Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Valentina Abate1, Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Clinica Pediatrica, IRCCS Pediatrico “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino





Pediatri, make-up spopola tra bimbi, è boom dermatiti. Minori come „giocattoli in vetrina” e oggetto del marketing

Non più bambole e peluche, ma mascara e rossetto. Sono in aumento le bambine che in tenera età, già dai 7-8 anni, più che pensare ai giochi sono invece concentrate sul proprio aspetto fisico, tanto da fare un uso consistente di cosmetici e make-up, insieme a profumi di vario genere. Un fenomeno segnalato dai pediatri, che mettono in guardia dalle conseguenze: ''L'uso del make-up tra i bambini ha portato ad un'impennata delle dermatiti da contatto o allergiche, facendo registrare un +16,7% di tali patologie nella fascia di età 8-12 anni''.
Ma più in generale, ha sottolineato il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) Giuseppe Mele, ''il trend da segnalare è che oggi i bambini sono considerati sempre più come “giocattoli in vetrina”, una spettacolarizzazione e un “accessorio” dei desideri dei genitori''. In una società dell'apparire, ha sottolineato Mele, ''i bambini diventano accessori viventi: così la mamma che desidera abiti firmati e costosi, non potendo acquistarne per sè, li compera per i figli, che diventano una sorta di proiezione dei propri desideri, dei mini-me''. I pediatri segnalano dunque una ''perdita di identità'' del bambino, che oggi si comporta sempre più come un ''piccolo adulto'' e che ''viene abituato ad apparire più che a essere''. Allo stesso tempo, avvertono i pediatri, ''i minori stanno diventando nuovi oggetti del marketing: se prima i messaggi pubblicitari si rivolgevano solo indirettamente ai piccoli, facendo leva sulle madri, ora invece i bambini diventano mercato diretto.
 

L'ormone dell'altruismo e il legame tra stress infantile e depressione adulta

L'ossitocina che aiuta il parto e l'allattamento adesso rivela sempre di più la sua influenza nelle relazioni sociali.
Se da adulti si è depressi, potrebbe dipendere da esperienze negative e stressanti fatte quando si era bambini. Ma che legame c'è tra lo stress infantile e la depressione adulta? L'ossitocina. Ancora: se una persona non è ipnotizzabile e quindi non può ricorrere a questa tecnica psicologica per condizioni mediche che potrebbero beneficiarsene, c'è un farmaco capace di renderla ipnotizzabile? Sì, sempre l'ossitocina. E si può indurre le persone a essere più generose, ad esempio nel fare donazioni in denaro ad associazioni benefiche? Anche in questo caso la risposta è positiva: merito dell’ossitocina.
Si potrebbe proseguire con un lungo elenco di azioni diverse, visto che l'ossitocina è la molecola dei legami sociali, può modificare positivamente le capacità empatiche degli individui e la loro modalità di rapportarsi con gli altri. Il legame tra carenza di ossitocina e depressione adulta è stato individuato da una ricerca, pubblicata sulla rivista Stress da Jolanta Opacka-Juffry e Changiz Mohiyeddini dell'Università di Londra, mentre l'azione pro-ipnotizzabilità di questo potente neuropeptide è stata scoperta da alcuni ricercatori dell'Università del South Wales di Sidney, in Australia, guidati da Richard Bryant, e pubblicata in un articolo uscito sulla rivista Psychoneuroendocrinology.

