Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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Striscia... la notizia

a cura di Valentina Abate1, Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Clinica Pediatrica, IRCCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino





Bambini maltrattati e trascurati
Per i medici diagnosi difficili

MILANO - Bambini picchiati, violentati, trascurati. Bambini maltrattati dai genitori o, per paradosso, così ossessivamente curati, da finire di continuo in ospedale per l’eccesso di preoccupazioni e di medicine imposte dai familiari. Bambini di cui nemmeno i medici che li visitano sanno riconoscere i problemi e le richieste di aiuto perché non sempre c’è - da parte del dottore - la capacità di riconoscere e interpretare i segni che gli stessi bambini inviano o portano sul corpo. E così, in un caso su due, anche in presenza di sintomi chiari di abuso, i pediatri non fanno denuncia alle autorità. Tutto questo di fronte a una lenta ma costante crescita dei reati dei quali sono vittime i minori: oltre 2000 casi a Milano nel 2011 e un numero anche superiore nel 2012, con oltre 300 casi specifici di maltrattamento, abuso sessuale e percosse.
È questo il quadro inquietante che viene fuori dall’indagine presentata oggi a Milano dall’Ong Terre des Hommes e dallo Sportello Bambino Adolescente Maltrattato (SBAM) creato dalla clinica ostetrico-ginecologica Mangiagalli di Milano. Un’inchiesta pilota - la prima in Italia a cui seguiranno altre analoghe indagini nel resto del Paese - nella quale sono stati contattati 1170 medici e pediatri di Milano e hinterland.

Solo sospetti, quasi mai denunce. La maggior parte dei medici che ha risposto al questionario confonde le tipologie di maltrattamento più comuni, cioè la patologia delle cure, o carenti o eccessive (sindrome di Munchausen), non inquadrandole correttamente. Si tratta di professionisti con esperienza (il 60% ha fra i 15 e i 30 anni di carriera alle spalle) che nel 66% dei casi dichiarano di aver avuto il sospetto di trovarsi davanti a casi di maltrattamento nel corso della propria carriera ma che, nel 51,5% delle volte, hanno scelto di non segnalare alla polizia o alla magistratura, “perché ritenevano di non avere sufficienti elementi o perché non preparati sul come e a chi fare la segnalazione”, spiega Lucia Romeo, pediatra responsabile dello SBAM e del pronto soccorso della Clinica De Marchi di Milano. Il 55% dei medici intervistati ha detto di non aver fatto denuncia perché “non aveva elementi sufficientemente forti” per capire che cosa fosse successo al piccolo paziente, il 13,6% per “timore delle conseguenze sul contesto familiare del bambino”. Significativa anche la percentuale (il 18,3%) di chi ammette di non aver chiamato subito polizia o carabinieri perché non sapeva “a chi e come segnalarlo”.

La difficile diagnosi. L’indagine rileva anche che i medici, quando si imbattono in un bambino che probabilmente viene maltrattato, non sa come fare un referto. Solo il 5% dei pediatri ha un modulo che lo aiuti nella diagnosi di maltrattamento e oltre l’89% ammette che un aiuto in questo senso - moduli, una guida pratica sul da farsi in casi simili e anche corsi di aggiornamento - sarebbe di grande aiuto.

I dati delle forze dell’ordine. “Nel Comune di Milano ogni anno le Forze dell’Ordine registrano più di 300 casi di maltrattamento, percosse, violenze sessuali, minacce e ingiurie contro minori  -  aggiunge Federica Giannotta  -  dirigente di Terre des Hommes  -  ma si tratta solo della punta dell’iceberg. Molte delle violenze consumate contro i minori non vengono intercettate neanche dai medici di famiglia e dai pediatri e spesso diventano evidenti quando ormai sono reiterate e hanno causato danni permanenti sui bambini”. Ovviamente in otto casi su dieci le bambine sono le principali vittime di violenza sessuale, tanto che l’Ong ha voluto lanciare questa indagine nell’ambito della Campagna Indifesa, pensata per chiedere maggiore protezione nei confronti delle bambine, le più esposte alle diverse forme di patologia delle cure e agli abusi sessuali.

