Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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a cura di Valentina Abate
Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it




Oms, mancano farmaci essenziali per i bambini
Ogni anno 9 mln bimbi muoiono, molti per malattie curabili

Circa 9 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno, molti dei quali per malattie che potrebbero essere trattate con medicine sicure ed efficaci. Il problema è che mancano farmaci fatti su misura per loro, in rapporto al loro peso, età e condizioni fisiologiche. In particolare malaria, hiv, tubercolosi e antibiotici per infezioni neonatali sono i settori per cui più servirebbero farmaci a misura di bambino. A rilevarlo è l'Organizzazione mondiale della sanità, che pubblica un approfondimento sul suo sito.
Sono infatti molto pochi i farmaci sviluppati specificamente per loro. Nel mondo molti medicinali per bambini sono usati 'off-label' e quindi i loro effetti sui più piccoli non sono stati studiati. Il farmaco ideale per i più piccoli dovrebbe essere disponibile in formato solido da poter prendere per via orale, tutto intero, sciolto in vari liquidi o spruzzato sul cibo in modo da renderne più facile l'assunzione.
La mancanza di farmaci pediatrici è un problema globale, rileva l'Oms, che colpisce soprattutto i paesi in via di sviluppo, e quei pochi che ci sono spesso non riescono ad arrivare a chi ne ha bisogno. Ad esempio circa 3 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno di diarrea e polmonite, anche se per la diarrea esiste un trattamento di reidratazione da poter prendere per via orale, a base di sali e zinco. Inoltre questi medicinali spesso mancano anche dalle farmacie e dagli ospedali dei Paesi dove queste malattie sono più comuni. Spesso si rimedia dimezzando i dosaggi degli adulti, spezzettando pillole e capsule, ma per i genitori non è cosa facile da fare, e c'è sempre il rischio di sovradosaggi o dosi insufficienti e reazioni avverse. Un primo tipo di intervento, secondo l'Oms, dovrebbe essere la valutazione della situazione attuale sulla disponibilità i costi dei farmaci essenziali per i bambini. Una volta fatto questo lavorare per migliorare la situazione.


Oms: incidenti, Aids e suicidi prime cause morte adolescenti
Rafforzare misure per salute ragazzi; 1,3 mln decessi nel 2012

Incidenti stradali, Hiv/Aids e suicidi. Sono queste le tre principali cause di morte tra gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni di età a livello globale. La depressione è, invece, la prima causa di disabilità e malattia tra i ragazzi nel mondo. A rivelarlo è il Rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) 'Health for the world's adolescents'. Nel mondo, rileva l'Oms, nel 2012 circa 1,3 milioni di adolescenti sono morti in relazione a tali cause. Per questo, l'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda ai Paesi un ''rafforzamento'' delle azioni per fare fronte ai bisogni fisici e mentali degli adolescenti. ''Il mondo non ha dimostrato sufficiente attenzione alla salute dei ragazzi e degli adolescenti - afferma Flavia Bustreo dell'Oms - e speriamo che questo Rapporto serva come 'trampolino' per un'azione accelerata'' in favore di questa fascia della popolazione.
Gli esperti Oms sottolineano inoltre come proprio l'adolescenza rappresenti il periodo più critico ai fini della prevenzione di malattie croniche e per 'gettare le basi' per una buona salute in età adulta: ''Se trascurati, comportamenti e problemi di salute che emergono durante l'adolescenza - afferma Jane Ferguson, principale autore del Rapporto - hanno potenziali effetti devastanti per la salute da adulti''. Dal Rapporto emerge dunque come siano gli incidenti stradali la prima causa di morte tra i ragazzi, con i maschi colpiti tre volte di più delle femmine.
Diminuiscono invece le morti legate a gravidanza e parto, soprattutto in Asia e Africa, anche se la mortalità materna resta ancora la seconda causa di morte mondiale tra le ragazze tra 15 e 19 anni, preceduta solo dai suicidi.
Seconda causa di morte in generale, con stime in crescita, è poi l'Aids, principalmente in Africa. Ad uccidere gli adolescenti sono, però, anche altre infezioni: diarrea, infezioni respiratorie e meningite, ad esempio, sono responsabili del 18% di tutte le morti nella fascia di età 10-14 anni. Altri dati indicano poi come solo 1 ragazzo su 4 faccia abbastanza esercizio fisico, ed in alcuni Paesi è obeso un adolescente su 3. Stanno però emergendo, rileva l'Oms, anche alcuni trend positivi: l'abitudine al fumo di sigaretta, ad esempio, sta diminuendo sia tra gli adolescenti nei paesi industrializzati sia nel Paesi in via di sviluppo. Molto resta tuttavia da fare, come emerge anche dall'analisi delle politiche per la salute adottate in 109 Paesi considerati nel Rapporto: tra questi, l'84% dedica attenzione particolare agli adolescenti. Nei tre quarti dei casi, sottolinea l'Oms, l'attenzione è focalizzata alla salute riproduttiva, in un terzo dei casi si considerano le emergenze tabacco ed alcol ed in un quarto dei piani nazionali si parla di salute mentale.


