Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

Novembre 2008 - Volume XI - numero 9

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Presidio Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di Pediatria
2Redazione di Medico e Bambino
Indirizzo per corrispondenza:irene.bruno@tele2.it; alessandra.perco@gmail.com




Gravidanze giovanili indesiderate. Rischio doppio tra le teledipendenti
Studio Usa: i programmi a esplicito sfondo sessuale deformano la percezione del reale
L'autrice della ricerca: "Bisognerebbe anche monitorare il web, la stampa e la musica"

ROMA - In America se lo chiedono da tempo: ma la Juno Generation, quella delle ragazzine spensierate che nascondono il pancione sotto la maglietta, da dove è spuntata? Probabilmente dalle giovanissime teledipendenti. A dirlo è un team di ricercatori della Rand Corporation che ha pubblicato sul numero di novembre della rivista Pediatrics, il giornale ufficiale dell'Accademia americana dei pediatri, uno studio su "Guardare il sesso in tv può predire la gravidanza giovanile?" E mentre negli Stati Uniti il fenomeno delle baby mamme sembra diminuire, pur coinvolgendo nomi noti come Jamie Lynn Spears, la 17enne sorella di Britney, e la coetanea Bristol Palin, figlia, in dolce attesa, della candidata repubblicana alla vicepresidenza della Casa Bianca, la scienza dice finalmente la sua sul discusso argomento. Televisione e gravidanze adolescenziali, insomma. C'è una connessione?
La risposta è si. Chi vede programmi televisivi che trasmettono contenuti sessualmente espliciti, come ad esempio i telefilm Sex & the City e Friends, ma anche film e talk-show che affrontano tematiche sessuali, avrebbe più del doppio di possibilità di diventare un baby genitore rispetto a chi non segue questo genere di programmi. I risultati variano poi a seconda delle fasce di età degli intervistati ma, parlando in numeri, per quanto riguarda i 16enni si tratta del 12 per cento di possibilità contro il 5%.

Per arrivare alla conclusione che, se vista troppo, male e senza la supervisione dei genitori, la televisione può portare a seri danni comportamentali per gli adolescenti, i ricercatori dell'associazione non profit Rand Corporation, guidati da Anita Chandra, hanno condotto, dal 2001 al 2006, un sondaggio telefonico longitudinale su un campione di adolescenti tra i 12 e i 17 anni. Il sondaggio, misurando il tempo trascorso davanti alla televisione, le conoscenze sessuali, l'attitudine, il comportamento e una vasta scala di variabili demografiche e psicologiche, ha cercato di prevedere le abitudini e il comportamento sessuale degli adolescenti.

Dopo aver individuato una rosa di ventitré programmi televisivi più in voga tra i teenager, i ricercatori hanno chiesto loro di stabilire quanto tempo veniva dedicato quotidianamente ad ogni programma, oltre ad analizzare i reali contenuti sessuali veicolati dalle varie trasmissioni. A questo punto il sondaggio si è spostato sulle abitudini sessuali degli intervistati, su eventuali gravidanze avute in passato e sulla possibilità di averne in futuro. Proprio in base a queste predizioni e grazie alla natura longitudinale del sondaggio, condotto sullo stesso campione di giovani prima ad un anno di distanza e poi a due, ovvero nel 2001, 2002 e 2004, è stato possibile stabilire che la maggiore esposizione a contenuti sessuali ha corrisposto ad una maggiore incidenza di baby gravidanze.

Ma in un'intervista telefonica rilasciata all'agenzia di stampa Reuters la ricercatrice Anita Chandra ha precisato: "La televisione è solo uno degli ingredienti che influenza il comportamento degli adolescenti. Dovremmo concentrarci anche sul ruolo di internet, dei giornali e della musica". Dello stesso parere anche la psicologa dell'infanzia Maria Rita Parsi che commenta così la notizia: "Già da cinque anni nei convegni di pediatria ginecologica si discute dei danni del bombardamento di immagini inappropriate subito dai bambini attraverso la televisione e Internet e alla loro conseguente eccessiva adultizzazione. La soluzione? Riappropriarsi dei tempi della vita. I bambini hanno diritto a vivere le giuste fasi della loro infanzia e adolescenza".