Occorrono corsi di formazione. Di fronte alla mancanza di formazione dei medici e alla loro richiesta di avere nuovi strumenti per affrontare casi di violenza e abuso, i promotori della giornata chiedono alle istituzioni sostegno per realizzare un “momento di formazione” all’anno sul maltrattamento verso i bambini, realizzato da ASL, Comune e Ordine dei medici di Milano. Si chiede anche di mettere a disposizione di tutti i medici ospedalieri e dei pediatri di base un “vademecum agile e di pronto uso che raccolga tutte le informazioni pratiche necessarie per potersi orientare in modo corretto nella gestione di un caso di maltrattamento”, con indirizzi e punti di riferimento dei tribunali, nella Polizia e nei servizi Sociali.

Le promesse da Palazzo Marino. La prima risposta arriva dal Comune di Milano che “è pronto a mettere in campo tutti gli strumenti necessari per aiutare medici e pediatri a riconoscere e trattare i casi di abuso sui minori”, come ha promesso Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali di Palazzo Marino


In estate più fratture e traumi bimbi
Maggiori distrazioni a fine giornata

Con molte più ore a disposizione per lo sport e il gioco durante l’estate per i bambini c’è il rischio maggiore di fratture e traumi. Ne parla dal convegno internazionale di pediatria Europediatrics Giuseppe Mele. È verso la fine della giornata - sottolinea Mele - che la distrazione è maggiormente in agguato. “Va bene che i genitori invoglino i ragazzi a giocare una partita a calcio o a tennis ma è meglio non esagerare, ogni attività va commisurata al tempo e alla fisicità del bambino”. Altro problema in agguato con la stagione calda è quello delle congestioni e le indigestioni. È difficile per i genitori gestire i bimbi che dopo colazione o pranzo vorrebbero subito gettarsi a mare o in piscina, ma bisogna essere fermi nel proprio proposito e aspettare due ore se il pasto è stato leggero, almeno tre invece se è stato pesante.


Un esame del sangue non invasivo per diagnosticare la sindrome di Down fin dai primi mesi di gravidanza

Buone notizie per tutte le donne in gravidanza: un nuovo esame del sangue, non invasivo come altri attuali test, permette fin dal primo trimestre di individuare con precisione la presenza della trisomia 21 (o sindrome di Down) e altre possibili anomalie genetiche fetali.

Le strategie di screening adottate fino a oggi e gli esami per individuare le anomalie genetiche del feto come, per esempio, la sindrome di Down non sarebbero così affidabili come questo nuovo test di cui dà notizia la versione online della rivista scientifica Ultrasound in Obstetrics & Gynecology, e che riguarda uno studio condotto dai ricercatori del King’s College di Londra.

L’esame prenatale, definito non invasivo si basa sull’analisi del Dna fetale attraverso il sangue della mamma. Le attuali metodiche di screening prenatale si eseguono di solito tra le 11 e le 13 settimane di gravidanza. Gli esami più comuni sono l’ecografia, l’analisi ormonale, il prelievo dei villi coriali e la già citata amniocentesi che, oltre a essere invasiva, comporta un rischio di aborto.

Questo nuovo test, ideato dal dottor Kypros Nicolaides e colleghi dell’Harris Birthright Research Centre for Fetal Medicine, presso il King’s, si sarebbe dimostrato superiore a tutti gli altri e più affidabile. Il test viene eseguito sul Dna delle cellule fetali (cf) per mezzo del sangue della donna incinta. È altamente sensibile e specifico.

Nello studio si è potuto dimostrare in modo prospettico la fattibilità di uno screening di routine per le trisomie 21, 18, e 13 per mezzo del test cfDNA.

