Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

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Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Presidio Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di Pediatria
2Redazione di Medico e Bambino
Indirizzo per corrispondenza:irene.bruno@tele2.it; alessandra.perco@gmail.com




Latte cinese contaminato con melamina: il focus del Ministero della Salute
La contaminazione con melamina di partite di latte cinese in polvere ha suscitato l'allarme della comunità internazionale. L'Italia ha immediatamente reagito a seguito delle informazioni provenienti dalla Cina riferite al gravissimo caso di frode alimentare, che ha provocato in quel Paese la morte di 4 lattanti ed una sintomatologia riferibile agli effetti della sostanza tossica su oltre 50.000 bambini (l'attendibilità delle cifre è incerta).
Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini, il 23 settembre, ha illustrato le linee d'azione del Governo per il nostro Paese ispirate a un principio di massima cautela sia per i prodotti già presenti sul territorio, sottoposti ad attenti controlli sanitari, con indagini analitiche, sulla base di un Piano concordato con le Regioni e le Province autonome, sia per quelli destinati ad essere introdotti sul territorio nazionale.
In particolare si sottolinea che il latte fresco e in polvere e i prodotti caseari in Italia sono sicuri. In tutta Europa infatti è vietata da tempo l'importazione di latte cinese. Sono stati comunque intensificati i controlli alle frontiere e disposti controlli a tappeto in negozi e ristoranti cinesi da parte dei Nas, anche con riferimento a dolciumi e altri prodotti con latte in polvere importati dalla Cina.
I primi esami non hanno rilevato presenza di melamina nei prodotti cinesi presenti nel territorio italiano (vai al testo completo)


Autismo, assolti i vaccini
Nonostante i dati parlino di una sempre maggiore diffusione di questa patologia tra i bambini, le statistiche “assolvono” le vaccinazioni eseguite nei primi anni di vita, spesso chiamate in causa proprio in rapporto all'autismo.
I dati parlano chiaro: l'autismo, così come le allergie o le malattie autoimmuni, è una patologia drammaticamente in ascesa. In Italia ne sono colpiti 20 bambini ogni 10.000 nati, quando nel 1997 questo rapporto era di 4 ogni 10.000 nati. Alcuni studi del Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) di Atlanta, negli Stati Uniti, parlano addirittura di un bimbo colpito ogni 150. Al di là dei possibili allarmismi collegati ai numeri è bene valutare a fondo la situazione per capirne cause e implicazioni. “Oggi si ha molta più attenzione nei confronti dell'autismo e dei disturbi ad esso collegati rispetto a qualche anno fa”, commenta Fabrizio Pregliasco, virologo ricercatore del Dipartimento di Sanità Pubblica, Microbiologia, Virologia dell'Università di Milano. “Si parla, infatti, di spettro autistico più che di autismo in senso stretto. Cioè di una serie di disturbi e comportamenti che possono essere riconducibili a questa patologia. Questo in termini pratici significa che oggi vengono diagnosticati molti più casi di autismo rispetto al passato. E questo potrebbe in parte spiegare il boom di cui si parla”.
Tutto ciò, però, non basta a capire a fondo una malattia che per molti versi rimane ancora misteriosa. E così le ipotesi sulla sua origine si moltiplicano. Tra le possibili cause dell'autismo, oltre a quella genetica, si è spesso sentito parlare del rapporto con le vaccinazioni della prima infanzia. Si è cioè ipotizzato che fossero i vaccini eseguiti in età prescolare (la trivalente contro difterite, tetano e poliomielite o l'esavalente contro difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e Haemofilus influenzae) a scatenare la patologia. “Studi retrospettivi che hanno analizzato milioni di casi in tutto il mondo hanno però drasticamente ridimensionato questa ipotesi, come ha anche recentemente sottolineato la Columbia University”, dice Pregliasco. “Secondo i dati ottenuti, infatti, i bambini che sviluppano l'autismo sono una percentuale ridottissima rispetto ai soggetti vaccinati. Non è quindi possibile trovare una correlazione diretta tra vaccinazioni e autismo”. D'altra parte, oltre alle vaccinazioni, sono anche altre le possibili origini ambientali dell'autismo che vengono chiamate in causa, come ad esempio l'inquinamento. Anche in questo caso, però, si tratta più di sospetti che di certezze. È chiaro che, in ogni caso, i genitori un po' di timore nei confronti delle vaccinazioni continuano ad averlo. “Per questo sottolineo ancora una volta la rarità della malattia rispetto a tutti i bambini che si sottopongono alla vaccinazione”, rassicura Pregliasco, “e metto invece in evidenza gli enormi vantaggi delle vaccinazioni, che proteggono da malattie che altrimenti potrebbero causare danni molto seri alla salute”.

Fonte: Ufficio stampa Dipartimento di sanità pubblica, microbiologia, virologia dell'Università di Milano 2008.


Madri depresse, dispensatrici di sculacciate
Le madri che soffrono di depressione o che sono vittime di abusi tendono a picchiare i propri figli più delle donne sane: lo sostiene uno studio pubblicato dagli Archives of Disease in Childhood. I ricercatori della Boston University School of Medicine coordinati da Michael Silverstein hanno analizzato i dati riguardanti 12.764 madri raccolti in uno studio governativo in corso sullo sviluppo dei bambini, e hanno scoperto che le donne che soffrono di sintomi depressivi e hanno una relazione violenta con il partner tendono a sculacciare i propri figli il doppio del normale. L'American Academy of Pediatrics scoraggia i genitori dall'utilizzare metodi educativi violenti, perché numerosi studi hanno stabilito una correlazione tra sculacciate subite e comportamenti aggressivi in età adulta.

