Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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a cura di Maria Valentina Abate
Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Nasce la FIARPED, per una Pediatria unita

È nata la FIARPED, Federazione delle Società Scientifiche e delle Associazioni dell’Area Pediatrica, un nuovo organismo costituito da ben 31 tra società scientifiche, associazioni e organizzazioni che operano a vario titolo per la tutela del bambino e dell’adolescente nella nostra società. La Federazione – sorta su iniziativa della Società Italiana di Pediatria (SIP), della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) – è stata tenuta a battesimo oggi, all’Auditorium dell’Unicef, dove si è riunita l’assemblea costitutiva per l’elezione degli organi rappresentativi.
A guidarla sarà il Presidente della SIP Giovanni Corsello, affiancato da una giunta composta da: Giampietro Chiamenti (Presidente FIMP), Antonella Costantino (Presidente SINPIA), Federica Zanetto (Presidente ACP), Mauro Stronati (Presidente SIN, Società Italiana Neonatologia), Giovanni Franco Zanon, Presidente SICP (Società Italiana di Chirurgia Pediatrica), Marina Picca (Presidente SICuPP, Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche), Raffaele Falsaperla (Presidente SINP, Società Italiana di Neurologia Pediatrica), Franco Cerutti (Presidente SIEDP, Società Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica).
La missione della FIARPED è dare voce unitaria a tutti i soggetti che si muovono attorno al mondo del bambino e alla sua salute al fine di potenziare l’interazione con le istituzioni e la rilevanza sociale e mediatica. Lavorare uniti per garantire al bambino un’assistenza e una legislazione che tengano maggiormente conto dei suoi bisogni e dei suoi diritti, dalla nascita sino a tutta l’età evolutiva.
In particolare i principali obiettivi della Federazione sono: promuovere i diritti dei bambini nella società; tutelare il diritto del bambino alle cure specialistiche del pediatra sia in ospedale che nel territorio; promuovere l’assistenza integrata e multidisciplinare per tutti i soggetti in età evolutiva, in particolar modo quelli con malattie complesse, croniche e rare e affetti da malattie genetiche e a rischio psicosociale; favorire la prevenzione primaria delle malattie, a partire dall’epoca preconcezionale e prenatale e per tutta l’età evolutiva; promuovere e contribuire alla elaborazione di linee guida diagnostiche e assistenziali per malattie che interessano l’età evolutiva, e a progetti di formazione e ricerca per pediatri e professionisti socio–sanitari. “Il primo progetto concreto sul quale stiamo lavorando riguarda la specificità delle cure pediatriche nel territorio e in ospedale”, spiega il Presidente SIP Giovanni Corsello. “ A tale scopo sarà presentato un documento da inviare alle istituzioni”.


Terapia più efficace contro la dermatomiosite giovanile
Su Lancet uno studio internazionale coordinato dall’Istituto Gaslini di Genova
La combinazione di metotressato e cortisone si è rivelata la cura migliore

È stato pubblicato sul numero del 29 novembre di Lancet uno studio condotto all’IRCCS Giannina Gaslini di Genova che, per la prima volta, ha messo a confronto l’efficacia di diverse terapie nel bambino con dermatomiosite giovanile appena diagnosticata. Lo studio condotto su 139 pazienti ha coinvolto 101 centri in 30 diversi Paesi inseriti nella rete di ricerca denominata PRINTO (Paediatric Rheumatology International Trials Organisation) il cui centro di coordinamento è all’Istituto Gaslini. Grazie a questa grande rete internazionale, è stato possibile raccogliere in un tempo ragionevole un numero elevato di pazienti con una malattia così rara e per di più all’esordio dei sintomi. «La dermatomiosite giovanile - spiega il professor Alberto Martini presidente di PRINTO e direttore del Dipartimento di Pediatria del Gaslini - è una severa malattia cronica che si osserva sia nell’adulto che nel bambino e che colpisce i muscoli e la cute causando debolezza muscolare (con anche, nei casi più gravi, difficoltà a mangiare e respirare) e manifestazioni cutanee in particolare al volto e sulla superficie estensoria delle articolazioni. La causa è sconosciuta ma si ritiene che la malattia sia di natura autoimmune».

