Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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Striscia... la notizia

a cura di Maria Valentina Abate
Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Separazioni conflittuali, i rischi per la salute delle bambine e dei bambini

Che cosa si può fare per evitare che i bambini diventino oggetto di contesa tra i genitori in caso di separazioni altamente conflittuali, quelle, per intenderci, in cui mamma e papà si danno battaglia ogni giorno e parlano male l'uno dell'altro davanti agli occhi del figlio? Gli operatori dei servizi di tutela all'infanzia, riuniti a Rimini per un convegno dal titolo "Il bambino "separato": genitori in conflitto e figli invisibili. Percorsi di tutela e cura", hanno cercato di dare una risposta a questa domanda.
Gli effetti devastanti. Il professor Vittorio Cigoli dell'Università Cattolica di Milano, citando i risultati di oltre 40 anni di ricerche, ha spiegato come essere esposti a un divorzio ad alto tasso di conflittualità provochi nel bambino e nell'adolescente problemi psichici e un forte calo di difese immunitarie. Tra i problemi psicologici "Difficoltà emotive e comportamentali, bassa autostima, depressione, basso rendimento scolastico, ricorso a droghe e violenza". Spesso i genitori sono totalmente inconsapevoli degli effetti devastanti che una separazione altamente conflittuale può provocare nel proprio figlio e lo coinvolgono attivamente nel loro conflitto.
Uno spazio per i loro bisogni. Gli esperti hanno sottolineato come sia importante, per tutti quelli che intervengono in queste situazioni, creare uno spazio in cui i bisogni del bambino possano essere ascoltati e diventino visibili agli occhi dei genitori. Importante è anche non cadere nella trappola di schierarsi dalla parte di un genitore contro l'altro, perché in questa guerra non esistono i buoni e i cattivi ma solo persone che non riescono ad affrontare la fine del loro legame.
Le recenti iniziative di legge. L'appuntamento si è chiuso con l'intervento dell'Onorevole Vanna Iori, Deputato del PD e membro della Commissione Bicamerale Infanzia, che ha citato le recenti iniziative di Legge presentate in favore dell'infanzia e ha sottolineato la necessità che il Governo operi non soltanto in modo assistenziale, ma promuova una politica più organica a sostegno dei minori e delle loro famiglie, per esempio sostenendo e incrementando i Servizi che si occupano dell'infanzia e operando in favore di un'adeguata riforma della giustizia minorile.

Elettrocardiogramma a scuola, così si prevengono le morti improvvise
Nella sindrome di Wolff-Pakinson-White bisogna intervenire anche in assenza di sintomi. Lo dimostra uno studio tutto italiano pubblicato su Circulation

