Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Clinica Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino



Sanità . farmaci oppiodi, il 65% dei medici chiede formazione
Uno studio conferma che il bullismo si accanisce sui bambini obesi
Otto medici su dieci prescrivono esami inutili per paura di contenziosi legali
I nati prematuri risultano piu' sensibili al dolore
Un nuovo trattamento per i pidocchi
Il mondo di domani: prima analisi del genoma fornisce sguardo al futuro della medicina personalizzata
Migliora la sopravvivenza di bambini e adolescenti affetti da anemia falciforme
Aprono gli «agronidi» in tutta Italia. Coldiretti: un sogno per 3 genitori su 4
La religione a scuola fa media: che errore
Scopellitti (calabria): «prima di tutto dovremo presentare un piano di rientro»
Boom delle denunce alle assicurazioni
Le misure correttive del governo sulla farmaceutica

Sanità . farmaci oppiodi, il 65% dei medici chiede formazione
"nuove regole su trattamento dolore utili, ma non sufficienti"
Come reagiscono i medici italiani ai cambiamenti legislativi introdotti nell'ultimo anno sui temi del trattamento del dolore? Doloredoc, il portale di riferimento per la terapia del dolore, lo ha chiesto agli interessati con un'indagine appena conclusa. Rispetto alla semplificazione prescrittiva, introdotta nel giugno 2009, il 67,4% dei medici ritiene che tale norma aiutera' la riduzione dell'oppiofobia, cioe' dei timori che ancora oggi esistono nei confronti dei farmaci oppioidi, derivati dalla morfina, spesso vissuti come dei veri e propri stupefacenti. Tuttavia, ben il 65,9% ritiene che ancora persistono importanti barriere alla prescrizione, prevalentemente riconducibili a motivazioni culturali, ma anche ad una scarsa formazione che associa gli oppioidi solamente al dolore oncologico. L'indagine rileva anche un notevole bisogno di formazione da parte della classe medica.
Infatti, pur ritenendo di essere sufficientemente informato, il 66,3% dei medici pensa comunque di avere bisogno di un aggiornamento delle proprie conoscenze, il 18,3% ne ha una forte esigenza e solo il 15,5% ritiene le proprie conoscenze adeguate. La legge 38/2010 sulle terapie palliative e la terapia del dolore e' una porta aperta alla speranza di tanti pazienti di uscire dal dolore, "malattia nella malattia", che li affligge ma, pur presupposto indispensabile, non pare sufficiente da sola a cambiare un atteggiamento radicato nella nostra societa', secondo il giudizio dei medici che hanno risposto all'indagine. "Da una situazione di oggettivo arretramento, oggi, con l'approvazione della legge 38/2010, l'Italia e' il primo Paese europeo ad avere una legge dedicata alla terapia del dolore anche a livello pediatrico - chiarisce Guido Fanelli, Coordinatore della Commissione ministeriale sulla terapia del dolore - Campagne informative ed educazionali sono necessarie per una corretta applicazione della legge: informare i cittadini circa i loro diritti in fatto di trattamento del dolore e, contemporaneamente, ai medici far sapere che il monitoraggio e il trattamento del dolore sono un obbligo di legge.
Anche le strutture sanitarie saranno sostenute a curare il dolore infatti, l'art. 5 della legge 38, prevede un adeguamento tariffario a livello nazionale." Questo quadro improntato alla fiducia, e' stato delineato in occasione della presentazione di "Change Pain", il progetto informativo, formativo e di ricerca promosso a livello internazionale da Efic«, l'associazione scientifica europea contro il dolore, con il sostegno di Grünenthal, azienda farmaceutica tedesca impegnata nella lotta al dolore, in partnership con Simg, FederDolore e Aisd, Associazione italiana per lo studio del dolore.


Uno studio conferma che il bullismo si accanisce sui bambini obesi
I bimbi obesi, siano essi maschi o femmine, di qualsiasi eta', stato socio-economico e livello culturale rappresentano il bersaglio preferito dei piccoli bulli. E' quanto ha rilevato uno studio che sara' pubblicato a giugno sulla rivista 'Pediatrics' a firma di esperti del Mott Children's Hospital (Usa).
Sia l'obesita' infantile che il bullismo, notano gli autori, sono oggi problemi sociali sempre piu' importanti. Negli Stati Uniti ormai il 17% dei piccoli fra 6 e 11 anni e' 'extralarge', e i genitori riportano sempre piu' spesso episodi di bullismo nei confronti dei figli. Gli studiosi hanno cosi' deciso di analizzare la relazione fra chili di troppo e possibilita' di andare incontro a questo tipo di problemi, in un campione di 821 bambini fra i 6 e i 9 anni. Si tratta della prima indagine ad approfondire la questione basandosi sugli episodi di violenza riportati da genitori e insegnanti, analizzando anche fattori come etnia e status socio-economico.
I risultati hanno evidenziato che essere obesi aumenta la possibilita' di diventare bersaglio dai piccoli bulli, senza differenze sostanziali di genere, classe sociale o altro ancora. Secondo gli autori, questo studio potra' servire a mettere in pratica misure per evitare questo fenomeno.


