Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

Maggio 2009 - Volume XII - numero 5

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Clinica Pediatrica, IRCCS "Burlo Garofolo", Trieste
2Redazione di "Medico e Bambino"




Uno studio italiano sulla tubercolosi è al secondo posto nella classifica di "Science watch"

Uno studio italiano sulla tubercolosi, condotto dai ricercatori dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, si è piazzato al secondo posto nella classifica di Science Watch, un’agenzia indipendente internazionale che valuta i risultati della ricerca scientifica nel mondo. L’articolo "Uso nella pratica routinaria clinica di due test comuni per la diagnosi delle infezioni da micobatterio tubercolare", pubblicato nel 2006 sulla rivista The Lancet, è stato redatto dal prof. Luca Richeldi del Centro Interdipartimentale per le Malattie Rare del Polmone (MARP) dell’Università di Modena e Reggio Emilia insieme ad altri colleghi del Policlinico di Modena. I Top Paper corrispondono agli studi più citati dalla comunità scientifica internazionale: molte citazioni equivalgono a una grande considerazione da parte della comunità scientifica. Per questo il risultato dello studio condotto dai ricercatori del Policlinico è di grande importanza.
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena è stato il primo istituto in Italia e tra i primi in Europa a sperimentare nella pratica clinica due test, il QuantiFERON-TB Gold ed il T-SPOT.TB che, a differenza del tradizionale test cutaneo, si sono rivelati maggiormente affidabili nell’individuare l’infezione tubercolare, soprattutto in pazienti immunodepressi. Mentre il test cutaneo si limita a verificare una reazione nella pelle dopo 72 ore dall’iniezione della tubercolina, con un’alta possibilità di “falsi positivi”, particolarmente in soggetti con vaccinazione anti-tubercolare, i nuovi test valutano in un campione di sangue venoso la risposta immunitaria specifica verso il micobatterio della tubercolosi, misurando i livelli della citochina interferone-gamma. L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena è stato anche il primo ospedale nel mondo a eseguire uno studio comparativo diretto dei due nuovi test immunologici, grazie alla collaborazione tra la Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio, diretta dal prof. Leonardo Fabbri, e la Struttura Complessa di Microbiologia e Virologia, diretta dal dott. Fabio Rumpianesi.

Conflitto in Sri Lanka: una catastrofe per i bambini

12 maggio 2009 - Dopo ulteriori uccisioni e ferimenti di bambini nelle ultime 48 ore, l'UNICEF ha oggi denunciato il disastroso impatto del conflitto dello Sri Lanka sui bambini. «Con 50.000 civili che si stima siano intrappolati nello spazio di pochi chilometri quadrati, temiamo che molti altri bambini saranno uccisi se l'offensiva del governo attuale proseguirà e se lo LTTE [l'esercito delle Tigri Tamil] si rifiuterà di consentire ai civili di lasciare la zona di conflitto» ha dichiarato Daniel Toole, Direttore regionale UNICEF per l'Asia meridionale. Dall'inizio dell'anno, migliaia di civili tra cui molti bambini sono stati uccisi o feriti in questo conflitto.
Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon ha chiarito che il mondo sta monitorando con attenzione questa crisi. «L'ultima ondata di combattimenti è una catastrofe per i bambini e dimostra un completo disinteresse per le fasce più vulnerabili della popolazione civile» ha affermato Toole. L'UNICEF ha rinnovato l'invito al governo dello Sri Lanka a limitare al minimo possibile le azioni militari, per garantire la protezione dei civili, e allo LTTE a consentire immediatamente ai civili di abbandonare il terreno di battaglia. Ann Veneman, Direttore Esecutivo dell'UNICEF, ha dichiarato: «Migliaia di bambini restano intrappolati dal conflitto in corso in Sri Lanka, mettendo la loro vita a grave rischio. È inaccettabile che i bambini continuino a essere le vittime innocenti del conflitto in corso. Ai bambini colpiti dal conflitto manca un adeguato accesso ai farmaci, all'acqua e al cibo. Il sicuro accesso umanitario a questi bambini è fondamentale per il loro benessere. I civili dovrebbero essere autorizzati ad allontanarsi dalla zona di conflitto per motivi di sicurezza e dovrebbe essere attuata da entrambe le parti la massima moderazione, tra cui il non utilizzo di armi pesanti in aree densamente popolate. L'UNICEF si unisce al Segretario Generale delle Nazioni Unite nel chiedere a entrambe le parti di rispettare i loro obblighi, in linea con il diritto umanitario internazionale». L'UNICEF considera allarmanti le condizioni di vita all'interno della zona di conflitto, dove la mancanza di medicinali, cibo e acqua potabile aggrava le sofferenze della popolazione intrappolata.

