Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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Striscia... la notizia

a cura di Maria Valentina Abate
Patologia Neonatale, ASST Papa Giovanni XXIII, Ospedale di Bergamo
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Mancano oltre mille medici nei Pronto Soccorso
Pugliese (SIMEU), in pericolo qualità cure a cittadini

Nei Pronto Soccorso italiani oggi mancano più di mille medici e sono oltre 4 milioni l’anno le visite mediche che gli attuali organici effettuano in sovraccarico rispetto agli standard nazionali. Il dato allarmante emerge da una raccolta dati promossa dalla Società italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU) su un campione di circa 110 strutture di emergenza che rappresentano 6 milioni di accessi, circa un terzo del totale nazionale. I dati sono stati presentati durante l’Accademia dei Direttori 2018, a Bologna.
I medici a tempo indeterminato nei Pronto soccorso, spiega la SIMEU, sono 5800 mentre, in base alle piante organiche delle Aziende sanitarie, ne servirebbero oltre 8300; i precari sono circa 1500. Dunque, denuncia la Società scientifica, “mancano del tutto all’appello più di mille medici di Pronto soccorso”.
“È una situazione di grave sofferenza del servizio pubblico che mette in serio pericolo la qualità delle cure ai cittadini ed è necessario trovare subito una soluzione”, afferma Francesco Rocco Pugliese, presidente SIMEU.




Tumori, un bambino su cinque non ha una terapia disponibile
Per avere più farmaci adatti ai più piccoli, monumenti illuminati di luce dorata

In Italia ogni anno circa 2200 bambini si ammalano di tumore, ma uno su 5 non ha una terapia disponibile e almeno il 50% dei farmaci usati per combattere la malattia non è autorizzato per l’uso pediatrico. Per chiedere più terapie adeguate a bimbi e adolescenti malati di cancro, i monumenti di molte città italiane, tra il 17 e il 23 settembre 2018, sono stati illuminati di color oro. Lo ha previsto l’iniziativa “Accendi d’Oro - Accendi la speranza”, promossa dalla Federazione Italiana Associazioni Genitori Onco-Ematologia Pediatrica (FIAGOP), nell’ambito della campagna mondiale Go Gold.
Le probabilità di guarigione dal cancro, tra bambini e adolescenti, sono aumentate dagli anni ’70 a oggi, passando dal 40% all’80%. Ma, per quanto la ricerca abbia fatto passi in avanti, a oggi non abbiamo cure specifiche per molti tumori pediatrici. “In Europa negli ultimi 10 anni - spiega il presidente FIAGOP Angelo Ricci - a fronte della sperimentazione di 50 nuovi farmaci anticancro per adulti, soltanto 2 sono stati quelli studiati per l’età pediatrica. Ai bambini sono adattate medicine per adulti in base al peso e all’altezza. Ma loro non sono adulti in miniatura”. Per questo, la Società Europea di Oncologia Pediatrica, insieme a Childhood Cancer International e Unit2Cure porta avanti una costante attività di sensibilizzazione attraverso la Campagna GoGold. Obiettivo, dare piena attuazione al Regolamento Europeo sui Farmaci Pediatrici, che impone all’industria di sperimentare anche sui più piccoli i medicinali che si prevede di utilizzare per l’adulto.
Quest’anno, a essere illuminati sono stati decine di monumenti, tra cui la Lanterna di Genova e la Terrazza Mascagni a Livorno, dove volontari hanno distribuito tatuaggi con un nastrino color oro, simbolo del cancro in età pediatrica. I partecipanti sono stati invitati a scattare selfie e a postarli con l’hashtag #accendilasperanza e #GoGold. A Roma l’appuntamento si è tenuto il 21 settembre davanti alla Fontana del Tritone; tra gli ospiti anche l’atleta paralimpico Giacomo Perini.




Inguaribili 15mila bimbi malati, il 20% riceve cure palliative
Troppe differenze tra le Regioni, solo 4 gli Hospice pediatrici

Dai bimbi con disabilità multiple a quelli con fibrosi cistica o tumori, tra i 12 mila e 15 mila minori in Italia hanno malattie inguaribili, che si porteranno dietro per tuta la vita. Ma l’80% di loro non ha diritto a cure palliative, ovvero interventi portati avanti al fine di “migliorare la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza”, sia essa di natura fisica o psicologica. È quanto riferito durante l’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera, dagli esperti della Società Italia di Pediatria (SIP), ascoltati nell’ambito dell’Indagine conoscitiva in materia di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.

