Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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Striscia... la notizia

a cura di Maria Valentina Abate
Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Usa, epidemia di paralisi infantili forse per un virus simile alla polio

È un enterovirus che provoca sintomi respiratori ma pare associato a diversi casi di paralisi in bambini e ragazzi, registrati negli Stati Uniti da agosto a oggi.

È stato isolato negli anni ‘60 in California e non ha mai destato grosse preoccupazioni: è simile al virus della poliomielite, ma anche a quelli che provocano semplici raffreddori e finora nessuno aveva mai pensato che potesse causare più di qualche sintomo respiratorio. Invece il virus EV-D68 adesso è nel mirino degli scienziati d’oltreoceano: nel 2014 per la prima volta ha contagiato oltre mille persone negli Stati Uniti, ma soprattutto si teme possa essere responsabile di una misteriosa paralisi flaccida acuta che ha colpito oltre cento fra bambini e ragazzi, da agosto a oggi. Uno studio da poco pubblicato sulla rivista The Lancet rafforza i sospetti: il virus si troverebbe nei campioni nasali di vari casi individuati dagli Autori.
La ricerca è stata condotta da Kevin Messacar dell’ospedale pediatrico di Aurora, in Colorado, su dodici bambini colpiti da questa strana paralisi per cui uno o più arti rimangono inerti. In concomitanza della più grande epidemia di EV-D68, finora un virus ben poco diffuso negli Stati Uniti, si sono infatti registrati numerosi casi di paralisi flaccida dopo infezione respiratoria: «Da quando la polio è stata eradicata, le paralisi flaccide acute nei bambini sono diventate inusuali. Fra il primo agosto e il 31 ottobre 2014 abbiamo notato invece un gran numero di casi nel nostro ospedale, nel bel mezzo di un’"epidemia" di infezioni respiratorie dovute a rinovirus ed enterovirus. Abbiamo perciò cercato di capire se vi fosse una correlazione fra l’infezione respiratoria e la paralisi, valutando dodici bambini arrivati in ospedale con debolezza muscolare a uno o più arti che avevano avuto sintomi respiratori nella settimana precedente al ricovero». Stando ai risultati, nel naso di otto bimbi è stato possibile rilevare un enterovirus e in cinque casi si trattava proprio di EV-D68.
Solo una coincidenza?
Non è abbastanza per condannare il virus senza appello, però, perché non c’è la «pistola fumante»: nel liquido cerebrospinale dei dodici bambini, infatti, il virus non è stato ritrovato. Si tratta allora di una coincidenza? John Watson, un epidemiologo dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi (che da agosto monitorano la vicenda e hanno pubblicato documenti per spiegare come difendersi dal virus), sostiene che la tempistica sia quantomeno “sospetta” e per questo le indagini sono tuttora in corso: in altri 41 casi di paralisi esaminati, otto pazienti sono risultati positivi a EV-D68 e altri 9 a virus correlati. I ricercatori stanno cercando di capire se l’assenza del virus nel liquido cerebrospinale sia spiegabile con una sua azione diretta sul sistema immunitario: in pratica, senza bisogno di entrare nel sistema nervoso EV-D68 potrebbe provocare un «deragliamento» della risposta immune tale da danneggiare i nervi. Resta il fatto che per il momento non esistono cure specifiche contro il virus, sebbene vi sia un farmaco che pare in grado di bloccare la replicazione nelle cellule umane: è allo studio in un laboratorio di virologia della Purdue University, nell’Indiana, ma per il momento si tratta di un prodotto sperimentale. Intanto, l’ultimo aggiornamento dei CDC segnala che dall’agosto scorso al 28 gennaio si sono verificati 111 casi diparalisi flaccida acuta correlabili al virus . Il mistero prosegue, i ricercatori indagano.


