Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Clinica Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino





Fantabosco addio!

In ottobre, dai pomeriggi di RaiTre spariranno i beniamini della Melevisione (dopo undici anni di onorato servizio) e di Trebisonda. Chiuderà pure il Gran Concerto, lodevole tentativo di avvicinare i bambini alla musica classica, probabilmente resisterà il GT Ragazzi, la rubrica d’informazione under 14, per l’opposizione manifestata da Antonio Di Bella (Raitre) e Bianca Berlinguer (TG3). Spariscono le favole e i personaggi del Fantabosco, Milo Cotogno, Lupo Lucio, Fata Lina, spazzati via dagli ascolti in ribasso e dalla concorrenza del digitale terrestre e di Sky, che mettono a disposizione dei bambini circa 20 canali, che a tutte le ore trasmettono solo cartoni e telefilm, con ampi intermezzi pubblicitari per cibo-spazzatura, videogiochi e altre amenità. Evidentemente la nuova dirigenza Rai pensa che un bambino possa avere bisogno solo di questo, quando sarà grande ci penserà Mediaset a tirarlo su con il Grande Fratello e Uomini e Donne.
«La notizia che le ultime isole di buona comunicazione rivolta ai nostri figli stiano per essere sommerse dalla marea montante di fango commerciale mi riempie di sgomento», scrive la celebre scrittrice per bambini Bianca Pitzorno.
L’azienda inoltre rischia di disperdere il bagaglio di esperienza maturato in questi anni dal Centro di Produzione Rai di Torino, la cui responsabile Mussi Bollini spera che i programmi soppressi possano essere almeno trasferiti sul digitale. Nel web è già scattata la protesta dei genitori italiani, che hanno invaso Facebook con le loro rimostranze.
Invitiamo i pediatri a informare le famiglie di ciò che accadrà nei prossimi mesi, consigliando ai genitori di inondare di mail di protesta ufficiostampa@rai.it e melevisione@rai.it.


Omega 3: un’arma possibile contro i tumori della cresta neurale dei bambini

In uno studio recentemente pubblicato, scienziati svedesi e americani hanno dimostrato come gli Omega 3 risultino utili nella prevenzione e trattamento contro alcune forme tumorali.
Il tumore della cresta neurale (neuroblastoma), è la malignità più frequente nel bambino piccolo. La prognosi per i bambini affetti è scadente, e circa il 40% dei pazienti muore a causa della malattia. È noto che gli acidi grassi proteggono le cellule nervose sane dalla morte e, nello stesso tempo, fanno morire alcune cellule tumorali.
In questo studio sono stati valutati gli effetti del DHA, un acido grasso della famiglia degli omega 3, sulle cellule tumorali. Quello che è stato scoperto -ha spiegato Helena Gleissman, primo Autore del lavoro- è che, nelle cellule tumorali, il DHA forma degli “idroperossi-acidi grassi” e degli “idrossi-acidi grassi” che sono poi particolarmente coinvolti nei processi apoptotici.
Questo processo di ossidazione ad acidi grassi ossidati avviene anche nei neuroni sani, ma questi idroperossidi vengono poi ulteriormente convertiti in sostanze chiamate resolvine e protectine, evitando l’accumulo di acidi grassi citoletali. Le cellule del neuroblastoma, invece non sono in grado di formare né resolvine né protectine: questo aprirà verosimilmente nuove prospettive terapeutiche per il neuroblastoma.


Eradicazione della polio entro 5 anni

L’anno scorso è stato un anno importante per l’eradicazione della polio. Un vero progresso è stato fatto contemporaneamente nella Nigeria settentrionale, sul confine Afghanistan-Pakistan, e nelle tasche rimanenti in Bihar e Uttar Pradesh, in India, per ridurre il numero di casi in tutto il mondo a 1597.


Arriva la lista dei farmaci cardiovascolari adatti ai malati più piccoli

Con la determina dell’AIFA del 20 gennaio 2010 e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n 22 del 28 gennaio, è disponibile la lista di farmaci con uso consolidato, sulla base dei dati della letteratura scientifica, per indicazioni anche differenti da quelle previste dal provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio, nel trattamento di patologie cardiache pediatriche. La lista formulata si accompagna a un insieme di note che ne definiscono i possibili ambiti e limiti di possibile utilizzo nella pratica. I principi attivi off-label che a oggi hanno completato l’iter di riconoscimento per l’utilizzo pediatrico sono 29.
La lista è stata redatta dal Working Group Pediatrico dell’AIFA.
L’elenco dei farmaci cardiovascolari e la determina dell’AIFA sono disponibili al seguente link:


L’FDA approva una nuova terapia per il trattamento della malattia di Gaucher

La FDA ha approvato il farmaco velaglucerase alfa (VPRIV) per il trattamento dei bambini e degli adulti affetti da malattia di Gaucher.
La malattia di Gaucher è dovuta alla mancanza di un enzima lisosomiale chiamato glucocerebrosidasi. La carenza di questo enzima provoca un accumulo di lipidi a livello epatico, splenico, osseo e in alcune forme, nervoso.
Il VPRIV offre la possibilità di supplire alla mancanza dell’enzima nei pazienti affetti da Gaucher tipo 1, la forma più frequente di malattia di Gaucher. Questo farmaco rappresenta un’alternativa all’imiglucerasi (Cerezyme) già presente sul mercato.


