Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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a cura di Valentina Abate
Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Cure pediatriche, la sanità non è uguale per tutti
I medici Sip: "Inaccettabile diversità tra regioni"

Un dossier fotografa le enormi differenze sul territorio nei servizi sanitari per i bambini, dagli screening neonatali alle cure palliative. A Napoli il rischio di mortalità neonatale è del 30% superiore rispetto a Milano. I pediatri: "Modificare la Costituzione per assicurare uguale trattamento a tutti senza limitare l'autonomia delle scelte regionali"

ROMA - Chi nasce a Napoli ha un rischio di mortalità più alto del 30% rispetto a un bambino che viene al mondo a Milano. È uno dei tanti dati di un dossier predisposto dal Comitato per la bioetica della Società italiana di pediatria (Sip) che testimonia come quello alla salute sia un diritto a contenuto altamente variabile, a seconda del luogo in cui si nasce e si vive. Ecco come cambia l'offerta sanitaria dal Nord al Sud e quali sono le principali differenze nel gap che separa le regioni.

Gli screening neonatali - Il tasso di mortalità infantile in Italia è sensibilmente inferiore a quello medio europeo e quasi la metà rispetto a quello degli Stati Uniti. E tuttavia nelle regioni meridionali la mortalità infantile (rappresentata per il 70% dalla mortalità neonatale) rimane del 30% più elevata rispetto alle regioni settentrionali. Un bambino che viene al mondo in Toscana è sottoposto allo screening neonatale metabolico allargato, che consente di diagnosticare, e quindi trattare precocemente, più di 40 patologie rare, mentre un bambino che nasce in Campania viene monitorato solo per i tre test obbligatori per legge (ipotiroidismo congenito, fibrosi cistica e fenilchetonuria).

INTERATTIVO La mappa delle disuguaglianze regionali

Meningococco B, vaccino gratis solo in 4 regioni - La tutela della salute dei bambini italiani è oggi un variegato mosaico di situazioni differenti, a volte persino all'interno della stessa regione. Prendiamo l'esempio dei vaccini. In Puglia, in Basilicata, in Veneto e da appena due giorni anche in Toscana da quest'anno i bambini saranno vaccinati gratis contro il temibile meningococco B, una tra le principali cause di meningite con esiti mortali e danni permanenti (ipoacusie, amputazioni, ecc.). Nelle altre regioni d'Italia i bambini non riceveranno l'immunizzazione gratuita, anche se alcune ASL, in base alle risorse economiche disponibili, hanno deciso di offrirla nel proprio ambito territoriale ai nuovi nati o ai soggetti a rischio. Trattamenti diversi, quindi, persino all'interno della stessa regione. E se in Italia circa 15 mila minori necessitano di cure palliative, sono solo 5 le regioni in cui è stata attivata la rete pediatrica di cure palliative prevista dalle legge 38/2010.

Lea assicurati, solo il Veneto in regola - Insomma, dalla nascita alla morte, la regione in cui si vive segna il destino dei bambini. "Questa situazione è inaccettabile, sia guardando alla disomogeneità nella qualità del servizio offerto sia guardando alla confusione normativa che si è creata - denuncia il presidente della Sip, Giovanni Corsello - . I bambini italiani, oggi, non sono tutti uguali: programmi di vaccinazione, screening neonatali, rete punti nascita, assistenza oncologica e cure palliative rappresentano altrettante priorità di una politica sanitaria che non è stata capace di garantire i fondamentali principi di uguaglianza, universalità ed equità. E purtroppo nemmeno i livelli essenziali di assistenza. Come testimonia il Rapporto verifica adempimenti LEA 2012, una sola regione italiana, il Veneto, fra le 16 prese in esame, risulta in regola 'per tutti gli adempimenti oggetto di verifica' e sono purtroppo molte quelle che dimostrano di non saper assicurare neppure i livelli considerati appunto essenziali".

