Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.

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Striscia... la notizia

a cura di Maria Valentina Abate

UOC di Pediatria, Ospedale di Treviglio (Bergamo)

Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it

Sommario

La Giornata contro le mutilazioni genitali femminili

Sfide estreme sui social: perché avvengono e come proteggere i ragazzi

Bimbi, abusi in incremento durante la pandemia da Covid-19

Aria umidificata e ginnastica degli occhi contro gli effetti della DAD

Covid e contagio: gli errori che facciamo ancora senza accorgercene

Emofilia: personalizzazione della terapia e profilassi sono fattori chiave

Tumori, scoperta la radice di tutti i neuroblastomi

No ai giubbotti super imbottiti per i bimbi nel seggiolino dell'auto

Bimbi più protetti dal sole, -4,4% scottature in 15 anni

Autismo: diagnosi in aumento


La Giornata contro le mutilazioni genitali femminili

Zampa: "Usanza aberrante da cancellare. Offende la salute fisica e psicologica di bambine e giovani donne"

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"L'eliminazione della pratica delle mutilazioni genitali femminili è una strada da percorrere ancora lunga e piena di ostacoli ma si tratta di una sfida da affrontare con il pieno coinvolgimento della Politica, delle Istituzioni pubbliche e delle Associazioni nazionali e internazionali”.

Il 6 febbraio ricorreva la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, lo ha ricordato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, sottolineando come essa sia "una pratica che mette a rischio la salute fisica e psicologica di moltissime bambine e giovani donne".
"Questa usanza aberrante, ancora ampiamente diffusa in molti Paesi del mondo e che viene praticata principalmente su bambine di età compresa tra i 4 e i 14 anni, offende i diritti di quante sono costrette a subirla. L'infibulazione è una efferata forma di violenza che può portare a infezioni, infertilità, complicazioni al momento del parto, aumentato rischio di trasmettere l'HIV, oltre a depressione, ansia, infertilità e, nei casi peggiori, alla morte. Il nostro impegno deve dunque essere rivolto a sconfiggere un fenomeno che ha a che fare non solo con la salute delle donne vittime di tale barbarie ma che coinvolge appieno il progresso dell'uomo". 

 
"È necessario ottenere quanto prima risultati concreti, duraturi e irreversibili se si vuole scrivere la parola fine alle mutilazioni genitali femminili: è l'obiettivo che tutti noi siamo chiamati a raggiungere per ridare dignità e salute alle bambine e alle giovani donne vittime di questa terribile consuetudine, che deve essere eradicata attraverso nuove politiche e azioni che tutelino il diritto delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione. Il problema della disuguaglianza di genere va affrontato alla radice, lavorando per l’empowerment sociale ed economico delle donne. In tal senso le risorse messe finora a disposizione non sono sufficienti e il Ministero della Salute si impegnerà per stanziare ulteriori fondi dedicati".
"L'eliminazione della pratica delle mutilazioni genitali femminili è una strada da percorrere ancora lunga e piena di ostacoli ma si tratta di una sfida da affrontare con il pieno coinvolgimento della Politica, delle Istituzioni pubbliche e delle Associazioni nazionali e internazionali. Tutti insieme siamo chiamati a promuovere la condivisione e i momenti formativi, a rafforzare le azioni in ambito sanitario e a sviluppare la solidarietà tra donne di diverse nazioni nel Paese di approdo. È questo l'unico modo per vincere una battaglia di umanità, civiltà e solidarietà".


Sfide estreme sui social: perché avvengono e come proteggere i ragazzi

Giannini (Sapienza): «L'isolamento da pandemia gioca un ruolo amplificatore»