Pericolo antimonio nei succhi di frutta

Ricercatori danesi hanno rilevato che questa sostanza potenzialmente dannosa è presente in alcune bevande in concentrazioni superiori al limite consentito
Ricercatori danesi hanno rilevato che questa sostanza potenzialmente dannosa è presente in alcune bevande in concentrazioni superiori al limite consentito.
Analizzando 42 succhi diversi di 16 marche differenti, ricercatori dell’Università di Copenhagen hanno riscontrato in buona parte dei prodotti concentrazioni di antimonio al di sopra dei limiti fissati dall’Unione europea per l’acqua potabile. I nuovi dati, pubblicati sulla rivista Journal of Environmental Monitoring, destano una certa preoccupazione visto che studi precedenti hanno collegato l’antimonio al rischio di tumori e a problemi cardiaci e polmonari.

ANTIMONIO E IMBALLAGGI - I ricercatori danesi hanno dichiarato che non esistono precedenti rapporti sulla presenza di bevande «inquinate» con l’antimonio, sostanza per la quale è stato fissato un limite solo per l’acqua potabile, mentre non esistono a oggi vincoli per i prodotti alimentari. Al momento, pertanto, non è stata commessa, almeno formalmente, alcuna illegalità dai parte dei produttori dei succhi incriminati. Il sospetto dei ricercatori è che l’antimonio riscontrato nei succhi derivi dagli imballaggi, in modo particolare da quelli in PET (polietilene tereftalato: la tipica plastica delle bottiglie d’acqua, di altre bevande gassate nonché di alcuni succhi e sciroppi) e Tetrapak. Uno dei risultati più curiosi emerso dallo studio è che i livelli più alti di antimonio sono stati rilevati nei succhi con il più alto contenuto di carboidrati, cosa che a portato gli scienziati a ipotizzarne un coinvolgimento In pratica i carboidrati potrebbero facilitare l’estrazione dell’antimonio dagli imballaggi in cui è contenuto. Su questo fronte i ricercatori sono comunque cauti, infatti, concludono il proprio rapporti scrivendo: «Abbiamo misurato antimonio nei succhi di frutta per dosi fino a 17 volte superiori al limite in bevande contenute in bottiglie PET e Tetrapak. Alcuni dati suggeriscono che l’antimonio abbia contaminato i liquidi per contatto con il materiale di imballaggio; tuttavia, non si può escludere che l’antimonio fosse presente già prima del confezionamento. Pertanto, sono necessari ulteriori studi».

CONTAMINAZIONE AMBIENTALE - «Poiché l’antimonio è una sostanza a elevata tossicità, da tempo la Commissione europea ha stabilito che non può essere presente nelle acque destinate al consumo umano in concentrazione superiore a 0,005 milligrammi per litro - riferisce Catherine Leclerq, ricercatore dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e membro del Panel dell’EFSA che valuta la sicurezza d’uso dei materiali d’imballaggio -. Alcune ricerche suggeriscono che la sua concentrazione nell’ambiente sia aumentata negli ultimi anni per via del crescente uso industriale dell’antimonio. Quest’ultimo è utilizzato in alcuni materiali d’imballaggio tra cui il PET, cioè la plastica utilizzata per imbottigliare le acque minerali. Nel 2005 ricercatori canadesi hanno mostrato che piccole quantità di antimonio migrano dal PET nell’acqua minerale. Nonostante la concentrazione osservata nell’acqua fosse nei limiti ammessi, questi ricercatori suggerivano di tenere d’occhio il problema poiché il PET viene usato anche per altre bevande. Lo studio danese che è appena stato pubblicato conferma che la problematica dell’antimonio è reale, ma è importante verificare se la principale fonte di contaminazione è il materiale d’imballaggio o la contaminazione ambientale». A questo punto sorge spontanea una domanda: è possibile difendersi da questo possibile «contaminante» e se sì come? «Indipendentemente dalla presenza di antimonio, un consiglio ottimo sia per la salute del singolo che per la salute dell’ambiente è quello di bere acqua del rubinetto e di consumare più frutta sotto forma di frutta piuttosto che sotto forma di succhi» conclude l’esperta.


