Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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Striscia... la notizia

a cura di Maria Valentina Abate
Patologia Neonatale, ASST Papa Giovanni XXIII, Ospedale di Bergamo
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Cos’è la manovra di Heimlich

Manovra di Heimlich, ecco cosa fare nel caso in cui un oggetto ingerito ostruisce le vie respiratorie nei bambini e negli adulti:
  1. posizionarsi dietro il paziente e circondarlo con le braccia a livello della cintola;
  2. mettere la mano chiusa a pugno poco sopra l’ombelico del paziente;
  3. afferrare il pugno con l’altra mano ed esercitare delle spinte verso l’alto finché l’oggetto che ostruisce le vie aeree non viene espulso.

Ecco cosa fare con bimbi nel primo anno di età:
  1. posizionare il bimbo a pancia in giù lungo l’avanbraccio o la coscia con la testa bassa e appoggiata;
  2. dare cinque colpi secchi sulla schiena con la zona della mano tra il palmo e il polso;
  3. osservare poi l’interno della bocca ed eliminare qualsiasi cosa la stia ostruendo;
  4. non introdurre mai le dite nella bocca del bambino, a meno che non si possa vedere e raggiungere l’oggetto che la ostruisce.



Il bullismo cambia il cervello, danni fisici per chi lo subisce
Potrebbe aumentare le possibilità di soffrire di disturbi mentali in momenti successivi della vita

Le vittime dei bulli non subiscono solo danni psicologici. Per la prima volta la scienza ha notato come arrivi a mutare persino la struttura fisica del cervello. A trovare questa evidenza è stato uno studio internazionale coordinato dal King’s College di Londra, che ha dimostrato come ci possano essere differenze strutturali fisiche nel cervello degli adolescenti. Questo, secondo i ricercatori, potrebbe aumentare le possibilità di soffrire di disturbi mentali in momenti successivi della vita.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, ha dimostrato come le vittime dei bulli abbiano una diminuzione del volume di alcune parti del cervello. Nel dettaglio, sotto i riflettori sono finiti il nucleo caudato e il putamen (che insieme formano lo striato dorsale) che arrivano a restringersi a seguito delle continue angherie subite.
La ricerca ha coinvolto 682 giovani di Inghilterra, Irlanda, Francia e Germania: a 14, 16 e 19 anni hanno dovuto compilare questionari sugli eventuali episodi di bullismo di cui erano stati vittime: 36 i casi in cui sono state accertate forme di bullismo cronico. Le conclusioni della ricerca sono arrivate grazie anche ad alcune scansioni cerebrali ad alta risoluzione (fatte a 14 e 19 anni) e a uno studio sui livelli di depressione, ansia e iperattività.
Già alcune precedenti ricerche scientifiche avevano confermato il nesso tra il bullismo e i problemi di salute mentale. Tra queste una delle più recenti è della canadese McGill University, che aveva fatto emergere un rischio raddoppiato, tra le vittime di bullismo, di poter avere sintomi depressivi e un rischio triplicato di casi d’ansia. La modifica fisica individuata dai ricercatori internazionali coordinati dal King’s College di Londra spiegherebbe la relazione tra le vittime di bullismo e alti livelli di ansia che sono stati individuati tra i giovani di 19 anni.
“Sebbene non sia solitamente considerato rilevante per l’ansia, l’importanza dei cambiamenti strutturali nel putamen e nel nucleo caudato allo sviluppo dell’ansia risiede molto probabilmente nel loro contributo a comportamenti correlati come la sensibilità alla ricompensa, la motivazione, il condizionamento, l’attenzione e l’elaborazione emotiva”, spiega Burke Quinlan, ricercatore del King’s College che ha condotto lo studio.




Orecchioni, 5 cose da sapere sulla parotite
I pediatri la spiegano, più pericolosa per lui, c’è il vaccino

Comunemente nota come orecchioni, la parotite è una malattia infettiva altamente contagiosa, che si localizza a livello delle ghiandole salivari e delle prime vie aeree (faringe, laringe e trachea). Il responsabile è un virus appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus. Ecco, in un approfondimento pubblicato sul sito della Società Italiana di Pediatria, 5 cose che è importante sapere su questa patologia, prevenibile col vaccino.