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Un fenomeno dai contorni sempre più inquietanti che, complice l'isolamento dovuto alla pandemia, si sta trasformando in un'emergenza nell'emergenza. Parliamo delle sfide estreme sul web, le cosiddette challenge che spopolano tra i giovanissimi, diffuse tramite social come TikTok. Nei giorni scorsi la tragica scomparsa a Palermo di una ragazzina di dieci anni durante una di queste "prove di coraggio", mentre cercava di sfidare la morte con una cintura stretta intorno al collo. Emulazione, desiderio di essere accettati, incoscienza? Cercare di capire cosa si nasconde dietro tutto questo per cercare di prevenirlo è fondamentale.
Stando a quanto emerge dai dati di un sondaggio dell'Associazione Nazionale Dipendenze tecnologiche, GAP e cyberbullismo, condotta in collaborazione con il portale skuola.net e con VRAI (Visions, Robotics and Artificial Intelligence, Dipartimento di Ingegneria Informatica dell'Università Politecnica delle Marche) presentati durante la IV Giornata nazionale sulle dipendenze tecnologiche, GAP e cyberbullismo, su un campione di 3115 studenti di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, circa il 34% ha già partecipato a sfide online.

La sfida
Perché? «Il tema della sfida riguarda da sempre il mondo dell'adolescenza e della preadolescenza – afferma la professoressa Anna Maria Giannini, ordinario di Psicologia Generale presso l'Università Sapienza di Roma, e responsabile dell'area di Psicologia dell'emergenza presso l'Ordine degli Psicologi di Roma – perché è una sorta di test di identità, un'illusoria dimostrazione di coraggio che, sempre illusoriamente, li renderà attraenti e accettati. Se prima queste sfide avvenivano nei cortili, in strada, in luoghi di condivisione fisici, ora avvengono sui social».
«In un mondo in cui la comunicazione avviene attraverso strumenti e modalità che rendono i contatti costanti e serrati, il fenomeno della "sfida", con la possibilità di mostrarla a un numero di persone potenzialmente infinito, si amplifica in maniera esponenziale. Sicuramente un certo ruolo lo ha svolto, ultimamente, anche la pandemia, perché i ragazzi sono ancora più esposti in rete, sia per la Didattica a Distanza sia perché nel tempo libero i giovanissimi, non potendo fare molto altro, lo passano sui social. In sintesi, una modalità tipica di questa fase dello sviluppo viene sollecitata maggiormente dalle attuali condizioni».

La prevenzione
«Le Istituzioni educative, come la famiglia e la scuola, svolgono un ruolo primario nella prevenzione di questi fenomeni. A loro è infatti demandato il compito di far capire i rischi e i pericoli di queste pratiche attraverso degli interventi strategici. Attenzione però: spaventare i ragazzi o essere estremi è controproducente. Piuttosto metterli in guardia sul significato di quel gesto, far capire loro che non si tratta di coraggio perché coraggio è altro, ma soprattutto trasformare in disvalore quel che per l'adolescente è un valore. Anche la scuola deve avere un ruolo in questo. Quello che ad oggi manca all'istituzione scolastica è il tempo, e forse anche la volontà, per affrontare alcune materie come l'Educazione Civica e in generale per sensibilizzare gli alunni a questioni come il rispetto di genere e l'inclusione».

Disagi dell'era post-Covid
«Il post-Covid – ammette Giannini – ci coglierà in linea di massima impoveriti a livello di relazioni sociali, e questo sarà lampante soprattutto nel caso degli adolescenti. Questo potrebbe sfociare, in alcuni casi, in un aumento dell'aggressività, ansia, talvolta depressione. C'è grande preoccupazione sul futuro dei nostri ragazzi. Speriamo che a questa giusta preoccupazione seguiranno effettivamente degli interventi concreti. Per i ragazzi non è in gioco la mera preparazione scolastica: a causa dell'isolamento rischia di mancare una preparazione alla vita».


Bimbi, abusi in incremento durante la pandemia da Covid-19

+17% di streaming e chat video

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Oggi i bambini devono affrontare «nuovi rischi significativi». La pandemia da Covid sta «alimentando cambiamenti a lungo termine» e c'è una minaccia crescente: gli abusi sessuali online. Questo è il risultato dell'analisi dei dati della NSPCC, la Società nazionale britannica per la prevenzione della crudeltà a favore di i bambini. La principale organizzazione di beneficenza per bambini del Paese avverte che le analisi delle ultime tendenze della criminalità mostrano in particolare un incremento del rischio per i bambini già vittime di abusi familiari e un incremento del 17% dei crimini sessuali online contro i bambini nei mesi successivi al primo blocco del Covid-19.