Otto medici su dieci prescrivono esami inutili per paura di contenziosi legali

Sono sempre di piu' i medici che prescrivono consulti superflui, piu' esami del necessario o ricoveri al posto di interventi in ambulatorio. Tutto questo per evitare contenziosi legali con il paziente, una pratica nota come 'medicina difensiva'.
Gli esperti dell'Universita' Cattolica di Milano hanno raccolto in un volume le loro proposte per superare questo fenomeno, causato soprattutto dal timore del medico di ripercussioni legali. Il libro nasce dagli sforzi del Centro Studi 'Federico Stella' sulla giustizia penale e la politica criminale (Csgp) della Cattolica, su proposta e con la consulenza della Societa' italiana di Chirurgia. L'indagine documenta che quasi otto medici su dieci (77,9%, su piu' di 300 chirurghi intervistati) hanno assunto un atteggiamento di medicina difensiva nell'ultimo mese di lavoro. Tra questi, sette su dieci (69,8%) hanno proposto il ricovero di un paziente che si poteva gestire in ambulatorio, il 58,6% ha richiesto un consulto non necessario ad altri specialisti e il 26,2% ha escluso da alcuni trattamenti dei pazienti 'a rischio'. A utilizzare la medicina difensiva sono soprattutto i dottori piu' giovani, il 92,3% dei camici bianchi di età compresa tra i 32 e i 42 anni contro il 67,4% di quelli tra 63 e 72 anni.
Secondo gli esperti del Csgp, che comprendono chirurghi e giuristi, un sistema professionale come quello medico, a rischio continuo di indagine penale, non e' un sistema piu' attento e diligente ma riduce i rischi di chi agisce cercando maggiori tutele formali, a scapito dell'utenza. Da qui la loro proposta di riforma legislativa, che organizzi sistemi per la registrazione e gestione degli errori medici, al fine di aumentare la sicurezza del paziente e di ridurre il rischio, ma anche che tratti dal punto di vista normativo le criticita' del sistema sanitario e che permetta a tutti i livelli di poter imparare dai propri errori, senza che i medici abbiano l'ansia costante di una causa legale.


I nati prematuri risultano piu' sensibili al dolore

Secondo uno studio della University College di Londra i bambini nati prematuri sono piu' sensibili al dolore a causa delle cure a cui vengono sottoposti nelle prime settimane di vita. Durante un prelievo del sangue, i ricercatori hanno sottoposto i bambini - prematuri e non - a un elettroencefalogramma. 
Secondo i dati pubblicati da NeuroImage, i prematuri che hanno trascorso in ospedale almeno 40 giorni hanno una maggiore attivita' cerebrale durante il prelievo rispetto a quelli nati dopo gravidanze a termine. La ricercatrice che ha condotto lo studio, Rebeccah Slater, ha spiegato che la scoperta potrebbe spingere a rivedere le modalita' di assistenza e terapia per i prematuri per evitare di abbassare troppo la loro soglia del dolore.

Un nuovo trattamento per i pidocchi

Secondo i dati del CDC ogni anno negli USA avvengono da 6 a 12 milioni di casi di infestazioni da pidocchi, complicati dal fatto che sempre più spesso questi animaletti diventano resistenti alla permetrina. Con lo scopo di ricercare quindi un trattamento valido alternativo, è stato studiato l’uso dello spinosad, un prodotto di fermentazione batterica che è in grado di provocare una paralisi del sistema nervoso del pidocchio.
Con due studi multicentrici, sponsorizzati dall’industria farmaceutica, 391 famiglie con 949 casi di infestazione (età compresa tra 6 mesi e 84 anni, con la media sui 14-19 anni) sono state trattate in modo randomizzato con permetrina (crema all’1%) seguita dall’uso di un pettine a denti molto fini oppure con crema allo spinosad (0.9%) senza uso successivo del pettine.
I soggetti sono stati esaminati dopo 7 giorni e trattati nuovamente se riscontrati ancora infestati. L’outcome primario è stato stabilito nella proporzione di soggetti guariti dopo 14 giorno dall’ultimo trattamento. In uno studio i soggetti più giovani trattati con spinosad hanno presentato una percentuale di guarigione decisamente superiore a quella della permetrina (94% contro 68%) e nell’altro studio i risultati globali dopo 14 giorni sono stati simili (85% contro 45%). Le reazioni avverse si sono limitate ad eritema locale ed irritazione oculare, più evidenti con la permetrina.
Il commento a questo articolo:
Lo spinosad è più efficace della permetrina ed in più non richiede l’uso del pettine dopo l’applicazione. Appena verrà messo in commercio sarà sicuramente una scelta efficace per combattere queste fastidiose ma comuni infestazioni.