Cuore, un muscolo che lavora instancabilmente per tutta la vita. Grazie agli impulsi elettrici che si generano in alcune particolari aree è in grado di contrarsi e rilassarsi per 4200 volte ogni ora. Un minimo difetto nella conduzione dell'elettricità può però compromettere improvvisamente la sua funzione. È il caso della sindrome di Wolff-Pakinson-White, un’aritmia congenita che colpisce una persona su 450. Uno studio tutto italiano del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, pubblicato dalla prestigiosa rivista Circulation, ha dimostrato che anche le persone asintomatiche – in cui si riscontra l’anomalia - sono a rischio. Ecco perché, intervenire con un semplice e mini invasivo intervento diventa una priorità.
La malattia. La sindrome di Wolff-Pakinson-White è una malattia caratterizzata da un'alterata conduzione degli impulsi elettrici che portano il cuore a contrarsi. Durante lo sviluppo fetale gli atri vengono collegati ai ventricoli da numerosi fasci che scompaiono dopo la nascita fatta eccezione per quello di His. Tuttavia, in alcune persone, possono persistere anche altri fasci capaci di alterare la normale conduzione generando quindi problemi di ritmo cardiaco. Un'anomalia facilmente riscontrabile attraverso un semplice elettrocardiogramma.
Il trattamento. Ad oggi i trattamenti sono sia di tipo farmacologico sia chirurgico. Quest'ultimo, porta alla remissione completa della malattia in oltre il 95% dei casi.
Lo studio. La sindrome, in molti casi, nonostante venga rilevata per mezzo di un elettrocardiogramma si presenta in forma asintomatica. Per questi pazienti, prima dello studio in questione, l'indicazione è sempre stata quella di tenersi sotto controllo ed intervenire solo se in presenza di chiari sintomi. Una situazione destinata a cambiare: «oggi, grazie al nostro studio, abbiamo dimostrato per la prima volta al mondo che chi è affetto da sindrome di Wolff-Pakinson-White, anche in assenza di sintomi, è a rischio di aritmie letali. Ecco perché è consigliato intervenire chirurgicamente anche in queste persone».
Per arrivare al risultato il team di ricerca dell’ospedale romagnolo ha monitorato per 8 anni oltre 2 mila pazienti. Dati importanti che cambiano radicalmente l’approccio alla malattia.
Controlli a scuola. «Questa è una malattia che fortunatamente può essere rilevata con un elettrocardiogramma. Salvare delle vite da morte improvvisa in questo caso è semplice. Per questa ragione auspichiamo che le istituzioni attivino programmi di screening già a partire dalla scuola.


Artrite reumatoide e tumori, cure sempre più a misura
Ultimi risultati presentati al Congresso Ricerca pediatrica

Un bambino su mille è affetto da una forma di artrite cronica, ma cure sempre più a misura di bimbo permettono di convivere al meglio con la malattia e in alcuni casi anche di guarire. Altrettanti i progressi nel campo dell'oncologia pediatrica che, a fronte di circa 1400 nuovi diagnosi di neoplasia fatte ogni anno su bambini e ragazzi tra 0 e 15 anni, riescono oggi in molti casi a curare senza radio e chemio, grazie ad approcci immunoterapeutici, oggi disponibili anche per i più piccoli.
I nuovi risultati della ricerca scientifica in materia di pediatria sono stati presentati nel corso del Congresso Nazionale SIRP (Società Italiana di Ricerca Pediatrica) a Chieti. "Grazie all'immissione in commercio di farmaci espressamente registrati per il bambino e in grado di inibire selettivamente singole molecole che giocano un ruolo fondamentale nel percorso infiammatorio dovuto ad artrite reumatoide giovanile o, in generale, malattie reumatologiche, le percentuali di remissioni della malattia, pur se molto variabili, possono arrivare fino al 50% e miglioramenti consistenti della sintomatologia si notano nella maggioranza dei pazienti", chiarisce Alberto Martini, presidente della Società Europea di Reumatologia pediatrica e ordinario pediatria presso l'Università di Genova e direttore del Dipartimento di pediatria dell'Ospedale Gaslini di Genova.
"Farmaci inibitori selettivi delle molecole che provocano l'infiammazione e dunque diretti contro le molecole che producono il danno - sottolinea - silenziando le cellule le rendono inattive. Così diminuisce l'infiammazione che erode le superfici articolari e cambia la qualità della vita dei piccoli pazienti". A fare il punto sui moltissimi i progressi fatti negli ultimi anni in oncologia pediatrica, in particolare per quanto riguarda le leucemie acute come la lifoblastica e alcuni tumori solidi come il neuroblastoma, è Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
"Oggi è possibile curare la leucemia acuta premielocitica, una variante di leucemia mieloide acuta, nel 95% dei piccoli pazienti senza usare chemioterapia ma con un precursore della vitamina A (acido trans retinoico) e un derivato dell'arsenico (arsenico triossido)", spiega l'esperto. Niente radio, né chemio ma immunoterapia, più efficace e anche più selettiva, dunque con meno effetti collaterali. "Approcci immunoterapeutici di questo tipo, basati su anticorpi monoclonali e cellule geneticamente modificate - prosegue - possono curare il 50% dei pazienti dei tumori infantili in piccoli pazienti resistenti ai chemioterapici convenzionali".