Aria umidificata e ginnastica degli occhi contro gli effetti della DAD

Oculisti, dispositivi almeno a 30 cm e 2 ore di sole al dì

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La didattica a distanza (DAD) può avere conseguenze sugli occhi di bambini e ragazzi. Ma per ridurlo si possono utilizzare accorgimenti, come fare una ginnastica oculare e mantenere umidificata l'aria negli ambienti.
A fare il punto sulla salute degli occhi costretti dalla pandemia Covid a stare molte più ore di fronte al monitor sono gli esperti della Società Oftalmologica Italiana (SOI), in occasione dell'apertura del secondo congresso digitale della SOI.
La DAD, come lo smartworking, rappresentano uno stress per gli occhi, ma nel caso dei bambini l'impatto può essere maggiore visto che la miopia si sviluppa proprio dagli 8 ai 13 anni e nei Paesi asiatici, dove l'utilizzo di smartphone e tablet tra i bambini è frequente e precoce, quasi il 97% dei ragazzi di questa età sviluppa miopia, mentre in Europa il 65%. "Quando si guarda il monitor - spiega il presidente SOI Matteo Piovella - lo sguardo è fisso, quindi l'ammiccamento, cioè la chiusura delle palpebre, si riduce di tre volte. Questo porta seccare il film lacrimale, provocando irritazione e arrossamenti". Per ridurre il problema "possono essere utili delle lacrime artificiali e mantenere l'aria degli ambienti domestici umidificata per contrastare l'aria secca prodotta dai termosifoni e condizionatori".
Stare tante ore davanti al monitor, inoltre, non permette all'occhio di esercitare la messa a fuoco. "Gli insegnanti ogni 20 minuti dovrebbero invitare a interrompere la messa a fuoco da vicino e chiedere agli studenti di guardare in lontananza per un minuto prima di riprendere: questa ginnastica oculare fa rilassare gli occhi". I genitori dovrebbero invece insegnare ai figli a non avvicinare troppo agli occhi ai dispositivi tecnologici, la distanza deve essere almeno di 30 cm. È importante, infine, "che bambini e ragazzi passino almeno un paio di ore al giorno all'aria aperta, perché la luce del sole ha dei benefici per gli occhi rispetto a quella artificiale".


Covid e contagio: gli errori che facciamo ancora senza accorgercene

Mascherina indossata con naso scoperto, confondere gli spazi aperti con posti sicuri, fidarsi dell'amico che "è stato attento". Alcuni sbagli comuni che ci fanno sentire tranquilli quando non dovremmo

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In questo momento l'Italia si trova in una fase di stallo nella risalita dei contagi, ma con il ritorno in zona gialla della maggior parte delle regioni il rischio di nuovi assembramenti preoccupa gli esperti. È già successo in estate, quando il virus sembrava ormai lontano e comportamenti troppo disattenti hanno portato alla seconda ondata. Anche in autunno però, nonostante le limitazioni, Covid-19 ha continuato a infettare. Perché? Cosa facciamo di sbagliato senza accorgercene? Il Guardian ha raccolto alcuni suggerimenti.

Non "cosa posso fare" ma "cosa dovrei fare”
Il primo errore che in molti compiono è spostare l'attenzione da quello che è sicuro fare a quello che è possibile fare. Per esempio, si possono far venire in casa babysitter, addetti alle pulizie e venditori, oppure incontrarsi con parenti e amici, anche fare attività fisica in compagnia. Si tratta di necessità che la maggior parte dei Governi ha considerato imprescindibili per la salute mentale ed economica dei propri cittadini. Tuttavia, non è detto che siano sicuri.
Al centro di questa discussione ci sono principalmente i giovani. Ragazzi e giovani adulti non riescono a evitare completamente la socialità nutrendo l'illusione che frequentarsi tra persone "non a rischio di malattia grave" possa preservare anche le loro famiglie. Se si vive in casa con genitori o nonni e si continua a frequentare gruppi di amici non si è mai al sicuro. Specie a causa del rischio concreto di un'incubazione asintomatica del virus nel "soggetto 1".