L'appello della Sip - Partendo da questo quadro, la Società italiana di pediatria lancia un appello alle istituzioni. "Occorre un ripensamento radicale degli esiti della 'regionalizzazione' del sistema sanitario, fermando almeno la tendenza alla divaricazione fra le regioni e orientando la loro autonomia all'obiettivo di una crescente integrazione, perché questa è l'unica direzione coerente con l'articolo 32 della Costituzione", afferma Stefano Semplici, presidente del Comitato per la bioetica della Sip e presidente del Comitato internazionale di bioetica dell'Unesco. Ecco perché, approfittando del confronto in atto sul Titolo V della Costituzione, la Società italiana di pediatria propone la sostituzione della attuale lettera m dell'articolo 117 della Costituzione con il testo seguente, anziché quello uscito dal Senato: (...) lo Stato ha legislazione esclusiva rispetto alla "determinazione dei livelli appropriati e inderogabili di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, al fine di garantire una adeguata parità di trattamento su tutto il territorio nazionale; (alle) disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per la sicurezza alimentare e per la tutela e sicurezza del lavoro". "Una formulazione di questo tipo salvaguarderebbe l'autonomia delle Regioni rispetto alla programmazione e organizzazione dei servizi, ma limiterebbe - attraverso l'utilizzo della misura di ciò che è appropriato/inderogabile e non semplicemente essenziale nel senso del minimo indispensabile - il disorientamento normativo e l'allargarsi della distanza fra chi ha di più e chi ha meno. Si rafforzerebbe anche la possibilità dello Stato di intervenire con decisione ed efficacia là dove le Regioni dimostrano di non saper svolgere il loro compito".


Molti errori nel dare farmaci a bimbi, in Usa 1 ogni 8 minuti
Lo sbaglio più frequente è dare due volte la stessa medicina

Gli errori quando si danno farmaci ai bambini sono molto più comuni di quanto si possa pensare, al punto che negli Usa ne avviene uno ogni otto minuti. Lo afferma uno studio del Nationwide Children's Hospital di Columbus, in Ohio, pubblicato da Pediatrics, secondo cui lo sbaglio più frequente è dare due volte al bimbo la stessa medicina. I ricercatori hanno usato i dati del registro nazionale degli avvelenamenti tra il 2002 e il 2012, trovando una media di 63mila segnalazioni l'anno. Che corrispondono a 27 errori medici ogni 10mila bambini, un quarto dei quali sotto l'anno di età.
''La maggior parte delle segnalazioni - spiega lo studio - riguarda bambini a cui è stato dato per errore due volte lo stesso farmaco. Gli antidolorifici sono i medicinali coinvolti più spesso, seguiti da quelli per tosse e raffreddore''. Secondo gli esperti per diminuire il numero di errori sarebbe sufficiente che i genitori si fermassero a riflettere prima di dare un farmaco ai bimbi. ''Spesso basta prendersi un momento per evitare problemi - scrivono - pensando bene a dare la dose corretta, il farmaco giusto e ad evitare somministrazioni doppie''.


Ci vogliono 50 minuti di corsa a smaltire una bevanda dolce
La paura della 'fatica' è la nuova chiave per convincere ragazzi a bere meglio

Una lattina di soda, di cola o un succo di frutta contengono fino a 250 calorie, pari a 16 cucchiaini di zucchero. Per smaltirla ci vogliono 50 minuti di corsa o 8 chilometri di camminata. Basterebbe leggere sulle confezioni delle bevande zuccherate quanti chilometri servono per eliminarle per convincere i giovani a bere altro.
La paura della 'fatica' è la nuova chiave per modificare le cattive abitudini alimentari degli adolescenti, proposta dai ricercatori della Johns Hopkins University Blooomberg School di Baltimora che hanno fatto un curioso esperimento, pubblicato sull'American Journal of Public Health. Gli studiosi sono andati in 6 supermercati della città e controllato oltre 4500 acquisti di soda, cole, succhi di frutta e bevande zuccherate fatti direttamente da ragazzi fra i 12 e i 18 anni. I medici li hanno intervistati nei negozi spiegando loro quanto avrebbero dovuto muoversi per buttare giù tutte quelle calorie. Il 40% dei giovani ha rinunciato a comprarsele, le vendite delle bevande dolci sono calate del 54% mentre, contemporaneamente, gli acquisti dell'acqua minerale sono aumentate del 3%.