In Italia la situazione dei giovani è diversa da quella americana, soprattutto per quanto riguarda la salute riproduttiva e, se non si può parlare del fenomeno delle baby gravidanze, si può però analizzare la relazione tra televisione e comportamenti degli adolescenti. A farlo è la Società Italiana di Pediatria, che ogni anno pubblica il Rapporto sulle abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani. L'analisi dei dati del 2007, relativi a televisione e sessualità, è in linea con la ricerca americana che individua nella televisione un fattore capace di influenzare i comportamenti sessuali degli adolescenti.

La percentuale di giovani italiani che considera un rapporto sessuale non protetto come un comportamento a rischio aumenta infatti di circa il 6% se a rispondere alla domanda sono ragazzi che guardano la televisione meno di un'ora al giorno, mentre per chi la vede più di tre ore il sesso non protetto è percepito in maniera meno rischiosa.
Un altro dato importante è quello che riguarda l'informazione sessuale. Chi vede la televisione meno di un'ora al giorno dichiara di ricevere le informazioni soprattutto da amici, genitori e insegnanti, mentre per chi guarda la televisione più ore al giorno le percentuali di interazione con i genitori (soprattutto con la madre che passa dal 35 al 21%), diminuiscono sensibilmente a favore di amici e soprattutto altro, categoria all'interno della quale è presumibile che venga inserita proprio la televisione.

"Chi vede la televisione per più tre ore al giorno manifesta una presunta, e falsa, consapevolezza sessuale, che deriva probabilmente da quello che vede in tv - così il dottor Maurizio Tucci, curatore dell'indagine della SIP - i dati dimostrano inoltre che chi trascorre più ore davanti alla televisione tende a ricercare autonomamente le informazioni relative al sesso, ricorrendo sempre più alla televisione stessa, ai giornali e a internet e sempre meno ai soggetti reali come genitori, insegnanti o medici".

Necessario un monitoraggio dei ragazzi più vulnerabili
Figli a rischio depressione se la famiglia é «stressata»
Lo dice uno studio italiano: perdita di un genitore o divorzio le situazioni più a rischio per chi è predisposto
Una situazione familiare stressante, dovuta per esempio alla perdita di un genitore o a un divorzio, aumenta il rischio di depressione nei ragazzi geneticamente predisposti che si affacciano all'adolescenza. A rivelarlo è uno studio italiano condotto dai ricercatori dell'Università Vita-Salute San Raffaele e dell'Irccs Medea, pubblicato dalla rivista The Journal of Child Psychology and Psychiatry. In questo studio, i ricercatori italiani hanno pensato di valutare in che modo la presenza di un solo genitore (a seguito di separazioni o lutti), possa influire su quei ragazzini già predisposti geneticamente alla depressione.

LO STUDIO - Hanno quindi preso in esame 607 preadolescenti tra i 10 e i 14 anni, e hanno sottoposto ai loro genitori un questionario specifico che indaga diversi sintomi emotivi e comportamentali presenti dall'infanzia all' adolescenza. Parallelamente hanno condotto indagini genetiche sui ragazzi, estraendo il Dna dalla loro saliva e verificando la presenza di due geni che aumentano il rischio di depressione. Hanno così osservato che lo stress familiare favorisce e aumenta l'effetto dei geni della depressione. «A questo punto - spiega Massimo Molteni, responsabile della ricerca per l'IRCSS Medea - diventa urgente indirizzare le risorse verso un accurato monitoraggio di quei ragazzi a maggior rischio di conseguenze avverse, inclusi, per esempio, interventi volti a ridurre i conflitti oppure ad affrontare il rischio socio-ambientale in quei ragazzi con una predisposizione genetica più elevata».