Takunda ha fermato l'AIDS sul nascere
Salta, urla, ride. Ha otto anni, è sano, bellissimo. Ancora non sa di essere il simbolo di una sfida vinta, come il suo nome, Takunda (in lingua shona “Abbiamo vinto”), vuole ricordare: è il primo bambino nato sano da una mamma sieropositiva dello Zimbabwe grazie al programma anti-AIDS “Fermiamo l’AIDS sul nascere” del Cesvi e al coraggio di sua madre Safina Magodi. A 25 anni resta incinta e con la sua scelta decide di dare un futuro al suo bambino, per non perderlo come era accaduto al primo, morto di AIDS. Si rivolge all’ospedale Saint Albert, dove Cesvi pratica una terapia che consente di bloccare la trasmissione del virus dalla mamma al feto, attraverso la somministrazione di un farmaco antiretrovirale alla mamma durante il travaglio e al neonato nelle prime 48 ore di vita.
Per i medici è difficile convincere le donne a sottoporsi alla terapia; Safina è la prima ad accettare: “Il primo figlio se lo è portato via il virus. Il secondo farò di tutto perché viva”. Il 9 maggio 2001 nel piccolo ospedale Saint Albert viene alla luce Takunda, uno splendido bambino di 3,8 kg che il test dell’HIV, effettuato alla vigilia del primo compleanno e poi a diciotto mesi, mostra come un bambino sano.
Dal 2001 Cesvi è fortemente impegnato nella lotta all’AIDS nell’Africa australe, dove molte future mamme sono sieropositive senza saperlo e rischiano di trasmettere al proprio bambino il virus HIV. Il progetto “Fermiamo l’AIDS sul nascere” prevede anche attività di prevenzione e assistenza alimentare e psicologica alle mamme; strutture di accoglienza e di lotta all’esclusione sociale per gli orfani dell’AIDS; nuove iniziative di assistenza per i malati di AIDS; campagne educative e di prevenzione con il coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni locali.
Takunda è il primo caso di successo del progetto e il simbolo dell’Africa che non si rassegna ai pregiudizi e che si mobilita e sconfigge la malattia. A lui Cesvi ha dedicato il “Fondo Takunda” per aiutare le donne e i bambini africani e il “Premio Takunda”, dedicato alle migliori iniziative di solidarietà mondiale che l’organizzazione italiana vuole premiare e promuovere. Dopo il “sì” di questa donna coraggiosa, molte altre hanno seguito il suo esempio; nei programmi d’informazione sanitaria è coinvolta anche lei, Safina, testimonial d’eccezione di una battaglia che altre donne come lei possono vincere. La nuova sfida di Cesvi in Africa è prendersi cura delle mamme affinché possano crescere i propri figli e accompagnarli nell’infanzia e nell’adolescenza. Un piccolo gesto può cambiare il destino di molte persone: basta 1 euro al giorno per assicurare una terapia antiretrovirale a una mamma africana. Per informazioni sul progetto: www.cesvi.org, tel. 800.036.036
Fonte: Ufficio stampa Cesvi 2009.

Depressione paterna: un serio rischio per i figli
I bambini i cui padri soffrono di depressione o di altri disturbi psichici hanno un rischio più elevato di sviluppare un'ampia gamma di problemi comportamentali. Lo sottolineano i risultati di uno studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell'Università di Oxford, pubblicato online sulla rivista The Lancet
È noto che la depressione materna disturba la qualità delle cure offerte al bambino e può per questo causare problemi per lo sviluppo sociale, comportamentale, cognitivo e perfino fisico dei figli. Molto meno studiata, invece, è l’influenza della depressione paterna sul corretto sviluppo emotivo dei figli. Secondo questo nuovo studio, destinato ad avere ampia risonanza, il ruolo della figura paterna nello sviluppo della personalità dei figli sarebbe stato finora decisamente sottostimato e l’influenza dei disturbi psichici del padre, che spesso si manifestano nell’arco dei primi mesi di vita del bambino, sarebbe del tutto equiparabile a quella esercitata dalla depressione materna. I figli maschi, in particolare, sarebbero a rischio sin dai primi anni di età di risentire negativamente dei problemi di salute psichica del padre, soprattutto se il genitore soffre di depressione o è un alcolista, cosa che li porterebbe precocemente a manifestare disturbi dell’umore, sintomi depressivi e scarsa autostima. I figli di padri affetti da disturbi d’ansia, inoltre, avrebbero un rischio raddoppiato di soffrire essi stessi di questo tipo di disturbi. 
Per questo, sottolineano gli Autori, è di estrema importanza incentivare le ricerche su questa problematica e attivare strategie per rilevare precocemente le eventuali forme di depressione post-partum non solo nella madre ma anche nel padre. Una cura precoce, infatti, avrebbe una ricaduta positiva non solo sulla loro salute, ma anche sullo sviluppo comportamentale dei figli. Ramchandani P, Psychogiou L. Paternal psychiatric disorders and children’s psychosocial development.
The Lancet  2009;DOI:10.1016/S0140-6736(09)60238-5.