"Sono stato attento”
Sbaglia chi si fida dell'amico o del conoscente che dice di essere stato "molto attento". Se qualcuno accanto a voi mostra sintomi particolari, come tosse o raffreddore, non bisogna credere «alle giustificazioni una tantum». È una reazione psicologica tipica di queste situazioni il negare malattia o pericolo. Su uno studio condotto negli Stati Uniti su 551 adulti, un quarto ha ammesso di non aver rispettato le regole ma di aver mentito a riguardo. E tra coloro che avevano contratto il virus, il 34% ha ammesso di aver negato i sintomi quando gli veniva chiesto da altri.

Trasmissione aerea, non si vede ma c’è
Pochi comprendono il reale significato di "trasmissione area". Se si riesce a sentire l'odore dell'alito di qualcuno o del fumo di una sigaretta, quello che si sta respirando proviene direttamente dalla sua bocca. Quindi trasporta anche virus se infetto. Nei posti chiusi l'aria respirata circola e, se l'areazione non è sufficiente, passare molto tempo insieme significa potenzialmente contagiarsi. Per questo bisognerebbe essere sempre consapevoli di come viene ventilato uno spazio. Aprire la finestra spesso non è sufficiente, serve un piano ben preciso.
Non bisogna credere che stare all'aperto significhi automaticamente essere al sicuro. Chiacchierare fuori è molto meno pericoloso che farlo dentro, ma questo non significa che non si corrono pericoli. Specie quando facciamo una fila, per la banca o per la posta, oppure in attesa dell'arrivo di un bus, stare per lungo tempo vicino a qualcuno ci porterà comunque a inalare il suo respiro. Anche le strade molto percorse per lo shopping sono un pericolo, è meglio evitarle durante l'ora di punta.

Qualità della mascherina e posizione
Distanziarsi è importantissimo. Evitare riunioni, raduni e incontri di grandi e piccole dimensioni ha l'impatto più significativo sul virus. Quando gli spazi sono piccoli però, la mascherina è essenziale. Non si deve però lasciare scoperto il naso. Si tratta di uno degli errori più comuni da quando il virus ha iniziato a circolare. Illudersi che proteggere la bocca sia sufficiente a non raccogliere il virus, senza capire che è il naso il principale responsabile dell'inalazione e del respiro.
Anche la qualità della mascherina è importante. Quelle in tessuto hanno abilità diverse nel contrastare il virus: alcune hanno tessuti pesanti e strati sufficienti per agire da barriera, altre sono troppo leggere e danno una falsa sicurezza. Le chirurgiche sono state fino ad ora la raccomandazione standard sui luoghi di lavoro in Italia. Con le varianti in circolazione, più trasmissibili e aggressive nel contagio, sembra ora che la mascherina più adatta sia la FFP2.

Vaccinati o guariti, non siete fuori pericolo
Un ultimo suggerimento è rivolto a vaccinati e guariti. Nel primo caso si ripete che la prima dose di vaccino non significa immunità immediata. Occorrono tre settimane per costruire la prima immunità e ulteriori sette giorni dopo la seconda dose per essere protetti. Non sono rari casi di contagiati tra la prima e la seconda dose, per aver pensato di essere già protetti. Inoltre, anche dopo il vaccino, non è chiaro quale sia la possibilità di trasmettere il virus ad altri, dunque è bene rispettare le misure. Almeno fino a che un numero sufficiente di vaccinati garantirà una trasmissione inferiore.
Ai guariti, infine, l'invito a non ignorare la possibilità di una reinfezione. Non si sa nulla sull'entità della seconda infezione rispetto alla prima, non sembra per ora essere presente uno standard. Inoltre non è escluso che i guariti possano comunque raccogliere e trasportare il virus a persone sane, senza ovviamente subirne loro stessi conseguenze grazie agli anticorpi. Anche per questo è bene attenersi alle regole anche dopo aver avuto la malattia.


Emofilia: personalizzazione della terapia e profilassi sono fattori chiave

Enorme impatto sulla qualità di vita dei pazienti

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Parola d'ordine: personalizzazione della terapia di profilassi. È il vero fattore chiave attorno al quale concordano gli esperti, alcuni dei quali si sono riuniti per discutere le più recenti novità del trattamento durante l'incontro online dal titolo: "KEY FACTORS - I fattori che contano nell'emofilia A e B” organizzato da CSL Behring.