Oms decreta allerta globale per la diffusione di poliomielite

Numerosi casi registrati in diversi Paesi nel mondo. A preoccupare gli esperti è il fatto che nei primi mesi del 2014, periodo in cui di solito la trasmissione è bassa, tre Paesi, Pakistan, Camerun e Siria, hanno 'esportato' diversi casi.

GINEVRA - L'Organizzazione mondiale della sanità ha decretato "lo stato di allerta per la salute pubblica globale" in seguito ai numerosi casi di poliomielite registratisi dal gennaio scorso in diversi paesi. Fra questi ci sono: l'Iraq, l'Afghanistan e la Guinea equatoriale. A preoccupare gli esperti è il fatto che nei primi mesi del 2014, periodo in cui di solito la trasmissione è bassa, tre paesi, Pakistan, Camerun e Siria, hanno 'esportato' diversi casi L'Oms aveva tenuto la settimana scorsa una riunione urgente sull'allarme poliomielite, constatato il moltiplicarsi dei casi negli ultimi quattro mesi in diversi paesi. La decisione di decretare lo stato di allerta è stata adottata all'unanimità: "se non verrà messa sotto controllo la situazione potrebbe mettere a rischio l'eliminazione di una delle malattie più gravi evitabili con le vaccinazioni", avverte l'organizzazione sottolineando che i rischi maggiori riguardano soprattutto Pakistan, Camerun e Siria.
"Le nostre raccomandazioni sono per evitare che la malattia lasci i paesi dove è presente, mentre per tutti gli altri valgono le indicazioni generali per chi viaggia in paesi dove è èresente il virus - ha spiegato Bruce Aylward, responsabile per la polio dell'Oms -. Il rischio è che la malattia ritorni ad essere endemica nei Paesi che l'hanno eliminata, anche se al momento parliamo di numeri molto bassi". L'ultima volta che l'agenzia ha dichiarato una malattia 'emergenza di salute pubblica', ha precisato l'esperto, è stato prima dell'epidemia di H1N1.

Dal 1988 ad oggi i casi sono diminuiti del 99%, grazie agli sforzi a livello globale per eliminare la malattia grazie al vaccino; oggi la poliomielite rimane endemica in tre soli paesi: Afghanistan, Nigeria e Pakistan.


Oms, polio è 'emergenza internazionale salute pubblica'
Serve sforzo globale, raccomandazioni per tre stati

Serve uno sforzo internazionale per arginare il ritorno della polio e raggiungere l'eradicazione nel 2018. Lo afferma l'Oms, che ha dichiarato la malattia 'emergenza di salute pubblica di livello internazionale' al termine di una riunione del comitato di emergenza istituito per studiarne l'evoluzione.
A preoccupare gli esperti è il fatto che nei primi mesi del 2014, periodo in cui di solito la trasmissione è bassa, tre paesi, Pakistan, Camerun e Siria, hanno 'esportato' casi.
Dall'inizio dell'anno sono 117 le persone infette in dieci paesi, con la maggioranza dei casi in Pakistan. Nel 2013 i casi totali sono stati 417, di cui il 60% esportati. Il comitato ha emanato delle raccomandazioni per i tre stati 'esportatori', secondo le quali tutti i viaggiatori in uscita dovrebbero essere vaccinati e avere un certificato che attesti l'immunizzazione.
''Le nostre raccomandazioni sono per evitare che la malattia lasci i paesi dove è presente, mentre per tutti gli altri valgono le indicazioni generali per chi viaggia in paesi dove è èresente il virus - ha spiegato Bruce Aylward, responsabile per la polio dell'Oms -. Il rischio è che la malattia ritorni ad essere endemica nei paesi che l'hanno eliminata, anche se al momento parliamo di numeri molto bassi''.


