Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

Novembre 2015 - Volume XVIII - numero 9

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Maria Valentina Abate
Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Fumo passivo causa denti cariati nei bambini?

Che il fumo passivo non facesse bene già lo sapevamo ma oggi viene sottolineato un nuovo legame tra sigaretta e salute dei piccoli. È uno studio giapponese da poco pubblicato sul British Medical Journal a sottolineare che l’esposizione al fumo di bimbi di quattro mesi di età raddoppia in loro il rischio di sviluppare poi carie ai denti. Insomma la sigaretta farebbe male non solo ai grandi ma anche ai piccoli e ai loro dentini che diventerebbero più deboli e sarebbero quindi più facilmente attaccabili dalla carie. Lo studio, condotto su un campione di bambini e sui loro genitori, ha evidenziato proprio una maggiore incidenza della carie in coloro che, dai primi mesi di vita e fino ai 3 anni di età, sono stati costretti a respirare il fumo provocato dalla sigaretta accesa dai grandi.
Roberto Boffi, responsabile fisiopatologia respiratoria e Centro antifumo dell’Istituto dei tumori di Milano, ha puntato il dito contro alcuni atteggiamenti irresponsabili di quei genitori che, non preoccupandosi della salute dei loro figli, li sottopongono al fumo passivo costringendoli a diventare poi più soggetti ad avere denti malati:

"Non stupisce che il fumo passivo possa aumentare il rischio di carie nei bambini visto che sappiamo benissimo che questo problema è frequente nei fumatori. Il fumo passivo fa male a tutti, ma ci sono alcune categorie particolarmente sensibili – che comprendono bambini, donne incinte, asmatici, ma, a mio parere, anche cardiopatici, malati di tumore e così via – che vanno tutelate con il buon senso e l’educazione".

Senza dimenticarci che gli effetti negativi del fumo passivo su apparato respiratorio e sistema immunitario di un bambino in crescita sono già stati messi a fuoco da tempo.

I danni del fumo passivo nei bambini


Già primi bimbi morti di pertosse per calo vaccinazioni

Il rischio che tornino malattie "dimenticate" come la difterite, che ha già fatto capolino in Spagna, o che le morti per morbillo non siano più l'eccezione, come nel caso della bimba deceduta per una complicanza lo scorso anno a Roma, è altissimo.
L'allarme, lanciato dall'Istituto Superiore di Sanità, è stato subito raccolto anche dall'Aifa e dai pediatri. Oltre che dalle campagne di sensibilizzazione, affermano, la "riscossa" dei vaccini passa per l'approvazione del Piano nazionale Vaccini da parte delle Regioni. "La copertura vaccinale nel nostro Paese - rileva Walter Ricciardi, neopresidente dell'Iss - è al limite della soglia di sicurezza e diventa ormai improcrastinabile l'approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale proposto da Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco al Tavolo di coordinamento per la prevenzione delle Regioni italiane". Secondo i dati sono scese al di sotto del 95% le vaccinazioni per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B e la percentuale scende ulteriormente per le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia che raggiunge una copertura dell'86%, in calo di oltre il 4% in appena un anno. Le conseguenze, sottolinea Ricciardi, sono per tutta la collettività. "Se non si ha più la cosiddetta 'immunità di gregge' - ricorda l'esperto - aumenta il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate non siano riconosciute e trattate in tempo". Il fenomeno, sottolinea la Società Italiana di Pediatria, è già in atto. "Stiamo assistendo al ritorno di malattie che credevamo debellate. Un esempio tra tutti è la morte di bambini per pertosse, malattia che sta avendo una recrudescenza nei bambini nei primi mesi di vita, proprio per il calo della copertura vaccinale". I vaccini, sottolinea anche l'Agenzia italiana per il Farmaco (Aifa), salvano moltissime vite. "C'è purtroppo poca consapevolezza del rischio anche grave connesso alla mancata vaccinazione - afferma il presidente Sergio Pecorelli - Ricordiamo che i vaccini hanno salvato circa 2 milioni e mezzo di vite l'anno, 5 al minuto e che, ancora oggi, una malattia come il morbillo può risultare mortale". In aiuto di chi ha dei dubbi debutta oggi il call center nazionale Vaccini e Vaccinazioni. A promuoverlo, il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della Salute e dall'Università degli Studi di Foggia a cui fa capo il progetto. Il numero verde 800 56 18 56 sarà attivo il lunedì dalle 10 alle 18. Anche i medici di famiglia, ha confermato Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale, sono pronti a sensibilizzare i pazienti. "Noi medici di famiglia - ha sottolineato - siamo tutti i giorni in prima linea nell'incentivare le immunizzazioni tra tutta la popolazione".


