Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Maria Valentina Abate

UOC di Pediatria, Ospedale “Treviglio-Caravaggio”, Treviglio, ASST Bergamo Ovest

Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it

Sommario

Ritorno a scuola: come recuperare il giusto ritmo di sonno?

Infanzia: la corretta idratazione inizia fin da piccoli

Toccati da una medusa? Ecco i rimedi davvero efficaci

Esperienze positive da bambini e salute mentale da adulti

Mal di pancia da inizio scuola? Le regole per capire se è vero

Lupus eritematoso sistemico: nuovi criteri per la diagnosi

Tumori, bambini a rischio di leucemie e sarcomi

Polmone da “svapo”: negli Usa segnalati già oltre 900 casi e 8 decessi negli ultimi due mesi

Adolescenti, lo studio dell’ISS: il 16% ha sintomi o disturbi da gioco d’azzardo



Ritorno a scuola: come recuperare il giusto ritmo del sonno?

Vai alla fonte

Si torna in classe. Ma dopo tre mesi trascorsi a svegliarsi «con calma» e tirare tardi («tanto domani non c’è scuola!»), come ci si adatta alla solita routine? E soprattutto, come si fa a riabituarsi a svegliarsi presto? La guida per i genitori.

Almeno una giornata a casa
In molte famiglie, se i genitori lavorano, i figli hanno l’abitudine di rientrare in città all’ultimo momento: persino la sera prima di andare a scuola. Ecco, questo sarebbe proprio da evitare. Meglio anticipare il ritorno in città di 1-2 giorni così i bambini avranno il tempo di «orientarsi» a casa e cominciare a entrare nell’ordine di idee che sì, le vacanze sono davvero finite.

Pianificare il sonno
Se un bambino in vacanza dorme fino alle 10 non è pensabile svegliarlo alle 7 il primo giorno di scuola: sarebbe davvero un grande choc e correrebbe il rischio di sembrare uno zombie. Meglio abituarlo a svegliarsi prima in modo graduale, cominciando con qualche giorno d’anticipo rispetto all’inizio della scuola. Stop anche alle attenzioni a non fare rumore quando ci svegliamo: tanto si devono alzare tutti! Cominciando a sentire i tipici rumori casalinghi del mattino (acqua che scorre, tapparelle che si alzano, radio accesa): sarà più facile rientrare nel «mood» scolastico.

Un ripasso sulle ore di sonno
Giusto per non dimenticarcene, ecco quanto bambini e ragazzi dovrebbero risposare per non andare incontro a seri problemi di salute (obesità, iperattività, mantenimento delle funzioni cognitive). L’American Academy of Sleep Medicine ha quantificato le ore necessarie per le diverse fasce d’età: 16 al giorno, sonnellini inclusi, per i neonati; 10-13 ore fino a 5 anni; tra 9 e 12 ore per i bambini in età scolare; fino alle 8-10 ore per gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni.

Pasti regolari
In vacanza, si sa, spesso si finisce per mangiare a orari un po’ strampalati e non sempre in modo sano. Tornare a pasti regolari, e dal punto di vista nutrizionale completi, aiuta a rientrare nella routine.

No alle bevande con caffeina
La sera sarebbero sempre da evitare le bevande con caffeina, soprattutto in quei bambini classificati come «gufetti» e cioè che tendono ad addormentarsi più tardi. La caffeina stimola infatti il sistema nervoso centrale rendendo insonni e iperattivi. In questi giorni, in cui i bambini vanno abituati a recuperare il giusto ciclo del sonno, queste bevande sono tabù.

No a tablet e smartphone di sera
Giocare ai videogiochi la sera è il peggiore errore che si possa fare: i bambini si eccitano e se sono in due, si caricano a vicenda. Tutto l’opposto di quel che serve per conciliare il sonno. Secondo uno studio norvegese che ha coinvolto 10mila giovani, lo fa il 90% dei ragazzi. Ma la conseguenza della luce blu del cellulare (che confonde il cervello sulla produzione di melatonina) e dell’impatto dei contenuti, specie sui social, è che si dorme anche uno o due ore per notte. E restare attenti a scuola diventa un problema.