Secondo alcuni dati statistici, un maschio su 5mila circa nasce con l'emofilia di tipo A, mentre uno su 30mila nasce con l'emofilia di tipo B. Sono, entrambe, malattie rare, che colpiscono prevalentemente il sesso maschile, caratterizzate dalla mancanza congenita di un fattore della coagulazione del sangue: carenza del fattore VIII per l'emofilia A e del fattore IX per l'emofilia B. Nelle donne l'emofilia è ancora più rara in quanto richiede che entrambi i genitori siano portatori di un cromosoma mutato o che manchi il cromosoma X sano. La terapia attuale si basa con la sostituzione nel sangue del fattore carente tramite la somministrazione endovenosa di concentrati di fattore VIII o FIX.
L'approccio "al bisogno" viene utilizzato in occasione di un'emorragia ma non previene il danno articolare e non migliora la qualità di vita. Lo standard attuale delle cure per l'emofilia è invece la profilassi continua, cioè la somministrazione regolare del fattore mancante al fine di prevenire le emorragie, spontanee e causate da traumi.
Nella profilassi inoltre recenti cambiamenti nei prodotti stanno migliorando la qualità di vita dei pazienti: se prima dovevano sottoporsi a somministrazioni endovenose almeno due volte a settimana, le nuove formulazioni hanno esteso significativamente l'emivita del farmaco nell'organismo e permettono di ricevere la somministrazione sino a una volta ogni 21 giorni.
«La profilassi viene personalizzata individualizzando la terapia sostitutiva con i fattori mancanti in base alle esigenze del paziente, alla sua tendenza al sanguinamento e alla farmacocinetica personale» spiega Angelo Claudio Molinari, responsabile del Centro regionale di riferimento per le Malattie Emorragiche presso l'IRCCS Giannina Gaslini di Genova, che continua: «Le attuali  terapie permettono al paziente emofilico una vita quasi identica a quella condotta dai suoi pari non affetti dalla malattia, attiva e senza rinunce. La profilassi ha permesso di cambiare drasticamente il decorso di malattia grazie alla prevenzione delle emorragie gravi che rappresentano la prima causa di mortalità. Questo si è tradotto in un'aspettativa di vita analoga a quella dei soggetti sani; inoltre, la profilassi ha permesso di ridurre i danni articolari tipici della patologia, migliorare la mobilità, ridurre il dolore, parametri direttamente condizionanti la qualità della vita».
«In questo momento storico i webinar si sono rivelati uno strumento fondamentale: abbiamo un gran bisogno non solo di condividere dati ed esperienze ma di aggiornarci sulle più recenti molecole disponibili sul mercato» afferma Cristina Santoro, dell'UOS Servizio di Diagnostica Speciale e Terapia delle Malattie dell'Emostasi e della Trombosi, Ematologia, AOU Policlinico Umberto I di Roma. Il Policlinico Umberto I è struttura di consolidata esperienza nelle malattie emorragiche, e in particolare nell'emofilia, con circa 450 pazienti in carico fra le forme A e B, di entità grave, moderata o lieve.
«Queste terapie innovative sono in grado di ridurre i sanguinamenti e l'artropatia correlata, con un numero di infusioni inferiore rispetto ai farmaci tradizionali. Ciò ha un enorme impatto sulla qualità di vita dei pazienti. Le ripetute infusioni endovenose, infatti, non sono piacevoli e possono causare fastidio o dolore, quindi diminuire il numero di infusioni è un importante fattore per migliorare la compliance e quindi l'efficacia della profilassi» conclude la dottoressa Santoro. «CSL Behring orienta la scelta sullo sviluppo di farmaci innovativi per l'emofilia verificando costantemente la loro rispondenza alle esigenze dei pazienti» ha dichiarato Learco Mottola, direttore medico di CSL Behring «Il webinar KEY FACTORS è l'occasione per condividere dati provenienti dalla reale pratica clinica che mostrano come i nostri farmaci consentano la flessibilità d'impiego necessaria a personalizzare al meglio il trattamento del paziente emofilico».