Farmaci a confronto
Il trattamento si basa su una terapia immunodepressiva aspecifica che si avvale del cortisone e di vari farmaci immunosoppressori tra cui, in particolare, il metotressato e la ciclosporina. Non si sa tuttavia quale sia il trattamento, all’esordio della malattia, che dia i migliori risultati con i minori effetti collaterali. Infatti, essendo una malattia rara, pochissimi sono gli studi che hanno paragonato l’efficacia di trattamenti diversi. Lo studio, pensato e coordinato da Nicolino Ruperto (senior scientist di PRINTO) e da Alberto Martini, dimostra che la terapia combinata con metotressato e cortisone (deltacortene) è più efficace e comporta minori effetti collaterali rispetto al cortisone da solo o combinato con ciclosporina. «Prima di questo studio il trattamento iniziale era generalmente costituito dal solo cortisone e metotressato o ciclosporina venivano aggiunti in seguito se la malattia si mostrava, come spesso accade, non sufficientemente controllata» spiega il dottor Ruperto. Grazie a questi risultati la terapia validata dai ricercatori del Gaslini, cioè l’associazione, fin dall’esordio della malattia, di metotressato e cortisone, rappresenterà la terapia standard di riferimento a livello internazionale per la cura della dermatomiosite.


Paracolpi lettini bebè possibile fonte rischio soffocamento
Esperto: studio Usa attribuisce loro dei decessi, ma serve cautela

I paracolpi che si legano alle sbarre dei lettini per evitare che il bebè si faccia male sbattendo potrebbero rappresentare un rischio per il piccolo: il rischio di restare soffocati dal paracolpi stesso o anche di rimanere strangolati dai laccetti del paracolpi.
L'allarme arriva da uno studio americano pubblicato sul Journal of Pediatrics. Si tratta dell'analisi dei dati presenti nel database della commissione Usa 'Consumer Product Safety Commission' (CPSC) - sui decessi riportati da gennaio 1990 a Ottobre 2012.
L'indagine copre di forti sospetti i paracolpi per lettino: i decessi imputabili a questo prodotto sarebbero triplicati in questo arco di tempo: 23 morti in sette anni tra 2006 e 2012, contro una media di 8 decessi ogni sette anni nei periodi 1985-91, 1992-98, 1999-2005.
Da questo emerge un forte sospetto'', commenta Riccardo Lubrano, Presidente della Società di Emergenza e Urgenza Pediatrica, ma non ci sono prove dirette della colpevolezza dei paracolpi e bisogna attendere conferme da parte dei tecnici che studiano la sicurezza di questo prodotto per l'infanzia.
''Nel dubbio è meglio toglierli finché i tecnici al lavoro su questo fronte non diranno se i paracolpi vanno effettivamente bene o se i produttori debbano rivedere il modo di produrli''.
Gli esperti Usa hanno riscontrato un aumento di decessi imputabili all'uso di paracolpi nel lettino, decessi per soffocamento, o per strangolamento con i laccetti per legare il paracolpi al lettino stesso. Ma si tratta ovviamente di evidenze indirette che vanno considerate con estrema cautela. Si imputa il decesso al paracolpi perché nessun altro oggetto era presente tra la faccia del bambino e il paracolpi stesso e per la posizione in cui viene trovato il piccolo. Ma i ricercatori americani chiedono che il paracolpi sia bandito a livello nazionale come accessorio da lettino: "un bando sui paracolpi potrebbe rinforzare il messaggio che nessun accessorio soffice dovrebbe essere posto nel lettino".


Ragazzi con la gobba: tutti i danni del telefonino?
Dipendenza da smartphone

Lo chiamano già collo da sms e a mettere in guardia contro l'epidemia di colli arcuati è un chiropratico australiano che divulga una serie di radiografie eloquenti. Ma gli esperti invitano alla cautela e soprattutto a distinguere la postura dalla malattia
A sette anni hanno già una sorta di schiena a zainetto e la collezione di radiografie di James Carter, chiropratico del Niagara Park nella Nsw Central Coast australiana, a prima vista evidenzia una sorta di adattamento della specie, sottolineando un mutamento nella postura e nella colonna vertebrale di un esercito di nativi digitali alle prese con un’intensa e quotidiana attività di messaggistica.