Il destino dei medicinali dopo la prescrizione medica: i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista "Ricerca & Pratica"
Obiettivi. L’obiettivo di questa indagine è di raccogliere informazioni riguardanti il completo utilizzo dei medicinali prescritti, al fine di valutare quali sono i medicinali più soggetti a spreco e l’entità del fenomeno.
Metodi. È stato somministrato per un periodo di 4 mesi a un gruppo casuale di cittadini di tutte le età un apposito questionario per la raccolta di dati anagrafici e di informazioni relative all’ultima prescrizione medica ricevuta per un evento acuto e al consumo del farmaco. Nel caso in cui il farmaco non fosse stato completamente utilizzato, è stato chiesto al paziente se l’avesse conservato o smaltito, e in che modo. I dati raccolti sono stati inseriti in un database e analizzati.
Risultati. Sono stati raccolti 651 questionari relativi alla prescrizione di 155 principi attivi appartenenti a 46 classi farmaco-terapeutiche: antibiotici e analgesici-antinfiammatori hanno coperto il 60% delle prescrizioni. Amoxicillina-acido clavulanico è stato il farmaco più prescritto (9% delle prescrizioni totali), seguito dal paracetamolo (7%) e dall’amoxicillina (6%). L’influenza e le infezioni delle vie aeree sono risultate le patologie per cui sono stati più frequentemente prescritti farmaci.
Solo il 49% delle confezioni prescritte è stato completamente utilizzato.
La percentuale di non completo utilizzo del farmaco diminuisce con l’aumentare dell’età dal 65% in età pediatrica al 43% per gli over 65 (χ2 t = 10,4; p = 0,001). È maggiore nelle femmine rispetto ai maschi (63% vs 37%; χ2 M-H = 7,4; p = 0,007). Gli analgesici-antinfiammatori sono i farmaci per cui il non completo utilizzo è stato più frequente (82% delle confezioni). L’89% delle confezioni non completamente consumate è stato conservato per un uso futuro almeno fino alla data di scadenza, l’8% è stato gettato negli appositi container delle farmacie, il 3% nella spazzatura di casa. Il 40% della spesa totale è stato destinato per i farmaci non completamente consumati, con un'incidenza maggiore per i farmaci a carico del paziente, rispetto a quelli rimborsabili: su 10 euro spesi per l’acquisto, 6 erano destinati a farmaci non completamente utilizzati.
Conclusioni. Una maggiore cultura del farmaco, sia da parte dei cittadini sia da parte della classe medica, permetterebbe di evitare sprechi dovuti anche a confezionamenti industriali non sempre aderenti alle terapie.
Parole chiave. Prescrizione medica, conservazione del farmaco, autoprescrizione, smaltimento, spesa farmaceutica.
Filomena Fortinguerra, Marina Bianchi, Antonio Clavenna, Maurizio Bonati.
Laboratorio per la Salute Materno Infantile,
Dipartimento di Salute Pubblica, IRFMN, Milano.
fortinguerra@marionegri.it

Attenzione ai tubi timpanostomici: se ne fa un uso eccessivo!
Pediatric Academic Societies


L’inserzione di tubi timpanostomici per otiti ricorrenti è aumentata del 35% rispetto dieci anni fa, mentre il numero di visite per otite media si è ridotto del 25%. Questi due trend messi insieme dimostrano che l’utilizzo di tubi timpanostomici è aumentato dell’85%. In particolare l’incremento di apposizione dei tubi timpanostomici è stato registrato nei bambini con meno di due anni (64%). Analizzando le indicazioni date per l’intervento in 9 casi su 10 non vi era reale indicazione o per lo meno era molto dubbia.
La timpanostomia è la procedura otoiatrica di più frequente utilizzo nell’otite, anche se i suoi benefici sono ancora dubbi. La notizia viene dagli Stati Uniti.
Pediatric Academic Societies (PAS) 2009 Annual Meeting: Abstract 4525.7. Presented May 4, 2009.