L'ossitocina è prodotta dall'ipotalamo e viene immagazzinata nella parte posteriore dell'ipofisi. Da lì, questo neuropeptide, composto da nove aminoacidi, parte per distribuirsi in tutto l'organismo per via nervosa o con la circolazione del sangue. All'inizio del secolo scorso, quando fu scoperta, si sapeva che era in grado di far contrarre l'utero (il termine «ossitocina» viene dal greco antico e vuol dire «nascita veloce»), poi si scoprì che serviva anche per facilitare l'allattamento al seno. Negli ultimi anni ad ogni azione di questa molecola se ne è aggiunta un'altra, con un progressivo spostamento verso l'area psicologica e sociale.
Oggi è indicata come la molecola del benessere, perché aumenta il senso di fiducia in se stessi, migliora la capacità di stringere legami sociali e di comportarsi in maniera corretta e altruista. «L'ossitocina gioca un ruolo centrale nella modulazione dell'ansia» dicono Waguih William IsHak della Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles e i suoi collaboratori, autori di una revisione su questa straordinaria molecola, pubblicata sul Journal of affective disorders. «Esercita quest’azione attraverso specifici recettori per l'ossitocina che sono stati trovati nell'amigdala, struttura fondamentale nel percorso neurologico che media la paura, la fiducia e il riconoscimento sociale». Il livello circolante nel sangue di questa sostanza aumenta dopo stimoli positivi e piacevoli, come il calore, il tocco di un altro essere umano, l'esposizione a odori gradevoli e alla musica. L'ossitocina inoltre è più elevata nel sangue delle persone che sono inserite in una buona rete sociale, rispetto a chi è invece isolato. Rappresenta una fondamentale base biochimica dell'attaccamento tra madri e figli.
La somministrazione di questo ormone come farmaco ha una serie di azioni favorevoli, come la riduzione del livello di pressione arteriosa, che prosegue per giorni anche dopo una sola somministrazione, la riduzione del desiderio di assumere sale, l'abbassamento del tono simpatico-adrenergico, che è aumentato invece dallo stress. Ma come tutti i farmaci molto attivi, anche l'ossitocina può avere sia importanti effetti collaterali, sia effetti inaspettati e negativi, a seconda della disposizione delle persone che la assumono.


Prescrizioni pediatriche, basterebbero 20 farmaci essenziali
 
Sono circa una ventina i farmaci che coprono il 75% della prescrizione pediatrica, eppure i pediatri di famiglia lombardi, ogni anno, prescrivono più di 600 principi attivi. Lo sostiene un'indagine condotta dall'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, nell'ambito di un progetto nato in collaborazione con il Sindacato medici pediatri di famiglia (Simpef) e l'Associazione culturale pediatri (Acp) che mira alla realizzazione di un Prontuario di farmaci essenziali in ambito pediatrico. L'idea è «dare vita a un prontuario di farmaci da ritenere essenziali in campo pediatrico e di mettere in atto un progetto formativo volto a modificare abitudini prescrittive non conformi ai suggerimenti della letteratura». L'indagine, condotta in Lombardia, ha spiegato Bonati, ha rilevato che «in un anno sono stati prescritti 625 principi attivi. Ma valutando i farmaci maggiormente condivisi tra i pediatri, si è visto che solo 22 erano prescritti da oltre il 75% dei pediatri. Troppi anche rispetto al panorama internazionale, in Gran Bretagna, per esempio, considerando tutti gli ambiti pediatrici, cure primarie e ospedaliere, in un anno vengono prescritti 320 principi attivi, vale a dire la metà». Nonostante, quanto indicato dalle linee guida nazionali e internazionali, si conferma, un elevato impiego di farmaci molto simili  tra loro per struttura e meccanismo d'azione. È dimostrato che l'intensificazione dei percorsi di formazione dei pediatri di famiglia sulla valutazione dell'appropriatezza delle cure, unita a campagne di informazione ai genitori affinché riducano le richieste immotivate di prescrizioni, contribuisce ad un uso più razionale dei farmaci e porta a un'importante riduzione della spesa».
 

Balbuzie, non facciamo sentire bimbo troppo osservato
Gli esperti: concentriamoci su ciò che dice, non su come lo dice