1. Come si manifesta?
L’ingrossamento delle ghiandole parotidi, sotto i padiglioni auricolari, dietro l’angolo della mandibola, conferisce al viso un caratteristico aspetto. Il periodo di incubazione è molto variabile tra 12 e 25 giorni ed è generalmente privo di sintomi salvo talora accompagnato da malessere, perdita dell’appetito, brivido, febbricola, mal di testa, dolori muscolari. I sintomi iniziano con febbre, spesso elevata che persiste per 4-5 giorni, dolore alle orecchie, muscolare, cefalea e tumefazione di una o entrambe le parotidi, con dolore durante la masticazione e la deglutizione.
L’interessamento è inizialmente di una sola ghiandola ma nella maggior parte dei casi (75%), in circa 2 giorni, viene coinvolta anche quella del lato opposto. Circa un terzo delle infezioni da virus parotitico si manifesta soltanto con una sintomatologia generica delle vie respiratorie. La guarigione avviene in 10-12 giorni.

2. A che età un bambino può contrarre la parotite?
Il contagio interessa generalmente la fascia tra i 5 e 15 anni, ma non sono risparmiati gli adulti, fino a 1 anno solitamente si è immuni e si manifesta molto raramente nei bambini di meno di 2 anni.

3. Quali sono le complicanze?
Sono fortunatamente rare. Una meningite sierosa si osserva nel 2-4% dei bambini più piccoli e si risolve dopo 3-10 giorni. L’orchite (infiammazione dei testicoli) si presenta nel 10-20% dei maschi dopo la pubertà, coinvolge tutti e due i testicoli in un sesto dei casi.
Regredisce solitamente entro 5-7 giorni. Circa la metà dei pazienti con orchite va incontro ad atrofia testicolare di grado variabile ma la sterilità è un evento raro. La pancreatite è una complicanza meno frequente (2-5%) e determina la comparsa di iperglicemia che è transitoria e reversibile. La perdita dell’udito si verifica in 1 caso ogni 20.000.

4. Come si cura?
Il trattamento è indirizzato essenzialmente ad alleviare i sintomi, con analgesici e antipiretici. Una dieta semiliquida può aiutare ad alleviare il dolore associato alla masticazione. Sarebbe bene evitare succhi di agrumi perché l’acidità può accentuare il fastidio dovuto all’infiammazione.

5. Come prevenirla?
Oltre al rispetto delle buone norme igieniche, l’arma migliore è la vaccinazione.




Incidenti stradali: 1,35 milioni di morti l’anno. In Italia sono 3333
Nuovo rapporto OMS: sono il principale killer di bambini e giovani tra i 5 ed i 29 anni

Il rapporto sullo stato globale dell’OMS sulla sicurezza stradale 2018 documenta che, nonostante un aumento del numero complessivo di decessi, i tassi di mortalità relativi alle dimensioni della popolazione mondiale si sono stabilizzati negli ultimi anni. Ciò suggerisce che gli sforzi di sicurezza stradale esistenti in alcuni Paesi a medio e alto reddito hanno mitigato la situazione.

Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che le vittime del traffico stradale continuano a salire, con 1,35 milioni di morti ogni anno. Secondo il rapporto sullo stato globale dell’OMS sulla sicurezza stradale 2018, gli incidenti stradali sono oggi il principale killer di bambini e giovani tra i 5 ei 29 anni.
“Queste morti sono un prezzo inaccettabile da pagare per la mobilità”, ha detto il direttore generale dell’OMS. ”Non ci sono scuse per l’inazione. Questo è un problema con soluzioni comprovate e il rapporto è un invito per i governi e i partner a intraprendere azioni molto più grandi per attuare queste misure “.
Il rapporto sullo stato globale dell’OMS sulla sicurezza stradale 2018 documenta che, nonostante un aumento del numero complessivo di decessi, i tassi di mortalità relativi alle dimensioni della popolazione mondiale si sono stabilizzati negli ultimi anni. Ciò suggerisce che gli sforzi di sicurezza stradale esistenti in alcuni Paesi a medio e alto reddito hanno mitigato la situazione.
“La sicurezza stradale è un problema che non riceve da nessuna parte l’attenzione che merita - ed è davvero una delle nostre grandi opportunità per salvare vite in tutto il mondo”, “Sappiamo quali interventi funzionano. Forti politiche e applicazione, progettazione intelligente delle strade e potenti campagne di sensibilizzazione del pubblico possono salvare milioni di vite nei prossimi decenni “.