La depressione nei ragazzi: colpa dei geni o dell'ambiente?
Roma, 04 nov. - E' ormai ampiamente riconosciuto che molti comportamenti psicopatologici hanno un'eziologia multifattoriale e che sia fattori genetici che fattori psicosociali possono influenzare la suscettibilità alla depressione. Vi è una ragionevole prova di influenze genetiche per sintomi depressivi nei bambini e adolescenti e allo stesso tempo è noto che fattori ambientali possono favorire il rischio di depressione, ancor più fortemente quando colpiscono in una fase precoce dello sviluppo. Finora però gli studi avevano indagato perlopiù effetti genetici e ambientali separatamente. Non era infatti mai stata utilizzata una prospettiva di indagine che analizzasse la possibile interazione tra geni ed ambiente, cioè che considerasse questi due fattori congiuntamente. I ricercatori dell'Istituto Scientifico "E. Medea" e dell'Università Vita-Salute San Raffaele hanno per la prima volta preso in esame ambienti familiari 'stressanti' - in questo caso famiglie in cui fosse presente un solo genitore, per esempio a causa di separazione, divorzio o morte di un coniuge, confrontate con famiglie in cui fossero presenti entrambi i genitori - e alcune varianti geniche, comuni nella popolazione, associate ad un maggiore rischio di depressione.
Nello studio, appena pubblicato su The Journal of Child Psychology and Psychiatry, è stato dunque esaminato l'effetto della struttura familiare e di due polimorfismi presenti in due geni del sistema serotoninergico (TPH2 G-703T e 5-HTTLPR) sui sintomi depressivi. La ricerca ha coinvolto 607 preadolescenti italiani di età compresa tra i 10 e i 14 anni: ai loro genitori è stata somministrata la Child Behavior Checklist (CBCL) 6-18, un questionario che indaga diversi sintomi emotivi e comportamentali presenti dall'infanzia all'adolescenza. Le indagini genetiche sono state invece condotte sul DNA estratto dalla saliva dei ragazzi, raccolta dopo il consenso scritto e informato dei genitori. Dalla ricerca è emerso non solo che alcune varianti genetiche e la non-integrità del nucleo familiare sono fattori indipendentemente e significativamente associati ad un aumento dei problemi depressivi in adolescenza, ma anche che la co-presenza di entrambe le componenti di rischio, genetica ed ambientale, interagiscono tra loro, contribuendo ad aumentare ulteriormente queste difficoltà.

Si può quindi ipotizzare che un contesto familiare/ambientale più difficile e meno protettivo favorisca e aumenti la rilevanza delle influenze genetiche nel determinare la presenza di problematiche depressive in preadolescenza. "I dati di questa ricerca - affermano i responsabili del progetto Maria Nobile e Marco Battaglia - suggeriscono che fattori di rischio ambientale (come il clima familiare) interagiscono con l'assetto genetico individuale per influenzare la suscettibilità allo sviluppo di sintomi psicopatologici depressivi". Come intervenire per prevenire comportamenti psicopatologici? E' esplicito a questo proposito Massimo Molteni, responsabile della ricerca in Psicopatologia all'IRCCS "E. Medea": "Queste evidenze aprono la possibilità ad interventi preventivi molto più mirati ed efficaci in quanto basati su più fonti di informazione contemporaneamente. A questo punto diventa urgente indirizzare le risorse verso un accurato monitoraggio di quei ragazzi esposti ad un maggior rischio di conseguenze avverse, inclusi, per esempio, interventi volti a ridurre i conflitti oppure ad affrontare il rischio socioambientale in quei ragazzi con una suscettibilità genetica più elevata."
Siti internet violenti, pericolo emulazione
I bambini e i ragazzi esposti abitualmente a programmi televisivi, film, musica, videogame, cartoni animati ma, soprattutto, siti internet dai contenuti violenti, tendono più frequentemente della media a esibire comportamenti aggressivi anche molto gravi. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista specializzata Pediatrics.

I ricercatori di Internet Solution for Kids guidati da Michele L. Ybarra hanno preso in esame 1588 ragazzi dai 10 ai 15 anni (52 per cento maschi, 48 per cento femmine): il 5 per cento del campione ha ammesso di aver avuto nell'anno precedente comportamenti violenti (sparatorie, scontri con coltello, furti, risse, stupri). Di questi il 38 per cento riferisce di avere accesso abituale a siti internet dai contenuti violenti.

Si tratta soprattutto di siti che contengono filmati di combattimenti illegali a mani nude o all'arma bianca. “I giovani che li frequentano abitualmente hanno una probabilità ben 5 volte maggiore rispetto ai loro coetanei di indulgere in comportamenti violenti anche gravi”, avverte la Ybarra.

david frati

Fonte: Ybarra ML, Diener-West M, Markow D et al. Linkages Between Internet and Other Media Violence With Seriously Violent Behavior by Youth. Pediatrics 2008; 122(5):929-937, doi:10.1542/peds.2007-3377.