Lo studio
Emofilia B, promesse mantenute anche nella Real Life, in altre parole nella reale pratica clinica: lo studio IDEAL è uno studio osservazionale multicentrico retrospettivo e prospettico (follow-up di due anni) che ha arruolato sessanta pazienti affetti da emofilia B grave o moderata. L'obiettivo primario è la valutazione dei regimi posologici e consumo annuo di albutrepenonacog alfa nella pratica clinica e il confronto con il precedente trattamento. Sono stati arruolati, in 23 Centri emofilia italiani, 60 pazienti affetti da emofilia B grave o moderata e i risultati del follow-up a un anno hanno mostrato una riduzione considerevole del numero di infusioni che è passata da una mediana di due volte a settimana con il precedente fattore, a una ogni dieci giorni nella maggior parte dei pazienti un gruppo dei quali estende l'intervallo a ogni 14 o più giorni. Anche i consumi si riducono con trough level (il valore di fattore rilevato subito prima dell'infusione successiva) considerevolmente maggiori, riducendo così le target joint e il dolore articolare riferito dal paziente.
Dopo la recente modifica del RCP si è deciso di estendere l'osservazione di un ulteriore anno ai pazienti adulti in terapia con albutrepenonacog alfa ogni quattordici o più giorni, per raccogliere nuove esperienze di pratica clinica in questa specifica categoria di pazienti nonostante ad oggi la molecola abbia confermato le sue promesse in fase di studio clinico anche nella real life.

Il principio attivo
Albutrepenonacog alfa è il principio attivo del farmaco per l'emofilia B di CSL Behring che apre a nuovi scenari che potevano essere solo immaginati sino a poco tempo fa, quando la profilassi per la prevenzione degli episodi emorragici si doveva eseguire in media 2-3 volte la settimana. Si tratta di un fattore IX ricombinante EHL, sigla che indica i farmaci extended half-life, la cui emivita prolungata permette di adattare la profilassi alle esigenze del paziente con due benefici oggettivi: riduzione del numero di infusioni - sino a una ogni tre settimane - ed elevato livello di protezione grazie a un adeguato livello di fattore IX circolante. Sostituisce il fattore IX mancante, favorendo la coagulazione del sangue e permettendo il controllo temporaneo dell'emorragia. Oggi la terapia con questo FIX ricombinante diventa più maneggevole e flessibile, aprendo la strada a una maggiore aderenza al trattamento. Posticipare o saltare un'infusione infetti può avere conseguenze tutt'altro che trascurabili in termini di emorragie e danno articolare che rendono necessari interventi di emergenza e costi sanitari elevati.
Albutrepenonacog alfa o rFIX-FP è il fattore IX della coagulazione ricombinante fuso con albumina, anch'essa ricombinante. La lunga emivita del farmaco offre oggi l'opportunità ai medici specialisti di adattare la posologia al grado di gravità con cui si esprime la patologia nel singolo paziente, nonché alle sue reali necessità legate allo stile di vita.

Approccio "al bisogno" e profilassi
L'approccio "al bisogno" viene somministrato nelle forme lievi, in occasione di un'emorragia prolungata in corso. La profilassi invece mira a una somministrazione preventiva dei fattori ricombinanti affinché il sangue ne sia sempre provvisto. Nella profilassi inoltre recenti cambiamenti nei prodotti stanno migliorando la qualità di vita dei pazienti: se prima dovevano sottoporsi a somministrazioni endovenose almeno due volte a settimana, le nuove formulazioni hanno esteso significativamente l'emivita del farmaco nell'organismo e permettono di ricevere la somministrazione sino a una volta ogni 21 giorni.