Lastre inquietanti
Il chiropratico australiano ha deciso di divulgare le radiografie che ha raccolto nella sua attività professionale per denunciare un fenomeno in crescita: la gobba dei ragazzi che non si staccano dallo smartphone e stanno perennemente curvi su di esso. Il punto è che il telefono andrebbe posizionato con lo schermo all’altezza degli occhi, senza costringere il collo ad arcuarsi. Ma spesso ciò non accade e allora Carter denuncia pubblicamente le prove di questa dilagante epidemia, mostrando al mondo le lastre che raffigurano le implicazioni di un peso della testa mal distribuito sulla colonna vertebrale.

Collo da sms
«Negli ultimi due anni, soprattutto nei giovani, ho visto centinaia di colli così», ha dichiarato il dottor Carter specificando che ormai questa condizione di curva all’indietro è stata ribattezzata "text neck", proprio perché è una conseguenza di un piegamento innaturale della testa in avanti per leggere e rispondere agli sms.

Il parere dell’esperto
Minimizza decisamente il professor Nicola Portinaro, medico chirurgo specializzato in ortopedia e traumatologia, docente dell’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’ortopedia pediatrica dell’ospedale Humanita di Milano: «I chiropratici sono solitamente ossessionati dalla posizione, ma la verità è che va fatta una prima importante distinzione tra malattia e postura. La scoliosi per esempio è una malattia e si tratta di un dismorfismo della colonna vertebrale caratterizzata da una deviazione sul piano frontale. Nel caso dei ragazzini ossessionati dallo smartphone io parlerei addirittura di atteggiamento posturale, che è ancora più lieve della postura come implicazioni». Secondo Portinaro insomma non si può parlare di malattia, come lascerebbe intendere Carter, mentre senz’altro l’iper-utilizzo che viene fatto del telefonino è un fatto sociale: «Il sistema muscolo-scheletrico del bambino recupera molto in fretta ed è difficile che questo atteggiamento posturale scorretto possa tradursi in un danno permanente». Il pericolo secondo l’ortopedico proviene maggiormente da alcuni sport agonistici, che possono realmente creare deformità o asimmetrie, mentre negli adulti la postura sbagliata ha chiaramente altre implicazioni, poiché i legamenti sono più morbidi e la capacità di adattarsi si riduce.

Non solo collo
I danni dell’inarrestabile attività da smartphone non riguardano comunque solo il collo e secondo alcuni esperti possono tradursi in artrosi, tendiniti, sindromi del tunnel carpale, epicondiliti. Ma alla fine è tutta e solo una questione di tempo di utilizzo e soprattutto in ragazzini così giovani il danno medico dal punto di vista ortopedico è trascurabile, proprio per la capacità reattiva dell’organismo. Altro discorso va fatto per la dimensione sociale e psicologica, ma qui il collo non c’entra.


Vaccini “pericolosi” o “inutili”,stop a 12 falsi miti
Società italiana pediatria, attenzione a “false verità”

No ai falsi miti sui vaccini. A dirlo è la Società italiana di pediatria (Sip) che mette in guardia contro 12 “false verità” sulle vaccinazioni.







Eccole:
         
  1. I vaccini contengono ingredienti e additivi pericolosi.
  2. I profitti dei vaccini sono abnormi, ecco perché si vuole vaccinare a ogni costo.
  3. I vaccini non sono efficaci, non proteggono il 100% dei vaccinati.
  4. Le malattie infettive stavano già scomparendo prima dell’introduzione dei vaccini.
  5. I vaccini causano l’autismo.
  6. Tutte le persone vaccinate contro l'influenza la prendono lo stesso.
  7. I vaccini sono inutili, le malattie infettive sono state debellate dai miglioramenti della qualità della vita.
  8. I vaccini hanno effetti collaterali gravi, anche a distanza di anni: molti sono ancora sconosciuti e i nostri figli si ammaleranno tra decine di anni.
  9. La maggior parte delle malattie prevenibili con le vaccinazioni sono scomparse o quasi: perché dovrei vaccinare mio figlio inutilmente?
  10. Tanti vaccini somministrati in un’unica puntura sono dannosi.
  11. Troppi vaccini possono sopraffare e indebolire il sistema immunitario, soprattutto nei bambini più piccoli.
  12. L'infezione naturale è meglio della vaccinazione. Prima del vaccino tutti facevano il morbillo, la rosolia e nessuno è mai morto per questo.



