Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Valentina Abate
Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it





Al via il "'Progetto italiano contro la carenza di iodio in pediatria"

L'iniziativa è stata promossa dalla Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica. Previsti dieci incontri educazionali in alcune scuole primarie e dell’infanzia delle principali città italiane e una serie di sessioni formative a favore della classe medica.

Dieci incontri educazionali, dal mese di ottobre 2014 al maggio 2015, in alcune scuole primarie e dell’infanzia delle città di Genova, Torino, Milano, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Potenza, Bari e Cagliari. È quanto prevede la campagna sociale di informazione e di educazione alla salute infantile ‘Progetto italiano contro la carenza di iodio in pediatria’, promossa su iniziativa della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp).
“La persistente diffusione della carenza iodica in Italia, anche nelle zone costiere, confermata dai nuovi dati dell’Istituto Superiore della Sanità e la mancanza di informazione non solo da parte della cittadinanza ma anche da parte della classe medica spiega Mohamad Maghnie, presidente Siedp e responsabile Unità Operativa di Endocrinologia clinica e sperimentale dell’Istituto Giannina Gaslini, Università di Genova – ci hanno indotti a promuovere una campagna di informazione e di educazione alla salute infantile, che coinvolga quindi sia la cittadinanza, a partire dalle giovani donne, che la classe medica. Un’iniziativa al tempo stesso pratica, in grado cioè di fornire indicazioni concrete e di uso quotidiano. In questo modo, ci proponiamo di sensibilizzare ed educare l’opinione pubblica sull’importanza di un consumo adeguato di iodio, correggerne lo stile di vita alimentare e prevenire disturbi e patologie. L’assunzione insufficiente di iodio, in particolare da parte delle donne in gravidanza, dei neonati e di tutti i soggetti in età evolutiva può essere la causa di un deficit intellettivo e cognitivo”.
Le conseguenze della carenza nutrizionale di iodio costituiscono ancora oggi un grave problema sanitario e sociale. Si stima infatti che circa il 29% della popolazione mondiale sia ancora esposta alla carenza di iodio, mentre in Italia circa il 12% della popolazione è affetta da gozzo. In collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo è stata analizzata la ioduria, ovvero la concentrazione di iodio in campioni di urine di bambini in età scolare. I dati raccolti negli ultimi tre anni hanno mostrato che solo in tre Regioni, tra cui la Liguria, è stato raggiunto un adeguato apporto di iodio.
Anche la popolazione neonatale del nostro Paese risulta ancora esposta agli effetti della carenza nutrizionale di iodio, come confermato la persistente frequenza di valori elevati di un indicatore biologico specifico, il TSH neonatale. La determinazione di questo ormone viene utilizzata per lo screening neonatale dell’ipotiroidismo congenito che è obbligatorio per legge e che prevede l’esecuzione del test in tutti i neonati.
Non solo l’opinione pubblica, ma anche la classe medica sembra non essere del tutto consapevole dell’importanza del problema. Ad oggi, infatti, la raccomandazione del Ministero della Salute sul sale iodato e la Legge 55/2005 sulla Iodoprofilassi non hanno trovato adeguata attuazione.


Sono oltre 1 milione i bambini con problemi di insonnia. Le cinque regole per dormire bene

Spesso si associa a disturbi del comportamento come iperattività, scarsa capacità di attenzione, aggressività, oltre che a un calo consistente del rendimento scolastico. I più piccoli oggi dormono in media 40 minuti meno del necessario. In oltre otto casi su dieci è conseguenza di cattive abitudini.