“Rischio autismo, metà genetico e metà ambientale”

La ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma e del King's College di Londra ha preso in esame un campione di due milioni di persone. Finora l'ereditarietà era considerata la motivazione principale del disturbo

WASHINGTON - Le cause dell'autismo sarebbero legate sia a fattori ambientali sia ai geni. Lo rivela un vasto studio condotto in Svezia. Si tratta di una novità, perché le ricerche precedenti avevano sempre ipotizzato che il peso dell'ereditarietà in tale disturbo neurologico si attestasse intorno all'80-90%, mentre secondo i recercatori svedesi si attesta al 50%. I dati della ricerca, pubblicati sul Journal of the American Medical Association, sono il risultato dell'analisi di due milioni di persone in Svezia, tra il 1982 e il 2006. Si tratta dell'analisi più ampia mai condotta finora per cercare di capire se siano i geni o l'ambiente a scatenare l'autismo, un disturbo che colpisce un bambino ogni 100 a livello mondiale.

I dati. La ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma e del King's College di Londra ha preso in esame un campione di due milioni di persone, pazienti che sono stati seguiti dal 1982 al 2006. Secondo le stime internazionali l'autismo colpisce circa una persona su 100, ma una recente analisi negli Stati Uniti circa una persona su 68 è autistica. "Siamo molto colpiti dai risultati dello studio, non immaginavamo che i fattori ambientali avessero un peso di questo tipo", ha spiegato uno degli Autori dello studio, Avi Reichenberg, ricercatore del Mount Sinai Seaver Center for Autism Research, di New York.

I fattori ambientali. Lo studio non ha individuato quali fattori ambientali possano entrare in gioco. Ma fra questi ci potrebbero essere, ad esempio, lo stato sociale nel quale nasce un bambino, complicazioni al momento della nascita, infezioni che colpiscono la mamma o medicinali presi in gravidanza.

Progetto per individuarlo in gravidanza. Pur essendo una malattia solo in parte genetica anche l'autismo potrebbe essere scoperto già durante la gestazione, con un test basato sulla risonanza magnetica del cervello. Ne sono convinti i ricercatori inglesi impegnati nel Developing Human Connectome Project, che dopo aver messo a punto un metodo sicuro di analisi stanno per iniziare le prove sui feti e sui bimbi ai primissimi giorni di vita. L'iniziativa del King's College, dell'Imperial college e della Oxford University, durare sei anni, e prevede di fare la risonanza di 500 feti nel terzo trimestre della gravidanza e di mille bambini pochi giorni dopo la nascita.


Poca vitamina D in gravidanza, più carie nei bebè
Alimentazione e igiene orale materna regalano denti sani a figli

Bassi livelli di vitamina D in gravidanza indeboliscono lo smalto dei denti dei bebè favorendo lo sviluppo precoce delle carie. Lo dimostra una ricerca pubblicata su Pediatrics, condotta su 207 donne incinte dall’università di Manitoba, in Canada.
I ricercatori hanno monitorato i livelli di vitamina D nel sangue delle donne e controllato la salute orale dei loro bambini, ad un anno dalla nascita. Il 33% delle donne aveva livelli bassi di vitamina D durante l’attesa, il 22% dei bambini aveva problemi di demineralizzazione dello smalto e fino al 36% dei piccoli aveva già i denti cariati. “Le madri dei bimbi con le carie avevano i livelli più bassi di vitamina D rispetto alle mamme dei piccoli senza carie" spiegano gli autori dello studio.
Commenta Antonella Polimeni, professore ordinario di odontoiatria pediatrica all’università Sapienza di Roma ed esperta del settore odontoiatrico per la Società italiana di pediatria (Sip): “Lo studio attesta che la carenza di vitamina D in gravidanza è un fattore di rischio primario nell’insorgenza della carie dei bambini perché induce ad una demineralizzazione dello smalto dei denti, che resistono meno agli attacchi dei batteri del cavo orale. Più in generale però è l’igiene orale in gravidanza a fare la differenza perché i batteri del cavo orale materno si trasmettono ai bimbi, in particolare le colonie di Streptococcus mutans che provocano la carie. Le future mamme dovrebbero seguire una più attenta e scrupolosa igiene orale per prevenire problemi al cavo della bocca dei figli, oltre che seguire un’alimentazione corretta che includa tutti i nutrienti e le vitamine, da integrare in caso di carenze". Sottolinea Polimeni: "Altrettanto importante è evitare di dare ai bimbi bevande zuccherate e succhiotti col miele, soprattutto col biberon durante la notte, perché facilitano la fermentazione da parte dei batteri nella bocca. Uno studio recente condotto al nostro dipartimento con quello di pediatria della Sapienza su alcuni tipi di latte artificiale addizionati di probiotici, dimostra che sono in grado di ridurre la proliferazione delle colonie di streptococco mutans. Anche questi potrebbero essere un valido ausilio per prevenire l’insorgenza di carie precoci nei bambini”.