Ideata una pila a misura di bambino, innocua pure se ingerita
Rivestita di un materiale speciale nanotech

Ideata una pila sicura a misura di bambino, una batteria 'corazzata' con speciali nanoparticelle che non è tossica e pericolosa nemmeno se il piccolo la ingerisce. Reso noto sulla rivista PNAS, il risultato si deve ad un team di prestigiosi istituti di ricerca Usa e ha coinvolto tra gli altri il gastroenterologo Giovanni Traverso del Massachusetts General Hospital di Boston.
Complice la diffusione sempre più spinta di giochi elettronici anche per bimbi molto piccoli, il rischio di ingestione di pile - quelle a bottone che vengono prodotte al ritmo di 5 miliardi l'anno nel mondo - è in costante aumento. Il dato americano del 2013 è di oltre 3000 casi riportati di ingestione accidentale tra bimbi 'under 6' di pile a bottoncino. Il pericolo in caso di ingestione è serio perché la pillola danneggia immediatamente l'esofago e deve essere rimossa in emergenza. Così gli esperti Usa hanno ideato una batteria sicura perché dotata di un rivestimento intelligente: il rivestimento consente il passaggio di corrente solo quando la pila è inserita nell'apparecchio o nel gioco da alimentare; 'magicamente' il rivestimento diviene un perfetto isolante che non lascia passare elettricità non appena la pila è fuori dall'apparecchio, per esempio nella mano di un bambino.
Se anche il bambino la ingerisse, sarebbe innocua, come dimostrano i testi in vitro e su animali condotti da Traverso. La copertura nanotecnologica di questa speciale batteria avverte la leggera pressione cui la pila è sottoposta quando è inserita nell'apparecchio da alimentare. Questa pressione invece sparisce quando la pila è fuori dall'apposito alloggiamento per le batterie. Il meccanismo è intelligente e sicuro e per di più 'low cost' quindi potrebbe ben presto essere adottato nella produzione delle pile su vasta scala.


Troppe diagnosi di iperattività sui bimbi, sono 15 volte di meno

Sono 15 volte meno di quanto è riportato in letteratura i bambini e gli adolescenti con deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Lo hanno dimostrato i ricercatori dell'Istituto Mario Negri che curano il Registro Adhd della Regione Lombardia, secondo i quali ''sopravvalutare la patologia può causare l'abuso nella prescrizione di psicofarmaci e il ricorso a errate terapie''.
Secondo la letteratura scientifica mondiale i bambini e gli adolescenti iperattivi, affetti da Adhd, sarebbero il 5,3% della popolazione tra 5-17 anni. I dati raccolti invece dal Registro Adhd della Regione Lombardia, pubblicati su Ricerca&Pratica (www.ricercaepratica.it), la smentiscono clamorosamente: in Lombardia la prevalenza del disturbo è del 3,5 per mille, quindici volte inferiore a quella riportata come media mondiale.
I risultati dello studio documentano che al 65% dei bambini e adolescenti (5-17 anni) che accedono ai 18 Centri Regionali di Riferimento della Regione Lombardia per sospetto Adhd viene confermato il disturbo. Corrispondono a circa 400 nuovi casi ogni anno, con picco attorno agli 8 anni d'età, in maggioranza maschi (2 a 1); in 1/3 è presente familiarità e nella maggioranza almeno un altro disturbo psicopatologico. Solo il 15% ha ricevuto un trattamento psicofarmacologico, il resto solo psicologico.
Risultati, dunque, inattesi. ''La forza e l'unicità di questo studio - dice Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica del 'Mario Negri' e responsabile del Registro regionale - sono le sue dimensioni: la popolazione di un'intera Regione coinvolta; la metodologia: registro, formazione, informazione; la durata nel tempo: il progetto è ancora attivo''.
Dai dati raccolti dal Registro e dai database amministrativi sanitari regionali, i bambini e adolescenti con Adhd in Lombardia risultano 4200 di cui 378 in terapia psicofarmacologica (9%): cioè una prevalenza del disturbo del 3,5 per mille, 15 volte meno di quella riportata come media mondiale (5,3%).