L’insonnia colpisce fino a un under 14 su cinque e spesso si associa a disturbi del comportamento come iperattività, scarsa capacità di attenzione, aggressività, oltre che a un calo consistente del rendimento scolastico. In cifre oltre un milione di bambini fra 3 e 14 anni Nel corso dell’ultimo secolo si è “persa” più di un’ora di sonno per notte anche fra i bambini più piccoli, che oggi dormono in media 40 minuti meno del necessario. In oltre otto casi su dieci tuttavia l’insonnia non è una vera patologia, bensì conseguenza di cattive abitudini. E le responsabilità sono solo dei genitori.
Per gli esperti il ciclo biologico giorno-notte va rispettato e per restituire agli under 14 notti di buon riposo, i pediatri presentano dunque le “regole dei cinque sensi” per favorire il sonno.
“Sono pochi i casi in cui l’insonnia e i disturbi del sonno sono conseguenza di vere e proprie patologie come l’asma, il reflusso, disturbi dell’orecchio o le apnee ostruttive, che contrariamente a quanto si potrebbe pensare riguardano anche i più piccini (2-4% fra 2 e 8 anni) e dipendono spesso da anomalie delle prime vie aeree. Nella maggioranza dei bambini la difficoltà ad addormentarsi e i risvegli notturni sono colpa di cattive abitudini durante la giornata: in oltre otto casi su dieci l’insonnia dipende da fattori psico-fisiologici legati all’organizzazione della giornata, alla molteplicità di stimoli che si trovano intorno e alla routine data dai genitori, a cominciare dalla pessima abitudine di costringere i figli a seguirli nei locali e nei ristoranti fino a mezzanotte. Se si decide di avere un figlio si deve anche mettere in conto qualche rinuncia per il loro benessere. Il loro diritto al riposo deve essere messo al primo posto. I bambini fra i tre e i cinque anni dovrebbero dormire almeno dalle 11 alle 13 ore, per poi arrivare a 9-10 ore dai 6 ai 10 anni e almeno 8-9 ore dagli 11 ai 13 anni: in realtà oggi non accade.

Le cinque regole per dormire bene.
Per favorire un buon riposo, i pediatri lanciano quindi le ‘regole dei cinque sensi’.
La vista, ad esempio, ispira la regola che raccomanda di spegnere tablet, TV e computer almeno un’ora prima di andare a letto, entro le otto di sera: entrare sotto le coperte dopo le nove fa sì che i bimbi impieghino molto più tempo per addormentarsi e si sveglino più spesso di notte. “La luce dei dispositivi elettronici altera la produzione di melatonina, l’ormone che favorisce il riposo, ‘sballando’ il ritmo sonno-veglia di bambini e ragazzini: per questo è opportuno iniziare fin dall’ora di cena a ridurre l’esposizione a luci molto intense.
Il gusto è altrettanto utile a favorire il sonno dei bambini: una cena pesante e ricca di grassi, magari consumata tardi, dopo le 20, ostacola il riposo, per cui è meglio non offrire ai piccoli cibi fritti o molto pesanti alla sera, preferendo piuttosto alimenti che contengono triptofano, un mediatore che stimola la produzione di serotonina importante per il relax. Ne abbondano, ad esempio, pollo e tacchino, uova, pesce; per rendere il triptofano ancora più disponibile per il cervello, inoltre, servono i carboidrati, meglio ancora se integrali. Una tazza di latte tiepido alla sera, prima di dormire, è un altro ottimo mezzo per favorire il riposo perché pure latte e yogurt sono importanti fonti di questa preziosa sostanza.
La “regola del tatto” consiglia di mantenere una temperatura fresca nella camera dei bambini, attorno ai 18 gradi: troppo caldo infatti altera la termoregolazione e impedisce un buon riposo. Altrettanto utile scegliere un pigiama in cotone traspirante, un po’ più pesante per l’inverno ma senza esagerare: l’obiettivo è non sudare a letto, altrimenti sarà ancora più probabile che il piccolo scalci via le coperte e dorma male. “I materiali di letto e coperte sono importanti anche per la ‘regola dell’olfatto’. L’aria che si respira in camera da letto è fondamentale per i piccoli allergici e asmatici: se c’è polvere o si scelgono tessuti che non sono anallergici e diventano un ricettacolo di acari, inevitabilmente il riposo del bambino sarà compromesso da starnuti e fastidi dovuti all’ipersensibilità”.
Infine, la regola dell’udito, una camera silenziosa è essenziale per prendere sonno e almeno 30 minuti prima di mettere a letto i bimbi la casa dovrebbe scivolare nel silenzio, riempiendosi soltanto di suoni gradevoli come una musica rilassante. Se si vive in una zona molto rumorosa e trafficata, può essere una buona idea utilizzare il cosiddetto “rumore bianco” che si può produrre con una macchina apposita o più semplicemente con un ventilatore o un purificatore d’aria elettrico: un rumore di fondo che con la sua omogeneità e continuità aiuta il cervello a non sentire altri suoni, riducendo perciò il fastidio degli eventuali rumori improvvisi dall’esterno e il rischio di risvegli notturni.