Oms richiama l'Italia: netto calo delle vaccinazioni obbligatorie a bimbi
Lorenzin: "Fenomeno preoccupante". Riguarda anche quelle consigliate, in particolare il morbillo

Il livello più basso degli ultimi 10 anni: le vaccinazioni obbligatorie per i bambini sono in netto calo in Italia.
Dall'antitetanica all'antipolio, nel 2013 la copertura tra i piccoli entro i due anni ha registrato una diminuzione che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha definito un "serio problema di sanità pubblica". Ed in calo è anche la vaccinazione, consigliata, contro il morbillo, tanto che gli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno richiesto un incontro urgente a Lorenzin.
È un quadro allarmante quello che emerge dai dati del ministero della Salute relativi al 2013 e pubblicati dall'Istituto superiore di sanità (Iss), che evidenziano come le coperture vaccinali nazionali raggiungono il livello più basso degli ultimi 10 anni. In calo sono tutte le vaccinazioni ed in particolare il morbillo, nonostante il 2015 sia il termine ultimo fissato dall'Oms per eliminare questa malattia in Europa.
Il punto, avverte l'Iss, è che il "mantenimento di coperture elevate è fondamentale per prevenire epidemie ed evitare che si ripresentino malattie che sono state eliminate in Italia. È con preoccupazione quindi che si nota - sottolinea l'Istituto - una flessione delle coperture medie nazionali per quasi tutte le vaccinazioni". I dati del ministero si riferiscono alle coperture vaccinali a 24 mesi d'età, relative al 2013 (coorte di nascita 2011) e riguardano la maggior parte delle vaccinazioni offerte attivamente e gratuitamente alla popolazione, secondo il Piano nazionale della prevenzione vaccinale (Pnpv) 2012-2014, ovvero poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae b, morbillo, parotite e rosolia. Tra queste, le prime 4 sono considerate vaccinazioni obbligatorie. L'andamento "in netta diminuzione delle coperture a 24 mesi", rileva l'Iss, "rende indispensabile interventi urgenti". In particolare, la vaccinazione esavalente (offerta ai bimbi entro un anno e che copre difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomelite ed emophilus B) registra un calo delle coperture, più o meno accentuato rispetto al 2012, in quasi tutte le Regioni. Inoltre, in otto Regioni, che complessivamente hanno una popolazione target pari al 26% del totale, le coperture vaccinali sono inferiori al 95%. Anche la copertura per morbillo, parotite e rosolia è diminuita nel 2013 ed è pari all'88,1% contro il 90% del 2012.
Proprio il calo delle coperture vaccinali per morbillo e rosolia, avverte l'Iss, "è più marcato rispetto alle altre vaccinazioni ed è stato registrato in tutte le Regioni". Varie le possibili cause del fenomeno: dall'errata percezione nella popolazione dell'importanza delle vaccinazioni all'effetto delle campagne mediatiche in atto contro i vaccini. Da qui l'allerta dell'Istituto, che auspica "interventi urgenti" e avverte: "L'andamento in netta diminuzione delle coperture a 24 mesi non può essere ignorato, anche alla luce delle recenti recrudescenze di malattie ritenute sotto controllo o eliminate".

Vaccinazioni pediatriche: le domande difficili
Il dipartimento di Prevenzione della Asl CN2 Alba Bra della Regione Piemonte mette a disposizione degli utenti un documento di supporto ai genitori che desiderano conoscere meglio il tema delle vaccinazioni pediatriche. Nelle quaranta pagine di testo si affrontano numerosi aspetti: dalla sicurezza dei vaccini all’obbligo vaccinale, con focus specifici su alcune patologie (come poliomielite, difterite, tetano e morbillo) e sui falsi miti che circolano sui vaccini. Per maggiori informazioni scarica il documento completo (pdf 914 kb).