Nei contesti in cui sono stati compiuti progressi, è in gran parte attribuito a una legislazione migliore in merito a rischi fondamentali come la velocità, il consumo di alcolici e la guida e il mancato uso delle cinture di sicurezza, dei caschi per motocicli e dei sistemi di ritenuta per bambini; infrastrutture più sicure come marciapiedi e corsie dedicate per ciclisti e motociclisti; standard di veicoli migliorati come quelli che impongono il controllo elettronico della stabilità e la frenata avanzata; e migliorata la cura post-incidente.
Il rapporto documenta che queste misure hanno contribuito a ridurre le morti per traffico stradale in 48 Paesi a medio e alto reddito. Tuttavia, non un singolo Paese a basso reddito ha dimostrato una riduzione dei decessi complessivi, in gran parte perché mancano queste misure.
I dati italiani riportano morti sulla strada per il 32% tra i conducenti di automobili, il 26% conducenti di moto e veicoli a due-tre ruote, il 18% pedoni, l’11% passeggeri di automobili, il 7% ciclisti, il 5% conducenti e passeggeri di camion pesanti, il 2% altro e meno dell’1% conducenti e passeggeri di autobus.
I morti sono in calo da circa 10 per 100mila abitanti nel 2006 a 5,9 circa nel 2015 e per quanto riguarda i veicoli circolanti il rapporto nel 2016 indica 41.322.370 veicoli a quattro ruote, 9.354.428 due-tre ruote, 885.513 camion, 97.817 bus e 921.447 altri veicoli.

Nel 2015 in Italia sono stati segnalati 3.428 incidenti stradali e l’OMS stima nel 2016 circa 3.333 vittime di incidenti, 5,6 per 100mila abitanti.

Il rischio di morte da traffico stradale rimane tre volte più alto nei Paesi a basso reddito rispetto ai Paesi ad alto reddito. I tassi sono più alti in Africa (26,6 per 100.000 abitanti) e più bassi in Europa (9,3 per 100.000 abitanti). D’altra parte, dalla precedente edizione del rapporto, tre regioni del mondo hanno registrato un calo dei tassi di mortalità dovuti al traffico stradale: le Americhe, l’Europa e il Pacifico occidentale.
Le variazioni dei decessi dovuti al traffico stradale si riflettono anche sul tipo di utente della strada. Globalmente, pedoni e ciclisti rappresentano il 26% di tutti i decessi dovuti al traffico stradale, con una percentuale del 44% in Africa e del 36% nel Mediterraneo orientale.

Motociclisti e passeggeri rappresentano il 28% di tutti i decessi dovuti al traffico stradale, ma la percentuale è più alta in alcune regioni, ad esempio il 43% nel Sud-Est asiatico e il 36% nel Pacifico occidentale.

Le relazioni sullo stato globale dell’OMS sulla sicurezza stradale sono rilasciate ogni due o tre anni e fungono da strumento di monitoraggio chiave per il Decennio di azione per la sicurezza stradale 2011-2020.