Punizioni corporali, castighi e violenze sui bambini: da abolire
Le Nazioni Unite raccomandano di vietare ogni forma di violenza nei confronti dei minori, compresa l'abolizione delle punizioni corporali e le altre forme di castigo crudeli o umilianti, in qualsiasi contesto compreso quello familiare, da parte di tutti gli Stati entro il 2009. Se ne parlerà a Roma il 20 ottobre presso la Sala del Cenacolo - Camera dei Deputati durante il Seminario "Lo Studio delle Nazioni Unite sulla violenza nei confronti dei minori: il divieto delle punizioni corporali nei confronti dei bambini e delle bambine" organizzato da Save the Children Italia. Lo Studio delle Nazioni Unite sulla violenza nei confronti dei minori ha messo in evidenza che un numero impensabile di bambini non gode ancora di adeguata protezione e tutela giuridica. Sono milioni i bambini vittime di violenza nel mondo: subiscono maltrattamenti in casa, negli istituti o a scuola, da quelle stesse persone che dovrebbero prendersi cura di loro. Tra le violenze a cui può essere sottoposto un minore rientrano anche le punizioni corporali, un fenomeno troppo spesso sottovalutato nonostante la sua diffusione e le conseguenze negative sulla vita e lo sviluppo di bambini e bambine.
Nel giugno 2008, il Consiglio d'Europa ha lanciato a Zagabria una campagna contro le punizioni corporali, per ottenerne l'abolizione e promuovere una genitorialità positiva in tutti gli Stati membri. In Europa, l'utilizzo di punizioni corporali sui bambini, anche in ambito familiare, è già vietata in Svezia, Norvegia, Finlandia, Austria, Cipro, Danimarca, Lettonia, Bulgaria, Ungheria, Germania, Romania, Grecia e, dal 2007, anche nei Paesi Bassi, in Portogallo e Spagna.
In Italia, la Corte di Cassazione nel 1996 ha dichiarato illegittima ogni forma di punizione corporale, ma questo divieto non è stato ancora recepito tramite un adeguamento normativo. Save the Children Italia attraverso questo seminario intende favorire l'avvio di un confronto e sollecitare un impegno da parte delle istituzioni competenti.

Fonte: Ufficio stampa Save the Childern Italia 2008

Somalia, l'Unicef condanna la lapidazione di una bambina vittima di stupro
La vittima, 13 anni, condannata per adulterio dopo la violenza subita
Roma, 4 novembre 2008 - L'UNICEF ha definito deplorevole la lapidazione di una bambina somala di 13 anni, avvenuta la scorsa settimana. La giovanissima Aisha Duhulow è stata lapidata a morte in uno stadio con spettatori a Chisimaio il 27 ottobre 2008, dopo essere stata ritenuta colpevole di adulterio.
Tuttavia, le indagini indicano che è stata violentata da tre uomini mentre si stava recando a piedi a trovare la nonna a Mogadiscio. Dopo l'assalto ha cercato la protezione da parte delle autorità, le quali l'hanno poi accusata di adulterio e condannata a morte. «Si tratta di un tragico e deplorevole incidente» ha dichiarato il rappresentante per l'UNICEF in Somalia, Christian Balslev-Olesen. «Una bambina è stata vittima due volte: prima degli autori dello stupro, poi dei responsabili dell'amministrazione della giustizia.» L'incidente mette in luce l'estrema vulnerabilità delle ragazze e delle donne in Somalia, per le quali la violenza e la discriminazione sono acuite da parte dagli effetti del conflitto cronico e dall'alto numero degli sfollati.
La violenza sessuale e basata sulla differenza di genere è comune in Somalia e la vulnerabilità delle bambine e delle donne è ulteriormente aggravata da disuguaglianze di genere nell'accesso ai servizi sociali essenziali. «Le autorità e le istituzioni della società civile hanno un ruolo da svolgere nel sostenere e tutelare i diritti di ogni bambino» ha dichiarato Balslev-Olesen. «Tuttavia, questo incidente dimostra come molto lavoro resta ancora da fare per difendere e tutelare i diritti delle ragazze e delle donne in Somalia. L'UNICEF si è impegnata a promuovere lo status delle donne e continueremo a lavorare con le autorità locali e i partner per ridurre i rischi, attraverso la promozione dell''istruzione delle bambine, la prevenzione dell'HIV e il sostegno ai servizi per i superstiti di tutte le forme di sfruttamento sessuale e violenza basata sul genere.»