Gli esperimenti condotti su 1005 gravidanze a 10 settimane hanno ottenuto un tasso di falsi positivi inferiore, e una maggiore sensibilità nei confronti della trisomia fetale, rispetto al test combinato condotto a 12 settimane. Nello specifico, sia il test cfDNA che quello combinato hanno rilevato tutte le trisomie, con tassi di falsi positivi rispettivamente stimati tra lo 0,1% e il 3,4% - dimostrando come il test cfDNA sia più affidabile.

«Questo studio ha dimostrato che il vantaggio principale di test cfDNA, rispetto al test combinato, è la sostanziale riduzione del tasso di falsi positivi - sottolineano gli Autori. Altro grande vantaggio del test cfDNA è la segnalazione dei risultati come rischio molto alto o molto basso, il che rende più facile per i genitori decidere a favore o contro i test invasivi».

In un secondo studio, sempre condotto dallo stesso team di ricerca, si è dimostrato come il test cfDNA avesse un successo nel rilevare la trisomia 21 (sindrome di Down) nel 98 per cento dei casi.

«Lo screening per la trisomia 21 per mezzo del test cfDNA, subordinato ai risultati del test combinato espanso, manterrebbe i vantaggi del metodo attuale di proiezione , ma con un grande contemporaneo aumento percentuale di individuazione e di diminuzione del tasso dei test invasivi».

Il nuovo test si presenta dunque come una fattibile e concreta alternativa agli attuali metodi di screening.


Il dolore del bambino abbandonato

Nel 1966 il dittatore comunista Nicolae Ceausescu bandì l’aborto e il controllo delle nascite per far crescere la popolazione della Romania. Sopraffatti dalle difficoltà, i genitori abbandonarono migliaia di bambini agli istituti statali. In seguito alcuni funzionari statali rumeni, nel tentativo di rimediare a questi abusi, hanno autorizzato uno studio condotto da ricercatori degli Stati Uniti sui bambini istituzionalizzati, ancora numerosi, per determinare gli effetti avversi dovuti al trascorrere l’infanzia in orfanotrofio. Lo studio, iniziato a Bucarest nel 2000 e tuttora in corso, è il primo di questo tipo mai realizzato, e ha messo a confronto il benessere fisico ed emotivo dei bambini istituzionalizzati con quello dei bambini dati in affidamento familiare. La vita in orfanotrofio impone un pesante tributo. Lo studio ha trovato che i bambini che avevano trascorso i primi due anni in un istituto avevano QI e attività cerebrale più bassi rispetto a quelli in affidamento e a quelli mai istituzionalizzati.


Progetto Mani sicure

La maggior parte degli infortuni che interessano i bambini avviene tra le mura di casa o nelle aule di scuola. Le parti del corpo più interessate dagli incidenti sono le mani, complici le forbici, le posate, i cassetti o gli sportelli che si chiudono inavvertitamente, la pratica di uno sport o altri oggetti taglienti.

Sono gli ambienti protetti della casa, della scuola o dove trascorrere il tempo libero a trasformarsi nelle sedi più frequenti di infortuni tra i bambini. Sono 30 mila i bambini ricoverati ogni anno in ospedale per via di traumi alla mano, sulla base dei dati raccolti da parte di Siniaca, il sistema informativo nazionale sugli incidenti in ambiente civile di abitazione, e sulla base delle cartelle di dimissioni ospedaliere giunte da parte del Ministero della Salute.

A partire da tale fenomeno nasce la campagna "Mani Sicure", promossa da parte del Gruppo di studio per la prevenzione degli infortuni alla mano della Società italiana di chirurgia della mano (SICM). Alessio Pitidis, responsabile di Siniaca, ha evidenziato le maggiori cause di infortuni e traumi alle mani: schiacciamenti, cadute, ustioni e ferite provocate da oggetti taglienti. In alcuni casi vi possono essere esiti anche gravi, come la perdita della funzionalità di una mano o di un dito.