Nuovi fattori di rischio per la SIDS

Le indicazioni sulla prevenzione della SIDS hanno prevenuto un numero significativo di morti in culla in questi ultimi 10 anni. Questo studio è stato mirato a identificare gli ulteriori fattori di rischio evidenziatisi nei Paesi industrializzati dopo le normali campagne informative sulla SIDS.
Lo studio è stato svolto tra il 1998 e il 2001 in Germania. In quel periodo sono morti 333 bambini per SIDS. Solo il 4% è stato trovato prono. Gli altri fattori associati a SIDS, per gli altri, sono stati: la condivisione del letto con i genitori (soprattutto sotto le 13 settimane), l’utilizzo di piumini, dormire fuori casa e dormire in soggiorno piuttosto che in camera con i genitori. L’utilizzo del ciuccio era associato a un significativo calo del rischio di SIDS.
Pediatrics 2009;123:1162-70.

Un'esposizione precoce a diversi sapori aiuta i bambini a sviluppare il gusto per una varietà di alimenti
I genitori dovrebbero sapere che i bambini assaporano sapori diversi negli alimenti più degli adulti. Secondo un esperto del Baylor College of Medicine di Houston, esporre precocemente e spesso i bambini a vari tipi di alimenti li aiuterà a sviluppare il gusto per diversi sapori.


Terapia della sindrome dell'intestino irritabile

La sindrome dell'intestino irritabile (IBS) colpisce circa il 10% della popolazione, con punte del 20% in certi Paesi, ed è caratterizzata da disfunzione cronica intestinale con episodi dolorosi recidivanti e alterazioni dell'alvo ricorrenti.
L'evidenza suggerisce che la terapia più efficace si avvalga di fibre, spasmolitici e olio di menta. Per verificare l'effettiva azione di questi rimedi è stata realizzata una metanalisi di 12 studi randomizzati (591 pazienti) in cui le fibre sono state confrontate con placebo e con nessun trattamento; di altri 22 trial (1778 pazienti) in cui gli spasmolitici sono stati confrontati con placebo; infine di 4 studi (392 pazienti) in cui l'olio di menta è stato confrontato con un placebo.
I sintomi di IBS sono stati statisticamente meno frequenti nei soggetti trattati con fibre (RR 0,87), con spasmolitici (RR 0,68) e con olio di menta (RR 0,43) rispetto al placebo. Il numero di pazienti da trattare (NTT) per ottenere la remissione sintomatologica è stato di 11 con le fibre, di 5 con gli spasmolitici e di 2,5 con l'olio di menta.
Il commento a questo articolo: tutti e tre i classici rimedi proposti per la terapia dell'IBS si sono rivelati più efficaci del placebo. Da notare, però, che all'interno del gruppo delle fibre si sono avuti risultati solo con l'ispaghula (Psyllium); tra gli spasmolitici, solo l'ottilonio e la ioscina hanno avuto effetti positivi. Un dato positivo è rappresentato dall'olio di menta piperita, facilmente reperibile e con un NNT decisamente migliore degli altri due gruppi terapeutici. Il dosaggio dell'olio negli studi è andato da 187 mg a 225 mg somministrati 2-4 volte al giorno.
British Medical Journal (BMJ).

Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete abrunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com.

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a cura Irene Bruno e Alessandra Perco Depressione paterna: un serio rischio per i figli
Il destino dei medicinali dopo la prescrizione medica: i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista "Ricerca & Pratica"
Attenzione ai tubi timpanostomici: se ne fa un uso eccessivo!
Nuovi fattori di rischio per la SIDS
Un\\\'esposizione precoce a diversi sapori aiuta i bambini a sviluppare il gusto per una varietà di alimenti
Terapia della sindrome dell\\\'intestino irritabile'>Uno studio italiano sulla tubercolosi è al secondo posto nella classifica di "Science watch"
Conflitto in Sri Lanka: una catastrofe per i bambini
Takunda ha fermato l\\\'AIDS sul nascere
Depressione paterna: un serio rischio per i figli
Il destino dei medicinali dopo la prescrizione medica: i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista "Ricerca & Pratica"
Attenzione ai tubi timpanostomici: se ne fa un uso eccessivo!
Nuovi fattori di rischio per la SIDS
Un\\\'esposizione precoce a diversi sapori aiuta i bambini a sviluppare il gusto per una varietà di alimenti
Terapia della sindrome dell\\\'intestino irritabile. Medico e Bambino pagine elettroniche 2009;12(5) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS0905_10.html

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