Rispetto al precedente rapporto della serie pubblicata nel 2015, altri risultati del Global status report sulla sicurezza stradale 2018 includono:
  • altri 22 Paesi hanno modificato le loro leggi su uno o più fattori di rischio per allinearli alle migliori pratiche, coprendo un ulteriore miliardo di persone;
  • 46 Paesi che rappresentano 3 miliardi di persone hanno leggi che stabiliscono limiti di velocità che si allineano alle migliori pratiche;
  • 45 Paesi che rappresentano 2,3 miliardi di persone hanno attualmente leggi sulla guida in stato di ebbrezza che si allineano alle migliori pratiche;
  • 49 Paesi che rappresentano 2,7 miliardi di persone, attualmente hanno leggi sull’uso del casco per motocicli che si allineano alle migliori pratiche;
  • 105 Paesi che rappresentano 5,3 miliardi di persone, attualmente hanno leggi sull’uso delle cinture di sicurezza che si allineano alle migliori pratiche;
  • 33 Paesi che rappresentano 652 milioni di persone, attualmente hanno leggi sull’uso dei sistemi di ritenuta per bambini che si allineano alle migliori pratiche;
  • solo 40 Paesi che rappresentano 1 miliardo di persone hanno implementato almeno 7 o tutti gli 8 standard prioritari di sicurezza dei veicoli delle Nazioni Unite;
  • più della metà dei Paesi (62%) dispone di un numero di telefono con copertura nazionale completa per attivare il sistema di assistenza di emergenza;
  • il 55% dei Paesi ha un processo formale per addestrare e certificare i fornitori di cure pre-ospedaliere.



Mal di gola. Per ridurre i sintomi basta una dose singola di cortisone

Una singola dose ridotta di corticosteroidi sarebbe sufficiente a ridurre i sintomi del mal di gola, senza produrre gravi effetti collaterali. È la conclusione alla quale è giunto un gruppo di ricercatori canadesi che ha pubblicato una metanalisi sul British Medical Journal.

Solitamente, paracetamolo e antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano lo standard di cura per il mal di gola, mentre a volte possono essere prescritti antibiotici, anche se normalmente il mal di gola dipende da un’infezione virale. Ma i risultati del trial clinico Treatment Options without Antibiotic for Sore Throat, che avrebbero mostrato una riduzione dei sintomi a 48 ore con una singola dose di desametasone, hanno spinto un gruppo di ricercatori canadesi della McMaster University di Hamilton, in Ontario (Canada), coordinati da Behnam Sadeghirad, a rivedere gli studi pubblicati in letteratura scientifica.

I ricercatori canadesi hanno preso in considerazione dieci trial clinici che includevano, complessivamente, 1.426 pazienti. Quelli trattati con una singola dose ridotta di corticosteroide, solitamente desametasone per via orale massimo 10 mg, avevano una probabilità di 2,2 volte maggiore di avere sollievo dal dolore nelle 24 ore successive al trattamento e di 1,5 volte in più di non avvertire dolore nelle 48 ore dopo. Chi assumeva corticosteroidi, inoltre, aveva un miglioramento nel dolore 4,8 ore prima, in media, e un sollievo totale dal dolore 11,1 ore prima rispetto a chi non usava corticosteroidi. Infine, su una scala del dolore da zero a dieci, chi usava cortisone aveva un miglioramento di 1,3 punti nelle 24 ore. In tre studi che riportavano eventi avversi, la maggior parte era correlata alla malattia del paziente e l’incidenza era comunque simile tra chi assumeva corticosteroidi e placebo. “Con effetti collaterali rari o assenti, l’aggiunta di una o due dosi di steroidi al trattamento del mal di gola potrebbe essere presa in considerazione per molti pazienti”, hanno scritto Sadeghirad e colleghi. “Gli effetti erano simili tra i diversi livelli di gravità, anche se coloro che soffrivano di meno avevano meno benefici”.




Attenzione ai denti dei bimbi, possibile campanello di allarme anche per la celiachia
Il benessere orale influenza stato di salute generale