Calcolo delle ore di sonno: quanto dormire a ogni età

La National Sleep Foundation ha recentemente rinnovato le raccomandazioni su quante ore sia necessario dormire per il nostro benessere rivedendo il calcolo delle ore di sonno. È stato pubblicato un rapprto aggiornato sulla Gazzetta Ufficiale della stessa Società. Ecco come dovreste comportarvi in base all’età di appartenenza.
  • I neonati da zero a tre mesi dovrebbero dormire dalle 14 alle 17 ore al giorno; precedentemente da 12 a 18;
  • I bambini dai quattro agli undici mesi dalle 12 alle 15 ore; in precedenza 14- 15;
  • I bambini da uno a due anni dalle 11 alle 14 ore; in precedenza 12-14;
  • I bambini in età prescolare, 3-5 anni, dalle 10 alle 13 ore; in precedenza 11-13;
  • I bambini in età scolare, 6 – 13 anni, dalle 9 alle 11 ore; in precedenza 10-11;
  • I teenager, dai 14 ai 17 anni, dalle 8 alle 10 ore; in precedenza 8 e 1/2 , 9 e 1/2;
  • I giovani adulti dai 18 ai 25 anni, dalle 7 alle 9 ore; dati precedenti non ce ne sono perché si tratta di una nuova categoria;
  • Gli adulti dai 26 ai 64 anni dalle 7 alle 8 ore; non c’è stato nessun cambiamento;
  • I soggetti oltre i 65 anni dalle 7 alle 8 ore; anche qui si tratta di una nuova categoria.
Questo il comunicato: “Queste nuove raccomandazioni sono il risultato di molteplici turni di votazione dopo una revisione completa degli studi scientifici pubblicati sul sonno e sulla salute”. Sono stati 18 gli esperti chiamati a formulare queste nuove tabelle, medici appartenenti all’ “American Neurological Association”, all’”American Academy of Pediatrics” e all’”American Physiological Society”, i quali hanno esaminato più di trecento studi per giungere a tali conclusioni. Così si è espresso il presidente del consiglio della “National Sleep Foundation”:“Questa è la prima volta che una organizzazione professionale ha sviluppato la durata del sonno con consigli specifici per età sulla base di una rigorosa, revisione sistematica della letteratura scientifica mondiale in materia durata del sonno per la salute, le prestazioni e la sicurezza”. Ecco la tabella in lingua originale.


Tumori: un teenager su 4 non parla di sintomi con genitori
Indagine Fondazione Veronesi e campagna web fatti vedere

Sono un migliaio l'anno gli adolescenti italiani colpiti da tumore, soprattutto da leucemie, linfomi, tumori ossei e sarcomi, tumori cerebrali. A questi si sommano circa 2500 bambini. Nonostante i progressi dell'oncologia pediatrica nell'ultimo quarantennio, il cancro resta però la prima causa di morte in questa fascia d'età, anche a causa di protocolli di cura non sempre adeguati (a volte i limiti di accesso per età ai reparti pediatrici impediscono ai medici di inserire il paziente nel piano di cure più adatto) e di una diagnosi spesso tardiva.
È quanto riporta sul proprio sito la Fondazione Umberto Veronesi, che ha svolto un'indagine sugli adolescenti e la loro conoscenza del tumore. Dall'indagine emerge che i ragazzi nella fascia d'età 15-19 anni sembrano tenere sotto controllo la propria salute, conoscono i fattori di rischio e nella maggior parte dei casi vanno con una buona frequenza dal medico, tuttavia in presenza di segnali preoccupanti (un gonfiore, un nodulo o una macchia, dimagrimento o stanchezza inspiegati) quasi uno su quattro di loro (22%) aspetta di vedere come va, senza parlarne con un adulto e perdendo così tempo talvolta prezioso. Otto su 10 dichiarano di essere molto o abbastanza attivi per quanto riguarda la propria salute, più della metà afferma di andare dal medico diverse volte l'anno, mentre un altro terzo vi si reca almeno una. Solo 12 su cento ammettono di non fare mai visite di controllo. Anche sui fattori di rischio e di benessere gli adolescenti sembrano avere le idee chiare: citano nell'85% dei casi alimentazione, sport, astensione da fumo e alcol, inquinamento e stress come elementi determinanti, mentre appaiono meno convinti (77%) su visite ed esami di controllo regolari. L'80% degli intervistati dichiara inoltre di sapere che il cancro può colpire anche bambini e adolescenti; la metà ritiene, per fortuna cadendo in errore, che siano malattie "molto diffuse". Al momento però di mettere in pratica strategie di prevenzione, i ragazzi si mostrano però più smarriti e scelgono di non parlarne con gli adulti. "Ci sono statistiche secondo le quali negli adolescenti si arriva alla diagnosi anche sei mesi dopo la manifestazione dei primi sintomi" evidenzia Angelo Ricci, presidente di Fiagop Onlus (Federazione italiana associazioni genitori oncoematologia pediatrica onlus), sottolineando che "i ragazzi spesso scelgono di non parlare perché sono in una fase in cui sentono il bisogno di staccarsi e allora, magari, cercano piuttosto indicazioni in Internet con risultati spesso fuorvianti o talvolta inutilmente preoccupanti". Da qui la necessità di campagne come quella che farà sul web la Fondazione Veronesi, #fattivedere, con cui si invitano i ragazzi a tenere gli occhi aperti e a rivolgersi senza timori a un medico in caso di bisogno. Per saperne di più http://goldforkids.it/.