I giochi "cavalcabili" sono i più pericolosi
Studio Usa, 40% ricoveri per monopattini e bici senza pedali

Monopattini,"biciclette senza pedali" e gli altri giochi "cavalcabili" sono sempre più popolari anche in Italia, ma chi sta pensando di regalarne uno a Natale al proprio figlio dovrebbe stare molto attento. Secondo uno studio pubblicato da Clinical Pediatrics questo tipo di giocattoli è il più pericoloso negli USA, e causa fino al 40% dei ricoveri per infortunio sotto i 5 anni. Lo studio del Nationwide Children's Hospital di Columbus, Ohio ha esaminato i dati sugli infortuni dei bambini dal 1990 al 2011, trovando un aumento della frequenza del 40% nel periodo considerato con un balzo nel 2001, anno in cui i "ride-on toys" sono diventati popolari. Il picco di infortuni avviene intorno ai due anni, nel 60% dei casi ai maschi e l'80% delle volte a casa. Nel 35% degli infortuni e nel 40% dei ricoveri presi in esame, spiega l'autore principale, Gary Smith, la causa è proprio questo tipo di giocattoli, con traumi cranici e fratture in cima alla lista delle diagnosi. Secondo l'esperto questi giochi vanno usati seguendo delle accortezze. "I bambini dovrebbero indossare sempre il casco e bisognerebbe evitare di usarli in strada, perché le collisioni con le auto sono la causa degli infortuni più gravi".


Malattia di Wilson si maschera da cirrosi e Parkinson
La stanchezza tra i sintomi nei bambini, un portale per sensibilizzare medici

Nei bambini si manifesta con leggeri malesseri, negli adulti anche con problemi neurologici, e se non diagnosticata precocemente può portare a condizioni invalidanti e irreversibili, mettendo anche in pericolo la vita. È la malattia di Wilson, patologia ereditaria rara ma di difficile diagnosi, legata a una proteina (ATPasi) che, mutata, impedisce al fegato di metabolizzare il rame assunto col cibo che così si accumula, con problemi di tossicità per l'organismo. Ne soffre in Italia e in Europa una persona su 50.000, ma con punte di una su 3000 in Sicilia, Sardegna e Puglia, più diffusa nelle piccole comunità, dove molti sono imparentati tra loro.
''Il problema grande di questa malattia è la diagnosi: i sintomi dei bambini sono comuni a molti leggeri malesseri (stanchezza, distrazione, difficoltà di concentrazione...); negli adulti può 'mascherarsi' con i sintomi di un Parkinson giovanile, cirrosi, depressione.
Il fatto poi che sia molto rara fa sì che un medico di famiglia possa anche non vedere un solo caso in tutta la sua vita professionale. Anche per questo si stima che un buon 50% dei malati non sappia nemmeno di avere questa patologia, lasciando che si cronicizzi e diventi un problema grave''.
Proprio per mettere in contatto fra loro i malati italiani che hanno avuto una diagnosi ma anche per contattare tutti i medici affinché affinino la loro sensibilità diagnostica (davanti a un sospetto un semplice esame può far emergere la malattia), l'Associazione Nazionale Malattia di Wilson, presieduta da Salvatore Dilorenzo, ha realizzato una piattaforma online all'indirizzo www.malattiadiwilson.info, col sostegno di Recordati e Orphan Europe. Il portale è composto da due aree: una contiene approfondimenti per medici e operatori sanitari, l'altra è rivolta ai pazienti e ai loro familiari. Verrà presentato in occasione del 4° incontro dedicato alla patologia, in programma il 6 dicembre a Roma.