Terminare i compiti (ma senza stress)
Per andare a letto più serenità e con la coscienza a posto è bene dedicare gli ultimi giorni a terminare i compiti assegnati. Aiuterà a entrare nel contesto, ma niente panico se l’impressione è quella di aver dimenticato tutto. Un ripasso è doveroso ma gli insegnanti sanno che quando si ricomincia dopo uno stop c’è un po’ di ruggine: i primi giorni saranno dedicati a rivedere rapidamente gli argomenti in classe. Quindi niente ansie, l’importante è dormire di notte e arrivare riposati.

Infanzia: la corretta idratazione inizia fin da piccoli

I genitori sono attenti: il 82% controlla che bimbi bevano regolarmente

Vai alla fonte

L’educazione a una corretta idratazione inizia fin da piccoli, ed è il buon esempio dei genitori a fare la differenza. Lo sottolinea un’indagine condotta da IPSOS per Nestlé Waters, di cui il Gruppo San Pellegrino fa parte, sul tema “corretta idratazione per i più piccoli”, che ha coinvolto 4200 genitori con figli tra i 3 e i 12 anni e 1400 bambini di età compresa tra i 6 e 12 anni in sette Paesi.
In Italia l’82% degli intervistati ha dichiarato di controllare che i propri figli bevano la giusta quantità di acqua e l’81% di offrirla loro regolarmente. Più di un terzo dei genitori ricorre a piccoli trucchi come sciroppi o succhi di frutta. Mamma e papà danno il via libera alle bibite in occasioni speciali, come quando fa particolarmente caldo (34%), al ristorante (32%) e nel weekend (27%). Sottolinea il Professor Umberto Solimene, dell’Università degli Studi di Milano: “In età infantile, seguire una corretta idratazione può essere difficile: i più piccoli, infatti, hanno uno stimolo della sete meno sviluppato rispetto agli adulti e per questo consiglio ai genitori di educarli fin da subito a una corretta idratazione dando loro il buon esempio - come confermato dall’indagine - ma anche associando il momento del bere a precisi momenti della giornata (ad esempio, prima di andare a dormire o durante la merenda)”.



Toccati da una medusa? Vi insegniamo quali sono i rimedi davvero efficaci

La credenza che la pipì possa alleviare il dolore non ha fondamento. Inutile anche lo strofinamento della pelle con un asciugamano