Mutazioni DNA aumentano rischio convulsioni dopo vaccino

I bambini portatori di una serie di mutazioni genetiche sono quelli più suscettibili di avere convulsioni febbrili quando viene loro somministrato il vaccino trivalente contro orecchioni, morbillo e rosolia. Lo ha scoperto uno studio dello Staten Serum Institute, un centro ricerche pubblico danese, pubblicato da Nature Genetics, che sottolinea come questo effetto non pregiudica la sicurezza del vaccino che salva oltre un milione di bambini nel mondo ogni anno. Le convulsioni febbrili, spiegano gli autori, durano da uno a cinque minuti senza lasciare conseguenze sul cervello, e avvengono in un caso ogni mille. La ricerca ha analizzato il Dna di 1200 bimbi che hanno avuto episodi, confrontandolo con quello di quasi 6mila che invece non ne hanno avuti e con 2mila che hanno avuto convulsioni non legate al vaccino. Dal confronto è emerso che il problema è favorito da sei mutazioni genetiche, due delle quali sono coinvolte nella risposta immunitaria ai virus, e sono quindi 'stimolate' direttamente dal vaccino, mentre le altre quattro sono legate al funzionamento dei neuroni, e rendono quindi i bambini genericamente più suscettibili. ''Queste mutazioni - spiegano gli autori - aumentano di quattro volte il rischio di convulsioni nei bambini portatori. Questo studio potrebbe servire a realizzare vaccini ancora più sicuri, anche se il rapporto beneficio è ampiamente positivo, visto che il vaccino salva la vita a un milione di bambini ogni anno''.


5 sport dove bimbi e teenagers si fanno male, picco a 14 anni
Basket, football, bicicletta, parchi giochi e calcio meno sicuri

Basket, football, bicicletta, parchi giochi e calcio sono le attività fisiche in cui i bambini e gli adolescenti subiscono più traumi. Il picco di incidenti accade a 14 anni ma ci sono differenze in relazione al tipo di sport, all'età e al genere. Lo dimostra una indagine condotta su più di 2 milioni e mezzo di giovani, maschie e femmine da 1 a 18 anni di età, arrivati ai dipartimenti di emergenza ospedalieri degli Stati Uniti a causa di incidenti sportivi. La ricerca, diretta dall'Uuniversità dell'Alabama di Birmingham, è pubblicata sul Journal of Athletic Training. "Si registrano picchi di traumi a seconda dell'età dei ragazzi", spiega David Schwebel, che ha condotto lo studio. "In generale il maggior numero di incidenti sportivi si registra per tutte le attività verso i 14 anni di età ma ci sono delle differenze. Con ciò non vogliamo spaventare bambini e genitori, i benefici dello sport superano i rischi". Il basket provoca il maggior numero di incidenti nei maschi verso i 15 anni, superando a sorpresa il football che è sempre stato ritenuto più pericoloso. I bambini e le bambine di 9 anni si fanno male soprattutto nei parchi giochi, mentre le cadute dalla bicicletta interessano un po' tutte le età. I piccoli di 4 anni subiscono i picchi più alti di incidenti giocando a bowling. Con la prima adolescenza i ragazzi si fanno male con le attività libere, come motociclismo, skateboard e pattinaggio. Il maggior numero di traumi nei 18enni si registrano con le moto d'acqua. In generale maschi si fanno più male delle femmine, e le attività in cui le ragazze subiscono più incidenti sono invece ginnastica artistica, softball, equitazione e palla a volo. Gli autori invitano genitori, allenatori, scuole e ragazzi a prevenire i traumi, aumentando i livelli di sicurezza e di organizzazione delle attività sportive. "Molti traumi sportivi accadono perché i ragazzi sono mal guidati dagli adulti. Le scelte dei bambini vanno indirizzate in base all'età e alla condizione fisica" - commenta Maria Cristina Maggio, ricercatrice dell'università di Palermo, esperta in materia di attività fisica e stili di vita per la Società italiana pediatria (Sip) - "È inoltre fondamentale il ruolo dell'istruttore nella gestione delle squadre e delle attività fornendo ai piccoli atleti gli input giusti, facendo capire i limiti da non superare".
Sottolinea la specialista: "Spesso si tratta di micro traumatismi ripetuti dovuti ad attività fisica esagerate. Va ricordato che gli adolescenti ricorrono ad integratori per incrementare la resistenza che vanno vivamente sconsigliati".