Dolore per 5 milioni di bimbi, ma solo 1 su 3 riceve cure
Indagine nei Pronto Soccorso, in 37% casi nessuna valutazione

Spesso sono troppo piccoli per lamentarsi, le loro sofferenze vengono scambiate per capricci, eppure per cinque milioni di bimbi il dolore e' un problema frequente e serio. È la prima causa di accesso al Pronto Soccorso, dove pero' solo uno su tre riceve un trattamento per lenire le sofferenze.
Il dato emerge da un'indagine del gruppo di studio Piper (Pain in Pediatric Emergency Room) secondo cui il 37% dei bambini che arrivano in Pronto Soccorso non viene valutato per il dolore. Raccogliendo l'esperienza di 19 Pronto Soccorso dal 2010 al 2013, Piper ha infatti rilevato che in un caso su tre il dolore non viene "misurato" con le apposite scale, in uno su cinque non viene neppure registrato in cartella clinica, nel 47% dei piccoli pazienti non viene applicato nessun protocollo per trattarlo. Per questo, per migliorare la gestione del dolore nel bambino in Pronto Soccorso, in occasione del IV Multidisciplinar Pain Meeting in corso a Minorca saranno elaborate le prime "linee guida" di intervento per la fase di triage, quando il bimbo viene esaminato per indirizzarlo alle cure più adeguate, e per le procedure che possono provocare dolore. Per far comprendere l'importanza di una corretta gestione del dolore, il gruppo Piper ha inoltre realizzato il video "Dolore? No grazie!" con il patrocinio del Ministero della Salute, un cortometraggio che sarà distribuito in tutte le strutture sanitarie e proiettato nelle aree di attesa, per sensibilizzare i genitori e far capire loro che valutare il dolore e intervenire per ridurlo è possibile.


Boom diabete tra i più piccoli, colpa di obesità
Aumentano casi in bambini e adolescenti

Con la crescita dell'obesità infantile aumentano anche i casi di diabete in bambini e adolescenti, sia di quello di tipo 1 che del tipo 2, che invece si associa di solito agli adulti. L'allarme viene da uno studio del Cdc di Atlanta pubblicato da Jama, ma le conclusioni degli esperti Usa sono valide anche in Italia.
L'analisi statunitense, sui dati di oltre 3 milioni di bambini e ragazzi sotto i 19 anni in 20 stati, parla di un aumento della prevalenza del 21% del diabete di tipo 1 tra il 2001 e il 2009, mentre quello di tipo 2 è aumentato del 30%. ''Il nostro registro nazionale diabete ha qualche lacuna, ma per quanto riguarda il diabete di tipo 1 si registra anche da noi un aumento dell'1-2% l'anno dei casi - spiega Francesco Chiarelli, endocrinologo dell'università di Chieti ed esperto della Società Italiana di Pediatria -. Il fenomeno non è solo nostro, anche in Finlandia, ad esempio, che ha molti casi, sono in aumento i malati in età prescolare. Per il tipo 2, che nei bambini rappresenta circa l'1% dei casi totali di diabete, ancora non si è visto un aumento simile, ma l'obesità crescente ci mette a forte rischio per gli anni futuri''.
In Italia i casi di diabete infantile stimati sono circa 15mila, un numero che secondo l'esperto aumenterà se non si interviene sul principale fattore di rischio. ''Sull'aumento del diabete di tipo 1 non ci sono molti studi, ma l'obesità potrebbe essere una causa, mentre per quello di tipo 2 è il fattore principale - spiega Chiarelli -. La società italiana deve capire che per i bambini l'obesità è una malattia, che li espone a problemi molto grandi per tutto l'arco della vita''.