Vaccini:importanti per 70% ragazzi: "tutti dovrebbero farli"
Indagine Sip, ma pochi conoscono propria storia vaccinale

Sette adolescenti su 10 ritengono che vaccinarsi sia importante e che tutti dovrebbero farlo, ma anche se la maggioranza dei teenager italiani è abbastanza preparata sull'argomento e ha un'opinione positiva sulle vaccinazioni, non conosce però la propria storia vaccinale. Lo rivela l'indagine della Società italiana di pediatria (Sip): "Abitudini e stili di vita degli adolescenti", condotta sugli studenti delle terze medie, e presentata oggi alla Camera nel talk show "A scuola di vaccini". L'evento è promosso dalla Sip nell'ambito degli Stati Generali della Pediatria che si celebrano in occasione della Giornata mondiale del bambino e adolescente. Una platea di adolescenti tra i 13 e i 16 anni ha interrogato pediatri e infettivologi sui falsi miti sui vaccini.
Alla domanda "a cosa servono i vaccini?", la maggioranza del campione risponde correttamente: il 71,5% dice "a non far venire le malattie" e soltanto il 2% li ritiene inutili. Altrettanto esigua è la percentuale di chi li ritiene pericolosi, mentre il 7,5 non sa, o non ne ha mai parlato con un adulto.
Tuttavia la maggioranza del campione non sa quali vaccinazioni ha fatto. Ma se è comprensibile che la maggioranza dei ragazzi non abbia memoria di vaccini fatti da neonati, colpisce che il 40% non sappia se ha fatto l'antitetanica, e che oltre la metà delle tredicenni non ricordi se ha fatto quella contro il Papilloma virus che viene somministrata a 13 anni.
''Credere che i vaccini non siano più utili - commenta il Presidente SiP Giovanni Corsello - è uno dei più comuni e pericolosi falsi miti da sfatare. Basta guardare a Paesi come la Siria dove a causa della guerra sono state sospese le vaccinazioni e stanno riemergendo malattie come la poliomelite. Investire sulla conoscenza, a partire dai giovanissimi, può rivelarsi un approccio vincente"'. In quest'ottica, la Sip promuoverà nel 2016 una Campagna di comunicazione nelle scuole che punterà a rendere gli studenti 'ambasciatori' del messaggio positivo sulle vaccinazioni.


È arrivato il freddo: ecco il decalogo per proteggere i vostri bambini

Il freddo è arrivato e con esso “mal di gola, mal d’orecchie e naso che cola sono in agguato. Ma per i bambini il gelo spesso crea anche problemi di pelle. Risultato? Si tende a chiuderli in casa. Ma questo è sbagliatissimo”, spiega all’AdnKronos Salute il pediatra di Milano Italo Farnetani, che ha stilato un decalogo per superare i primi freddi, rivolto ai genitori con figli piccoli.
1) “Il freddo non fa venire il mal d’orecchie: il dolore arriva dalla gola infiammata. È inutile imbacuccare i bimbi con cappelli e paraorecchie sperando di evitare il malanno, inoltre dimenticare di togliere il berretto al chiuso favorisce sudate”.
2) Allora via libera alle sciarpe? “Non proprio: piuttosto è meglio insegnare al bambino a respirare con il naso: filtra l’aria e protegge il nostro organismo”.
3) Il freddo aggredisce la pelle, specie quella tenera dei bambini. “Per prevenire problemi è utile applicare creme emollienti e idratanti, che andranno utilizzate anche in caso di arrossamenti”.
4) I piedi soffrono per l’effetto-sauna: “Si tende a scegliere calzini pensantissimi e scarpe impermeabili o galosce. Così l’umidità fa macerare la pelle. Per evitarlo cambiare sempre le calzine inumidite e, in casa, far camminare il piccolo a piedi nudi o con le calze antiscivolo”.
5) A contatto con la pelle del bimbo “sempre indumenti di cotone”, raccomanda il pediatra, nonostante le raccomandazioni della nonna a favore della lana.
6) Sì allo sport, “anche alla piscina. La vita sedentaria è dannosa fin da piccoli, e poi hanno inventato il phon. Basta asciugarsi bene all’uscita dalla vasca o dalla palestra”.
7) Non rimandare passaggiate e uscite al parco: al chiuso circolano gli agenti infettanti, che ‘viaggiano’ ad altezza naso e bocca. “Stare fuori riduce i pericoli”, assicura Farnetani.
8) In casa arieggiare i locali tenendo aperte le finestre almeno per 45 minuti al giorno.
9) No all’aria secca, che toglie il respiro. Umidificare gli ambienti chiusi e riscaldati “mettendo asciugamani umidi sul calorifero, o utilizzando gli umidificatori”.
10) E i neonati? “Dai 3 kg di peso possono, anzi debbono, uscire anche loro tutti i giorni, ma solo nelle ore più calde”.