Rischio iperattività per i bambini che consumano energy-drink

I dati lasciano poco spazio alle interpretazioni: l’abuso di energy-drink in età scolare aumenta del 66% il rischio di sviluppare la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Ad affermarlo è una ricerca della Yale School of Public Health pubblicata sulle pagine della prestigiosa rivista Academic Pediatrics.
Per arrivare all’allarmante risultato gli scienziati statunitensi hanno monitorato le abitudini alimentari di oltre 1600 ragazzi in età scolare. In particolare l’indagine è stata svolta nelle scuole medie del Connecticut. Dalle analisi è emerso il legame tra consumo di energy-drink e sviluppo di sintomi paragonabili all’ADHD. Un effetto che secondo i ricercatori è dovuto al mix disostanze presenti quali taurina, caffeina e guaranà. Come spiega la professoressa Jeannette Ickovics, una delle autrici dello studio, «I risultati ottenuti sono in linea con le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics: i genitori dovrebbero limitare il consumo di bevande zuccherate e in particolare evitare il consumo di bevande energetiche».
Secondo quanto dichiarato dalla Ickovics a salire sul banco degli imputati nel danneggiare la salute dei bambini ci sono infatti anche le bevande troppo zuccherate. Queste, in comune con gli energy-drink, hanno la caratteristica di contenere elevati livelli di zucchero. Alcune bevande commercializzate negli Stati Uniti ne contengono oltre 40 grammi. Una dose ampiamente superiore al fabbisogno giornaliero che non deve superare i 30 grammi circa. Le bevande zuccherate infatti, oltre al presunto legame con i sintomi di ADHD, sono invece strettamente correlate all’aumento di peso e allo sviluppo dell’obesità infantile.


Leucemia linfobalstica acuta, creata una nuova proteina per combatterla

Prodotta al Children's Hospital di Los Angeles con tecniche di ingegneria genetica, aprirebbe la strada a nuovi trattamenti per i casi farmacoresistenti

La leucemia linfoblastica acuta (ALL) è la più diffusa forma di cancro infantile. Uno dei principali problemi ancora da affrontare nel suo trattamento è quello della non responsività delle cellule tumorali ai farmaci.
Una buona notizia sembra arrivare da gruppo di ricercatori del Children's Hospital di Los Angeles che ha creato un potenziale candidato per un nuovo trattamento che potrebbe rivelarsi alquanto efficace nei casi di leucemia farmacoresistente e anche nel potenziare l’effetto delle terapie standard come la chemioterapia e la radioterapia. La leucemia linfoblastica acuta è un tumore ematologico che progredisce molto rapidamente (acuta) e che colpisce le cellule produttrici di linfociti nel midollo osseo, portando ad un loro accumulo nell’organismo. Rappersenta il 25% dei tumori che colpiscono i bambini fino ai 14 anni. E la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti con recidiva non arriva al 20%.
I risultati dello studio, pubblicati sul Journal of Clinical Investigation, sono stati ottenuti con modelli murini della malattia utilizzando cellule prelevate direttamente dai pazienti con ALL. La proteina TRAIL, prodotta dalle cellule del sistema immunitario, opera legandosi a specifici recettori di morte (death receptor) attivando una cascata di eventi che conducono alla morte cellulare. Per mezzo dell’ingegneria genetica, il gruppo ha unito ad una porzione di TRAIL una proteina - CD19 - , espressa nella maggior parte delle cellule leucemiche.
Secondo i ricercatori, tale nuova proteina di fusione - nominata CD19L-sTRAIL - sarebbe stata in grado di legarsi e di distruggere unicamente le cellule portatrici di CD19, quindi le tumorali, diventando così una potentissima arma di morte per il cancro. E, infatti, la nuova proteina si é dimostrata molto efficiente nel provocare l’apoptosi anche nelle forme più aggressive di leucemie farmacoresistenti: Grazie alla sua capacità di ancorarsi alla superficie delle cellule attraverso CD19, CD19L-sTRAIL ha ucciso più del 99% di cellule cancerose non solo in vivo ma anche nei topi. «La sfida più grande riguarda i pazienti con recidiva, cioè i casi di malattia che ritorna dopo essere andata in remissione, nonostante intensi trattamenti chemioterapici. Speriamo che i risultati di questo studio aprano la strada a nuove e efficaci opportunità terapiche per i bambini con leucemia recidiva».
(Nell’immagine: la proteina - in verde - si lega alla superficie della cellula leucemica e ne provoca la morte distruggendone il nucleo - in rosso).