La ripetizione di sillabe o parole intere, il prolungamento di alcuni suoni, le pause. E poi, in alcuni casi, dei veri e propri spasmi prima di parlare, sintomo di uno sforzo comunicativo visibile attraverso la tensione dei muscoli. E' in questi modi, a volte combinati tra loro, che si esprime la balbuzie. Questa patologia colpisce un milione di italiani, 250mila dei quali bambini, e si presenta in genere in un'età compresa tra i due e i cinque anni, anche se nella maggior parte delle famiglie il problema non viene identificato prima dell'età scolare. La preoccupazione a quel punto può essere tanta, soprattutto se il piccolo, a scuola come a casa, tende a chiudersi in se stesso o a far parlare mamma e papà al suo posto per non essere preso in giro: ecco quindi che bisogna il più possibile relativizzare il problema (pur senza sottovalutarlo) e non far sentire il bambino un ''osservato speciale''. ''Evitiamo di terminare le frasi al suo posto e cerchiamo di non attirare l'attenzione sul suo modo di parlare non efficace, quando parla concentriamoci più su quello che dice che su come lo dice''. E' utile poi, in un approccio ormai multidisciplinare alla balbuzie, rivolgersi a un logopedista, che aiuterà il piccolo a parlare meglio, e magari anche a uno psicologo o a uno psicoterapeuta che si occuperanno invece delle problematiche legate all'emotività. Fondamentale, in ogni caso, è aiutare il bambino a uscire da quella che Giovanni Muscarà, fondatore dell'International Stuttering Centre con sedi a Roma e Londra ed ex balbuziente, definisce ''zona di comfort''. ''Bisogna fargli fare proprio ciò che gli viene più difficile, come rivolgersi agli altri per chiedere informazioni o andare al mercato''.
Infine, per i piccoli balbuzienti c'è il mondo della scuola da affrontare, il rientro tra i banchi in particolare può essere un momento molto traumatico che gli adulti in primo luogo devono imparare a gestire. Per questo il centro ha realizzato un decalogo dedicato anche agli insegnanti: tra le regole quella di aspettarsi dallo studente balbuziente lo stesso rendimento degli altri e non dirgli mai ''stai calmo'' o ''rallenta'', educare tutta la classe all'ascolto e dare l'esempio nella comunicazione.
 

No energy-drink a bimbi, troppa caffeina
Idratazione fondamentale, 8 regole del “saper bere”
 

No agli energy-drink, le cosiddette bevande energetiche, ai bambini: il contenuto in caffeina è infatti troppo alto. Lo stop arriva dai pediatri che, in occasione del VI Congresso nazionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) in programma a Genova dal 27 al 29 settembre, hanno presentato un manifesto con le “8 Regole del saper bere”. Per ricordare ai genitori come una giusta idratazione sia fondamentale per la salute dei bambini. Ecco i consigli degli specialisti:
1. IDRATAZIONE: E' importante che i bambini assumano giornalmente un'adeguata quantità di liquidi che permetta di ottenere e mantenere un ottimale livello di idratazione.
2. ACQUA: L'acqua è l'alimento ideale per l'idratazione del bambino.
3. BEVANDE: Altre bevande possono concorrere all'idratazione del bambino veicolando al contempo nutrienti a contenuto calorico (succhi di frutta, bevande zuccherate, latte). Il contenuto calorico ed in nutrienti di queste bevande deve armonizzarsi con le calorie ed i nutrienti assunti con il cibo nel corso della giornata per evitare eccessi.
4. ETICHETTE: Leggere sempre l'etichetta. L'etichetta riporta la composizione e il contenuto calorico della bevanda e aiuta i genitori ad un acquisto consapevole.
5. CONSUMO MODERATO: Proibire al bambino il consumo di tutte le bevande analcoliche diverse dall'acqua non e' giustificato.
Necessario invece educare con pazienza alla scelta delle bevande piu' indicate e a un consumo moderato.
6. SOVRAPPESO: Oggi i bambini si muovono poco e spesso sono sovrappeso. Le bevande, come tutti gli altri alimenti, concorrono all'apporto di nutrienti e calorie: il loro consumo deve essere quindi proporzionato ai reali fabbisogni del bambino, legati al suo dispendio energetico.
7. DOLCIFICANTI: L'assunzione di bevande contenenti dolcificanti (edulcoranti) ha una motivazione specifica nel bambino con diabete e, in casi selezionati, come coadiuvante nel trattamento dell'obesita'.
8. ENERGY DRINK: Gli ''Energy Drink'' non sono raccomandati per i bambini per il loro elevato contenuto in caffeina.
 