La miglior terapia contro raffreddore? Nessun farmaco
Se hanno meno di 2 anni. I consigli dell'Fda ai genitori

La migliore terapia se il vostro bambino ha il raffreddore? Nessuna se ha meno di due anni. In questa fascia d'età è meglio infatti evitare di dargli qualsiasi farmaco da banco, perché potrebbe avere gravi effetti collaterali. Il consiglio arriva dalla Food and drug administration (Fda), l'ente Usa che regola farmaci e cibi, che sul suo sito dà alcuni consigli ai genitori su come gestire quello che è uno dei principali mali di stagione.
La prima cosa da tener presente è che il raffreddore è un'infezione virale, dunque non può essere trattata con gli antibiotici. ''Passa nel giro di 1-2 settimane - precisa la pediatra dell'Fda Amy Taylor - senza bisogno di alcun farmaco. Per i bambini sopra i due anni, alcuni farmaci da banco possono aiutare a migliorare alcuni sintomi, ma non rendono più veloce il decorso della malattia. La tosse è uno dei sintomi normali, e non sempre è un male perché aiuta il corpo a espellere il muco dalle vie aeree e proteggere i polmoni. È bene far bere molti liquidi, soprattutto bevande calde''.
Non tutti i raffreddori meritano una visita dal dottore. Senz'altro bisogna chiamare il pediatra ai primi segni di malessere se il piccolo ha 3 mesi e se compare la febbre in neonati con meno di 2 mesi. ''Chiamare sempre il pediatra se la febbre supera i 38,8 - continua - per i bimbi di tutte le età, se la respirazione diventa difficoltosa, le labbra diventano blu, se il bambino non mangia o beve e ci sono segni di disidratazione, se ha dolore alle orecchie, se è troppo sonnolento, se la tosse dura da più tre settimana e se ci sono segni di peggioramento''.
Se il bambino sta male per la febbre o altri sintomi del raffreddore, si può usare un vaporizzatore o umidificatore per rendere l'aria più umida e meno secca, fare lavaggi nasali con acqua salata o soluzione salina nei neonati usando una siringa, e usare acetaminofene o ibuprofene per ridurre la febbre e dolori.


Il 31% dei 13enni è vittima di cyberbullismo ma non ne parla

Insulti e minacce su social network o sulle chat sono i più comuni atti cyberbullismo, di cui ben il 31% dei tredicenni è stato vittima almeno una volta, mentre il 56% dichiara di avere amici che lo hanno subìto. Ma nell'85% dei casi questi episodi non arrivano a conoscenza degli adulti. Lo dicono i risultati dell'Indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti" condotta dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) su un campione di 2107 studenti delle scuole secondarie di primo grado. I dati sono stati presentati agli Stati Generali della Pediatria organizzati presso dalla Sip e dalla Polizia di Stato in occasione della Giornata Mondiale del Bambino e dell'Adolescente. Le persecuzioni online viaggiano nel 39,4% sui social network, nel 38,9% sulle chat, ma anche via sms (29,8%). Nel 15% si arriva alla pubblicazione di foto o filmati e nel 12,1% dalla creazione di profili falsi su Facebook. Un fenomeno sempre più diffuso ma sempre più sommerso. Oltre la metà delle vittime dice di "difendersi da soli" (60% dei maschi e 49% delle femmine).
Solo il 16,8% delle vittime ha informato un adulto, il 14,2% ne ha parlato con un amico, l'11,7% subisce senza fare niente. Una minima parte, il 3,2% arriva a denunciarlo alla polizia postale.
Fenomeno indicato addirittura come ‘problema di salute pubblica internazionale’ dagli Autori di una recentissima review della letteratura scientifica (Nixon CL. Current perspectives: the impact of cyberbullying on adolescent health. Review Adolescent Health,Medicine and Therapeutics 2014:5 143–158), che evidenzia come il cyberbullismo abbia conseguenze negative sulla salute delle vittime, tra le quali sindromi depressive, ansia, sintomi somatici, e una maggiore propensione all’uso di droghe e comportamenti devianti.