Ebola, Unicef: rimasti orfani oltre 3.700 bambini

Secondo prime stime preliminari dell’Unicef, dallo scoppio dell’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, almeno 3700 bambini in Guinea, Liberia e Sierra Leone sono rimasti senza uno o entrambi i genitori a causa di Ebola e molti vengono allontanati dai propri parenti sopravvissuti per paura di esser contagiati. “Migliaia di bambini stanno vivendo la morte della propria madre, del proprio padre o di altri familiari a causa dell’Ebola”, ha detto Manuel Fontaine, Direttore Regionale Unicef per l’Africa Occidentale e Centrale, di ritorno da una missione sul campo di due settimane in Guinea, Liberia e Sierra Leone. “Questi bambini hanno urgente bisogno di attenzioni e supporto; già molti di loro si sentono indesiderati e abbandonati. Gli orfani sono affidati ai membri della famiglia, ma in molte comunità, la paura dell’Ebola sta diventando più forte dei legami familiari”. Mentre continua a crescere il bilancio delle vittime, i primi rapporti dalla Guinea, Liberia e Sierra Leone sottolineano che il numero di bambini orfani a causa dell’Ebola è aumentato nelle ultime due settimane e raddoppierà entro metà ottobre. Mentre si velocizza la risposta all’Ebola, l’UNICEF sta percorrendo strade – tradizionali o nuove – per assicurare ai bambini il sostegno fisico ed emotivo di cui hanno bisogno: In Liberia, l’UNICEF sta aiutando il Governo nella formazione di altri 400 operatori sanitari e sociali. L’UNICEF sta collaborando con le autorita’ locali nelle aree più colpite del paese per rafforzare il supporto alle famiglie e alle comunita’ per i bambini colpiti dall’Ebola e per dare cure a tutti coloro che sono stati rifiutati dalle comunità o di cui sono morti i familiari. In Sierra Leone, più di 2.500 sopravvissuti all’Ebola – adesso immuni alla malattia – saranno formati per dare cure e supporto ai bambini in quarantena nei centri di trattamento. L’UNICEF sta lavorando con i partner per riunire i bambini separati con le propri famiglie attraverso un network per rintracciare le famiglie in tutto il paese, dando supporto psicologico ai bambini. In Guinea, l’UNICEF e i suoi partner daranno sostegno psicologico a circa 60.000 bambini vulnerabili e alle loro famiglie nelle comunità colpite dall’Ebola. “La maggior parte dei bambini colpiti dall’Ebola non stanno ancora ricevendo cure. L’UNICEF ha lanciato un appello per 200 milioni di dollari per garantire assistenza d’emergenza ai bambini e alle famiglie colpite dall’epidemia di Ebola in tutta la regione, comprese attivita’ di protezione. Ad oggi, l’UNICEF ha ricevuto solo il 25% dei fondi necessari.