Allarme ingestione pile per i bimbi
Un nuovo allarme per i genitori: attenzione alle pile a disco perché la loro ingestione da parte di bimbi anche molto piccoli è particolarmente pericolosa. Gli effetti gravi si possono verificare già dopo due ore, ma il maggiore problema è dovuto al fatto che inizialmente il piccolo può anche non presentare sintomi particolari che consentano di individuare il problema. A spiegarlo è la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), riunita in congresso a Caserta. Il 92% dei casi fatali e il 56% dei casi con gravi complicanze avvengono in bambini molto piccoli e in assenza di testimoni. I sintomi precoci che devono far sospettare l’ingestione di una batteria sono: inappetenza, rigurgiti, salivazione eccessiva, vomito, dolore toracico o addominale. E poi difficoltà a deglutire, riduzione dell’appetito, rifiuto del cibo e tosse o soffocamento durante assunzione di liquidi o solidi. Il principale sintomo, purtroppo tardivo, è invece rappresentato dall’emorragia gastrica. Per prevenire gli incidenti, la Sipps consiglia ai genitori di conservare le pile, incluse quelle scariche, fuori della vista e della portata del bambino, non lasciandole sui comodini, in tasca o in borsa. Un’altra importante forma di prevenzione, spiegano i pediatri, dovrebbe essere messa in pratica dalle aziende produttrici: dotare di un dispositivo di sicurezza a prova di bambino tutti gli utensili a uso domestico e l’imballaggio delle pile.
 
Talidomide, 50 anni dopo l'azienda si scusa. Provocò malformazioni a 20mila bambini

L'amministratore delegato della Grunenthal, Harald Stock, ha detto che la sua azienda è "molto dispiaciuta" per il silenzio mantenuto sulla vicenda. Il farmaco venne venduto tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 alle donne incinte per calmare il malessere e la nausea
LONDRA - Cinquant'anni di silenzio per le vittime del Talidomide, un farmaco contro la nausea in gravidanza, che causò la nascita di 20mila bambini con malformazioni. Oggi, ormai più che cinquantenni, quei disabili hanno ricevuto le scuse per i danni provocati dal medicinale. L'amministratore delegato della Grunenthal, Harald Stock, ha detto a Stolberg, in Germania, dove ha sede la ditta, che la sua azienda è "molto dispiaciuta" per il silenzio mantenuto sulla scottante vicenda.
La tragedia. Il farmaco venne venduto tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta alle donne incinte per calmare il malessere e la nausea mattutina causate dalla gravidanza. Fu un dramma di portata mondiale: il medicinale fu infatti commercializzato in quasi 50 Paesi. Il Talidomide fu approvato in Germania nel 1954, ma i primi effetti avversi furono direttamente ricollegati al farmaco solo cinque anni più tardi e il ritiro avvenne solo nel 1961, dopo che aveva provocato migliaia di vittime. Le stime parlano di 20mila bambini nati con malformazioni, ma non tutti riuscirono a sopravvivere. "Chiediamo perdono per il fatto che, in quasi 50 anni, non abbiamo trovato un modo per parlarvi, da essere umano a essere umano"
Negli anni Settanta la compagnia ha pagato risarcimenti finanziari ai bambini nati tra il 1957 e l'inizio degli anni Sessanta con gravissime malformazioni dopo che le loro madri avevano assunto il farmaco Talidomide.
Le reazioni. Per l'associazione delle vittime in Germania le scuse sono troppo poco e sono arrivate troppo tardi. "Una scusa del genere non ci aiuta a gestire la nostra vita quotidiana, abbiamo bisogno di altro", ha detto Ilonka Stebritz, portavoce dell'Associazione per le vittime. L'accordo raggiunto in Germania negli anni Settanta ha portato alla creazione di un fondo di 150 milioni di euro per circa 3mila vittime tedesche, ma secondo Stebritz, visto che le aspettative di vita normali sono di circa 85 anni, la somma non è sufficiente. In molti altri Paesi le vittime aspettano ancora di ottenere un risarcimento da Gruenenthal o dai distributori del farmaco.
I casi in Italia. Scuse accettate, anche se non senza polemiche, da parte dell'associazione che riunisce le vittime in Italia. "Le scuse sono sempre importanti anche se a 50 anni di distanza - afferma Vincenzo Tomasso, presidente dell'Associazione Thalidomidici Italiani Inoltre le vittime italiane, così come quelle di molti altri Paesi, non hanno ricevuto un centesimo dalla Grunenthal". "In Italia - conclude Tomasso, le vittime ancora in vita del farmaco sono circa 300. In tutto saranno state circa 6-700, ma molti sono morti proprio a causa del Talidomide. Solo negli ultimi anni siamo riusciti a vederci riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato, visto che anche le aziende italiane a cui è stato venduto il brevetto sono fallite o scomparse".