Bibliografia
Stough D et al. Efficacy and safety of spinosad and permethrin creme rinses for pediculosis capitis (head lice). Pediatrics 2009 Sep; 124:e389


Il mondo di domani: prima analisi del genoma fornisce sguardo al futuro della medicina personalizzata
La prima analisi integrata di un genoma umano. Ciò fornisce un assaggio di come la genomica possa avere un ruolo nel personalizzare le cure mediche dei singoli pazienti, si spera in un futuro non troppo lontano.
MedScape
Genetica Medica - lunedì 3 maggio 2010
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Migliora la sopravvivenza di bambini e adolescenti affetti da anemia falciforme
La sopravvivenza dei bambini affetti da anemia falciforme (SCD) è migliorata, ma poco si sa rispetto ai figli grandi e agli adolescenti.
Blood
Pediatria - lunedì 3 maggio 2010


Aprono gli «agronidi» in tutta Italia. Coldiretti: un sogno per 3 genitori su 4

Si chiama «agriasilo» ed è un posto senza muri, senza soffitti e con tanta natura. In collaborazione con Donne Impresa della Coldiretti, stanno aprendo in tutta Italia piccoli asili in grandi spazi agricoli, meglio se negli agriturismo. «Sono una decina per ora - dice Adriana Bucco, presidente di Donne Impresa -, ma le richieste per aprirne di nuovi sono almeno un centinaio». Piemonte, Veneto, Friuli e Trentino sono gli apripista. «Ma tante domande stanno arrivando dal sud, soprattutto da Sicilia e Sardegna». Perché i bimbi del XXI secolo, che sanno tutto di playstation e Facebook, magari una mucca vera e un albero di mele dal vivo non li hanno mai visti. Ed ecco che l'asilo si sposta dentro nella fattoria: i giochi non si portano, si costruiscono con quello che si trova in giro, nei campi, proprio come accadeva nella tradizione contadina. Poi si fa merenda e si pranza con i prodotti della terra, quelli che magari proprio i bambini hanno seminato e visto crescere. E si scopre il mondo degli animali, si impara a conoscerli e a rispettarli.  Sostiene Francesca Ballali, pedagogista e direttrice dell'agrinido di Udine «Oltreallacittà», uno dei primi aperti in Italia: «È un'educazione a contatto diretto con il mondo rurale che insegna al rispetto della natura e degli animali».  Gli «agriasili» sono per bimbi da zero a 6 anni: pochi in ogni classe, al massimo 10 piccoli, sottolinea Bucco, che invita chiunque fosse interessato ad aprire un agriasilo a mettersi in contatto con Donne Impresa. E tanto per cominciare, Coldiretti ha portato un «agriasilo» nel cuore di Roma con asini, galline, pulcini nel cortile di Palazzo Rospigliosi, proprio davanti al Quirinale. Resta aperto solo un giorno, ma per i bambini arrivati dalla vicina scuola materna Bambin Gesù di via Cavour (pieno centro storico di Roma) è stato un evento. Impazziti di gioia volevano salire sul pony, o scoprire che il canto del gallo non è solo una suoneria del telefonino. E poi la merenda a base di pane e marmellata (tutte bio), o la piantina di basilico da portare a casa, o i pulcini da prendere in mano. «Per un bambino è tutto interessante, tutto è novità e scoperta - dice il presidente di Coldiretti Sergio Marini -: crescere a contatto diretto con la natura è il modo migliore per farlo crescere e scoprire il mondo».  (Corriere.it)

La religione a scuola fa media: che errore
Il verdetto del Consiglio di Stato danneggia gli studenti che non la scelgono