Se un bambino è celiaco, o predisposto alla malattia, lo si può scoprire anche dalla bocca, e più precisamente dalla salute dei suoi denti. Per questa ragione la salute orale nei piccoli va monitorata con attenzione, per individuare anche particolari segnali che potrebbero indicare un’eventuale intolleranza al glutine. A spiegarlo è Raffaella Docimo, direttore della Cattedra di Odontoiatria pediatrica all’Università Tor Vergata di Roma.
Vari sono i segnali che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme: innanzitutto l’alterazione dello smalto, caratterizzato da un più basso rapporto di calcio e fosforo mentre non si rileverebbero differenze nella relazione carbonato-fosfato. Ma non solo, spiega l’esperta: vari studi hanno rilevato come afte ricorrenti, dolore della mucosa linguale, una particolare dermatite detta erpetiforme, o anche una produzione ridotta di saliva, potrebbero essere correlabili alla malattia celiaca. Da non escludere anche un ritardo nello sviluppo delle ossa mascellari e dell’eruzione dentale. Altri segnali, aggiunge, possono essere delle macchie bianche o brune sui denti, solchi e lesioni dello smalto impercettibili ad occhio nudo.
Nella bocca, dunque, “ci possono essere i primi campanelli d’allarme di una malattia celiaca non ancora diagnosticata. Ma la salute orale in età pediatrica - avverte Docimo - non va trascurata anche perché influenza lo stato di salute generale del bambino”.
Eppure, sottolinea, “negli ultimi anni nel nostro Paese si è registrato un minor accesso alle prestazioni odontoiatriche, anche quelle pediatriche, pur essendone aumentata la richiesta. Ciò si deve principalmente a fattori legati alla crisi economica”. In tale situazione, diminuisce anche la possibilità di fare prevenzione: “In Italia - ricorda Docimo - nel 2017 milioni di persone hanno dovuto rinunciare alle cure odontoiatriche, e l’offerta pubblica resta carente”.




Lavaggi nasali: chi deve farli e quando
Da cosa proteggono e quali dispositivi usare

A che cosa servono i lavaggi nasali
I lavaggi nasali con soluzione fisiologica sono utili per rimuovere secrezioni, polveri, allergeni e prodotti dell’inquinamento, che ostruiscono le prime vie aeree con conseguente difficoltà respiratoria. L’obiettivo dei lavaggi è mantenere le mucose (e il loro funzionamento) in condizioni ottimali. La corretta igiene nasale dovrebbe diventare - soprattutto per alcune categorie di bambini (e adulti) - una buona abitudine, come lavarsi i denti. Il lavaggio andrebbe effettuato almeno una volta al giorno, in particolare in presenza di rinopatia (infiammazione delle mucose nasali), sinusite, faringite, otite media, tosse.

Alcune cose da sapere
Il lavaggio nasale è una pratica semplice e poco invasiva: perché sia efficace, tuttavia, è necessario osservare alcune semplici regole e scegliere lo strumento più adatto. Occorre tenere presente che: la temperatura della soluzione fisiologica – ovvero soluzione di cloruro di sodio allo 0,9% in acqua purificata - deve essere tiepida (nel nasofaringe, ovvero la cavità che collega naso e gola, ci sono 34 °C); quando si fa il lavaggio la posizione della testa deve essere inclinata in avanti e leggermente ruotata di lato; la pressione di irrigazione deve essere delicata perché una pressione elevata potrebbe danneggiare la mucosa del naso o spingere le secrezioni nell’orecchio medio attraverso la tuba di Eustachio. Se si utilizza la siringa, bisogna esercitare sul pistone una pressione continua e lenta (1 ml in 1 secondo: la siringa da 10 ml dovrebbe essere svuotata in 10 secondi).

La prima difesa
«Il naso ha come primo meccanismo di difesa la clearance mucociliare, ovvero l’attività delle ciglia presenti sull’epitelio che spostano il muco dalla parte anteriore del naso verso il nasofaringe (cavità che collega naso e gola) - spiega Paola Marchisio -: il muco “imprigiona” inquinamento, virus, batteri, allergeni e li sposta verso la gola, per smaltirli ed evitare che causino infiammazioni e infezioni. L’importantissimo compito delle ciglia viene però messo in crisi da fumo, inquinamento, freddo, infezioni virali. Ecco quindi perché è importante ripristinare la funzione di difesa del naso tramite i lavaggi, soprattutto se si vive in una zona inquinata o se si soffre di allergie. Il lavaggio infatti serve, oltre a rimuovere le secrezioni, a ridurre la quantità di allergene che viene in contatto con la mucosa respiratoria».