Utili o dannosi? La battaglia dei vaccini che sta dividendo giudici e pediatri
Effetti collaterali sui bimbi, primi risarcimenti decisi dai tribunali. Il ministero della Salute li difende: ci opporremo in giudizio. Le famiglie: diteci cosa fare
 

Due sentenze di tribunale, in primavera e in estate inoltrata, hanno scosso il mondo della pediatria: c'è una relazione tra i vaccini obbligatori, somministrati ai nostri figli, e l'autismo. Lo hanno detto due giudici, a Rimini e a Torino, e nel secondo caso la Corte d'appello ha deciso un risarcimento da primato: 1,8 miliardi.
Il maxi risarcimento è stato ammesso per una ragazza di 29 anni da ventiquattro in coma vegetativo dopo una vaccinazione obbligatoria (antidifterica-tetanica) fatta da bambina. Qui c'era l'aggravante: l'appello ha riconosciuto l'errore di un medico che si era rifiutato di dare un cortisone alle prime manifestazioni di crisi.
Queste sentenze, basate su perizie di clinici specialisti e medici legali, sono diventate fonte di preoccupazione per le famiglie. "Con ragionevole probabilità scientifica", si legge nelle motivazioni del Tribunale di Rimini, "la malattia è correlata alla somministrazione del trivalente presso la Asl di Riccione". Un'associazione di consumatori come il Codacons ha chiesto di abolire "i vaccini inutili, risparmieremmo 114 milioni". Gruppi assicurativi hanno fatto marketing spinto sui casi diventati pubblici: "Autismo da vaccino", dice una pubblicità, "i giudici lo riconoscono dal 2009, hai diritto a una pensione a vita".

Ecco, in questi giorni si è riaperto un dibattito mai sopito: i vaccini quanto servono e quanto sono pericolosi? Perché sono obbligatori da noi e in Francia e nel resto d'Europa solo consigliati. Associazioni di genitori che hanno conosciuto disgrazie cliniche dopo una vaccinazione, il Comilva per esempio, stanno portando su internet contro-studi. Novemila pediatri organizzati in strutture riconosciute, allora, hanno deciso di rispondere: "I vaccini sono sicuri, questo è un gioco al massacro".
Li ha affiancati il ministero della Salute, che ha fatto depositare opposizione alla sentenza di Rimini e si appresta a ricorrere in Cassazione anche per quella di Torino. La Società italiana di pediatria afferma con forza che non esiste alcun nesso tra l'autismo e i vaccini ricordando che "questa cattiva letteratura medica" si fonda su un articolo pubblicato 14 anni fa (e poi smentito) dalla rivista Lancet a proposito di alcuni studi di Andrew Wakefield, radiato dal mondo della medicina britannica.
Sullo spinoso argomento i pediatri hanno scelto la strada del convincimento scientifico porta a porta, computer a computer. E hanno inviato sul sito della Sip il direttore scientifico della comunicazione, Alberto Eugenio Tozzi, per farlo rispondere a quesiti semplici e carichi di perplessità. Tozzi ha ammesso che certezze in ogni campo medico non ce ne sono, "ma non conosciamo ancora un modo diverso dalla vaccinazione della popolazione per prevenire la circolazione delle infezioni". Ecco, "la cosa complicata da spiegare è che la probabilità di avere una malattia prevenibile e una complicanza grave è molto maggiore di quella di avere un effetto collaterale grave associato a una vaccinazione". L'effetto collaterale, sì, può esserci, anche se è raro. Ma il rischio di contrarre morbillo e pertosse se non ti vaccini, di rischiare encefaliti e sordità, è più alto. Troppi antidoti insieme? "È conveniente e aiuta la vita dei genitori".
Un neuropsichiatra infantile come il professor Gabriel Levi ora afferma: "In rari casi il vaccino può aumentare la vulnerabilità neurologica, ma non significa che determini l'autismo". Franco Antonello, papà di Andrea, un ragazzo autistico dall'età di due anni dopo aver fatto il trivalente, ha scritto un libro sulla storia sua e del figlio. "Se ti abbraccio non aver paura", è il titolo.
 