Allarme fumo, 10 anni della legge anti-sigarette: gli adulti smettono iniziano i dodicenni

Dieci anni fa la legge che vietava il fumo nei locali chiusi come i ristoranti e gli uffici pubblici. Una legge firmata dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia cha profondamente trasformato le abitudini degli italiani. Tutti, fumatori e non fumatori.
Trasformazioni ormai ben radicate che hanno fatto dimenticare il divoratore di sigaro nel tavolo accanto in trattoria come la signora che si accendeva le sigarette dal parrucchiere. Dopo dieci anni, un grande risultato: è sceso il numero dei fumatori, dal 23,8% del 2003 siamo passati al 19,5% del 2014.I ricoveri per infarto sono scesi del 5% e del 25% le vendite dei prodotti del tabacco.
Agli anziani e agli adulti, dunque, il messaggio è arrivato forte e chiaro. E i numeri lo confermano. Mentre chi, negli ultimi anni, è andato nella direzione opposta è il giovanissimo. Il quasi bambino, sia femmina che maschio. Il messaggio di Sirchia, ai giovanissimi, non deve essere arrivato. Le statistiche dicono che c'è stato un incremento importante tra i fumatori sotto i 15 anni. Parliamo di bambini tra gli 11 e i 12 anni. Che tengono il pacchetto in tasca anche quando vanno a scuola.
«C'è stato un tempo in cui il fumo non era più di moda tra i giovanissimi. Anche il mondo dello spettacolo, dai film alle fiction, si era preso una pausa. Oggi, tutto ciò, sembra superato. Non ci può essere indifferenza quando si tratta dei minori».
L'effetto emulazione, la voglia di stare al passo con i più grandi sono i fattori principali che sembrano avvicinare i ragazzi al fumo: i ventenni non sembrano dare il buon esempio. tra gli uomini, nel 2013, la percentuale più elevata di fumatori si osserva tra i 25 e i 34 anni (36,2%) e tra i 20 e 24 anni (34%). Mentre, tra le donne, il picco è tra quelle che hanno superato i 40. Ancora un dato per disegnare la situazione: tra i ragazzi di 14-19 anni il 14,5% dei maschi e l'8% delle femmine accende sigarette.


In corsia medici "amici dei piccoli" formati su emergenze
Da insufficienza respiratoria a cardiaca le urgenze più critiche

Giovani medici "amici dei bambini" e specializzati nelle emergenze. Potrebbe essere presto una realtà sempre più diffusa nelle corsie degli ospedali grazie a un accordo finalizzato alla realizzazione del progetto "Pediatric emergency card", a cui ha dato vita la Simeup (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica) insieme all'Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi), al Coordinamento Direttori Scuole di Specializzazione Italiane in Pediatria e all'Osservatorio Nazionale Specializzandi in Pediatria (Onsp).
Il progetto è finalizzato proprio a migliorare, tramite una formazione ad hoc, il riconoscimento e la gestione di situazioni critiche.
"Le principali emergenze e urgenze in età pediatrica vanno dalle insufficienze respiratorie, in cui rientrano crisi d'asma e in questa stagione anche le bronchioliti, ai traumi e problemi neurologici. E ancora l'ingestione di corpi estranei, per cui e' importante investire soprattutto nella formazione di genitori e insegnanti ad eseguire manovre salva-vita, e altre problematiche forse meno frequenti nei bambini ma molto serie, come gli arresti cardiaci e in generale le insufficienze cardiache'', spiega Antonio Urbino, presidente della Simeup. Dunque, "l'intento di questo accordo e' offrire a sempre piu' specializzandi, che già frequentano i Pronto Soccorso, una formazione dedicata al riconoscimento di campanelli d'allarme e alla gestione delle emergenze - chiarisce Urbino - rendendola più capillare grazie all'estensione a tutte le Scuole di pediatria e non solo a quelle che già hanno una formazione dedicata". Cinque i differenti percorsi di formazione, che vanno dal Triage alla simulazione avanzata, al termine della quale si otterra' una card con cinque "bollini", sinonimo di una formazione di qualità.