La campagna di prevenzione "Mani Sicure" è rivolta sia alla scuola che alla famiglia, ai genitori e agli insegnanti, al fine di creare un percorso di responsabilizzazione, così come spiegato da parte di Anna di Leo (SICM). Appositamente per i bambini è stato preparato un pieghevole a fumetti, che porta il titolo di "Colora e impara a riconoscere i pericoli", all’interno del quale vengono illustrati gli strumenti e le situazioni di maggior rischio per le mani.

Il pieghevole illustrato sarà diffuso nelle scuole italiane a partire dal mese di settembre. Gli esperti credono che esso sarà utile ai bambini per imparare a percepire attraverso i disegni i pericoli più comuni che potrebbero incontrare a scuola o a casa, in un ambiente di gioco o di pratica dello sport. Vi sarà inoltre un opuscolo rivolto agli adulti, che spiegherà loro come intervenire in caso di infortuni che interessino i più piccoli, al fine di poter intervenire prontamente sui traumi alle mani.


Gran Bretagna: quadruplicati in dieci anni ricoveri bimbi per obesità

In Inghilterra e Galles il numero di bambini ricoverati in ospedale per cause legate all’obesità è quadruplicato tra il 2000 e il 2009. Lo afferma uno studio dell’Imperial College di Londra pubblicato dalla rivista Plos One.

Secondo lo studio, che ha esaminato i dati per i soggetti tra 5 e 19 anni, nel 2009, 3806 bambini e ragazzi sono stati ricoverati per condizioni legate all’obesità, mentre dieci anni prima erano stati 872, tra questi 198 ragazze in gravidanza con complicanze dovute all’eccesso di peso. Questa, unita ad asma e problemi respiratori notturni, rappresenta tre quarti delle ammissioni d’urgenza in ospedale. In crescita sono anche gli interventi di chirurgia bariatrica tra gli adolescenti, passati da uno nel 2000 a 31 nel 2009. "Siamo abituati a pensare che il peso dell’obesità si manifesti da adulti - spiega Sonia Saxena, uno degli Autori - invece sempre di più gli effetti si vedono fin da bambini".

Se in Italia non ci sono cifre sui ricoveri, quelle sull’obesità sono preoccupanti. Secondo un rapporto dell’Istituto Auxologico di Milano a otto anni di età è obeso il 36% dei bimbi italiani, il valore più alto in Europa.


Ministro Sanità Gb, bandire vendita bibite in scuole
Appello di Hunt ad autorità locali contro piaga obesità

(ANSA) - LONDRA - Nel Regno Unito che ha fra i più alti livelli di obesità infantile in Europa, il governo lancia un appello: le autorità locali devono vietare la vendita di bibite gassate nelle scuole. È stato il ministro della Sanità, Jeremy Hunt, a puntare il dito contro i distributori di macchinette diffusi negli istituti britannici. ‘‘Devono essere banditi - ha detto - le autorità locali si devono occupare proprio di questo’’. L’appello di Hunt arriva di pari passo con l’allarme sollevato da una serie di studi sulle bibite gassate che sarebbero una delle cause principali dell’ “epidemia” di obesità che ha colpito i più piccoli. Si calcola che il 25% dei bambini sarà sovrappeso entro il 2050. Inoltre, i teenager che bevono anche una sola lattina al giorno sono più a rischio per quanto riguarda malattie cardiache e diabete, anche se non sono grassi. Lo scorso febbraio, la Academy of Medical Royal Colleges (Amrc), un’istituzione della medicina britannica, aveva chiesto di mettere una tassa del 20% sulle bibite zuccherate come uno dei dieci punti in un programma anti-obesità. “Chi ne beve in grandi quantità non fa altro che introdurre calorie non necessarie”, ha detto Terence Stephenson, presidente di Amrc.

Nel resto del mondo, Finlandia e Francia hanno già introdotto misure simili e Michael Bloomberg, sindaco di New York, ha condotto una sorta di ‘crociata’ anti-bibite, sfidando gli interessi dei grandi colossi americani. L’appello lanciato da Hunt rispecchia anche l’opinione del premier David Cameron, che aveva parlato di una sua ‘‘battaglia’’ per ridurre i ‘‘consumi eccessivi’’ di Coca Cola nella sua famiglia.