Individuata possibile causa morte 'in culla'
Ora si punta a chiarire meccanismo

Un importante contributo nella ricerca delle cause della misteriosa 'morte nella culla' o Sindrome della morte improvvisa infantile (Sids), viene da un nuovo studio dell'Università di Adelaide (Australia) che ha individuato nei cervelli dei lattanti deceduti per Sids segni singolarmente simili a quelli di bambini vittime di asfissia accidentale.
"E' un risultato molto importante, aiuta a mostrare che è l'asfissia e non un'infezione o un trauma, a essere coinvolta nelle morti da Sids", scrive il responsabile della ricerca, il docente di patologia forense Roger Byard, sulla rivista Neuropathology and Applied Neurobiology.
La sindrome colpisce i bambini nel primo anno di vita ed è a tutt'oggi la prima causa di morte dei bambini nati sani. Si manifesta provocando la morte improvvisa ed inaspettata di un lattante apparentemente sano, e resta inspiegata anche dopo l'effettuazione di esami post-mortem.
Nella ricerca sono stati comparati i casi di 176 bambini morti da trauma cranico, infezioni, annegamento, asfissia e Sids. È stata esaminata la presenza e la distribuzione nel cervello di una proteina detta App (Amyloid Precursor Protein), che si accumula quando vi è lesione nelle fibre nervose. Tutte le 48 morti da Sids ne hanno mostrato la presenza, in maniera praticamente identica a quelle causate da soffocamento e asfissia, ma differente da quelle causate da trauma o infezione.
"Questo di per sé non indica necessariamente la causa della morte, ma può aiutare a chiarire il meccanismo", osserva Byard.


Pidocchi: la nuova cura a base di aria calda

Sanihelp.it - Non bastavano i pidocchi, ora i genitori devono fare i conti anche con i superpidocchi. Una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Medical Entomologia dimostra come i pidocchi stiano diventando sempre più difficili da rimuovere.
Colpa di un nuovo ceppo resistente ai trattamenti tradizionali. Questi superpidocchi, secondo la ricerca, si diffonderebbero inoltre molto più rapidamente di quanto gli esperti credevano inizialmente.
Negli ultimi 30 anni il numero di persone colpite da pediculosi del capo è aumentato. Solo nel nostro Paese si stima che ogni anno vengono riportati fra i 3mila e i 5mila casi. Sono interessati soprattutto i bambini fra i 3 e gli 11 anni con continue epidemie nelle comunità scolastiche, dove si stima che almeno il 25% dei bambini, indipendentemente dallo stato sociale, venga colpito.
Molti dei trattamenti adottati fino a oggi, quali gli insetticidi, le schiume soffocanti e la fitoterapia, comportano qualche rischio di effetti collaterali nell’immediato (rash e allergie cutanee), ma soprattutto il loro uso inappropriato per dosi e tempi comporta un elevato rischio di aumento delle resistenze.
La rimozione meccanica risulta quindi a oggi la terapia migliore. Anche questa tuttavia comporta delle difficoltà, poiché va ripetuta ogni 3-4 giorni per 2 settimane.
Oggi sbarca anche in Italia un nuovo dispositivo in grado di uccidere i pidocchi ed eliminare le uova senza l'utilizzo di pesticidi.
Lo studio, condotto da John Clark, professore di tossicologia ambientale e chimica presso l'Università del Massachusetts Amherst, ha esaminato i geni dei pidocchi di 32 siti negli Stati Uniti e in Canada. I ricercatori hanno così potuto notare che il 99,6% di quelli testati tra il 2007 e il 2009 era geneticamente resistente ai trattamenti a base di piretrine e permetrina, principi che compongono i prodotti contro i pidocchi attualmente sugli scaffali dei negozi. Questo studio comproverebbe l’utilità dei nuovi dispositivi in grado di uccidere i pidocchi dei capelli a ogni stadio, utilizzando unicamente aria riscaldata e controllata.
Una procedura sicura, altamente efficace e veloce che attraverso una combinazione specifica di temperatura, flusso d'aria, tempo e tecnica sarebbe in grado di uccidere definitivamente i pidocchi e le loro uova.
In particolare un nuovo studio condotto su 56 bambini e adulti infestati dai pidocchi – pubblicato nel 2011 – ha dimostrato come il 94,8% dei pidocchi e delle loro uova sia stato completamente debellato grazie al nuovo macchinario, chiamato Airallé. Basta un singolo trattamento di 30 minuti, dopo il quale il bambino è in grado di tornare subito sui banchi.
Il dispositivo, già commercializzato dal 2006 negli Stati Uniti e approvato dalla FDA americana, ha il riconoscimento del marchio CE ed è stato da poco registrato presso il Ministero della Salute in Italia.

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Oms: incidenti, Aids e suicidi prime cause morte adolescenti
Oms decreta allerta globale per la diffusione di poliomielite
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Poca vitamina D in gravidanza, più carie nei bebè
Dolore per 5 milioni di bimbi, ma solo 1 su 3 riceve cure
Boom diabete tra i più piccoli, colpa di obesità
Individuata possibile causa morte 'in culla'
Pidocchi: la nuova cura a base di aria calda. Medico e Bambino pagine elettroniche 2014;17(5) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1405_10.html

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