Morte in culla, il ventilatore è un salvavita?
Il rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS, Sudden Infant Death Syndrome) o morte in culla, che colpisce circa 1 bambino su 2000, uccidendolo nel sonno senza un motivo apparente, diminuisce drasticamente se nella stanza nella quale il bambino dorme c'è un ventilatore acceso. La strana scoperta arriva da uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista Archives of Pediatric & Adolescent Medicine. I ricercatori della Kaiser Permanente Northern California hanno preso in esame 185 casi di SIDS e 312 casi di neonati sani intervistando le mamme su numerosi aspetti riguardanti anche l'ambiente nel quale i bambini dormivano. È emerso che se nella stanza c'era abitualmente un ventilatore acceso i casi di SIDS presentavano un'incidenza più bassa addirittura del 72 per cento. E la presenza del ventilatore sembra ancora più decisiva se l'ambiente nel quale dormono i neonati è ad alto rischio (per esempio perché troppo caldo).
Si ipotizza che l'effetto salvavita del ventilatore derivi dal fatto che fa diminuire le probabilità che il neonato ri-respiri l'anidride carbonica che ha emesso dalla bocca.

Fonte: Coleman-Phox K, Odouli R et al. Use of a Fan During Sleep and the Risk of Sudden Infant Death Syndrome. Arch Pediatr Adolesc Med 2008; 162: 963 - 968.
david frati

Allarme obesità, un bambino su tre pesa troppo
Mangiano tanto e hanno abitudini alimentari sbagliate. Più di un bambino su tre in Italia ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età. Tra i sei e gli undici anni la stima è di un milione di persone in sovrappeso. E ancora, se il 23 per cento di ragazzini pesa troppo, il 12,3 è obeso. Ma ci sono regioni, come la Campania, in cui si arriva addirittura al 50% della popolazione infantile. È quanto emerge dalla rilevazione condotta nelle scuole italiane dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, coordinata dall'Istituto superiore della sanità in collaborazione con il ministero dell'Istruzione e con l'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione ha utilizzato, dal titolo ‘Okkio alla salute'.

Proprio contro il problema dell'obesità nei più piccoli punta il dito l'Obesity Day, iniziativa promossa dall'ADI, Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, per un'informazione corretta su alimentazione equilibrata e diete intelligenti, che come ogni anno si celebra il 10 ottobre. E il messaggio è chiaro: “Un peso mantenuto regolare è la soluzione giusta per la tua salute. Non rimbalzare da una taglia all'altra. Fai centro!”. Durante tutta la giornata, oltre 200 centri ADI sono a disposizione per erogare gratuitamente interventi di informazione ed educazione.

Okkio alla salute', bambini troppo grassi. Per l'indagine ‘Okkio alla salute' i ricercatori hanno utilizzato gli stessi strumenti, quelli stabiliti dall'Oms, in tutte le regioni della penisola, escluse la Lombardia e il Trentino. E hanno analizzato un campione di 46 mila persone. Ebbene, ogni 100 bambini della terza classe elementare 24 sono in sovrappeso e 12 obesi: complessivamente si stimano un milione di bimbi tra i sei e gli 11 anni a rischio, più di un bambino su tre. I maggiori problemi si registrano nelle regioni del Sud, Campania in testa, dove il tasso di obesità è del 21%, seguita da Sicilia e Calabria rispettivamente con 17% e 16%, contro una media nazionale del 12% e i valori minimi del 4% in Friuli-Venezia Giulia e 7% in Sardegna.

Gli errori più comuni. Tra le cattive abitudini alimentari, un'assente o scorretta prima colazione: infatti l'11% dei bimbi la salta e il 28% non la fa in maniera adeguata. Solo un bambino su dieci poi svolge l'attività fisica raccomandata per la sua età. Al contrario, un bambino su quattro guarda la televisione per quattro o più ore al giorno. Non sono esenti da colpe i genitori, dal momento che tra le mamme di bambini in sovrappeso o obesi, ben quattro su 10 non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo rispetto all'altezza. “La prima colazione – spiega il professor Pietro Antonio Migliaccio, medico nutrizionista – interrompe il digiuno notturno e dà l'apporto energetico giusto per affrontare la giornata. Gli zuccheri assunti arrivano al cervello e sale l'attenzione e la capacità di concentrazione. Bisogna sempre introdurre nell'organismo liquidi e solidi e consumare almeno il 20 per cento delle calorie totali giornaliere proprio al mattino”.

Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali pubblica per la prima volta le “Linee guida per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva”. Obiettivo del documento è offrire a ginecologi, pediatri, neonatologi, odontoiatri, igienisti, igienisti dentali indicazioni univoche, condivise e basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili per la prevenzione di carie, gengiviti e parodontiti, stomatiti, problemi ortopedici dei mascellari nei bambini da zero a quattordici anni.
Le raccomandazioni contenute nelle Linee guida sono uno strumento per gli operatori avente il fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi indicati dall'OMS ( entro il 2010 il 90 per cento dei bambini di età compresa tra i 5 e i 6 anni deve essere esente da carie e a 18 anni non deve esserci nessuna perdita di denti dovuta a carie o a malattia parodontale). Attualmente in Italia più del 20 per cento dei bambini di 4 anni di età presenta carie, mentre a 12 anni l'incidenza sale al 44 per cento.