IL 33% delle malattie dei bambini sotto i cinque anni è dovuto a fattori ambientali

L’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia che il 24% delle malattie e il 23% delle morti nel mondo sono attribuibili ai fattori ambientali. Inoltre più del 33% delle malattie nei bambini sotto i 5 anni è dovuto a fattori ambientali. Sono questi alcuni dei dati emersi dalla V Conferenza Ministeriale Ambiente e Salute che è in svolgimento fino al 12 marzo a Parma. Alla Conferenza sono stati invitati i Ministri della Salute e Ambiente dei 53 Paesi della Regione Europea dell’Oms per negoziare e adottare una Dichiarazione che definisca l’Agenda europea sulle sfide di salute ambientale negli anni a venire.
A distanza di più di 20 anni dalla prima Conferenza Ministeriale di Francoforte, molti sono i progressi compiuti e molte sono le sfide che rimangono ancora aperte. Nel suo intervento il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha ricordato che, quella tra i settori “salute” e “ambiente”, è una “storia di successo” che trova un chiaro esempio nei 20 anni del processo “Environment & Health” in Europa. Più in particolare Fazio ha sottolineato come il Piano Sanitario Nazionale propone alcuni obiettivi da raggiungere su vasta scala in continuità con le Regioni e gli enti locali per contrastare l’incidenza delle malattie correlate all’ambiente. Il Piano focalizza l’attenzione sugli inquinanti chimici e gli altri inquinanti potenzialmente nocivi per la salute dei bambini, responsabili di importanti malattie nell’infanzia: malattie respiratorie, asma, allergie, i disturbi dello sviluppo neurologico, il cancro in età pediatrica, alterazioni del sistema endocrino. Anche il Piano Nazionale della Prevenzione non si limita soltanto a promuovere azioni in ambiti specificamente sanitari, ma intervenire anche in altri settori: ambientali, sociali ed economici della salute, in particolare su quelli che maggiormente influenzano i comportamenti individuali e la qualità degli ambienti di vita.
Fonte: Sanità News


Cellule staminali contro la paralisi cerebrale infantile? Inizia uno studio formale
Al via la prima sperimentazione clinica. Saranno infuse in 40 bimbi fino dai 2 ai 12 anni

Negli animali sembra che funzioni: anche per questo la Food and Drug Administration ha da poco dato parere favorevole per avviare una sperimentazione clinica rigorosa che valuti gli effetti di un’infusione di cellule staminali su bambini colpiti da paralisi cerebrale infantile. La sperimentazione sta iniziando negli Stati Uniti all’università della Georgia, ma riceve fondi anche dall’Associazione Figli Inabili della Banca d’Italia.

SPERIMENTAZIONE - Lo studio coinvolgerà 40 bimbi fra i 2 e i 12 anni che non siano in grado di camminare o di sedere in maniera indipendente e non soffrano di convulsioni. I medici inietteranno nel loro cervello cellule staminali provenienti dal loro stesso cordone ombelicale: i genitori di tutti i partecipanti, infatti, hanno conservato il sangue cordonale nella Banca del Cordone Ombelicale di Tucson, in Arizona. Far capo a una sola banca di staminali, dicono gli autori, aiuta a esser sicuri che le procedure di stoccaggio e di trattamento delle cellule siano sempre identiche. Prima del trattamento, tutti i bimbi saranno sottoposti a un esame neurologico; poi 20 riceveranno l’infusione di staminali, gli altri 20 un placebo. Dopo tre mesi i bambini saranno di nuovo valutati da medici all’oscuro del tipo di trattamento somministrato, quindi i 20 bimbi trattati col placebo saranno anche loro sottoposti all’infusione di staminali. A seguire, ogni tre mesi si ripeteranno le valutazioni motorie e neurologiche.

SPERANZE - Si tratta della prima sperimentazione clinica controllata sul tema: si sa che negli animali le staminali aiutano le cellule cerebrali danneggiate a «guarire» e rimpiazzano quelle morte, qualcuno ha anche provato a farlo nei bambini: è della fine di ottobre la notizia della prima bimba italiana di 20 mesi trattata con staminali del cordone ombelicale alla Duke University, negli Stati Uniti. Mai però si è intrapreso uno studio rigoroso come quello in partenza. «Finora sono state raccolte solo evidenze aneddotiche - dice James Carroll, il neurologo pediatra dell’università della Georgia che coordina la ricerca e che da anni studia l’argomento -. In alcuni casi i bimbi trattati con l’infusione sono migliorati vistosamente, ma nessuno ha mai iniziato un trial clinico vero e proprio». Gli statunitensi hanno scelto di infondere cellule staminali autologhe (cioè del bimbo stesso, raccolte in precedenza conservando il cordone ombelicale alla nascita) perché si tratta del modo più sicuro per trapiantare staminali: non c’è infatti alcun rischio di rigetto. Per ora non esistono terapie contro la paralisi cerebrale infantile; anche per questo il progetto di Carroll sta suscitando molte speranze ancora prima di cominciare. Il ricercatore puntualizza: «Non pensiamo che le staminali possano curare in maniera definitiva la paralisi cerebrale, speriamo però che possano modificarne il corso per far sì che la vita dei bambini che ne soffrono sia meno dura». Adesso non resta che aspettare i primi risultati, previsti però non prima di qualche mese. Molta cautela quindi in attesa di risultati formali.


Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com.

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a cura Irene Bruno e Alessandra Perco Fantabosco addio!
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Pericolo antimonio nei succhi di frutta
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Cellule staminali contro la paralisi cerebrale infantile? Inizia uno studio formale
. Medico e Bambino pagine elettroniche 2010;13(3) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1003_10.html

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