Le Regioni d'accordo: "Vietare la scuola ai bimbi non vaccinati"

La conferenza degli assessori decide all'unanimità di inserire l'obbligo di immunizzazione nel nuovo "Piano nazionale di prevenzione vaccinale". Ora la scelta passerà al vaglio della Conferenza Stato-Regioni in programma il 20. Appello al governo per il fondo sanità: "Servono più risorse o slittano anche i nuovi Lea"

Gli assessori alla Sanità delle Regioni italiane oggi a Roma hanno deciso all'unanimità di inserire nel nuovo "Piano nazionale di prevenzione vaccinale", che si sta scrivendo in questi giorni, anche la previsione di non ammettere nelle scuole i bambini che non siano in regola con il libretto di vaccinazioni. Dopo 'allarme dell'Istituto superiore di sanità sull'aumento delle famiglie che rinunciano all'immunizzazione, soprattutto se 'solo' raccomandata, la decisione odierna è un passo molto significativo. La misura in questione è sollecitata, tra l'altro, da una firmatissima petizione lanciata sul sito change.org dalla madre di una bimba di Cesena che ha contratto la pertosse, contagiando tutta la famiglia. Anche il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, tra l'altro, vede di buon occhio un provvedimento del genere.

I vaccini obbligatori e quelli raccomandati
Il piano vaccinale andrà il 20 ottobre alla Conferenza delle Regioni e successivamente, teoricamente anche lo stesso giorno, alla Stato-Regioni. E sembra improbabile che la previsione su vaccinazioni e scuola cambi, visto che gli attori sono più o meno tutti sulla stessa linea. In questo modo verrebbe ripristinata una regola che un tempo era in vigore e che venne cancellata 18 anni fa da una circolare in cui si stabiliva che il diritto alla scuola non poteva essere eliminato per i vaccini. "Ma quelli erano i tempi nei quali la copertura era altissima - commenta il coordinatore degli assessori, l'emiliano Sergio Venturi - . Adesso ci sono zone del Paese dove siamo molto bassi". Nel Riminese, ad esempio, si viaggia intorno all'85%, vuol dire che in una classe di bambini possono essercene tre che non hanno fatto le vaccinazioni obbligatorie. La preoccupazione è alta e gli assessori hanno preso una posizione forte.
Per il piano vaccinale ci vogliono circa 200 milioni, tanti soldi in un periodo molto difficile per le casse della sanità. Proprio oggi le Regioni hanno chiesto al governo di inserire nella Legge di stabilità l'aumento del fondo sanitario nazionale a 112 miliardi e non a 111 come detto dal premier Matteo Renzi (comunque sempre meno dei 113,4 previsti inizialmente). Ci sono sempre più spese da affrontare, come il rinnovo dei Lea, livelli essenziali di assistenza, che costa 900 milioni. Inoltre, stanno arrivando sul mercato molti farmaci innovativi che sono costosissimi. Le Regioni avvertono che con un finanziamento limitato a 111 miliardi rischiano di saltare proprio i nuovi Lea. Inoltre, le Regioni chiedono di tenere fuori dal fondo le spese per il rinnovo dei contratti dei dipendenti, che in effetti non dovrebbe essere a carico della sanità.