Vai alla fonte

La pipì neutralizza il veleno delle meduse. Una leggenda metropolitana piuttosto vecchia e diffusa in tutto il mondo, che però non ha fondamento scientifico. A passare in rassegna i rimedi da adottare in caso di incontro con queste creature marine, sempre più diffuse anche nei nostri mari, valutandone l’efficacia è un articolo su «Dottore, ma è vero che...?», il portale promosso dalla Federazione degli Ordini dei medici per smontare le fake news.
La leggenda che l’urina funzioni «deriva dall’idea che il veleno delle meduse possa essere neutralizzato con l’ammoniaca e dal fatto che nell’urina è contenuta l’urea, che ne è un derivato. Un’altra interpretazione si basa sul fatto che gli organelli ripieni di veleno rimasti conficcati nella pelle e detti nematocisti sono suscettibili a sbalzi di concentrazione nell’ambiente circostante: poiché nell’urina sono contenuti sali ed elettroliti, sarebbe quindi meglio sciacquare la parte con questa che con acqua corrente».
Una convinzione che non conosce confini: nel 1997, in una puntata della famosissima serie televisiva «Friends», uno dei protagonisti ricorda di aver sentito del rimedio in un documentario, e lo adotta sulla ragazza dolorante sulla spiaggia. Ma dopo una puntura di medusa, sono tanti i rimedi fantasiosi che si adottano, sbagliando.
Qualcuno consiglia di asportare i resti dei tentacoli strofinando la pelle con un asciugamano o grattandola con un cartoncino rigido e spigoloso, come la carta di credito o il bancomat. Altri propongono di applicare bicarbonato di sodio, schiuma da barba, alcol, e perfino un prodotto usato nei Paesi anglosassoni in cucina per rendere la carne più tenera. E c’è chi ricorre al calore di un accendino o di una sigaretta per neutralizzare la tossina.
Funzionano tutti questi rimedi? Poco o nulla, affermano gli esperti.
«Non è dimostrato che l’ammoniaca neutralizzi le sostanze urticanti liberate dalle meduse. Il loro veleno è costituito da una miscela di sostanze diverse, ancora non tutte ben identificate, e differenti da specie a specie. Ma se anche l’ammoniaca potesse essere utile in questi casi, nelle urine delle persone sane non è contenuta questa sostanza, ma urea, che ne è un derivato con caratteristiche chimiche diverse», si spiega.
Ecco allora cosa fare. Meno dell’1% della tossina si libera al momento del primo contatto con la medusa, per cui occorre prestare la massima cura nell’evitare di fare uscire il resto: non bisogna fasciare né sfregare la parte, per esempio con un asciugamano, ed è sconsigliato cercare di togliere i resti di tentacoli con uno strumento spigoloso, come la carta di credito.
Meglio usare con attenzione delle pinzette. Dopo questo primo intervento, la cosa migliore per ridurre il dolore è l’immersione in acqua molto calda per almeno 20, ma anche 40 minuti, sostituendola a mano a mano che si raffredda. Sono sicuri ed efficaci anestetici locali come la lidocaina e analgesici per bocca come il paracetamolo.
Tirando le somme, «la discordanza di alcune raccomandazioni conferma la conclusione di tutti i lavori finora pubblicati, compresa la revisione Cochrane del 2013: le meduse sono moltissime, hanno diverse caratteristiche e liberano sostanze differenti tra loro. Occorrono nuovi studi per confermare il miglior comportamento da seguire nei diversi casi, soprattutto ora che, a causa dei cambiamenti climatici, specie tropicali più pericolose stanno raggiungendo mari molto frequentati dai bagnanti».



Esperienze positive da bambini e salute mentale da adulti

Vai alla fonte

Il legame tra esperienze positive fatte nell’infanzia e salute mentale da adulti è già stato oggetto di investigazione scientifica. Lo studio condotto dalla Johns Hopkins University di Baltimora ha valutato questo rapporto con un’intervista strutturata oltre 6 mila adulti.

I bambini che vivono un maggior numero di esperienze positive con la famiglia, gli amici e le persone all’interno della vita di comunità hanno minori probabilità di avere difficoltà psicologiche e relazionali da adulti. “Le esperienze avverse durante l’infanzia come abuso, rifiuto, violenza e assenza genitoriale sono da tempo legate a effetti negativi duraturi sulla salute fisica e mentale, osservano gli Autori dello studio su JAMA Pediatrics. “Tuttavia, non si sa ancora molto sulla possibilità che le esperienze positive rendano più semplice ai bambini reagire o su cosa accade quando i piccoli vivono un mix di esperienze positive e negative”.

Lo studio
I ricercatori della Bloomberg School of Public Health presso la Johns Hopkins University di Baltimora hanno chiesto a 6.118 adulti quanto spesso durante l’infanzia si sono sentiti capaci di parlare dei propri sentimenti a famiglia e amici, hanno percepito la vicinanza della propria famiglia durante momenti di difficoltà, hanno partecipato alle attività della comunità, hanno provato un senso di appartenenza durante le scuole superiori, si sono sentiti supportati dagli amici, hanno avuto almeno due adulti che non fossero i genitori che si sono interessati a loro e, infine, quanto spesso si sono sentiti sicuri e protetti dalla presenza di un adulto in casa.
Nel complesso, gli adulti che hanno riferito dalle sei alle sette esperienze positive del genere avevano il 72% in meno delle probabilità di essere depressi o di avere almeno 14 giorni di cattiva salute mentale al mese rispetto a coloro che hanno riferito non più di due esperienze positive. Anche da tre a cinque esperienze positive erano legate a un 50% in meno di probabilità di depressione o precaria salute mentale rispetto a due o meno.
Queste associazioni si sono mantenute anche quando i rispondenti hanno segnalato molteplici esperienze negative durante l’infanzia.
“L’assenza dei tipi di esperienze infantili positive che abbiamo valutato nel nostro studio è molto stressante per un bambino”, dice l’autrice principale dello studio, Christina Bethell. “Senza un sostegno amorevole, gli ormoni dello stress dei bambini possono rimanere alti e ciò influisce su come si sviluppa il cervello in modi che rendono loro più difficile percepire sicurezza, rilassatezza e diventare aperti, curiosi e imparare ad avere relazioni positive con gli altri”.