Le Società scientifiche chiedono nuove Linee Guida sulla Procreazione assistita
Roma, 28 gen. - E'urgente rivedere le linee guida della legge 40 sulla fecondazione artificiale tenendo conto delle valutazioni di associazioni di pazienti e societa' scientifiche: lo dichiarano oggi in una nota le societa' scientifiche di medicina della riproduzione (Sidr, Sios, Sifes e Mr, Cecos, Sifr, Sierr). Alla luce della situazione che si e' creata in seguito alla sentenza del Tar del Lazio. Le societa' scientifiche 'intendono esprimere una valutazione positiva della recente sentenza del Tar Lazio che, facendo seguito alle due recenti sentenze di Cagliari e Firenze, pone all'attenzione di tutta la classe politica l'urgente necessita' della revisione delle linee guida della legge 40/2004 in materia di procreazione assistita'. La sentenza del Tar del Lazio, rilevano le societa' scientifiche 'intende in primo luogo ripristinare i diritti dell'utenza, che ritiene lesi da numerosi passaggi delle linee guida stesse e potenzialmente dalla legge stessa . E' pertanto auspicabile - concludono - che il legislatore, per il futuro, nella definizione delle nuove linee guida di una legge in materia sanitaria voglia tener conto delle istanze delle Associazioni dei pazienti nonche' delle indicazioni delle societa' scientifiche'. (Sn)

Eco-kids, piccoli fondamentalisti per la salvezza del Pianeta
I bambini imparano la lezione ambientalista, la applicano con intransigenza e sono in grado di indirizzare scelte e consumi di tutta la famiglia

Un attimo di distrazione, il rubinetto lasciato aperto mentre ci si lava i denti, la luce rimasta accesa nella stanza da cui si è usciti, e il piccolo ambientalista è pronto a rimproverarvi. "Eco-kids", li chiamano negli Stati Uniti, sono i bambini cresciuti con la paura che l'acqua presto finirà e che la produzione di energia elettrica minaccia la salute del mondo, infanti-guardiani del futuro dell'umanità. Sono tanto consapevoli dell'emergenza ambientale da far sentire anche il genitore più attento un inquinatore incallito e sono, soprattutto, capaci di indirizzare scelte e consumi di tutta la famiglia.
Una lezione imparata troppo bene.
La psicologia dell'età evolutiva la chiama iper-regolarizzazione: è lo stesso meccanismo per cui quando i bambini imparano alcune regole grammaticali le applicano con rigore in ogni caso, come quando il participio passato di "rompere" diventa "romputo". Ecco, in alcuni casi ce le hanno proprio "rompute" con quell'aria da saccenti con cui guardano disgustati i giornali ammucchiati in casa ed esclamano "quanta carta sprecata!" e la diligenza con cui ci ricordano che il televisore va spento perché la spia rossa consuma elettricità.

Il merito-colpa è della scuola, che organizza attività nei centri di educazione ambientale e inserisce nei programmi di scienze lo sviluppo sostenibile e le energie rinnovabili. Non c'è da stupirsi, perciò, se il nipote di neanche otto anni disquisisce sul fatto che il buco dell'ozono si è di nuovo allargato nel 2007 ma non è tornato alle dimensioni tremende del 2005. Del resto, è lo stesso bambino che ha letto con entusiasmo lo scorso anno il Papersera, inserto di Topolino fatto come un vero giornale e sponsorizzato dall'Eni. L'inviato Pippo insegnava concetti come "riscaldamento globale" e "cambio climatico" e dava suggerimenti su come risparmiare energia con i piccoli accorgimenti quotidiani. I piccoli ambientalisti vedono cartoni animati come La gang del bosco e aspettano con ansia l'uscita dell'ultimo film della Pixar, Wall-E, parabola ecologica di un pianeta tanto inquinato da dover essere abbandonato. E poi riportano quel che imparano nella vita di tutti i giorni, con la semplicità intransigente propria della loro età. Un mercato appetibile. Della disponibilità dei più giovani a farsi carico della salute del mondo si è accorto anche il marketing, per cui ora per vendere un prodotto è utile sottolineare il ridotto impatto ambientale e i risultati sono subito evidenti (...)