La scoperta: essere sovrappeso da piccoli può portare il cancro all'esofago da grandi

I bambini sovrappeso potrebbero incorrere più facilmente di altri al rischio di cancro all'esofago da adulti, secondo una ricerca pubblicata questa settimana nel British Journal of Cancer.
I ricercatori hanno studiato i dati sanitari più di 255 mila bambini danesi in età scolare, nati fra il 1930 e il 1971, la cui altezza e peso sono stati misurati ogni anno fra i 7 e i 13 anni. I ricercatori hanno usati questi dati per calcolare l'indice di massa corporea di ognuno.
Più di 250 di questi bambini hanno sviluppato il cancro all'esofago una volta superati i quarant'anni. Dopo aver incrociato i dati di questi pazienti con quelli relativi alla loro età scolare, i ricercatori hanno scoperto che i bambini sovrappeso o obesi fra i 9 e i 13 anni, avevano le maggiori possibilità di sviluppare quel tipo di cancro nel prosieguo della loro vita: il 2,1 per cento di tutti i casi di cancro esofageo negli uomini adulti danesi poteva essere attribuito al fatto di essere stati obesi o in sovrappeso all'età di 13 anni. I risultati suggeriscono che l'aumentare del numero di bambini obesi o in sovrappeso può portare a un sensibile incremento nei casi di cancro all'esofago in futuro. Le due cose potrebbero essere collegate, oppure potrebbe indicare che chi è sovrappeso da bimbo tende a esserlo anche da adulto, e noi sappiamo come l'eccesso di peso possa essere un fattore di rischio per molti tipi di tumori, incluso quello esofageo. «Abbiamo bisogno di ulteriori analisi, ma i nostri risultati sottolineano come sia importante essere in forma per un bambino, in particolar modo quando appare evidente che essere in sovrappeso può aumentare il rischio di contrarre un tumore da adulti».
Il cancro all'esofago è il 13° tipo di tumore più comune fra gli adulti, con circa 8.300 casi diagnosticati ogni anno in Gran Bretagna, colpendo statisticamente due volte di più gli uomini che le donne.

Pidocchi, regole e consigli di esperti per ridurre contagio
Ai genitori, controllare spesso la cute dei figli

Evitare contatti testa contro testa durante il gioco a scuola, sui campi sportivi, ma anche al cinema. Non condividere vestiti, cappelli, caschi, bandane, auricolari, né spazzole e asciugamani, disinfettare poi pettini e spazzole in acqua calda per 5-10 minuti: sono questi alcuni dei consigli divulgati dalle Asl, attraverso i medici dell'assistenza sanitaria in collaborazione con i Pediatri di Famiglia, per promuovere la salute dei bambini e ragazzi che frequentano gli asili nido, le scuole dell'infanzia, le scuole di istruzione primaria e secondaria. Un problema quello delle lendini che c'è tutto l'anno, e che negli Stati Uniti si stima colpisca dai 6 ai 12 milioni di casi. In Italia i casi sono di meno, ma comunque numerosi. ''Non abbiamo cifre aggiornate - spiega Luigi Greco, vicepresidente della Società italiana di pediatria - le ultime risalgono agli anni '70, e parlano di qualche migliaio di casi l'anno, ma ora sono probabilmente di più, perché ci sono più bambini scolarizzati e che vanno all'asilo nido e alla scuola materna.
Anche se ci sono picchi in autunno e primavera, i pidocchi colpiscono tutto l'anno. Negli ultimi anni il numero dei casi è rimasto stabile''. Se ci sono tanti casi però non è per mancanza di igiene, ma perche' il piu' delle volte il trattamento e' fatto male. ''C'e' l'idea errata che basti usare i prodotti sui capelli. Invece va fatta anche la sorveglianza, ispezionando i capelli bagnati e togliendo pidocchi e uova con un pettine a denti molto stretti, se non tutti i giorni, almeno ogni 2-3 giorni nelle 3 settimane successive al trattamento''. Purtroppo cominciano a esserci anche i primi casi di resistenza ad alcuni farmaci per un loro uso non corretto. Tuttavia, se il trattamento è fatto bene, ed è accompagnato dalla sorveglianza, il problema si risolve.

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Calcolo delle ore di sonno: quanto dormire ad ogni età
Tumori: un teenager su 4 non parla di sintomi con genitori
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In corsia medici 'amici dei piccoli' formati su emergenze
La scoperta: essere sovrappeso da piccoli può portare il cancro all'esofago da grandi
Pidocchi, regole e consigli di esperti per ridurre contagio. Medico e Bambino pagine elettroniche 2015;18(2) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1502_10.html

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