Celiachia: arriva il gluten-detector per un'alimentazione sicura

La celiachia rappresenta una malattia autoimmune in forte aumento: si stima che in Italia fossero in 380 mila a soffrire di questo disturbo, praticamente una persona ogni 150, ma statistiche recenti fornite dall'Associazione Italiana Celiachia portano a credere che sia ormai una persona su 100 a presentare la patologia. Si tratta di una reazione infiammatoria ad una particolare proteina contenuta nel glutine, che porta all'atrofia dei villi intestinali e a effetti collaterali fastidiosi e, in alcuni casi, gravi. Oltre ai risaputi problemi gastrointestinali, infatti, il celiaco può soffrire di osteoporosi a causa del malassorbimento di calcio e vitamina D; anemia a causa del malassorbimento di ferro e vitamina B12; difficoltà di coagulazione dovuta a carenza di vitamina K; e una maggiore probabilità di sviluppare adenocarcinoma all'intestino tenue. In generale, la qualità della vita di chi soffre di questa patologia, troppo spesso scambiata per una semplice intolleranza alimentare, può risultare decisamente inferiore: basti pensare alla difficoltà di seguire una dieta priva di glutine, ai dubbi che possono sorgere riguardo la presenza della proteina incriminata in alcuni alimenti, alla condanna di cercare ristoranti che possano fornire una dieta di un certo tipo, o anche solo all'impossibilità di poter fare l'Eucarestia a causa della presenza di una non indifferente quantità di glutine nell'ostia benedetta. Ciò nonostante, la ricerca sta facendo passi avanti per migliorare le condizioni dei celiaci, scoprendo sempre nuovi strumenti che possono aiutarli nella vita di tutti i giorni. Uno di questi strumenti è stato concepito 6SensorLABs, una start up fondata all'interno del campus universitario del prestigioso MIT, Massachusetts Institute of Technology. Si tratta di un vero e proprio gluten-detector: come il più classico metal-detector scorge la presenza di qualsiasi metallo nelle tasche di un individuo che voglia fare check-in in aeroporto, per aumentare la sicurezza dei voli, così questo rilevatore va ad avvertire il celiaco della presenza di glutine in un determinato alimento proprio per aumentare la sua sicurezza. Uno strumento utile dunque, da portare sempre con sé quando si decide di andare a pranzo o a cena fuori. Si ritiene che il gluten-detector possa fare il suo debutto sul mercato americano ad inizio 2015: ovviamente si spera che, se si rivelerà uno strumento davvero efficace, riesca a raggiungere l'Italia in tempi brevi. Ma l'obiettivo della 6SensorLABs non è solo quello di aiutare i celiaci: il gruppo creato all'interno del MIT si è posto come scopo quello di concepire nuovi detector, volti a migliorare la qualità della vita di tutte quelle persone che soffrono di una qualche intolleranza alimentare. Se si tiene presente che sono 8 milioni gli individui che presentano questo problema solo nel nostro paese, si può comprendere come la necessità di questi rilevatori risulti piuttosto impellente.


Nigeria: la terra delle spose-bambine
Il fenomeno, globalmente in diminuzione secondo l’Unicef, è però in netto aumento in Nigeria. Una terra lasciata nelle mani dei terroristi di Boko Haram