Sono un’«inutile tortura», come dice qualcuno?
«I lavaggi nasali non sono certamente inutili per un bambino piccolo che sta a Milano o in altre zone inquinate - risponde Marchisio -. Anzi andrebbero fatti a tutti i bimbi in età prescolare che vivono a contatto con lo smog. E non servono dieci lavaggi al giorno, basta un’irrigazione eseguita correttamente prima di andare a letto. Per i neonati va fatto un discorso a parte, perché se hanno il naso chiuso non riescono a nutrirsi, né al seno né con il biberon. Per evitare che i lavaggi siano considerati una “tortura” basta spiegare ai genitori la procedura corretta e qual è il dispositivo giusto».

Chi deve lavare spesso il naso (e chi no)
Allora, in sintesi, chi ha bisogno dei lavaggi nasali? «I bambini che vanno al nido o all’asilo, in quanto più predisposti alle infezioni, soprattutto se vivono in zone inquinate. Inoltre i bambini allergici - risponde Paola Marchisio -. Più in generale, quando il naso cola va lavato. E se il bambino soffre di allergie bisogna continuare i lavaggi anche dopo i 6 anni, perché le irrigazioni possono aiutare a ridurre il ricorso ad antistaminici e cortisone. Il naso è l’anticamera delle vie respiratorie, se non funziona bene aumentano i rischi di otite, sinusite, adenoidite e a lungo andare anche bronchite. Tutto ciò che succede nel naso ha un impatto sul resto delle vie respiratorie». Chi invece non ha bisogno dei lavaggi nasali? «I bambini dopo i 6 anni e gli adulti, a meno che non siano allergici o abbiano un forte raffreddore».

Scegliere il dispositivo giusto
Come si fanno i lavaggi nasali e con quali strumenti? «Prima di tutto, qualunque procedura si scelga, è necessario che l’adulto lavi le mani per evitare la contaminazione dei dispositivi - spiega Marchisio -. Se il bambino è neonato (primo mese di vita) ha senso usare le fialette con fisiologica sterile, usa e getta, per scongiurare rischi. Il neonato sta disteso, con la testa reclinata e la fisiologica si fa scorrere nella narice superiore, direzionando il getto verso l’orecchio. Nel bambino più grande si può usare la siringa e sono disponibili adattatori che nebulizzano il liquido. La fisiologica, tiepida e lenta, deve entrare da una narice e uscire dall’altra per essere sicuri che arrivi al nasofaringe. Le bottigliette spray vanno usate con alcune avvertenze: solitamente erogano liquido freddo (perché non è possibile intiepidirlo) e il getto può essere troppo violento per un bambino. Contengono soluzione fisiologica (detta anche isotonica) o ipertonica: la prima può essere usata liberamente (è uguale al liquido contenuto nel corpo umano), la seconda solo in caso di ostruzione nasale o di episodio allergico in fase acuta. Esistono poi altre due procedure: la doccia nasale micronizzata, che applicata all’aerosol direziona la soluzione (o il farmaco) a livello del naso e del nasofaringe invece che nelle basse vie aeree, e il dispositivo per irrigazioni nasali, ovvero una sacca di fisiologica collegata a un tubicino con un erogatore: quest’ultimo va appoggiato alla narice».

Il lavaggio con la siringa
Ecco, nel dettaglio, come fare correttamente il lavaggio con la siringa:
  1. Aspirare la quantità di soluzione fisiologica prevista e lasciare l’ago nel flacone di fisiologica;
  2. riscaldare la siringa sotto acqua calda per circa 10-15 secondi;
  3. avvicinarsi al lavandino, far flettere la testa al bambino in avanti e ruotarla da un lato. Se il bambino è piccolo e può essere tenuto in braccio, posizionarlo con la sua testa più in basso rispetto alle spalle. Se si tratta di un lattante, adagiarlo supino con il suo capo ruotato da un lato su un lettino;
  4. introdurre delicatamente la siringa in una narice a 90° rispetto al volto del bambino (la siringa è diretta verso l’orecchio);
  5. introdurre lentamente la soluzione;
  6. lasciare defluire la soluzione attraverso l’altra narice. Nel caso la seconda narice sia ostruita, la soluzione può uscire dalla bocca;
  7. pulire il naso con un fazzoletto;
  8. ripetere l’operazione nell’altra narice, posizionando il bambino sul lato opposto.