Ecco come il dolore influisce sul comportamento

Una specifica regione del cervello, chiamata sostanza grigia periacqueduttale, integra i circuiti che ci consentono di confrontare il dolore percepito con quello che ci aspettiamo di provare, e di evitare situazioni in cui il cui la stessa situazione si può ripetere. È quanto emerge da un nuovo sperimentale che aiuta a comprendere in che modo la paura del dolore influisce sul nostro comportamento.
Nel nostro cervello, i circuiti che ci consentono di evitare il dolore sono distinti da quelli coinvoltI nella ricerca delle ricompense, e sono integrati da una regione cerebrale denominata corteccia cerebrale periacqueduttale: a scoprirlo è un nuovo studio pubblicato su “Nature Neuroscience” da Mathieu Roy, dell'Università del Colorado a Boulder, e colleghi, che contribuisce a spiegare in che modo dolore e piacere guidano il comportamento umano.
Studi passati hanno scoperto che una ricompensa inaspettata, per esempio un compenso in denaro maggiore di quello previsto, attiva specifici circuiti cerebrali che guidano l'apprendimento, incoraggiando il comportamento che potrebbe portare a situazioni in cui il vantaggio si ripeta. Ma la ricerca del piacere non è l'unico stimolo che influisce sulle nostre azioni: anche l'istinto di evitare le situazioni dolorose è fondamentale per guidare il comportamento, ma secondo modalità finora non del tutto chiarite. In quest'ultimo studio, Roy e colleghi hanno sottoposto un gruppo di volontari a un test in cui ciascuno doveva scegliere tra due opzioni, una nei quali innescava un segnale doloroso. Le aree cerebrali attivate venivano rilevate mediante risonanza magnetica funzionale .I ricercatori hanno così identificato una regione in cui erano evidenti i segni della discrepanza tra la quantità di dolore attesa e quella effettivamente percepita: si tratta della sostanza grigia periacqueduttale, la regione del cervello che circonda il dotto mesencefalico attraverso cui scorre il liquido cerebro-spinale. Si è così scoperto che la sostanza grigia periacqueduttale riceve informazioni sul dolore effettivamente percepito direttamente dal midollo spinale, mentre quelle sul dolore che ci si aspetta di provare arrivano da altre regioni cerebrali, come la corteccia prefrontale ventromediale.
Inoltre, Roy e colleghi hanno scoperto che la sostanza grigia periacqueduttale trasmette segnali alla corteccia medio-cingolata, che coinvolta nei meccanismi di evitamento del dolore. Secondo l'interpretazione degli autori, questo significa che la regione cerebrale è in grado di confrontare l'intensità del dolore percepito con quella del dolore atteso: sulla base di questo confronto, le altre parti del cervello possono poi inibire i comportamenti considerati pericolosi.


Addio vecchi percentili, nuova misurazione per crescita bimbi
Imprecise quelle vecchie. Per i pediatri grande passo in avanti

Gli scienziati della Oxford University, con 2 ricerche pubblicate su The Lancet, hanno messo a punto il primo metodo internazionale per valutare se lo sviluppo e la crescita dei 120 milioni di bambini che nascono ogni anno in tutto il mondo sia salutare oppure no, a prescindere dall'etnia o dal Paese in cui nascono. I ricercatori auspicano che le nuove 'curve di crescita' facciano maggiore luce sui problemi della malnutrizione e dell'obesità che colpiscono l'infanzia a livello mondiale. Il nuovo sistema rientra nel progetto 'Intergrowth 21', è finanziato dalla Bill e Melinda Gates e, sostengono gli autori "scalzerà le vecchie 'curve percentili' che, sebbene in più di 140 paesi si usino quelle stabilite dall'Organizzazione mondiale della sanità, ce ne sono almeno altre 100 che differiscono fra loro".
Il calcolo fornisce curve di crescita modificate al terzo, decimo, 50esimo, 90esimo e 97esimo percentile e si basa su conteggi effettuati su 60.000 donne incinta e più di 20.000 neonati provenienti dal Brasile, Cina, India, Italia, Kenya, Oman, Inghilterra e Stati Uniti. Per lo sviluppo fetale le misurazioni sono state fatte con gli ultrasuoni, ai neonati è stato misurato il peso, la lunghezza e la circonferenza della testa. La creazione di nuove tabelle di crescita è accolta con entusiasmo dai pediatri italiani che le considerano un grande passo avanti soprattutto nell'individuare prima e meglio gravidanze a rischio e bambini che nascono troppo piccoli o troppo grandi, sottopeso o in sovrappeso. "Il nuovo sistema potrà migliorare le condizioni di vita dei bambini di ogni angolo del mondo, da quelli nati ad occidente e spesso in sovrappeso a quelli denutriti dei luoghi più poveri".
Afferma Giovanni Corsello, ordinario di pediatria all'università di Palermo e Presidente della Società italiana di pediatria: 'E' una svolta epocale per i medici e per la ricerca scientifica avere un sistema di misurazione universale e molto più preciso delle attuali e numerose tabelle e curve percentili utilizzate fino ad oggi, che contengono diverse zone grigie soprattutto quando si tratta di misurare i piccoli pretermine o scovare patologie prima della nascita. "Il nuovo metodo valuta in modo molto più dettagliato rispetto alle attuali curve di percentili le variazioni fetali. Ciò consentirà di adottare prima i trattamenti necessari per seguire gravidanze difficili e assistere meglio i piccoli in difficoltà'' precisa lo specialista.
''Le tabelle di accrescimento usate oggi nel mondo sono centinaia. In Italia si impiegano sia le curve percentili dell'Organizzazione mondiale della sanità che quelle redatte oltre 10 anni fa sulla popolazione italiana dalla Società italiana di neonatologia'' . ''Le nuove carte le superano. Si possono usare per controllare lo sviluppo fetale prima della nascita e alla nascita senza alcuna connotazione differenziata sull'area geografica".
Conclude Giovanni Corsello: "Sono universali e ciò è di grande rilievo perché permetterà di svolgere studi nel mondo finalmente confrontabili fra loro, oggi molto difficili da realizzare perché i dati sono raccolti in modo difforme fra loro".