La correlazione tra esperienze di vita positive e salute mentale e rapporti umani migliori si è mantenuta anche nelle persone che hanno avuto esperienze avverse durante l’infanzia.
Rispetto ai partecipanti che hanno segnalato non più di due esperienze positive da bambini, le persone che ne hanno vissute da sei a sette avevano oltre il triplo delle probabilità di riferire che da adulti hanno “sempre” ricevuto il supporto sociale ed emotivo che necessitavano.
Quando i soggetti non avevano avuto più di due esperienze positive durante l’infanzia, solo un terzo ha segnalato di avere sempre ricevuto supporto, anche quando non vi era alle spalle una storia di esperienze negative da bambini.

Mal di pancia da inizio della scuola? Le regole per capire se è vero

Vai alla fonte

È un dolore molto frequente nei piccoli. In genere non nasconde alcunché di preoccupante (o può essere addirittura di origine psicologica), talvolta tuttavia può essere talmente grave da richiedere un intervento chirurgico urgente.

Le cause e i sintomi
Nella maggior parte dei casi il mal di pancia nel bambino è attribuibile a cause mediche. Le più comuni sono:
  1. gastroenteriti infettive, soprattutto nei bambini sotto i 3 anni: febbre, malessere generale e vomito; con il passare delle ore o dei giorni sopraggiungono dolori addominali e diarrea;
  2. stitichezza, comune in tutte le fasce di età: dolore addominale, tipo crampi; difficoltà a evacuare; feci dure o a palline («caprine»); pesantezza e gonfiore addominale;
  3. infiammazione del colon (colite) post-infettiva, soprattutto nei bambini tra i 3 e i 6 anni: fastidio, dolore e gonfiore all’addome; funzionalità intestinale alterata (diarrea e/o stitichezza); sollievo dopo essersi scaricati;
  4. linfoadenite mesenterica (più comune tra i 2 e i 12 anni): dolore addominale; febbre; talvolta vomito;
  5. invaginazione intestinale (può colpire i bimbi sotto l’anno): dolore addominale; vomito; gonfiore nella parte inferiore destra dell’addome; diarrea, con tracce di sangue nelle feci.
I segnali di pericolo
Ecco invece i sintomi che potrebbero essere spia di un’appendicite, più comune dopo i 3 anni di età. Quando si assiste a questa progressione di sintomi bisogna andare al Pronto soccorso:
  1. dolore improvviso e continuo, che tende ad aumentare nel tempo;
  2. associazione con vomito, che si intensifica nel corso delle ore e diventa sempre più scuro;
  3. dolore localizzato soprattutto ai quadranti di destra, in particolare nella parte bassa dell’addome;
  4. febbre.

Cause psicologiche
In alcuni casi, soprattutto dopo i 6 anni, il mal di pancia può avere origine psicologica, per cui il bambino tende a somatizzare le emozioni che non riesce a gestire (ansia da prestazione o da inizio della scuola, gelosia per la nascita di un fratellino, conflittualità a scuola o a casa). Prima di giungere a queste conclusioni bisogna però escludere eventuali cause organiche.

La diagnosi
Nella maggior parte dei casi per capire l’origine di un mal di pancia acuto o ricorrente è sufficiente una visita pediatrica con un’accurata raccolta di informazioni sul paziente, comprese le abitudini alimentari, possibili fattori di stress e infezioni recenti. In alcuni casi può essere utile eseguire alcuni esami del sangue (indici infiammatori, test per escludere la celiachia) e l’ecografia addominale. Altre indagini sono riservate a casi selezionati.

Lupus eritematoso sistemico: nuovi criteri per la diagnosi

Vai alla fonte

I nuovi sistemi di classificazione per il lupus eritematoso sistemico (LES) dell’American College of Rheumatology (ACR) e dell’European League Against Rheumatism (EULAR) rappresentano un “cambio di paradigma” nel modo in cui viene diagnosticata e studiata la malattia.