No agli aspiratori
Non ci sono prove dell’efficacia degli aspiratori nasali. In casi eccezionali possono essere utili quelli “a bocca” che permettono di rimuovere il muco che dopo il lavaggio non riesce a uscire dalla narice perché particolarmente denso o abbondante. Ma la pratica non va considerata una routine e non può sostituire il lavaggio descritto nelle schede precedenti. L’aspiratore può irritare la mucosa nasale e inoltre non riesce a rimuovere le secrezioni dal nasofaringe, ma solo dalla parte anteriore del naso. Infine, l’uso degli aspiratori elettrici è fortemente sconsigliato.




Bimbi e sonno, può volerci oltre un anno perché dormano tutta la notte
Studio esamina le abitudini di quasi 800 piccoli

Gattonare, camminare, imparare a stare seduti: tra le tappe importanti dello sviluppo di un bambino vi è anche iniziare a dormire per lunghi periodi la notte, una cosa molto attesa dai genitori dopo diverse nottate in bianco. Molti potrebbero attendersi che il loro piccolo inizi a dormire in modo regolare a partire già dai sei mesi, ma a volte questo non accade neppure raggiunto un anno di età: quindi mamma e papà non dovrebbero preoccuparsi troppo, perché lo sviluppo del bimbo rimane comunque sano. Lo rileva una ricerca canadese e singaporiana, che ha coinvolto tra le altre la McGill University e il Singapore Institute for Clinical Sciences, pubblicata sul numero di dicembre della rivista Pediatrics.
Gli studiosi hanno preso come riferimento sei-otto ore di sonno senza risveglio, esaminando le abitudini relative a 388 bambini di sei mesi e 369 di un anno. A 6 mesi di età, secondo quanto riferito dalle madri, il 38% dei piccoli in genere non dormiva ancora per almeno 6 ore consecutive di notte; più della metà (57%) non per 8. A 12 mesi, il 28% non dormiva ancora per 6 ore a notte, e il 43% per 8.
I ricercatori hanno anche esaminato se i neonati che si svegliavano di notte avessero maggiori probabilità di andare incontro a problemi di sviluppo cognitivo, linguistico o motorio, non trovando alcuna associazione. Inoltre non sono emerse correlazioni tra il risveglio dei neonati di notte e l’umore postnatale delle mamme. Infine, la ricerca ha evidenziato che i bambini che si svegliavano durante la notte avevano un tasso di allattamento al seno significativamente più alto, il che potrebbe offrire diversi benefici.




Prodotti naturali: non sono esenti da rischi. Un sito dell’Istituto di Sanità segnala le reazioni

Integratori alimentari, tisane, medicinali omeopatici o derivati da erbe: i prodotti ‘naturali’ sono spesso utilizzati ma non privi di rischi. A mettere in guardia è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che ha predisposto un sito web per aiutare i cittadini a segnalare eventuali reazioni avverse a questi prodotti. Sempre più persone fanno ricorso a preparati erboristici, di medicina tradizionale cinese e ayurvedica, così come vitamine e probiotici per mantenersi in salute, migliorare il proprio aspetto fisico o per arginare ansia e insonnia.
«A volte - spiega l’ISS - si è spinti all’uso di questi prodotti anche nella convinzione che le sostanze naturali che li compongano siano di per sé garanzia di sicurezza. Tuttavia anche questi preparati possono provocare eventi avversi, in alcuni casi anche gravi» Le informazioni sulle possibili reazioni avverse, ricorda l’ISS, sono importanti soprattutto nelle donne in gravidanza, nei bambini, negli anziani e nelle persone che assumono cronicamente farmaci. Sia medici che operatori sanitari e cittadini possono inviare una segnalazione di fitovigilanza, basta andare sulla pagina web Vigierbe.it e seguire le istruzioni per la compilazione della scheda. Le informazioni saranno valutate da un Comitato Scientifico composto da esperti e verranno condivise a livello nazionale e internazionale contribuendo alla migliore conoscenza del profilo di rischio di questi prodotti.