Da polio a epatite, rischio ritorno malattie ‘dimenticate’
Esperto, per crescente rifiuto vaccinazioni bimbi

LIONE - Dalla poliomelite alla difterite e l’epatite B: sono le malattie dell’infanzia oggi quasi ‘dimenticate’ in Europa per i ridotti casi registrati grazie agli effetti dei programmi di vaccinazione, ma che potrebbero riemergere se vi sarà un allentamento degli standard di immunizzazione della popolazione. A paventare questo rischio è Markus Rose, esperto di vaccinazioni all’ospedale pediatrico J.W. Goethe dell’Università di Francoforte.

‘‘In Europa oggi - ha spiegato Rose in occasione dell’incontro internazionale ‘Innovation in Immunisation’ organizzata a Lione dall’azienda farmaceutica Sanofi Pasteur Msd - raramente si entra in contatto con le malattie prevenibili grazie ai vaccini, proprio perché la maggioranza della popolazione è vaccinata. Le persone vedono quindi solo gli eventuali effetti collaterali delle vaccinazioni e ciò porta a una minore accettazione dei piani di immunizzazione per i figli’’. Ma è in questo modo, ha avvertito l’esperto, ‘‘che si dà alle infezioni l’opportunità di riemergere’’.


I bambini sconfiggono i tumori, 8 casi su 10 guariscono
In 40 anni aumentata dal 30 all’80% la sopravvivenza

Otto bambini su 10 ce la fanno: i tumori infantili sono sempre più sconfitti e in 40% la sopravvivenza è più che raddoppiata passando dal 30 all’80%. I dati arrivano dal XXXVIII Congresso Nazionale dell’AIEOP (Associazione italiana ematologia oncologia pediatrica) che si è svolto a Roma. 
Dall’evento sono emersi dati sugli importanti miglioramenti nelle cure. Ogni anno in Italia 1 bambino su 413, al di sotto dei 15 anni, si ammala di tumore. Il numero di casi atteso annualmente è di 1496 nella fascia d’età tra 0 e 14 anni, ai quali vanno sommati 835 nuovi casi in ragazzi di età compresa tra 15 e 19 anni.

Il tumore che più frequentemente e’ la leucemia linfoblastica acuta, seguita dai tumori del sistema nervoso centrale. Negli ultimi anni la distribuzione dei Centri AIEOP si è sviluppata uniformemente su tutto il territorio nazionale, sebbene le regioni del Nord dell’Italia abbiano una maggior concentrazione di Centri rispetto a quelle del Centro e del Sud. Ancora oggi l’Italia è meta preferenziale per pazienti diagnosticati in altri Paesi d’Europa, sia all’interno che all’esterno della comunità europea, nonché per pazienti che provengono dall’America Latina, dall’Africa e dall’Asia, grazie anche alla possibilità di offrire trattamenti altamente specializzati, tra i quali il trapianto di cellule staminali emopoietiche. Ogni anno in Italia vengono effettuati numerosi trapianti di cellule staminali emopoietiche tra autologhi e allogenici (cioè da donatore). Il numero di queste procedure altamente complesse, che nel 2012 ha sfiorato le 600, è tra i più alti realizzati.



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Bambini maltrattati e trascurati
In estate più fratture e traumi bimbi
Un esame del sangue non invasivo per diagnosticare la sindrome di Down fin dai primi mesi di gravidanza
Il dolore del bambino abbandonato
Progetto Mani sicure
Gran Bretagna: quadruplicati in dieci anni ricoveri bimbi per obesità
Ministro Sanità GB, bandire vendita bibite in scuole
Da polio a epatite, rischio ritorno malattie ‘dimenticate’
I bambini sconfiggono i tumori, 8 casi su 10 guariscono. Medico e Bambino pagine elettroniche 2013;16(6) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1306_20.html

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