Se per gli adulti le cure palliative riguardano prevalentemente il fine vita, nei bambini, ha spiegato Andrea Pession della SIP, “riguarda solo nel 5% dei casi il fine vita.
Per il restante 95% parliamo invece di bimbi che possono mantenere questa condizione anche per anni. Si tratta inoltre solo in minima parte di malati oncologici (25%) e per lo più di malati cronici (75%). Ma solo il 20% di loro ha accesso a quello a cui avrebbe diritto. Tutto ciò è qualcosa di cui dobbiamo sentirci corresponsabili”. Eppure una legge c’è e c’è il resto del mondo ce la invidia, la legge 38 del 2010.
All’audizione, a cui hanno partecipato anche esperti della Associazione Culturale Pediatri e della Federazione Italiana Medici Pediatri, all’unisono “abbiamo ribadito che questa è un’ottima legge, che per la prima volta garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, al fine di assicurare al minore e alla sua famiglia il rispetto della dignità e dell’autonomia”, precisa il responsabile dell’Unità operativa di Oncologia ed Ematologia pediatrica del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Ma a oggi “sono solo 4 gli Hospice pediatrici, di cui solo uno a tutti gli effetti a norma, e poche le Regioni con una rete efficiente dedicata”. La legge demanda infatti l’attuazione alle Regioni e questo “ha creato enormi sperequazioni”. È necessario, conclude, “garantire una migliore equità distributiva di questa assistenza”, così “investire sulla formazione di medici, infermieri e altri operatori, nei corsi pre-laurea, nelle scuole di specializzazione, nei master e nella formazione continua”.




Il 40% dei bambini con autismo non sa raccontare il passato e il futuro
Due studi italiani aprono la strada alla diagnosi del disturbo della comunicazione

Il 40% dei bambini con autismo non sa raccontare il passato e costruire scenari del futuro. In pratica non sa viaggiare mentalmente nel tempo e questo si traduce in discorsi incoerenti e confusi con i loro interlocutori. Un problema verbale che nasce dall’incapacità mentale di pianificare un discorso. A scoprire il legame tra l’attitudine nel costruire discorsi e i processi mentali che permettono di ricostruire possibili episodi del passato e del futuro due studi multidisciplinari a firma tutta italiana pubblicati su Frontiers in Psychology e Journal of Neurolinguistics.

Frutto della collaborazione fra l’Università di Udine, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Università di Roma Tre, hanno portato alla creazione di un test in via di standardizzazione per la diagnosi clinica del disturbo, perché, come sottolinea Andrea Marini, del Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società dell’ateneo friulano, “individuando i bambini con questo tipo di problema si possono poi mettere a punto programmi riabilitativi per potenziare le abilità compromesse”. Fino a oggi i disturbi spesso osservati in persone affette dallo spettro autistico nel produrre discorsi dotati di coerenza erano stati ricondotti, spiega Marini “a difficoltà nel gestire le interazioni sociali o a difficoltà nel focalizzarsi sui dettagli a scapito delle informazioni importanti”.
Questi due studi condotti rispettivamente su 66 e su 77 bimbi autistici e altrettanti soggetti sani ha individuato due sottotipi, dimostrato per la prima volta che nel 40% dei soggetti le difficoltà nel produrre discorsi narrativi coerenti possano dipendere in parte da una incapacità di viaggiare mentalmente nel tempo”. Il rimanente 60% del campione invece si comportava come i bambini sani. “Questo dimostra che c’è una grande eterogeneità clinica nell’ambito dello spettro autistico. Diventa quindi sempre più importante individuare dei sottotipi per avere terapie mirate e personalizzate. Ricordiamoci che questi disturbi accompagneranno l’individuo per tutta la vita. Curare correttamente i bambini significa avere adulti autonomi in grado di fruttare al meglio le proprie capacità”. Attualmente in Italia abbiamo un bambino autistico ogni 4 classi (1 su 100) e i costi complessivi per il sostegno sociale di questi malati è maggiore di quello per infarto, tumori e ictus messi insieme. “Urgono interventi precoci e personalizzati per lavorare sulle singole compromissione”.