Bambine di 14 anni che tutto d’un tratto cambiano radicalmente vita, costrette come sono a lasciar perdere bambole e capricci per diventare adulte e mogli.
Se ne vedono a centinaia in Nigeria, il 3° Paese al mondo con il numero più alto di spose-bambine. E secondo l’organizzazione non profit Girls Not Brides il 39% arriva "all’altare" prima dei 18 anni, mentre il 16% lo fa prima persino dei 15. I dati dell’Agenzia sulla Salute e Demografia della Nigeria mostrano che il 27% degli uomini che vivono nella regione di Kano, al nord del Paese, su una popolazione di circa 4 milioni, possiede più di una moglie. Qui ad esempio non c’è un’età minima per il matrimonio. Ma ciò che rende tragicamente comica la vicenda è che queste stesse bambine, troppo grandi per ‘non sposarsi’ sono in realtà troppo piccole per essere giudicate dalla giustizia.
Come la storia di Wasila Tasiu, che all’età di 14 anni ha sposato un giovane di un villaggio vicino al suo. Il suo matrimonio è durato solo 17 giorni. Poi Wasila ha deciso di avvelenare il marito: era l’unico modo per liberarsi di una vita tanto infelice come quella matrimoniale, di cui la bambina non voleva saperne e non ne sapeva nulla. Per lo stato Wasila è troppo giovane per essere rinchiusa in carcere oppure essere condannata, ma evidentemente non lo era per sposare un uomo. Il fatto è che in questi villaggi è impresa ardua scoprire l’età reale delle bambine, perché il rilascio di documenti o certificazioni è una pratica davvero poco diffusa.
Molti padri accettano di far sposare le proprie figlie poiché per loro ‘andare da sole in giro è pericoloso: “Una bambina senza nessuno che è al suo fianco a proteggerla è molto più vulnerabile di una che è in compagnia di un uomo”.
Secondo Amina Hanga, la segretaria esecutiva di un’organizzazione con sede a Kano che si occupa dei diritti delle donne, l’Isa Wali Empowerment Initiative, a determinare i matrimoni delle bambine è una specie di assurda combinazione tra tradizione, povertà e religione che si perpetua di generazione in generazione.
I bambini che crescono in queste regioni per andare a scuola dovrebbero camminare per chilometri e spesso non lo fanno. Secondo Amina il problema delle famiglie nigeriane sta proprio nella loro arretratezza materiale, poi mentale. Il Fondo demografico dell’Onu dimostra che dal 2008 le donne tra 20 e 24 anni che vivono nelle zone rurali in Nigeria hanno due volte la possibilità in più di sposarsi prima dei 18 anni che quelle che vivono in città. I dati dell’UNICEF ci tranquillizzano da un lato perché ci parlano di una tendenza che rispetto al passato è in netto calo in tutto il mondo. Ma in Nigeria invece nelle ultime decadi si è assistito a un enorme aumento del fenomeno.


Autismo: nuova speranza da un farmaco sperimentale anti-cancro

Una nuova speranza per la cura dell’autismo arriva da un farmaco sperimentale anti-cancro. Si tratta di un farmaco progettato per trattare il cancro ai polmoni e la leucemia mieloide acuta che potrebbe rivelarsi utile per aiutare le persone affette da una comune forma di autismo.
A sostenerlo è un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo e della McGill University (Canada) che hanno identificato un percorso chimico responsabile della Sindrome dell’X fragile e che sono convinti che il farmaco anti-cancro potrebbe bloccare questo percorso e invertire i sintomi comportamentali.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Reports, ha portato alla luce l’esistenza di una molecola chiave, la elF4E, responsabile della produzione di proteine in eccesso nel cervello dei pazienti con X fragile che può causare sintomi comportamentali anche molto gravi.
I ricercatori hanno inoltre scoperto che una sostanza chimica naturale, chiamata cercosporamide e al momento sperimentata come trattamento anti-cancro, è in grado di migliorare la socialità nei topi affetti da X fragile.


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Autismo: nuova speranza da un farmaco sperimentale anti-cancro '>Separazioni conflittuali, i rischi per la salute delle bambine e dei bambini
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La miglior terapia contro raffreddore? Nessun farmaco
Il 31% dei 13enni è vittima di cyberbullismo ma non ne parla
Celiachia: arriva il gluten-detector per un'alimentazione sicura
Nigeria: la terra delle spose-bambine
Autismo: nuova speranza da un farmaco sperimentale anti-cancro . Medico e Bambino pagine elettroniche 2014;17(10) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1410_10.html

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