Tumori, scoperta la radice di tutti i neuroblastomi

Individuata una particolare cellula embrionale che li scatena

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È stato scoperto un nuovo segreto del neuroblastoma: tutte le sue forme derivano dai simpaticoblasti, un particolare tipo di cellule embrionali. A dirlo è uno studio condotto dai ricercatori del Wellcome Sanger Institute, del Great Ormond Street Hospital (GOSH) e del Princess Máxima Center for Pediatric Oncology che hanno individuato proprio in queste cellule i probabili bersagli farmacologici di nuove terapie. Lo studio, pubblicato su Science Advances, ha cercato di capire perché i neuroblastomi varino di gravità, con alcuni più facili da trattare e altri che invece sono più complessi e hanno tassi di sopravvivenza, a cinque anni, relativamente bassi. Il neuroblastoma è un raro cancro che colpisce generalmente i bimbi sotto i cinque anni e che vede suo inizio nell'addome (solitamente nelle ghiandole surrenali). I ricercatori hanno analizzato l'espressione genica di 19.723 cellule tumorali e le hanno confrontate con 57.972 cellule surrenali dello sviluppo. "Ciò che più colpisce dei nostri risultati è che, nonostante la grande diversità del comportamento clinico del neuroblastoma, esiste una cellula-tipo di neuroblastoma globale che si trova in tutti i pazienti.
L'identificazione dei simpaticoblasti come radice di tutti i neuroblastomi è un passo importante verso la comprensione di come si sviluppa la malattia e, si spera, anche di come possiamo trattarla", spiega Jan Molenaar, Autore senior dello studio. Per Karin Straathof, altra Autrice senior della ricerca, "il neuroblastoma è un cancro insolito in quanto alcuni tumori si risolvono senza intervento, ma la malattia ha ancora uno dei tassi di sopravvivenza a cinque anni più bassi di qualsiasi altro cancro infantile".


No ai giubbotti super imbottiti per i bimbi nel seggiolino dell'auto

Non aderisce bene l’imbracatura e in caso incidente è pericoloso

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Attenzione alle tute da neve e i giacconi super imbottiti quando si mette un bimbo specie se molto piccolo (anche se vale per tutte le età) nel seggiolino auto: andrebbero magari levati in questo contesto, perché in un incidente d'auto l'imbottitura soffice si appiattisce immediatamente per la forza, lasciando spazio extra sotto l'imbracatura. Un bambino può quindi scivolare attraverso le cinghie ed essere sbalzato in avanti dal sedile.
Lo indicano alcuni suggerimenti per la sicurezza nella stagione invernale della American Academy of Pediatrics, che riunisce i pediatri americani. Indossare un cappotto super imbottito con una cintura di sicurezza non è la migliore pratica per i pediatri perché aggiunge spazio tra il corpo e la cintura di sicurezza stessa, non aderendo bene.
Tra gli altri suggerimenti quello di conservare il trasportino dei seggiolini per bambini all'interno di casa quando non in uso. Mantenere il seggiolino a temperatura ambiente ridurrà la perdita di calore corporeo del bambino in macchina. Non vanno dimenticati neppure cappelli, guanti e calzini o stivaletti, che aiutano a mantenere i bimbi al caldo senza interferire con le cinghie del seggiolino auto. Se il bambino succhia il pollice, si possono considerare i guanti che lasciano le dita semi scoperte o tenere a portata di mano un paio di guanti in più. Per proteggere il piccolo dal freddo, si possono usare un cappotto o una coperta sopra le cinghie dell'imbracatura, rimuovendole se necessario in modo che il bambino non senta troppo caldo dopo che l'auto si è riscaldata. Un altro consiglio è lasciare il viso del bambino scoperto perché respiri sempre bene. Inoltre, soprattutto se il viaggio è lungo, si può preparare una borsa di emergenza per l'auto, tenendo coperte extra, vestiti asciutti, cappelli, guanti e snack non deperibili in caso di emergenza su strada o di pioggia. Non guasta, infine, partire in anticipo rispetto all'orario in cui bisogna essere a destinazione: guidare l'auto in inverno, specie in alcune aree, può richiedere di rallentare e di essere particolarmente cauti. 


