, definite come una setticemia che si
verifica dopo le 72 ore di vita, sono generalmente di natura
nosocomiale.
La
complessità dei quadri clinici di infezione richiede un
approccio terapeutico integrato, che prevede la terapia specifica
antibiotica in associazione con la terapia generale di supporto e
il potenziamento dei meccanismi naturali di difesa, depressi in
epoca neonatale.
Caso
Clinico
M.M.P.
nato a 27 settimane di età gestazionale da parto cesareo
eseguito in urgenza per sanguinamento in placenta previa (PN 846
gr, Apgar 7 al 1’ e 10 al 5’) è stato
ricoverato alla nascita per prematurità. All’ingresso
in terapia intensiva neonatale presentava gemito espiratorio
incostante, pertanto è stato posto in CPAP (FiO2
= 21%). L’ecocardiografia eseguita in seconda giornata di
vita ha evidenziato la presenza di dotto di Botallo pervio, che
si è chiuso spontaneamente. In 22a giornata di
vita le condizioni cliniche generali sono peggiorate, gli
accertamenti eseguiti hanno evidenziato un incremento degli
indici di flogosi (PCR: 8,9 mg/dl) e la positività
dell’emocultura per Enterobacter cloacae; il piccolo
è stato pertanto sottoposto a somministrazione di
pentaglobine e a terapia antibiotica con piperacillina +
tazobactam e vancomicina. Si è assistito ad un calo degli
indici di flogosi dopo 48 ore.
In
25ª giornata di vita in seguito al il riscontro di frequenti
crisi di desaturazione con notevole aumento del fabbisogno di
ossigeno ed abbondante aspirazione di sangue rosso vivo dalle
prime vie aeree, è stato intubato e posto in ventilazione
meccanica, poi proseguita per 17 giorni. Dopo qualche ora, per la
comparsa di vomito mucoematico e crisi di ipertono seguite da
convulsioni generalizzate, è stato effettuato
elettroencefalogramma (EEG) che ha confermato la presenza di
crisi elettriche. Il piccolo ha quindi intrapreso trattamento con
fenobarbitale a cui, vista la mancata risposta, è stato
associato midazolam. Dopo 24 ore non più aspirazione di
sangue dal tubo endotracheale. In seguito alla risoluzione
clinica ed elettroencefalografica degli episodi critici, la
terapia anticonvulsivante è stata sospesa.
L’ecografia
cerebrale eseguita a 27 giorni di vita ha evidenziato dilatazione
lieve-moderata dei ventricoli laterali, e la presenza di una
lesione rotondeggiante di ampie dimensioni in sede
fronto-parietale destra, ipodensa, con caratteristiche
compatibili con ascesso cerebrale; è stata quindi
intrapresa terapia antibiotica con meropenem e linezolid,
proseguita per sei settimane, e sono stati eseguiti accertamenti
mediante TAC e RMN cerebrale. Alla RMN si confermava la presenza
a livello del lobo frontale destro di una grossolana formazione
ascessuale di dimensioni 42 x 25 mm, circondata da edema ed
esercitante effetto massa sul corno frontale del ventricolo
laterale omolaterale e sulla falce interemisferica, dislocata
controlateralmente di circa 3-4 mm; si associava moderata
dilatazione dei ventricoli laterali e della cisterna di Verga.
Visto il mancato miglioramento del quadro ecografico e
neuro-radiologico, il piccolo è stato sottoposto a
intervento di aspirazione e lavaggio della cavità
ascessuale con posizionamento di drenaggio esterno in sacca
sterile con tre vie per eventuale iniezione di antibiotici in
cavità.
Al
rientro presso il nostro reparto è stato sottoposto al
monitoraggio quotidiano della circonferenza cranica, ecografie
cerebrali seriate e RMN. Il controllo RMN eseguito a 9 giorni dal
posizionamento del drenaggio confermava la progressiva
risoluzione della raccolta ascessuale, già documentata
ecograficamente, evidenziava tuttavia la comparsa di un ematoma
subdurale fronto-parieto-occipitale con spessore circa 5 mm, in
prossimità della lesione ascessualizzata, probabile
complicanza della permanenza del drenaggio, che viene rimosso
nella stessa giornata. L’ematoma subdurale si è
progressivamente risolto nei controlli successivi, che hanno
tuttavia evidenziato l’insorgenza di idrocefalo
triventricolare progressivo. Il piccolo è stato quindi
nuovamente trasferito in neurochirurgia, dove è stato
sottoposto a intervento di ventriculosettostomia. Durante
l'intervento è stata visualizzata e risolta, attraverso
l'esplorazione endoscopica dei ventricoli, l'ostruzione
dell'acquedotto di Silvio. I controlli ecografici post-intervento
hanno documentato una progressiva regressione del quadro.