Multiculturalità a scuola, una grande risorsa per tutti
Per Sipps l'integrazione non può che arricchire bambini italiani

La multiculturalità è una grande risorsa soprattutto a scuola, il luogo che più di tutti favorisce l'integrazione tra la comunità ospitante e la comunità del bambino migrante. Ne è convinta la la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), secondo la quale la dimensione interculturale della scuola italiana "non può che arricchire i nostri bambini".

Sulle potenzialità e criticità legate alla presenza degli studenti stranieri nelle scuole italiane si è soffermata una recente ricerca di Rina Manuela Contini, pubblicata sulla rivista 'Procedia- Social and Behavioral Sciences 2014', condotta su un campione di oltre 1.300 preadolescenti italiani e stranieri che frequentano il secondo e terzo anno della scuola secondaria di primo grado in Abruzzo. Ad esempio, come intuibile, la migrazione in giovane età favorisce una migliore integrazione da parte dei bambini stranieri. Non sempre, però, un'integrazione scolastica è accompagnata da un'integrazione 'sociale': gli studenti cinesi, ad esempio, sono i più inclini a frequentare ragazzi della propria nazionalità. Per questa ragione, secondo lo studio, la scuola svolge per tutti gli studenti, e in particolare per quelli immigrati, "un ruolo importante di socializzazione e di formazione del capitale sociale" nel gruppo dei pari ma allo stesso tempo non sempre le relazioni sociali avviate a scuola si estendono alle aree extrascolastiche.
Secondo Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente Sipps, la prospettiva che si delinea per il futuro è quella di una realtà multietnica", è quindi inevitabile sostenere multiculturalità della scuola che "non è altro che il preludio formativo che consente agli adulti di domani di prepararsi ad affrontare le necessità di un mondo improntato a un clima di convivenza e collaborazione tra i popoli". (ANSA).


Bimbi in auto, il 40% degli incidenti mortali è su brevi distanze
Sei bambini su dieci non viaggiano sul seggiolino