Rendere implicitamente obbligatorio il facoltativo. Trasformare una libera scelta in una convenienza. Gratificare chi opta per l’ora di religione di una condizione di vantaggio rispetto a chi, per le più diverse ragioni, decide di non avvalersene. La sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce l’importanza determinante dell’insegnante di religione «ai fini dell’attribuzione del credito scolastico» intacca un principio d’eguaglianza e introduce un criterio di esclusione per chi quel «credito» non può (o non vuole) accumularlo.
C’era un modo migliore per rinfocolare le annose polemiche sull’ora di religione a scuola? Per riaprire l’interminabile contesa sulla rilevanza della religione nella scuola pubblica? La conoscenza della religione cristiana ha un ruolo importantissimo nel nostro patrimonio culturale: ridurla a pratica burocratica da sbrigare per un curriculum scolastico non è però la via maestra per valorizzarla.
La sentenza del Consiglio di Stato ricorre a un escamotage, applicando gli stessi parametri ai corsi «alternativi». Ma tutti sanno che quei corsi sono assenti nella grande maggioranza delle scuole. Con il risultato che si avranno gli studenti che frequentano il corso di religione con una marcia in più, un credito in più, un contributo in più che faccia «media» con le altre materie. E gli altri? Gli altri dovranno dolersi di non aver scelto l’ora di religione. Le loro pagelle partiranno con una penalità, appesantite da una scelta che si rivelerà un handicap. Una libera opzione diventa, di fatto, un privilegio. E ne viene sminuita la stessa religione. Una energica sollecitazione culturale (perché questo è, a prescindere dalla fede che si professa, il significato di una vitale cultura religiosa) si rattrappisce in un’opportunità per ottenere un vantaggio sancito con il timbro dell’autorità scolastica.
Si toccano princìpi delicati, dalla aconfessionalità della scuola al pluralismo religioso della popolazione studentesca. Ma in cambio non si avrà più autorevolezza dell’insegnamento religioso, più rispetto per i simboli e le figure del cristianesimo, più strumenti per capire e apprezzare la straordinaria ricchezza artistica, letteraria e filosofica dell’eredità cristiana. Al contrario: si confinerà l’ora di religione in un’enclave privilegiata, si renderà la scelta dell’ora di religione un doveroso adempimento per migliorare la «media», si dividerà il corpo studentesco in due blocchi, quello «laico» e quello «cattolico», che si guarderanno ancor di più con reciproca ostilità. Si metterà la religione, che è cosa serissima, in ostaggio di decreti e regolamenti. E forse la si renderà addirittura più «antipatica» e indigesta. Un effetto indesiderato, ma inevitabile quando viene messa nelle mani di una sentenza del tribunale.


Scopellitti (calabria): «prima di tutto dovremo presentare un piano di rientro»
«Nuove tasse in arrivo per gli abitanti delle regioni con la sanità commissariata»
Caldoro (Campania): «Governo ci ha detto che le regioni con il deficit sanitario dovranno aumentare le tasse»

ROMA - Gli abitanti delle regioni con un forte deficit in campo sanitario potrebbero essere presto chiamati a ripianarlo, attraverso il pagamento di nuove tasse. «Il governo ci ha detto che le regioni con il deficit sanitario dovranno aumentare le tasse fino al ripianamento del deficit stesso» ha detto il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, lasciando Palazzo Chigi dove si è tenuto un Consiglio dei ministri. Caldoro ha riferito che il Consiglio dei ministri era presieduto da Altero Matteoli, vista l'assenza del premier Silvio Berlusconi, e che alla riunione erano presenti tutti i Governatori con la Sanità commissariata, vale a dire Lazio, Campania, Calabria, Molise, Sicilia e Abruzzo.
PIANI DI RIENTRO - «Speravamo di poter accedere ai fondi Fas ma i ministri competenti prevedono che sia prima approvato un piano di rientro dal deficit e solo dopo sarà possibile accedere ai Fas», spiega invece il governatore della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti. «Questo è stato solo il primo confronto ma ci rivedremo per concordare le procedure dei piani di rientro - sottolinea il governatore calabrese -. Per quanto riguarda la Calabria abbiamo ereditato una situazione difficile, il piano di rientro approvato lo scorso 17 dicembre dall'amministrazione Loiero ad oggi non è stato ancora rispettato ed il nostro debito è sconosciuto al punto che abbiamo chiesto alla Kpmg di lavorare giorno e notte per certificarlo. C'è chi dice che sia 2,1 miliardi ma altri dicono che sia 1,1 miliardi perchè ci sono crediti non quantificati che vantiamo».