 
Farmaci oppioidi usati solo in 1% casi

Il dolore tra i bambini spesso non è trattato. Lo afferma il presidente della Federazione medici pediatri, Giuseppe Mele. Da un'indagine su 642 pediatri è tuttavia emerso che secondo il 63,5% degli specialisti 'bisogna sempre credere ad un bimbo che dice di avere dolore'. Il 31,3% dei pediatri non ritiene però utile trattare il dolore prima di aver formulato una diagnosi. I farmaci piu' utilizzati sono a base di paracetamolo (83%). Gli oppioidi sono usati solo nell'1% dei casi.
 

Catene Fast-Food: „accendono” l'area dell'appetito

La pubblicità dei fast food ha l'effetto di un vero e proprio “lavaggio del cervello”, soprattutto dei più giovani. Secondo uno studio dell'università del Kansas, basta infatti la vista del logo delle principali catene di fast food per “accendere” l'area del cervello legata all'appetito e alla ricompensa, al punto che uno stesso cibo in una confezione “anonima” viene apprezzato meno. La ricerca è stata condotta eseguendo una risonanza al cervello su diversi ragazzi.
 

Germania, intossicati 4.000 bambini
Sotto accusa il cibo delle mense scolastiche. Tre i ragazzini ricoverati. I medici sospettano un contagio da norovirus
In Germania negli ultimi giorni almeno 4mila bambini, in quattro differenti Laender, sono rimasti intossicati verosimilmente dal cibo fornito dalle mense scolastiche, e accusano i sintomi di una gastroenterite. Tre di loro sono stati ricoverati. Lo ha reso noto il responsabile per la Salute della città-Stato di Berlino, citando l'istituto Robert Koch. Stando a quanto si è appreso finora, le mense delle scuole e degli asili frequentati dai bambini intossicati erano rifornite dalla stessa ditta. Secondo il ministro per le Politiche sociali della Sassonia - uno dei Laender coinvolti oltre alla Turingia, Berlino e al Brandeburgo - si sospetta un contagio da norovirus.
 

Rinnovato stop sigarette elettroniche a minori 16 anni
Balduzzi, nuova ordinanza per 6 mesi in attesa studio Iss

Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha firmato una nuova ordinanza che rinnova il divieto di vendita ai minori di 16 anni di sigarette elettroniche con presenza di nicotina. Il divieto di vendita vale per 6 mesi, in attesa della consegna di uno studio sul tema che il ministro ha chiesto all'Istituto Superiore di Sanità il 26 settembre.
IL divieto era già stato previsto da un'ordinanza ministeriale dell'agosto 2011. "Considerato che non si può escludere l'esistenza di un rischio che i sistemi elettronici inducano la dipendenza da nicotina nei soggetti minori ai quali questi articoli sono liberamente venduti", e che mancano "le conoscenze relativamente alla maggior parte dei sistemi elettronici in questione - recitava l'ordinanza dello scorso anno - è vietata la vendita a soggetti minori di anni 16 di sigarette elettroniche con presenza di nicotina". L'ordinanza aveva efficacia per 12 mesi a partire dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta, il 6 ottobre 2011.


Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a valentina_aba@yahoo.it; brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com.

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Rinnovato stop sigarette elettroniche a minori 16 anni. Medico e Bambino pagine elettroniche 2012;15(8) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1208_10.html

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