Con dieta 'sugar free' bimbi obesi migliorano in 10 giorni
Benefici su pressione, colesterolo e glucosio

Basta togliere lo zucchero aggiunto alla dieta dei bambini obesi per avere in appena dieci giorni un netto miglioramento di pressione, colesterolo e altri parametri legati alla salute. Lo afferma uno studio su Obesity, che dà una prima risposto al dubbio di molti scienziati sul fatto se sia lo zucchero in sè a far male o l'obesità causata da una dieta troppo ricca.
I ricercatori dell'università di San Francisco hanno reclutato 43 bambini e ragazzi tra 9 e 18 anni ad alto rischio di diabete, tutti obesi, sostituendo nella loro dieta tutti i cibi con zucchero aggiunto con delle alternative 'sugar-free' a parità di calorie e sostanze nutritive.
In appena 9 giorni di osservazione i soggetti hanno avuto in media una riduzione della pressione di 5 mm di mercurio, del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue rispettivamente di 5 unità e del 46% e hanno avuto risultati migliori nei test di tolleranza al glucosio. In media c'è stata anche una riduzione del peso corporeo, ma il beneficio, scrivono gli autori, si è avuto anche in chi non ha perso chili.
''Questo studio - spiega Robert Lustig, uno degli autori, al New York Times - ci dice che possiamo sconvolgere la salute metabolica di un ragazzo in dieci giorni senza cambiare l'apporto di calorie e senza fargli perdere peso, solo togliendo gli zuccheri dalla sua dieta. Da un punto di vista clinico è molto importante".


Puntatori laser, bimbi a rischio perché 'affascinati'
Esperto, prevenzione è far capire pericolo e evitare contatto

I puntatori laser sono pericolosi per i bambini perché questi ultimi tendono a fissarli per tempi lunghi, a differenza degli adulti, e sarebbe meglio non farli giocare con questi dispositivi. Lo afferma Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana (Soi), commentando il caso dei tre bimbi di Bologna con danni permanenti. "Tutti sanno che un coltello da cucina serve per tagliare l'insalata ma se adoperato in maniera impropria può fare danni - afferma Piovella -. Il puntatore è come un coltello da cucina, ha degli usi 'propri' ma se un bimbo lo prende e incomincia a fissare la luce, indirizzandolo nell'occhio, e questa sfortunatamente si focalizza sulla macula, la parte più delicata al centro della retina che è responsabile del 90% della vista, si può creare una lesione che può arrivare ad essere permanente". I bambini, spiega Piovella, sono particolarmente affascinati dalla luce dei puntatori. "Solo loro hanno questa fantasia, questa curiosità di continuare a fissare la luce, anche perché mentre la fissano la sensazione luminosa cambia, questo li affascina e continuano a guardare - insiste l'esperto -. Penso che l'unica prevenzione possibile sia condividere con i bambini che questi oggetti sono pericolosi, e oltretutto entrare nell'ordine delle idee che probabilmente, siccome il bambino lo usa come un gioco e non per necessità, possiamo regalargli altro. Non ha spiegazione un bambino con un danno permanente alla vista per una sciocchezza di questo tipo". La lesione, spiega Piovella, è proporzionale al tempo passato a guardare il raggio. "Non c'è un tempo minimo 'di sicurezza', molto dipende dalla potenza del raggio - afferma - ma la regola generale è non fissarlo affatto, si rischiano danni come quelli che si hanno se si guardano le eclissi senza protezioni".


No al miele per i bambini troppo piccoli
Può scatenare il botulismo infantile se dato, magari col succhiotto, sotto l’anno di vita

Il miele è un alimento ricchissimo di proprietà benefiche ma può essere un rischio per i neonati. È il monito che arriva da Fabrizio Anniballi, responsabile del Centro nazionale di riferimento per il botulismo.