“I nuovi criteri forniscono un metodo semplice, diretto e altamente accurato per classificare il LES”, osservano Sindhu Johnson del Toronto Western Hospital in Canada e i co-Autori nel rapporto pubblicato online da Annals of the Rheumatic Diseases.
I criteri di classificazione di EULAR e ACR nel 2019 per il LES richiedono titoli di anticorpo anti nucleo (ANA) di almeno 1:80 sulle cellule HEp-2 o un test equivalente che risulta positivo almeno una volta. In caso contrario il paziente non si considera affetto da LES. Se invece i test sono positivi vengono valutati 22 criteri di classificazione “additivi ponderati” raggruppati in sette ambiti clinici separati (costituzionale, ematologico, neuropsichiatrico, mucocutaneo, sierale, muscoloscheletrico, renale) e tre diversi ambiti immunologici (anticorpi antifosfolipidi, proteine del complemento, anticorpi specifici per il LES).
Attraverso un sistema a punti (che vanno da 2 a 10) si dà un peso variabile a ciascuno dei 22 criteri. I pazienti che accumulano 10 o più punti sono considerati affetti da LES. La nefrite lupica di classe III o IV scoperta attraverso una biopsia renale, comporta 10 punti e con un ANA positivo è sufficiente per diagnosticare la patologia. La nefrite lupica di classe II o V pesa per 8 punti, ma di per sé non è sufficiente per diagnosticare il LES, spiegano gli Autori.
Per la prima volta tra i criteri viene inclusa la febbre inspiegabile che si è rivelata una condizione “comune e straordinariamente caratteristica del LES”.
Gli Autori avvertono comunque che “la febbre deve essere presa in considerazione solo se non esiste una spiegazione migliore”. Visto che le infezioni sono una delle principali cause di morte nel LES, bisogna sospettare prima di tutto di un infezione nei soggetti potenzialmente affetti, in particolare quando i livelli di proteina C reattiva sono elevati.
Gli Autori hanno validato i nuovi criteri di classificazione usandoli per valutare un gran numero di casi, tra i quali quelli di molti pazienti che presentavano sintomi simili a quelli del LES ma non erano affetti. “I nuovi criteri hanno una sensibilità del 96,1% e una specificità del 93,4%, rispetto all’82,8% di sensibilità e al 93,4% di specificità dei criteri ACR del 1997 e rispetto alla sensibilità del 96,7% e alla specificità dell’83,7% dei criteri del Systemic Lupus International Collaborating Clinics del 2012”.
Gli Autori hanno anche preso in considerazione dei criteri di classificazione molecolare, hanno valutato molti nuovi biomarker, ma li hanno esclusi tutti, in gran parte a causa di una limitata disponibilità in ambito clinico e /o di prove insufficienti.