Mamme fai da te, 30% si informa su farmaci bimbi su web o tv
20% genitori non legge bugiardini e ignora effetti collaterali

Sono soprattutto le mamme ad occuparsi di acquisire le informazioni sui farmaci da somministrare ai loro bambini: la maggior parte dichiara di ottenerle in primo luogo dal pediatra di famiglia (94%), secondariamente dal medico di famiglia (71%), ma c'è un 30% che preferisce il "fai da te" e utilizza libri, riviste, televisione e internet. E' quanto emerge da un'indagine della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) sull'attitudine dei genitori alla automedicazione in Pediatria.
L'indagine, presentata a Milano in occasione dell'VIII Congresso Nazionale Fimp "Prepariamoci al bambino di domani, evidenzia anche che il 20% dei genitori non consulta il foglietto illustrativo dei farmaci e ignora i potenziali effetti collaterali pur essendo preoccupata che possano manifestarsi.
Molti genitori, inoltre, non conoscono le modalità di prescrizione del farmaco che hanno in casa e utilizzano molti dei farmaci di cui dispongono per terapie improprie. Dal questionario emerge, inoltre, che in molti casi mamma e papà non conoscono la differenza tra integratori alimentari e farmaci: il 60% dei prodotti somministrati, che i genitori indicano come farmaci, sono in realtà integratori alimentari o fitoterapici.
Tra i farmaci più utilizzati ci sono soprattutto antipiretici e antiinfiammatori, tra gli integratori soprattutto i probiotici e alcuni vitaminici.


Diabete: ipoglicemia sottostimata tra pazienti
Allo studio farmaci con assunzione orale e settimanale