"Il 40% degli incidenti mortali che coinvolgono bambini - ha dichiarato Lucia Vecere, Dirigente Ufficio Mobilità e sicurezza stradale ACI - si verifica su percorsi inferiori a 3 km". È un dato allarmante, perché significa che molte persone sottovalutano l'importanza di assicurare il bambino agli appositi supporti di ritenuta soprattutto negli spostamenti più frequenti, tenendolo perfino in braccio. Per questo Opel ha promosso un workshop di approfondimento coinvolgendo l'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, l'Automobile Club d'Italia e le principali mamme blogger italiane. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica a partire da alcuni dati significativi: sei bambini su dieci non viaggiano su seggiolino e l'uso dei sistemi di ritenuta diminuisce del 50% per i brevi spostamenti in contesti urbani, dove invece si concentrano il 75% degli incidenti stradali.
"Questi comportamenti errati - ha aggiunto Lucia Vecere - possono essere molto pericolosi. I bimbi devono viaggiare sempre allacciati su un seggiolino omologato, adatto al peso e all'altezza, perché i sistemi di ritenuta riducono il rischio di lesioni gravi fino al 90%". Ma gli errori comuni legati ai comportamenti considerati sicuri dai genitori sono anche altri, come non allacciare le cinture di sicurezza o organizzare male l'interno dell'auto, con i giocattoli che vagano nell'abitacolo o gli oggetti lasciati sulla cappelliera, che in caso di frenata possono colpire gli occupanti. Ma non è tutto "Al Trauma Center del pediatrico fiorentino abbiamo ampliato l'attenzione anche su nuovi fenomeni. Uno di questi è la cosiddetta 'bye bye syndrome', ossia il non accorgersi che il bambino è dietro o accanto all'auto, rischiando l'investimento alla partenza. Un modo per evitarla è premurarsi che il piccolo, se fa da spettatore alla partenza del genitore, sia sempre in compagnia di un adulto". Tra le persone più a rischio c'è chi fa un lavoro stressante, con orari non definiti e senza abitudini consolidate, così come chi si occupa del piccolo saltuariamente e non ha una routine da seguire nella cura del bambino. La sola strada percorribile sembra quindi quella di una maggiore attenzione alla prevenzione attraverso campagne di educazione che sensibilizzino alla guida sicura.


Miopia nei ragazzi, come prevenirla: giochi all'aperto e meno videogame
L'opinione del presidente della Società oftalmologica italiana che raggruppa settemila oculisti

ROMA - "Le cattive abitudini di vita peggiorano la nostra vista. Come abbiamo imparato che prima di esporre la pelle al sole è meglio proteggerla con le creme o che una alimentazione equilibrata migliora la salute, così dovremmo prenderci cura degli occhi e stare attenti al modo in cui li usiamo. Con i controlli periodici e vigilando sul comportamento dei bambini". Matteo Piovella è presidente della Società Oftalmologica italiana, associazione nata nel 1869 che oggi raggruppa settemila oculisti.
Quanto uno stile di vita sbagliato ha influenzato l'aumento della miopia?
"Sappiamo dagli studi che il maggior tempo trascorso al chiuso invece che all'aria aperta, le ore trascorse sui libri o a leggere e l'uso massiccio di computer, tablet e smartphone, per i più piccoli soprattutto videogames, hanno giocato la loro parte. Ma quanto i dispositivi elettronici abbiano determinato la diffusione del difetto non è esattamente misurabile: la comunità scientifica ne sta dibattendo".
Quali sono le precauzioni da adottare per i bambini?
"Un po' quelle che un tempo si raccomandavano per la tv: non attaccare gli occhi allo schermo, non trascorrerci ore davanti, ma fare una pausa ogni 40-50 minuti. Preferire, quando possibile, i giochi al parco. Il rimedio migliore è quello che suggerisce il buon senso: evitare gli eccessi".
Come accorgersi del difetto?
"Si manifesta in piccole dosi e poi nell'età evolutiva peggiora fino a stabilizzarsi verso i 25 anni. Un mal di testa frequente o la visione faticosa della lavagna a scuola o delle immagini di un film al cinema sono in genere i primi sintomi".


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Cure pediatriche, la sanità non è uguale per tutti
Molti errori nel dare farmaci a bimbi, in Usa 1 ogni 8 minuti
Ci vogliono 50 minuti di corsa a smaltire una bevanda dolce
Ideata pila a misura di bambino, innocua pure se ingerita
Troppe diagnosi di iperattività sui bimbi, sono 15 volte di meno
Mutazioni DNA aumentano rischio convulsioni dopo vaccino
5 sport dove bimbi e teenagers si fanno male, picco a 14 anni
Multiculturalità a scuola, una grande risorsa per tutti
Bimbi in auto, il 40% degli incidenti mortali è su brevi distanze
Miopia nei ragazzi, come prevenirla: giochi all'aperto e meno videogame. Medico e Bambino pagine elettroniche 2014;17(9) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1409_10.html

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