Boom delle denunce alle assicurazioni
Errori medici: arriva il «conciliatore»

Diventa obbligatorio per legge il tentativo di trovare un accordo tra cittadini e sanitari
MILANO - Il chirurgo nel richiudere il taglio dopo un’operazione all’addome si è scordato di togliere una garza. Poche settimane dopo il paziente avverte dei dolori e si scopre che all’origine c’è proprio quel pezzettino dimenticato. È uno dei casi più eclatanti di errore medico. L’esito è un lungo contenzioso legale tra famiglia e sanitari, anni di battaglie in tribunale. Dalla primavera del prossimo anno prima di arrivare davanti ai giudici sarà obbligatorio un tentativo di conciliazione come prevede un decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 4 marzo scorso che da seguito alle disposizioni di una legge del 2009 sulle controversie civili e commerciali. La finalità è abbreviare i tempi e favorire il dialogo, lo scambio, l’ascolto tra medico e malato. La mancanza di contatti «è molto spesso alla base del conflitto» è convinto Italo Partenza, avvocato civilista. Una novità che potrà incidere in modo sensibile sul modo di gestire le denunce in ambito sanitario, in continuo aumento.
FENOMENO IN AUMENTO - Oggi questi fascicoli rappresentano il 5% dell’intero ramo della responsabilità civile trattato dalle assicurazioni italiane. Crescono soprattutto i casi intentati contro i singoli medici. In 14 anni sono saliti del 200%, mentre sono circa 30 mila all’anno le denunce raccolte dall’Ania, l’associazione delle imprese di assicurazione. E ad andare in crisi più di quanto già avvenga è il rapporto tra dottori e familiari, uno dei problemi della medicina del Duemila. Secondo il 60% dei medici l’obbligo del tentativo di conciliazione è un’opportunità per cercare di recuperare questo rapporto. Se ne è parlato oggi al convegno organizzato a Roma dalla Fondazione Previasme, organizzazione con scopi di promozione civile, solidarietà sociale e mutualità. Un confronto tra categorie mediche, assicuratori, sindacati. «È un meccanismo che riguarderà tutti gli eventi di responsabilità civile, anche mortali o che si presume abbiano danneggiato bambini. L’obiettivo è raggiungere un accordo tra le parti, cioè tra il cittadino e il medico oppure l’azienda ospedaliera. Credo che un elemento chiave per la riuscita della conciliazione sarà l’ascolto. Il conflitto in genere è determinato dall’assenza di contatti tra chi si sente danneggiato e chi è accusato di averlo fatto», dice Partenza.
LA NUOVA FIGURA DEL MEDIATORE - È prevista la nascita di una nuova figura. Il mediatore che dovrà essere disegnata. Potrà essere un avvocato, un medico o un ex giudice di pace appositamente formati. Il nuovo sistema dovrebbe portare con se dei vantaggi dal punto di vista dell’impegno necessario per raggiungere un accordo. La finalità non sarà quella di ottenere sconti di pena ma di favorire una soluzione meno dispendiosa sul piano del tempo e dell’emotività. Secondo un’indagine di Assomedico (che studia pacchetti di polizze in ambito sanitario) l’88,5% dei medici sono favorevoli all’introduzione di un processo di mediazione 0erchè porterà ad una riduzione di costi e tempi rispetto all’iter giudiziario. La crescita delle denunce è accompagnata dall’aumento dei premi assicurativi pagati da Asl e singoli medici. Dai circa 35 milioni del ’94 si è passati ai 453 milioni del 2007. Roberto Manzato, direttore Danni non auto e vita di Ania fa notare che non tutte le aziende o i singoli professionisti scelgono la strada di una polizza: «Questi numeri non fotografano il fenomeno in modo completo – dice -. La stipula di un’assicurazione tende a mantenere intatto il patrimonio dei cliente, in caso di risarcimento. Ci sono però anche grandi aziende, ad esempio il policlinico Umberto I di Roma, che si auto assicurano e provvedono per conto proprio. Lo stesso può succedere per il medico». Manzato giudica positivamente il tentativo di conciliazione «ma attenzione al risvolto della medaglia, alla nascita di nuove figure che chiameremo cacciatori di ambulanze, interessati a spingere perché vengano presentate denunce infondate. Non sono inoltre del tutto sicuro che questo nuovo meccanismo mitighi il costo delle polizze».