Sindacati, differenze tra poveri e ricchi di salute
Assemblea CGIL-CISL-UIL: Servizio Sanitario Nazionale fortemente indebolito

“I tagli lineari hanno indebolito fortemente il Servizio sanitario nazionale. La spesa media sanitaria pro-capite in Italia è di 2261 euro, a fronte dei 3509 della Francia e dei 4200 euro della Germania. Le condizioni della Sanità nelle Regioni italiane non sono confortanti. Le politiche economiche adottate dai vari governi hanno indebolito fortemente il SSN”. Lo ha detto il segretario confederale della CGIL Ignazio Ganga, aprendo oggi a Salerno l’Assemblea nazionale di CGIL-CISL-UIL a quaranta anni dalla legge 833 sulla costituzione del SSN.
Secondo i sindacati, i tagli della Sanità hanno compromesso le condizioni di accesso ai servizi, soprattutto fra le categorie più deboli e nelle Regioni più in difficoltà, aggravando le già importanti diseguaglianze sociali e territoriali esistenti nel Paese e ingenerando differenze fra poveri e ricchi di salute.
“La Sanità è il settore che insieme a quello previdenziale ha versato il contributo più significativo per il risanamento del bilancio pubblico”, ha sottolineato Ganga. “Tra il 2009 e il 2016 il nostro Paese ha ridotto le risorse destinate alla Sanità di tre decimi di punto all’anno. Al contrario, nello stesso periodo, la spesa è mediamente cresciuta dello 0,9% in Francia, dell’1% in Olanda e dell’1,8% in Germania. E il futuro non è certamente confortante”. Il segretario confederale ha poi indicato che le previsioni dell’ultimo DEF posizionano la spesa sanitaria rispetto al PIL, al 6,4% per il 2019 e al 6,3% per l’anno 2020. “Dati molto inquietanti - ha detto - se si considera la soglia di allarme del 6,5% fissata dall’OMS, al di sotto della quale, oltre la qualità dell’assistenza e l’accesso alle cure, si riduce anche l’aspettativa di vita delle persone.
E tutto ciò a fronte di una spesa sanitaria più bassa di altri Paesi simili al nostro”. Tuttavia per i sindacati, il nostro Sistema sanitario, pur con costi più ‘bassi’ garantisce, nel contesto dei Paesi OCSE, una copertura universale e si posiziona ai primi posti per accesso alle cure e al quarto posto per aspettativa di vita, anche se uno dei problemi principali rimane quello della mobilità e la rinuncia alle cure, una vera emergenza per il Centro-Sud.
“Si tratta di circa 1 milione di persone che affrontano viaggi estenuanti, in condizioni di salute precaria, per accedere alle cure di cui hanno bisogno. Persone costrette a lasciare la propria famiglia, con tutti i disagi economici e sociali che ne conseguono, per poter usufruire di un diritto, che la legge di fatto già garantisce in tutto il territorio nazionale”, ha concluso Ganga.




Italia maglia nera per i tumori infantili, è SOS inquinamento
Medici ambiente, cresce incidenza tra bambini e adolescenti

L’Italia è maglia nera in Europa per l’incidenza dei tumori in età pediatrica e a pesare è sempre più il fattore dell’inquinamento ambientale tanto che, secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, nelle aree più contaminate del Paese si è registrato globalmente un incremento anche del 90% di patologie tumorali in soli 10 anni. La denuncia arriva dal convegno alla Camera dei Deputati ‘Emergenza cancro - Fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti’, organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) in collaborazione con Confassociazioni Ambiente. Secondo la mappa delle aree più contaminate presenti nel nostro Paese - associata all’eventuale rischio di sviluppare malattie oncologiche ed elaborata dal ministero della Salute nel 2016 - proprio in queste aree, più diffusi sono il cancro alla tiroide, alla mammella e il mesotelioma, causati dalla esposizione a sostanze tossiche, quali diossina, amianto, petrolio, policlorobifenili e mercurio. Ma l’allarme è soprattutto per i tumori dei bambini. Lo evidenzia, hanno sottolineato gli esperti, lo studio condotto in 62 Paesi dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), in collaborazione con l’Associazione Internazionale dei Registri del Cancro e pubblicato nel 2017 su Lancet Oncology. La maggiore incidenza di tumori si registra nei bambini tra 0 e 14 anni e negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni nell’area del Sud Europa che comprende, oltre all’Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo. Anche l’ultimo rapporto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) a cura dell’Istituito Superiore di Sanità rileva una “emergenza cancro” tra i più giovani. I dati raccolti nel periodo 2006-2013 in 28 dei 45 siti italiani maggiormente inquinati hanno infatti sottolineato un incremento di tumori maligni del 9% nei soggetti tra 0 e 24 anni, registrando picchi del 50% per i linfomi non-Hodgkin, del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 66% per le leucemie mieloidi acute.