Tumori, bambini a rischio di leucemie e sarcomi

Sessanta tipi diversi possono colpirli

Vai alla fonte

Tra leucemie, sarcomi e tumori cerebrali, sono circa 60 i tipi e i sottotipi di cancro che possono colpire i bambini. Tanti e diversi, ma le cure disponibili sono molto inferiori rispetto a quelle disponibili per gli adulti. Riaccendere l’attenzione su questo tema è l’obiettivo dell’iniziativa Accendi d’Oro, Accendi la Speranza, che si è tenuto da lunedì 23 a domenica 29 settembre 2019, nell’ambito del Settembre d’Oro mondiale dell’Oncologia pediatrica, organizzato dalla Childhood Cancer International.
«Le diagnosi di tumore i bimbi e ragazzi sotto i 18 anni sono circa 2200 ogni anno in Italia, e negli ultimi decenni sono lentamente aumentate per stabilizzarsi negli ultimi 4 o 5 anni», spiega Gianni Bisogno, associato di Pediatria presso l’Università di Padova e responsabile del Gruppo Europeo dei sarcomi dei tessuti molli infantili.
«Esistono circa 60 tipi e sottotipi di tumori infantili: circa 15 tipi di leucemie suddivise nei due sottogruppi, linfatiche e mieloidi; ci sono poi 20 tipi, sottotipi e gradi di sarcoma, tra quelli dei tessuti molli, ossei e di Ewing; infine oltre una ventina di tipologie di tumori cerebrali come gliomi e medulloblastomi. E di nuovi ne vengono scoperti continuamente». Diversamente da quanto accade negli adulti, non contano i fattori di rischio legati agli stili di vita. «A pesare, nei tumori pediatrici, è la componente genetica: alcune mutazioni nel DNA che causano la neoplasia sono ereditate e altre si sviluppano ex novo durante la vita fetale», spiega Bisogno. I trattamenti principali, prosegue, «possono consistere in chemioterapia, chirurgia e radioterapia, anche combinati tra loro. Circa l’80% guarisce, anche se a prezzo di cure lunghe e impegnative». Ma un bambino su 5 non ha una terapia disponibile e circa due terzi dei guariti saranno soggetti a effetti collaterali a lungo termine causati dal trattamento subito.
«La ricerca nel settore è ancora poca e almeno il 50% dei farmaci usati per combattere la malattia non è Autorizzato per l’uso pediatrico, ed è utilizzato off label, adattando ai bambini medicine per adulti, anche se la biologia dei tumori può essere molto diversa», spiega il presidente Federazione italiana delle associazioni di oncologia pediatrica (FIAGOP), Angelo Ricci. Per questo è fondamentale che si sviluppino farmaci studiati espressamente per i più piccoli e non utilizzare su di essi medicine sviluppate per i grandi. Per ogni farmaco Autorizzato per l’adulto - conclude Ricci - chiediamo sia investigato il potenziale in ambito pediatrico, così da trovare trattamenti più mirati e con ridotti effetti collaterali».
Durante tutti il mese di settembre, centinaia di luoghi nel mondo sono stati illuminati di luce dorata, dalle Cascate del Niagara al Taj Mahal, dal Colosseo alla Lanterna di Genova, e milioni di persone indosseranno un Nastrino Dorato, simbolo della lotta ai tumori infantili. In Italia le iniziative, a cura della FIAGOP e delle federate, sono state concentrate dal 23 al 29 settembre 2019.


Polmone da “svapo”: negli Usa segnalati già oltre 900 casi e 8 decessi negli ultimi due mesi

E intanto è boom di e-cig tra gli adolescenti

Vai alla fonte

Una lettera al New England, giunta a distanza di pochi giorni dall’articolo sul ‘pol-mone da svapo’, aggiorna la casistica americana. Il problema sta assumendo proporzio-ni epidemiche e gli esperti invitano dunque a una stretta sorveglianza del fenomeno. Il National Institute on Drug Abuse americano si appella ai genitori perché vigilino sui figli adolescenti e li tengano lontani dalle e-cig. Attualmente negli Usa a ‘svapare’ è un dicias-settenne su 4 e un quindicenne su 5.