Bimbi più protetti dal sole, -4,4% scottature in 15 anni

Intergruppo Melanoma: “ma non abbassare la guardia in pandemia”

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Grazie a un maggior uso di creme e magliette, i bambini di oggi sono più protetti dagli effetti dannosi dei raggi solari. In 15 anni infatti, si registra il -4,4% scottature, un calo utile a ridurre l'incidenza di tumori della pelle nelle nuove generazioni.
A metterlo in luce è uno studio dell'Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) diffuso in vista della Giornata Mondiale contro il Cancro, che si celebra il 4 febbraio.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Medicine, mette a confronto i dati della Campagna di sensibilizzazione "Il Sole per Amico" con quelli del Progetto "SoleSì-SoleNo", svolti rispettivamente nel 2015 e 2001 nelle scuole primarie con questionari rivolti a genitori e insegnati. Nonostante quasi un bambino su quattro (23,3%) subisca una esposizione intensa soprattutto al mare (87,7% del campione), la prevalenza delle scottature è calata del 4,4% negli ultimi 15 anni. Contemporaneamente è aumentato del 14,7% l'uso di creme solari (dal 71,1% all'85,8%) e dell'11,1% (dal 19,7% al 28,8%) l'uso della maglietta ogni volta che si sta al sole. È proprio grazie a queste strategie che, dopo essere aumentati per molti anni, i tassi del melanoma in Italia si sono stabilizzati tra i nati dopo il 1975 e, per le ultimissime generazioni, hanno cominciato a diminuire. "Le campagne di prevenzione ripetute funzionano. Non solo il sole è sempre più amico della pelle dei bambini italiani ma sta calando anche l'incidenza dei melanomi tra gli under-quaranta. Ma non abbassiamo la guardia con il Covid", spiega Ignazio Stanganelli, presidente IMI, che mette però in guardia dall'abbassare la guardia durante la pandemia Covid. "Le mancate visite solo nel primo trimestre della pandemia - afferma - ci hanno fatto tornare ai numeri degli anni '80, quando la diagnosi precoce intercettava appena il 65% dei casi contro una media di quasi il 90% del periodo pre-coronavirus". 


Autismo: diagnosi in aumento

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Se nel 2011 i minori assistiti erano 1584, nel 2019 sono stati 4327. Per quanto riguarda gli adulti, nel 2013 erano 161 le persone prese in carico nei Centri di Salute mentale, mentre nel 2019 erano 614. "Numeri in aumento per la migliore capacità di intercettarli, dato che abbiamo migliorato molto i nostri metodi di diagnosi", spiegano dall'assessorato alla Sanità.

Due milioni di euro destinati alle cure di persone con disturbo dello spettro autistico. Una somma che viene confermata dalla Giunta regionale dell'Emilia-Romagna anche nel 2021, come negli anni precedenti.
Ad annunciarlo, in commissione Politiche per la Salute, presieduta da Ottavia Soncini, è stato l'assessorato alla Sanità tramite un'informativa tenuta nel corso della seduta del 26 gennaio scorso.
L'informativa era stata richiesta da diversi consiglieri, che aveva domandato un aggiornamento sui dati e sui numeri dei bambini e delle persone affette da questo disturbo.
"Un tema che ci sta a cuore – ha sottolineato Soncini - in particolare per quanto riguarda la presa in carico dei ragazzi nell'ingresso dell'età adulta e nel mondo del lavoro".
Le diagnosi, rispetto agli anni passati, sono in netto aumento: se nel 2011 i minori assistiti erano 1584, nel 2019 sono stati 4327. Per quanto riguarda gli adulti, nel 2013 erano 161 le persone prese in carico nei Centri di Salute mentale, mentre nel 2019 erano 614.


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Abate MV (a cura di). La Giornata contro le mutilazioni genitali femminili - Sfide estreme sui social: perché avvengono e come proteggere i ragazzi - Bimbi, abusi in incremento durante la pandemia da Covid-19 - Aria umidificata e ginnastica degli occhi contro gli effetti della DAD - Covid e contagio: gli errori che facciamo ancora senza accorgercene - Emofilia: personalizzazione della terapia e profilassi sono fattori chiave - Tumori, scoperta la radice di tutti i neuroblastomi - No ai giubbotti super imbottiti per i bimbi nel seggiolino dell’auto - Bimbi più protetti dal sole, -4,4% scottature in 15 anni - Autismo: diagnosi in aumento. Medico e Bambino 2021;24(2) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS2102_10.html