Mancamenti, cadute e conseguenti traumi, sono alcune conseguenze di un eccessivo abbassamento della glicemia, problema molto frequente tra i diabetici, ma spesso non riportato dai pazienti al proprio medico. Un caso di ipoglicemia su due per malati di diabete 1 e uno su 5 per malati di diabete 2 passa, infatti, inosservato. Lo afferma il più largo studio sul tema, Hypoglycaemia Assestment Tool (Hat), presentato in occasione del congresso dell'Associazione Europea per lo studio del Diabete (Easd) e condotto su 27.000 pazienti.
Una soluzione arriverà a breve, quando entrerà in commercio la 'nuova insulina', già autorizzata dall'Ema, caratterizzata da durata d'azione superiore alle 24 ore e un effetto distribuito uniformemente nel corso della giornata. "L'insulina degludec riduce significativamente le ipoglicemie(-25%) rispetto alla glargine. Inoltre consente grande flessibilità nei tempi di somministrazione", spiega Simona Frontoni, Responsabile Diabetologia del Fatebenefratelli di Roma. Bisognerà invece aspettare ancora per altre due novità che potrebbero migliorare la qualità di vita dei pazienti. "La nostra nuova incretina analogo del Glp1 con assunzione settimanale è in fase 3 di sperimentazione, mentre quella con assunzione orale, invece che tramite iniezione, è in fase 2", annuncia Angela Bulotta, direttore medico per l'Italia della casa farmaceutica Novo Nordisk. L'assunzione settimanale e orale potrebbero costituire una svolta nell'aderenza terapeutica. "Una persona con diabete nella sua vita compie fino a un milione di azioni come controllo glicemia, assunzione farmaci e visite mediche", ricorda Salvatore Caputo, Presidente di Diabete Italia. Non c'è da stupirsi se "dopo un anno di terapia, un malato cronico su due non assume i farmaci in modo corretto, in genre perché se ne dimentica".


Celiachia. Tempistica di introduzione del glutine e allattamento non influiscono sull'insorgenza della malattia

Lo afferma uno studio studio* svolto da ricercatori italiani, pubblicato sul NEJM. Al contrario, il fattore genetico (molecole HLA) aumenta le probabilità di sviluppare la malattia: un semplice test del sangue può rivelare tale situazione. Solo nei bambini ad alto rischio l'introduzione del glutine intorno ai 12 mesi potrebbe ridurre le probabilità di avere la celiachia.

In Italia, 600mila persone sono affette da celiachia, ma soltanto 150mila ne sono a conoscenza. Nell’80% dei casi, inoltre, la malattia si manifesta nei primi tre anni di vita: è per questo che viene spesso discussa la tempistica con cui introdurre il glutine nella dieta del bambino ‘a rischio’. Uno studio internazionale, svolto da ricercatori italiani e pubblicato su the New England Journal of Medicine, indica che l’introduzione ritardata di glutine e l’allattamento non forniscono una protezione significativa contro lo sviluppo della malattia nei bambini a rischio.
Al contrario, un fattore importante è quello genetico – individuato dalle molecole HLA del sistema immunitario: tale elemento aumenta il rischio del bambino di sviluppare la malattia; in tal caso, inoltre, l’introduzione ritardata del glutine potrebbe dimostrare di avere effetti benefici contro la malattia, riducendone l’impatto sugli organi che si stanno sviluppando.


Vuoi citare questo contributo?

Al via il "Progetto italiano contro la carenza di iodio in pediatria"
Sono oltre 1 milione i bambini con problemi di insonnia. Le cinque regole per dormire bene
Ebola, Unicef: rimasti orfani oltre 3.700 bambini
Ecco come il dolore influisce sul comportamento
Addio vecchi percentili, nuova misurazione per crescita bimbi
Mamme fai da te, 30% si informa su farmaci bimbi su web o tv
Diabete: ipoglicemia sottostimata tra pazienti
Celiachia. Tempistica di introduzione del glutine e allattamento non influiscono sull'insorgenza della malattia . Medico e Bambino pagine elettroniche 2014;17(8) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1408_10.html

Copyright © 2019 - 2019 Medico e Bambino - Via S.Caterina 3 34122 Trieste - Partita IVA 00937070324
redazione: redazione@medicoebambino.com, tel: 040 3728911 fax: 040 7606590
abbonamenti: abbonamenti@medicoebambino.com, tel: 040 3726126

La riproduzione senza autorizzazione è vietata. Le informazioni di tipo sanitario contenute in questo sito Web sono rivolte a personale medico specializzato e non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico. Per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio medico curante. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. Medico e Bambino non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.

Unauthorised copies are strictly forbidden. The medical information contained in the present web site is only addressed to specialized medical staff and cannot substitute any medical action. For personal cases we invite to consult one's GP. The contents of the pages are subject to continuous verifications; anyhow mistakes and/or omissions are always possible. Medico e Bambino is not liable for the effects deriving from an improper use of the information.