Uno tsunami di generici in farmacia, scadono i brevetti per uno su 4
Dati sul primo semestre del 2018, biosimilari in crescita del 27%

Sempre più italiani si affidano a cure senza brevetto. Nei primi sei mesi del 2018 rappresentano il 22% dei consumi in farmacia, in crescita del 5,7% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Ma resta un divario tra nord e sud. E a galoppare, con una crescita del 27,7%, sono anche i farmaci biosimilari, utilizzati per la cura di malattie autoimmuni e tumori in modo sempre più mirato ed efficace. A mettere a fuoco le tendenze nei primi sei mesi del 2018 è il report diffuso in occasione dell’Assemblea pubblica di Assogenerici.
Equivalenti a quelli di marca, ma venduti a minor prezzo e quindi in grado di far risparmiare sia i cittadini che il Servizio Sanitario Nazionale, i generici hanno potuto contare su numerose immissioni in commercio a seguito delle scadenze brevettuali decorse nel 2017. Complessivamente il mercato dei farmaci ‘no logo’ assorbe il 17,6% del mercato farmaceutico nazionale, pari a circa 10,5 miliardi di euro. È concentrato essenzialmente in classe A (a carico dal Servizio Sanitario Nazionale) e soprattutto al Nord (36,5% delle confezioni vendute rispetto al 26,8% del Centro e 21,5% del Sud.
A guidare la classifica dei consumi è la Provincia Autonoma di Trento, con il 42,5% sul totale delle unità dispensate SSN, fanalino di coda Calabria (19,5%) e Basilicata (19,8%). Ammonta infine a 561 milioni di euro la differenza di prezzo pagato dai cittadini per ottenere il branded a brevetto scaduto invece del generico: l’incidenza più alta è in Sicilia (58 milioni di euro). Ancor di più aumenta la diffusione dei farmaci biologici non coperti da brevetto, ovvero molecole complesse, prodotte in laboratorio all’interno di sistemi viventi. Nel primo semestre 2018 i 48 biosimilari in commercio in Italia hanno assorbito il 12% dei consumi nazionali, con una crescita complessiva del 27,7% rispetto al primo semestre 2017.




Fare tanto sport migliora il profilo metabolico dei giovani
1826 persone hanno partecipato alla ricerca dell’Università di Bristol

Arriva una nuova conferma sul ruolo positivo dello sport. Gli adolescenti più tempo trascorrono in movimento più hanno un profilo metabolico sano. Questo è il risultato di uno studio pubblicato su Plos Medicine e che è stato condotto dall’Università di Bristol. Hanno partecipato alla ricerca 1826 persone ed è stata esaminata l’attività fisica in 3 diverse occasioni durante l’adolescenza (a 12, 14 e 15 anni). L’analisi ha confrontato la pressione sanguigna, la presenza di lipidi nel sangue, i fattori glicemici e i marcatori infiammatori.
Gli studiosi hanno scoperto che, in generale, un’attività sportiva totale più elevata era associata a livelli metabolici positivi, tra cui colesterolo LDL (quello ‘cattivo’) più basso, colesterolo HDL (quello ‘buono’) più alto, trigliceridi e fattori infiammatori inferiori. “Non è mai troppo tardi per trarre beneficio dall’attività fisica” ma “dobbiamo rimuovere le barriere che rendono difficile fare sport. Mantenere il controllo è fondamentale. Il peso più elevato è di per sé una barriera al movimento”, ha spiegato Joshua Bell, ricercatrice dell’Università di Bristol.




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M.V. Abate (a cura di) Mancano oltre mille medici nei Pronto Soccorso - Tumori, un bambino su cinque non ha una terapia disponibile - Inguaribili 15mila bimbi malati, il 20% riceve cure palliative - Il 40% dei bambini con autismo non sa raccontare il passato e il futuro - Sindacati, differenze tra poveri e ricchi di salute - Italia maglia nera per i tumori infantili, è SOS inquinamento - Uno tsunami di generici in farmacia, scadono i brevetti per uno su 4 - Fare tanto sport migliora il profilo metabolico dei giovani. Medico e Bambino pagine elettroniche 2018;21(9) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1809_10.html

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