Perché il miele può rappresentare un rischio per i bimbi che non hanno ancora compiuto un anno di età?
«Il miele è un prodotto naturale quindi le api, con la loro attività, si posano su varie superfici e possono catturare le spore di botulino che è un microrganismo presente nell’ambiente. Quando queste spore transitano in un intestino dove non è ancora sviluppata la flora batterica, possono trovare terreno fertile per moltiplicarsi, produrre la tossine e sviluppare la malattia. Non c’è pericolo, invece, per gli adulti e i bimbi più grandi, che avendo una flora intestinale più complessa riescono ad espellere queste spore senza permettere loro di svilupparsi. Alla nascita, infatti, l’intestino di un neonato è praticamente sterile, poi con il passare del tempo entra a contatto prima con il latte materno e poi con i primi alimenti e si forma la flora intestinale».

Che cos’è il botulismo infantile?
«È un’intossicazione riscontrabile in bambini dai 0 ai 12 mesi di età provocata dalla tossina botulinica che può provocare una paralisi generale del corpo e quindi anche una paralisi respiratoria che può portare alla morte per soffocamento».

Quanti sono i casi di botulismo infantile?
«La fascia d’età più interessata è tra i due e i sei mesi. Dal 1984 ad oggi in Italia ci sono stati 37 casi. Negli stati Uniti invece si registrano circa 100 casi all’anno. Nei casi studiati in Italia, 25 bambini avevano assunto miele che è stato analizzato in laboratorio in 18 casi e risultato positivo solo in 6. Paragonando i ceppi microbici isolati dal miele con quelli isolati dalle feci dei pazienti è emerso che in nessun caso era stato il miele la fonte di contagio. Comunque l’Italia da sola fa registrare la metà dei casi verificati in tutta l’Unione europea».

Oltre al miele cosa può provocare il botulismo infantile?
«È accertato che il maggior veicolo di botulismo infantile è la polvere. Ma siccome il miele può essere facilmente eliminato, nonostante le indiscusse proprietà benefiche, è conveniente evitare il rischio per i neonati. Ribadisco, però, che il miele ha oltre 300 proprietà benefiche molto importanti. Anche infusi e erbe non sterilizzati presentano lo stesso rischio. Inoltre diarree forti e prolungate possono distruggere la flora intestinale dei più piccoli e aumentare i fattori di rischio».

C’è una legislazione che prevede indicazioni sulle etichette del miele?
«La Commissione Ue lascia ai singoli Stati membri la possibilità di decidere in merito alle indicazioni in etichetta del rischio per i neonati. In Italia per ora si è deciso che sull’argomento va prima predisposta una campagna di sensibilizzazione”.


Smog, più rischi di leucemia per i bambini
Vivere e andare a scuola vicino a strade molto trafficate aumenta i pericoli per i più piccoli

I bambini che vivono e vanno a scuola vicino a strade trafficate con alti tassi di benzene sono più a rischio di sviluppare una forma particolare di leucemia. Lo afferma uno studio dell’Inserm francese pubblicato dall’American Journal of Epidemiology, secondo cui il rischio di leucemia mieloblastica acuta può aumentare anche del 20%. I ricercatori guidati da Daniel Hemon hanno studiato un database di 2760 casi di leucemia in tutta la Francia tra i 2002 e il 2007, confrontandoli con 30mila bambini che non avevano la malattia e usando gli indirizzi per stimare la vicinanza a grandi strade, la loro lunghezza e, solo per la zona di Parigi, anche la concentrazione del benzene in atmosfera. I bambini che vivevano a più di 500 metri dalle strade grandi sono stati presi a riferimento, mentre quelli a 150 metri o meno sono stati considerati come quelli con l’esposizione più alta. «Un aumento di 300 metri nella lunghezza delle strade vicino ai pazienti più esposti è associata a una crescita del 20% del rischio di leucemia mieloblastica acuta - scrivono gli autori -, e questa associazione risulta rafforzata se si combina l’indicatore con il dato sul benzene».