Le misure correttive del governo sulla farmaceutica
Riduzione dei margini di grossisti e farmacisti, passaggio dell'erogazione di alcuni farmaci dall'ospedale alle farmacie, incentivazione dell'uso dei farmaci generici, il cui prezzo verra' per altro ridotto del 12,5% da giugno a fine dicembre 2010. Sono alcune delle misure previste dalla manovra approvata ieri dal Consiglio dei ministri, suscettibile di qualche limatura prima della presentazione in Parlamento. Dal 2011 l'intervento e' di 600 milioni di euro.
In particolare, per il controllo della spesa, la rideterminazione delle quote di spettanza dei grossisti e dei farmacisti sul prezzo di vendita del medicinale al pubblico rispettivamente del 3% (dal 6,65% al 3,65%) per i primi e del 30,35% per i secondi. Il Ssn, nel procedere alla corresponsione di quanto dovuto alle farmacie, trattiene ad ulteriore titolo di sconto, rispetto a quanto gia' previsto dalla vigente normativa, una quota pari al 3,65% sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell'imposta sul valore aggiunto (Iva).
La misura che dovra' consentire di reperire 300 milioni di euro per il 2010, rivolta a garantire le risorse aggiuntive al finanziamento del Ssn pari a 550 milioni di euro per l'anno in corso (gli altri 250 mln arriveranno dai risparmi ottenuti con il provvedimento nel suo complesso), consiste nel passaggio della distribuzione diretta di alcuni farmaci, per uso ambulatoriale o domiciliare ora somministrati dagli ospedali, alle farmacie. A individuare i farmaci che passeranno dall'ospedale alla farmacia sara' l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) entro 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto che racchiude la manovra, con l'obiettivo di ridurre la spesa farmaceutica ospedaliera, voce di costo in notevole crescita. Tali farmaci, una volta che l'elenco sara' pubblicato in Gazzetta ufficiale, saranno "erogati attraverso l'assistenza farmaceutica territoriale e con oneri a carico della relativa spesa, per un importo su base annua pari a 600 milioni di euro".

Si punta a incentivare l'uso dei medicinali equivalenti, cioe' farmaci con un prezzo piu' basso. Dal confronto fra la spesa farmaceutica territoriale delle singole Regioni, l'Aifa dovra' definire soglie di appropriatezza prescrittiva basate sul comportamento delle Regioni in cui si prescrivono piu' generici.
L'obiettivo e' "mettere a disposizione delle Regioni strumenti di programmazione e controllo per realizzare un risparmio di spesa non inferiore a 600 milioni di euro su base annua". Milioni che restano nelle casse delle Regioni per i servizi sanitari. Con accordo Stato-Regioni saranno fissate linee guida per incrementare l'efficienza delle aziende sanitarie nelle attivita' di acquisizione, immagazzinamento e distribuzione interna dei medicinali acquistati direttamente, anche attraverso il coinvolgimento dei grossisti.
Dal 2011 saranno erogati a carico del Ssn, in fascia A, non piu' di 4 specialita' generiche con gare da parte dell'Aifa al prezzo piu' basso, a parita' di dosaggio, forma farmaceutica e unita' posologiche per confezione. La limitazione non si applica ai medicinali originariamente coperti da brevetto o che abbiano usufruito di licenze derivanti da tale brevetto. Il Ssn rimborsera' pienamente solo il medicinale con il prezzo piu' basso. Se il paziente vuole un altro farmaco, la differenza di prezzo sara' a suo carico, come prevede la normativa vigente sull'erogazione dei farmaci equivalenti. Anche in questo caso, i risparmi ottenuti restano ai servizi sanitari regionali.
Per i generici si prevede un taglio dei prezzi del 12,5% dal primo giugno al 31 dicembre 2010. E' considerata una priorita' l'esecuzione di "adeguati piani di controllo dei medicinali in commercio, con particolare riguardo alla qualita' dei principi attivi utilizzati". In funzione di tutte queste misure, il finanziamento del Ssn vedra' una riduzione di 800 milioni di euro dal 2012.
Asl e ospedali dovranno motivare gli acquisti di beni e servizi a prezzi superiori a quelli di riferimento, sottoponendoli agli organi di controllo e revisione.



Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com.

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a cura Irene Bruno e Alessandra Perco Un nuovo trattamento per i pidocchi
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La religione a scuola fa media: che errore
Scopellitti (calabria): «prima di tutto dovremo presentare un piano di rientro»
Boom delle denunce alle assicurazioni
Le misure correttive del governo sulla farmaceutica. Medico e Bambino pagine elettroniche 2010;13(5) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1005_10.html

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