Il bambino ha la febbre alta? Niente panico, ecco il decalogo

“Con poche e semplici regole è possibile risolvere nella stragrande maggioranza dei casi il problema febbre: come misurarla, valutarne la causa, decidere quindi come intervenire velocemente sulle cause e con quali cure dopo aver naturalmente avvisato il medico pediatra“.
”La febbre esiste negli animali da 40 milioni di anni ed è presente in tutte le specie, incluse quelle più in basso nella scala zoologica. Quando un fenomeno biologico è mantenuto a lungo in tutte le specie vuol dire che è indispensabile per la sopravvivenza. E la febbre lo è, perché a temperatura febbrile funzionano meglio i meccanismi immunologici e funzionano peggio virus e batteri. I medici sanno che è brutta la prognosi di bambini con infezioni gravi ma che non sviluppano febbre. E sanno anche che abbassare la febbre comporta regolarmente un allungamento delle condizioni infettive”.
Quindi cosa fare? E’ giusto usare i tradizionali antibiotici? O è meglio avvalersi di un antipiretico? Il Dott, spiega che:”Mentre l’utilizzo dell’antibiotico, essendo sotto controllo medico pediatrico è, almeno in teoria, più gestibile e controllabile, l’antipiretico invece è disponibile in farmacia come farmaco da banco e quindi senza controllo. L’abuso di questa sostanza si verifica spesso proprio nei casi di ‘panico da febbre’, con grande superficialità da parte degli adulti, soprattutto se lo somministrano ai figli piccoli, e con altrettanti rischi per la Salute”. “L’antipiretico di prima scelta – continua l’esperto – è il paracetamolo ma deve essere impiegato soltanto quando la febbre si associa a condizioni di malessere e dolore mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari. Se il bambino è febbrile, ma sta bene, somministrare l’antipiretico è un errore molto grave“.
Per risolvere i problemi legati all’insorgenza della febbre è utile seguire alcuni moniti e ammaestramenti suggeriti dagli esperti, quali ad esempio usare per la misurazione della febbre solo ed esclusivamente il termometro elettronico,il più attendibile ed affidabile, da posizionare solo sotto l’ascella; usarlo nel retto provoca incidenti oltre che disagi.
Inoltre è bene portare a visita in giornata il bambino malato per evitare che i batteri aumentano considerevolmente. Se la febbre persiste non continuare a somministrare l’antibiotico ma ricorrere subito al parere dello specialista e rispettare diligentemente le specifiche dosi da lui consigliate senza eccedere nel medicinale.
Banditi i rimedi della nonna; spugne, ghiaccio e strofinacci impregnati d’acqua; non solo sono del tutto inutili ma peggiorano drasticamente la situazione provocando brividi continui e conseguentemente il prolungamento del malessere del bambino


Parti a rischio nel fine settimana

Secondo uno studio pubblicato sul British Journal of Medicine nel Regno Unito le nascite sono più a rischio nel week-end: aumentano le complicanze, per mamma e figlio. Tweet 25 novembre 2015 Morte perinatale, ovvero bambini nati senza vita o deceduti nella prima settimana, ma anche infezioni, ferite, ritorno in ospedale dopo la dimissione: lo studio dell’Imperial College di Londra, pubblicato dal BJM, è preoccupante soprattutto per l’elemento che accomuna questi fatti avversi. I bambini in questione erano tutti nati nel fine settimana, in un ospedale inglese. Secondo gli scienziati, si sarebbero potute evitare 770 morti e 470 infezioni materne, se il parto fosse avvenuto in qualunque altro giorno della settimana. I ricercatori sottolineano che quello effettuato è uno studio osservazionale, le conclusioni non sono definitive, e soprattutto non sono riusciti a spiegare i meccanismi di organizzazione delle strutture che potrebbero essere alla base di questo fenomeno.




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Vaccini: importanti per 70% ragazzi, 'tutti dovrebbero farli'
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Parti a rischio nel fine settmana. Medico e Bambino pagine elettroniche 2015;18(10) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1510_10.html

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