Quando servono gli psicofarmaci per i bambini

il disturbo psichiatrico sia frequente anche in bambini e adolescenti è ancora poco riconosciuto e trattato. L'associazione tra farmaco e psicoterapia è attualmente ciò che fornisce maggiori garanzie di successo. C'è bisogno dei due presidi a disposizione e della capacità di usarli con accortezza. Ciò non accade spesso come sarebbe opportuno e i genitori hanno esperienze negative, non solo nel servizio pubblico (carente), ma anche in quello privato, frequentato da professionisti inaffidabili e privi di controllo, dunque autoreferenziali. Gli psicofarmaci prescritti a bambini e adolescenti non sono quasi mai approvati per l'uso in età pediatrica. Solo alcuni godono di una lunga e meditata sperimentazione clinica e molti medici si chiedono se sia giusto usarli e quando l'uso off-label è appropriato e sicuro. Off-label significa che sul foglietto illustrativo leggerete "da non somministrare sotto i 12 anni". Avvertimento "difensivo" che mette il genitore in comprensibile ansia. Stato d'animo esacerbato da chi nel web emette proclami contro gli abusi delle industrie farmaceutiche e le presunte o reali violenze commerciali che estendono ai bambini gli psicofarmaci. L'area ha bisogno di serie indagini sistematiche della letteratura scientifica, condotte da studiosi finanziati dal ministero della Salute. I costi sono alti, ma è l'unica strada possibile per guidare la prescrizione degli psicofarmaci in età così delicate. Usarli male ed associarli a una psicoterapia mal fatta significa addossare a famiglie e società un handicap che può risultare negli anni molto costoso da un punto di vista umano e sociale.


Bambini, troppi antibiotici potrebbero farli ingrassare
Lo dimostra un maxi studio condotto negli Usa

L'uso di antibiotici durante l'infanzia, specie se prolungato e ripetuto, può causare aumento di peso e anche rendere più difficile perdere chili di troppo. Lo dimostra il più grosso e lungo studio effettuato finora sulle prescrizione di antibiotici nei bambini, condotto da Brian Schwartz della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health a Baltimora e pubblicato sull'International Journal of Obesity. Gli epidemiologi Usa sono andati a visualizzare i dati elettronici di prescrizioni ed altre informazioni mediche relativi a 142.824 bambini e ragazzi di 3-18 anni di vita. Questi dati sono stati messi a confronto con informazioni sul peso corporeo di ciascuno e sull'andamento dello stesso nel tempo. E' emerso che in relazione all'uso di antibiotici si registrano aumenti di peso variabili in funzione del numero di antibiotici presi dal bambino nel tempo: più aumentano le prescrizioni, più aumentano i chili guadagnati dal bambino. È emerso anche che sono chili difficili da "buttar giù" negli anni a venire. Gli esperti ritengono che il nesso tra uso ripetuto di antibiotici e aumento di peso sia da ricercarsi nei cambiamenti che inevitabilmente questi farmaci causano nella flora batterica intestinale, ormai di recente ritenuta uno dei principali motori dell'obesità. Basta già un unico ciclo di antibiotici per modificare la flora batterica di un individuo; è probabile che quando l'uso diventa ripetuto nel tempo queste modifiche diventano permanenti a scapito di batteri che proteggono dai chili di troppo ed a favore di altri che invece favoriscono il sovrappeso, probabilmente interferendo con i processi di digestione e metabolici dell'individuo.


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Puntatori laser, bimbi a rischio perché 'affascinati'
No al miele per i bambini troppo piccoli
Smog, più rischi di leucemia per i bambini
Quando servono gli psicofarmaci per i bambini
Bambini, troppi antibiotici potrebbero farli ingrassare. Medico e Bambino pagine elettroniche 2015;18(9) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1509_10.html

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