Negli Stati Uniti, la nazione che contribuisce di più al mondo alle emissioni di anidride carbonica e che fa più resistenza nel fissare limiti in proposito, l'insistenza degli "eco-kids" ha dato il via a una serie di critiche al sistema scolastico. C'è infatti chi sostiene che i bambini stanno diventando dei fondamentalisti dell'ecologismo e che si perde troppo tempo sull'educazione ambientale e si tralasciano materie più importanti. Sotto accusa sono finiti anche i distintivi applicati su alcune uniformi scolastiche per indicare che gli alunni partecipano a gruppi per la "Salute dell'ambiente", il "Patto per la Terra" o l'"Azione per il pianeta". In Italia gli "eco-kids" sono ancora poco organizzati e inquadrati, ma per fortuna riescono già a farsi ascoltare dagli adulti.

L'AIFA rilancia gli investimenti
Sanità. Entro fine mese via libera agli accordi di programma da 100 milioni con le industrie
Newsletter sole24ore, 21 ottobre 2008
Arriverà entro fine mese il via libera del Cda dell'Aifa, l'Agenzia del farmaco, agli accordi di programma con le industrie farmaceutiche. Incentivi per 100 milioni, nella forma del premium price, dietro i quali c'è il «riconoscimento» di un volano di investimenti industriali in Italia intorno a 1,5 miliardi. Solo un segnale, ma attesissimo dal settore.
Ad annunciare al Sole 24 Ore la novità, già in cantiere con il precedente board Aifa, è il nuovo direttore generale, il professor Guido Rasi. Che rivela anche dove l'Authority intende incidere nell'immediato: dallo snellimento delle procedure regolatorie alla trasparenza on line di tutte le decisioni.
Novità in arrivo, insomma, in attesa che con la delega chiesta dal Governo si precisino le competenze Aifa future. A dispetto della bufera dell'inchiesta della Procura di Torino, Rasi non crede che l'Agenzia debba arretrare: «L'Aifa è stata un successo rispetto al passato, non deve essere un flop rispetto al futuro». Nel mezzo, è chiaro, ci saranno decisioni politiche e modifiche organizzative. Ma restano fermi i controlli sulla spesa, la vigilanza su marketing. sponsorizzazioni di congressi, ricette dei medici, la sfida della R&S indipendente. «È stato fatto bene e si deve continuare a tenere tutto sotto controllo. L'Aifa non abbasserà la guardia».
Intanto sono scattati i primi interventi. A cominciare dal regolatorio, che sconta sempre la carenza di personale, presa sotto gamba dalla Procura: «Stiamo ragionando col Governo e ho trovato una grande apertura», afferma Rasi. L'obiettivo è utilizzare le risorse generate dallo sprint delle attività regolatorie. Ecco poi le azioni sui sistemi informatici e le procedure interne per «portare al massimo regime possibile la macchina». E una promessa di trasparenza: «Sul nostro sito abbiamo iniziato a pubblicare l'ordine del giorno del Comitato tecnico scientifico. Proseguiremo come vuole l'Emea con le decisioni del Cda e le attività e le pratiche dell'iter registrativo tutelando gli aspetti concorrenziali».
Ma la sfida sono gli scenari di politica farmaceutica. Appena incassata l'intesa sugli extrasconti per i generici ai farmacisti, l'Aifa guarda avanti. E Rasi rilancia: sempre più più spazio ai generici, ma utilizzando tutte le risorse liberate per i farmaci innovativi «che in ultima analisi giustificano che si continui a investire», a cominciare dal biotech nel quale l'Italia ha più prospettive. Altra carta sono i programmi con la Fda statunitense per i farmaci biologici a target molecolare, la vera (e costosissima) rivoluzione del futuro. Già: ma che Aifa sarà dopo la delega? «Sull'architettura finale decide la politica», va cauto Rasi. Che però non si sottrae: «Il contenimento dei costi può essere fatto solo se tutto il processo resta dentro l'Aifa: se le decisioni regolatorie vengono prese in base a categorie di analisi scientifica su efficacia, sicurezza, obiettivi di salute, e tutto questo va a determinare anche il prezzo, è indispensabile che tutto il processo resti all'interno dell'Aifa». Vecchia Aifa in nuova Aifa, si direbbe. Ma deciderà la politica, appunto. E magari anche le Regioni. E aproposito di Regioni, che aria tira in Aifa nei confronti della voglia di Prontuari farmaceutici regionali? «Capisco le necessità delle Regioni, ma i Prontuari locali sono un passo in più verso la disequità sanitaria. Mi preoccupano molto, sarebbero una disgrazia». E così all'Aifa sta per nascere un «ufficio regionale». Obiettivo: dialogare. E vigilare.