Pediatri britannici: basta demonizzare tablet e PC
Nuove linee guida: basta riporli un’ora prima di coricarsi e porre limiti in caso di influenza su sport e famiglia

Basta ansia e preoccupazione se il bimbo utilizza dispositivi mobili come il cellulare o il tablet: esistono poche prove che questo sia di per sé dannoso. Basta semplicemente spegnerli almeno un’ora prima che i piccoli vadano a letto, perché questo ha un effetto positivo sul loro sonno. A emettere le raccomandazioni il Royal College of Pediatrics and Child Health (RCPCH), che sono state pubblicate su BMJ Open. Sulla stessa rivista appare però anche uno studio che rileva come le ragazze abbiano il doppio delle probabilità di mostrare sintomi depressivi legati all’uso dei social media a 14 anni rispetto ai ragazzi. Gli esperti dicono innanzitutto che è importante che l’uso di dispositivi non infici il sonno, ma anche l’esercizio fisico e il tempo da trascorrere con la famiglia. In ogni caso non ci sono prove che usare tablet o smartphone sia “tossico” per la salute, come talvolta viene affermato: i pediatri sottolineano che, anche se recenti revisioni scientifiche hanno testimoniato la presenza di un’associazione tra l’uso di schermi e l’obesità e la depressione, non è chiaro se fosse proprio questa abitudine a provocare il problema o se le persone con questi disturbi siano più propense ad abusare dei dispositivi.
Max Davie, funzionario per la promozione della salute per l’RCPCH, afferma che “telefoni, computer e tablet sono un ottimo modo per esplorare il mondo”, ma i genitori sono stati spesso portati a pensare che ci sia qualcosa di “indefinibilmente sbagliato” in questi strumenti. “Vogliamo dire che, se il loro impiego non influisce negativamente sul sonno dei bambini, sulla loro attività fisica e sul tempo che trascorrono serenamente in famiglia, andate avanti, sempre con razionalità, e smettetela di preoccuparvi”. Russell Viner, presidente della RCPCH, ha dichiarato alla BBC Radio 4 “gli schermi fanno parte della vita moderna. Il genio è uscito dalla lampada, non possiamo rimandarlo indietro. Dobbiamo limitarci a consigliare ai genitori di bilanciare i rischi e i benefici”. La raccomandazione secondo cui i bambini non dovrebbero usare i dispositivi nell’ora prima di coricarsi è dovuta al fatto, questa volta provato scientificamente, che la loro luce blu stimola il cervello e può disturbare la secrezione dell’ormone del sonno, la melatonina.
La ‘guida’ dei pediatri raccomanda dunque alle famiglie di ‘negoziare’ limiti di tempo sui tablet con i loro figli in base alle esigenze individuali e in primis all’influenza sul sonno, nonché sulle attività fisiche e sociali. Ad esempio, si può imporre che prima, dopo e durante i pasti si spengano tutti i dispositivi. E si deve intervenire se il bambino sembra voler usare il cellulare senza limiti o controllo. In più, è buona regola dare l’esempio, riponendo il telefono in ogni momento possibile e mostrando di voler preferire l’interazione face to face. Ricordando che, soprattutto i bimbi più piccoli, hanno bisogno di questa interazione, che non può essere delegata agli schermi luminosi.




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M.V. Abate (a cura di) Cos’è la manovra di Heimlich - Il bullismo cambia il cervello, danni fisici per chi lo subisce - Orecchioni, 5 cose da sapere sulla parotite - Incidenti stradali: 1,35 milioni di morti l’anno. In Italia sono 3333 - Mal di gola. Per ridurre i sintomi basta una dose singola di cortisone - Attenzione ai denti dei bimbi, possibile campanello di allarme anche per la celiachia - Lavaggi nasali: chi deve farli e quando - Bimbi e sonno, può volerci oltre un anno perché dormano tutta la notte - Prodotti naturali: non sono esenti da rischi. Un sito dell’Istituto di Sanità segnala le reazioni - Pediatri britannici: basta demonizzare tablet e PC. Medico e Bambino pagine elettroniche 2019;22(1) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1901_10.html

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