Attualmente
il piccolo è ricoverato nel reparto di neonatologia, in
condizioni cliniche generali stabili, un peso di circa 3 kg e una
discreta tolleranza alimentare al poppatoio.
Alla
dimissione sarà inserito in un programma di follow-up
neuroevolutivo, e seguito con una terapia riabilitativa
fisioterapica.
Discussione
La
maggior parte delle sepsi a esordio tardivo si verificano
all’interno delle unità di terapia intensiva
neonatale e colpiscono in particolare i neonati prematuri, con
un’incidenza inversamente correlata al peso alla nascita.
La patogenesi delle sepsi nosocomiali è legata alla
condizione di prematurità, ovvero alla debilitazione e
alle patologie sottostanti, così come all'immaturità
delle difese immunitarie. Fattori di rischio di infezione sono
inoltre la ventilazione meccanica prolungata, le procedure
invasive impiegate durante le cure intensive, la presenza di
cateteri venosi centrali, e la contaminazione dell'ambiente e
degli operatori.
Patogeni
comunemente implicati nelle sepsi ad esordio tardivo sono gli
stafilococchi coagulasi negativi1. Enterobacter
cloacae è un bacillo gram-negativo, appartenente alla
famiglia delle Enterobacteriaceae, molto diffuso nell'ambiente
(H2O e suolo), e rappresenta un importante patogeno
nosocomiale, responsabile di numerose infezioni nel neonato
prematuro. La sorgente di infezione può essere endogena,
attraverso la colonizzazione della cute, del tratto
gastrointestinale o del tratto urinario, o esogena.
Lo
spettro delle manifestazioni cliniche è estremamente
variabile, da un lieve incremento degli episodi di apnea alla
sepsi fulminante. Tra gli esiti maggiori i neonati affetti da
sepsi possono sviluppare sequele neurologiche severe in seguito
al coinvolgimento delle meningi o del sistema nervoso centrale,
così come in seguito a ipossiemia legata allo shock
settico, ipertensione polmonare persistente e malattia severa del
parenchima polmonare.
Fin
dall’introduzione delle metodiche di neuro-imaging è
aumentata l’identificazione degli ascessi cerebrali nei
casi di meningite o setticemia neonatale; gli ascessi possono
essere singoli, anche di grandi dimensioni, oppure piccoli e
multipli. Lo sviluppo di ascesso cerebrale quale complicanza di
sepsi da E. cloacae è un evento raro nel neonato
prematuro; tuttavia sono riportati diversi casi in
letteratura2,3.
La
scelta del trattamento adeguato è complessa, avvalendosi
dell'associazione di antibioticoterapia prolungata e aspirazione
neurochirurgica della raccolta ascessuale; la sola terapia medica
viene impiegata in una minoranza dei casi4. La terapia
antibiotica di questi patogeni si basa sull'impiego di
betalattamici, aminoglicosidi. I Carbapenemi, sono attualmente
indicati per il trattamento delle infezioni da E. cloacae,
e in generale per le infezioni nosocomiali da germi
gram-negativi multiresistenti. Diversi studi effettuati in
neonati sottoposti a terapia con Meropenem, che passa la barriera
emato-encefalica, hanno evidenziato effetti sul SNC minori
rispetto ad altri Carbapenemi (Imipenem), anche ad elevato
dosaggio, suggerendone la sicurezza5.
Gli
obiettivi dell’intervento chirurgico sono la riduzione
dell'effetto massa e la rimozione di un’area a elevata
concentrazione batterica al fine di favorire l’effetto
dell'antibioticoterapia sistemica. Il posizionamento di drenaggio
permette inoltre la possibilità di somministrazione di
antibiotici in cavità6. La successiva
derivazione per progressiva comparsa di idrocefalo si rende
inoltre necessaria in circa il 15% dei casi4.
Secondo
uno studio che ha valutato l’outcome a 24 mesi in 30 casi
di ascesso cerebrale neonatale, l'assenza di convulsioni
iniziali, fluido cerebrospinale sterile, ventricoli nella norma e
precoce aspirazione dell’ascesso sembrano rappresentare
fattori predittivi di una prognosi favorevole in termini di
sviluppo di epilessia e sequele neurologiche4.
A
partire dagli anni 90 sono state numerose le segnalazioni di
incremento delle sepsi attribuite a E. cloacae2,7-9,
così come il verificarsi di epidemie cefalosporino
resistenti nelle unità di terapia intensiva neonatale, a
origine nosocomiale5.
Alla
luce di tali riscontri si conferma la rilevanza della
trasmissione da paziente/operatore/strumentazione a paziente, e
dunque l'importanza della prevenzione attraverso
l'implementazione delle misure igieniche9.
Bibliografia
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