Istituita la commissione di Inchiesta sugli errori in Sanità
La «malpractice», però, va verso la depenalizzazione
Proposta dall'ex ministro Livia Turco e abbracciata dalla maggioranza. Indagherà sugli episodi di malasanità
I neonati morti all'ospedale di Viareggio. Il paziente trapiantato a Bari che avrebbe ricevuto un organo infetto. Lo scandalo dell'ospedale di Vibo Valenzia. Il piccolo rimasto vittima di un tragico incidente, aver bevuto, è l'ipotesi, il metadone destinato ai genitori tossicodipendenti. Se fosse già operativa potrebbe indagare immediatamente su questi episodi la Commissione d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi regionali istituita oggi alla Camera.
LEGGE «TURCO» - La legge, proposta dall'ex ministro della Salute Livia Turco, Pd, e poi abbracciata dalla maggioranza, è stata approvata dall'aula di Montecitorio.
La Commissione avrà poteri ispettivi, potrà agire a 360 gradi intervenendo anche «a caldo» con indicazioni raccolte su fatti di particolare gravità. Il suo presidente verrà nominato da Gianfranco Fini. Grande soddisfazione per Livia Turco. La legge deriva dalla sua esperienza personale che le ha creato non pochi patimenti: «Come ministro ho dovuto affrontare numerose emergenze e mi sono resa conto di quanto il tema della sicurezza sia centrale. E' necessario fare in modo che in ogni Regione i cittadini abbiano servizi di qualità. Invece la situazione è molto diversa, a seconda delle aree. Le Asl ripongono ancora scarsa attenzione alla prevenzione del rischio».
LA COMMISIONE - La funzione della Commissione sarà anche quella di fungere da stimolo per le aziende sanitarie e ospedaliere di ridurre il margine di esposizione agli errori clinici. Nino Di Virgilio, deputato Pdl, medico, ritiene che il nuovo gruppo di inchiesta svolgerà un ruolo molto incisivo: «Certo , una Commissione bicamerale avrebbe avuto maggiore autorevolezza, ma quella del Senato era già partita. Ci divideremo i campiti e gli ambiti di intervento. Avremo un ampio potere giudiziario». Altri provvedimenti stanno prendendo corpo con uno stesso obiettivo: la ricerca della qualità e della sicurezza e la prevenzione del rischio clinico. Prende il via domani in Commissione Affari Sociali della Camera la discussione del disegno di legge su «Principi fondamentali in materia di governo delle attività cliniche», primi firmatari Nino Di Virgilio e Giuseppe Palumbo. Tra le novità, la riforma dei concorsi per primari, oggi soggetti all'influenza dei partiti politici. Cambia il sistema di nomina. I migliori tre candidati verranno indicati da una Commissione formata in prevalenza da medici esterni. Il direttore generale dell'azienda sceglierà il primo della rosa.

DEPENALIZZAZIONE DELLA MALPRACTICE - Al «varo» della legge ha partecipato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, segno del favore da parte del Governo. Fazio ritiene che un altro tassello per riorganizzare in modo moderno ed efficiente il sistema sanità pubblica sarà la depenalizzazione dei reati di malpractice del medico. Per una parte dei reati sarà prevista l'automatica competenza del tribunale civile. Un meccanismo che, oltre ad alleggerire il carico spesso inutile sui Tribunali, renderà psicologicamente più libero il medico. L'l'85% dei processi si concludono con l'assoluzione, secondo il presidente dell' Anpo, associazione nazionale primari ospedalieri, Raffaele Perrone d'Onnorso. Fazio denuncia il costo delle prestazioni legate alla cosiddetta medicina difensiva. Quindici miliardi all'anno, il 15% della spesa complessiva per la Sanità, per esami diagnostici superflui, prescritti soltanto per mettersi al riparo da eventuali guai giudiziari.


Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a irene.bruno@tele2.it; alessandra.perco@gmail.com.

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Istituita la commissione di Inchiesta sugli errori in Sanità. Medico e Bambino pagine elettroniche 2008;11(9) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS0809_10.html

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