Con una lettera al New England Journal of Medicine, Yulin Hswen e John S. Brownstein, dell’Innovation Program, Boston Children’s Hospital di Boston (Usa) aggiornano la casistica americana del cosiddetto ‘polmone da svapo’. A partire dai primi casi segnalati a fine luglio di quest’anno e fino al 20 settembre sono stati segnalati negli Usa 908 casi di questa patologia emergente (495 confermati, 413 sospetti) e 8 decessi (in California, Kansas, Illinois, Indiana, Minnesota, Oregon e Missouri).
La patologia, che secondo gli esperti sta acquisendo proporzioni epidemiche, si manifesta nei giovani utilizzatori di sigarette elettroniche (‘svapo’) che si presentano in pronto soccorso per dispnea acuta, tosse, dolore toracico e sintomi gastro-intestinali (nausea, vomito, diarrea e dolori addominali).
Secondo gli esperti il problema è ampiamente sottostimato, perché è un’entità nosologica di recentis-sima individuazione (il primo caso documentato risale allo scorso luglio).
Le cause del fenomeno non sono note ma dai report acquisiti si ipotizza che possa dipendere dall’aerosolizzazione dei composti contenuti negli aromi dei liquidi per e-cig, dall’adulterazione dei device utilizzati per fumare olio a base di tetraidrocannabinoli o vitamina E, prodotti da svapo acquisiti sul mercato nero.
Gli Autori della lettera lanciano dunque un appello all’intensificazione della sorveglianza per monitorare gli sviluppi del fenomeno e la diffusione di questa ‘epidemia’ di polmone da svapo.
E anche i National Institutes of Health lanciano l’allarme sull’attrazione degli adolescenti per lo svapo; i risultati del Monitoring the Future Survey relativi ai teenager dimostrano un tasso al-larmante di impiego delle e-cig rispetto a solo lo scorso anno; la percentuale degli utilizzatori in questa fascia d’età è raddoppiata in due anni. i risultati di questa survey (finanziata dal National Institute on Drug Abuse - NIDA) sono stati elaborati dai ricercatori della University of Michigan (Ann Harbor, Usa), Autori di un lavoro pubblicato sul New England Journal of Me-dicine. I nuovi dati della survey dimostrano che l’allarme non è ingiustificato. Nel 2019, la prevalenza dello svapo di liquidi a base di nicotina è stata di 1 su 4 tra gli studenti di 16-17 anni, di 1 su 5 tra quelli di 15-16 anni e di 1 su 11 tra quelli di 14 anni.
“Con il 25% dei diciassettenni, il 20% del sedicenni e il 9% dei quattordicenni che dichiarano di aver svapato nicotina nel mese precedente – commenta Nora D. Volkow, direttore del NIDA – l’uso di que-sti device è diventato una crisi di salute pubblica. Questi prodotti introducono i ragazzi e i loro cervelli in fase di sviluppo alla nicotina, che crea moltissima dipendenza; temo che abbiamo appena iniziato a scoprire i possibili rischi per la salute che questo comporta per i ragazzi”. “I genitori dei ragaz-zi in età scolare dovrebbero cominciare a fare attenzione a questi device – afferma Richard Miech, Università del Michigan – e le Autorità nazionali dovrebbero assistere in genitori implementando policy e programmi volti prevenire l’uso di questi prodotti da parte degli adolescenti”.

Adolescenti, lo studio dell’ISS: il 16% ha sintomi o disturbi da gioco d’azzardo

Vai alla fonte

La percentuale si è alzata del 10% rispetto al 2014. I giovani con uso problematico dei social sono l’11,8% delle ragazze e il 7,8% dei ragazzi. Al tempo stesso è alta la percentuale di ha fiducia negli insegnanti (62%), e chi sostiene di potersi confidare con i genitori (70%).

Gli adolescenti italiani hanno un’alta percezione della loro qualità di vita, anche se le loro abitudini non sono poi così corrette. La più allarmante riguarda il rapporto con le scommesse. Lo stile di vita degli adolescenti italiani è stato fotografato in un rapporto promosso dal ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. Secondo quanto emerge dal Sistema di Sorveglianza HBSC Italia, non ci sono infatti differenze sostanziali differenze rispetto al 2014 nel rapporto con il fumo e la cannabis, mentre si alza la quota di studenti con disturbi da gioco d’azzardo o che rischiano di svilupparne. In totale, la fascia dei giovani che presentano almeno due sintomi - per esempio aver rubato soldi per scommettere - è pari al 16%, il 10 % in più rispetto al 2014. Cresce anche la tendenza a bere: nel 2018, il 43% dei 15enni (38% nel 2014) e il 37% delle 15enni (30% nel 2014) ha fatto ricorso al binge drinking (assunzione di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche, in un’unica occasione) negli ultimi 12 mesi.

I giovani italiani rimangono sedentari, anche se il trend è in diminuzione: l’Oms raccomanda almeno 60 minuti di attività fisica, rispettata solo dal 9,5% dei ragazzi 11-15 anni. Molti amano stare davanti al pc: le linee guida internazionali raccomandano di non superare due ore al giorno in attività dedicate a guardare uno schermo (videogiochi/computer/internet), ma dai dati 2018 si evince che circa un quarto dei ragazzi supera questo limite. In questo ambito giocano soprattutto i social media, per i quali gli adolescenti mostrano grande attenzione. I risultati mostrano infatti che i giovani con uso problematico dei social sono l’11,8% delle ragazze e il 7,8% dei ragazzi. Lo schermo è usato anche per confidarsi: soprattutto le ragazze di 13 anni (19%) dichiarano di essere d’accordo o molto d’accordo nel preferire le interazioni online per parlare dei propri sentimenti.
Al tempo stesso però è positivo il rapporto con i genitori: nel 2018 più del 70% dei ragazzi (11-15 anni) parla molto facilmente con loro. Oltre l’80% inoltre dichiara di avere amici con cui condividere gioie e dispiaceri e più del 70% di poter parlare con loro dei propri problemi. Infine, oltre il 60% dei ragazzi ritiene i propri compagni di classe gentili e disponibili. Un ragazzo su 2 dichiara che gli insegnanti sono interessati a loro come persone e il 62,4% dei ragazzi dichiara di avere fiducia negli insegnanti.

Il bullismo coinvolge l’Italia meno rispetto agli altri Paesi: quelli che dicono di essere stati vittima di bullismo almeno una volta negli ultimi 2 mesi sono il 16,9% degli undicenni (erano il 23% nel 2014), Rispetto al 2014 questo fenomeno è, quindi, complessivamente in riduzione. La percentuale di coloro che dichiarano di aver subito azioni di cyberbullismo negli ultimi due mesi diminuisce con l’età (11 anni: 10,1%; 13 anni: 8,5% e 15 anni: 7%).
Quanto alle abitudini alimentari, dal 20 al 30% degli studenti tra 11 e 15 anni non fa la prima colazione nei giorni di scuola, solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno e meno del 10% svolge almeno un’ora quotidiana di attività motoria, come raccomandato dall’OMS, mentre un quarto di loro supera le due ore al giorno (il massimo raccomandato) davanti a uno schermo. 16,6% dei ragazzi 11-15 anni è in sovrappeso e il 3,2% obeso. Pane, pasta e riso sono gli alimenti più consumati in assoluto (1 ragazzo su 2). Le bibite zuccherate/gassate sono consumate maggiormente dagli undicenni e dai maschi (le consumano almeno una volta al giorno il 14,3% degli undicenni, il 13,7% dei tredicenni, il 12,6% dei quindicenni). Il trend è però in discesa, già dal 2014, per tutte le fasce di età e senza differenza di genere.

Vuoi citare questo contributo?

M.V. Abate (a cura di) Ritorno a scuola: come recuperare il giusto ritmo di sonno? - Infanzia: la corretta idratazione inizia fin da piccoli - Toccati da una medusa? Ecco i rimedi davvero efficaci - Esperienze positive da bambini e salute mentale da adulti - Mal di pancia da inizio scuola? Le regole per capire se è vero - Lupus eritematoso sistemico: nuovi criteri per la diagnosi - Tumori, bambini a rischio di leucemie e sarcomi - Polmone da “svapo”: negli Usa segnalati già oltre 900 casi e 8 decessi negli ultimi due mesi - Adolescenti, lo studio dell’ISS: il 16% ha sintomi o disturbi da gioco d’azzardo. Medico e Bambino pagine elettroniche 2019;22(8) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1908_20.html

Copyright © 2019 - 2019 Medico e Bambino - Via S.Caterina 3 34122 Trieste - Partita IVA 00937070324
redazione: redazione@medicoebambino.com, tel: 040 3728911 fax: 040 7606590
abbonamenti: abbonamenti@medicoebambino.com, tel: 040 3726126

La riproduzione senza autorizzazione è vietata. Le informazioni di tipo sanitario contenute in questo sito Web sono rivolte a personale medico specializzato e non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico. Per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio medico curante. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. Medico e Bambino non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.

Unauthorised copies are strictly forbidden. The medical information contained in the present web site is only addressed to specialized medical staff and cannot substitute any medical action. For personal cases we invite to consult one's GP. The contents of the pages are subject to continuous verifications; anyhow mistakes and/or omissions are always possible. Medico e Bambino is not liable for the effects deriving from an improper use of the information.