Fonte: Silverstein M, et al. The relationship between maternal depression, in-home violence and use of physical punishment: What is the role of child behaviour? Arch Dis Child 2008; doi:10.1136/adc.2007.128595.
david frati


La donna che è diventata grigia con l'argento colloidale
Ha assunto gocce nasali a base di argento colloidale per anni durante l'infanzia e si è ammalata di argiria, una bizzarra e rara patologia che fa tingere la pelle di grigio-blu: è il terribile caso di Rosemary Jacobs, che ha raccontato la sua storia al quotidiano britannico Telegraph. “A 11 anni mi diedero queste gocce a base di argento colloidale, e lentamente la mia pelle iniziò a cambiare colore. Quattro anni più tardi una biopsia rivelò che erano presenti una moltitudine di microscopiche particelle di argento nella mia epidermide, e non c'era nulla da fare”, racconta la Jacobs, che oggi ha 66 anni. “Fu terribile”. Dopo anni di sofferenze psicologiche e pesanti trattamenti estetici per ridurre la tinta grigiastra della sua pelle, la donna ha deciso di rendere pubblica la sua storia per lanciare un allarme sui pericoli dell'assunzione di farmaci o preparati a base di argento: “Sono diffusissimi su internet dove trovi forum nei quali se ne parla in termini entusiastici, ma nessuno dice che potrebbero rovinarvi la vita per sempre: dovrebbero essere vietati o perlomeno venduti con etichette che avvertano del pericolo”.

Fonte: Woman who turned silver warns of dangers of internet medicines. The Telegraph 11/09/2008.
david frati


Genitori di bambini obesi, lo spauracchio è il bullismo

Il bullismo è la prima preoccupazione dei genitori di bambini obesi, che mettono incredibilmente in secondo piano tutti gli altri rischi per la salute che l'obesità porta ai loro figli. Lo rivela il rapporto National Poll on Children's Health. I ricercatori dell'University of Michigan, autori del rapporto, hanno intervistato i genitori di migliaia di bambini obesi dai 6 ai 13 anni: “Abbiamo scoperto”, spiega Matthew M. Davis, professore di Pediatria e leader del team, “che il pericolo percepito dai genitori come più incombente non è l'ipertensione, il diabete, le patologie cardiovascolari, ma il bullismo di cui i loro figli sono spesso vittime”. Ben un terzo dei genitori di bambini obesi non tenta in alcun modo di limitare l'assunzione da parte dei figli di bibite zuccherine, merendine, cibi spazzatura né cerca di far diminuire le ore passate davanti alla tv sostituendole con attività fisica. Il motivo di questa noncuranza? Anche i genitori sono obesi. “In molte famiglie l'obesità è un fenomeno che interessa due generazioni, genitori e figli. Questo trend ha talvolta radici genetiche, ma più spesso deriva da abitudini alimentari e di stile di vita sbagliatissime che passano come modelli da genitori a figli”, spiega Davis.

Fonte: National Poll on Children's Health. University of Michigan news release 2008.
david frati


Bimbi in sovrappeso sognano meno
I bambini sovrappeso tendono a dormire meno dei loro coetanei e il sonno che perdono è proprio quella della fase “dedicata” ai sogni. Lo riporta una ricerca pubblicata sulla rivista Archives of General Psychiatry condotto dall'Università di Medicina di Pittsburgh su 335 bambini. Lo studio rinforza l'evidenza alla base di numerosi studi secondo i quali la carenza di sonno, e in particolare la brevità o l'assenza della fase REM contribuisce all'aumento di peso, sia negli adulti che nei bambini. La fase REM (dall'acronimo anglosassone, Rapid Eye Movement, “movimento rapido dell'occhio”), è il momento del sonno in cui ricordiamo con maggiore chiarezza i sogni. Secondo gli esperti, in questa fase il metabolismo è accelerato, rispetto alle altre fasi del sonno. La privazione della fase REM potrebbe avere effetto sull'equilibrio ormonale, aumentando dello stimolo della fame. Durante lo studio, è stato monitorato il sonno dei bambini. I risultati hanno evidenziato che i bambini in sovrappeso dormivano, mediamente 20 minuti in meno rispetto agli altri, entravano nella fase REM con maggiore difficoltà e rimanevano per minor tempo. Per ogni ora di sonno perso, il rischio di sovrappeso aumentava del doppio mentre per ogni ora di sono REM perso, il rischio di obesità triplicava. Il sonno è quindi molto importante: i bambini dai 5 e fino ai 12 anni, secondo gli esperti dovrebbero dormire almeno 10-11 ore per notte.
Fonte: Archives of General Psychiatry


Mortalità infantile nel Mondo, il calo è costante
Stime UNICEF, progressi confermati anche nel 2007
17 settembre 2008 - Nei giorni scorsi l'UNICEF ha reso note nuove stime che indicano come i tassi di mortalità infantile sotto i 5 anni abbiano continuato a diminuire anche nel 2007. Secondo le nuove stime, dal 1990 a oggi il tasso globale di mortalità infantile (0-5 anni) è diminuito del 27%, passando da 93 a 68 decessi ogni mille nati vivi. Nei Paesi industrializzati il tasso di mortalità è del 6 per mille, con l'Italia che fa registrare addirittura un indice del 4 per mille, tra i più bassi nel mondo. In termini assoluti, ciò significa che il numero complessivo annuo di decessi tra i bambini sotto i 5 anni sono diminuiti da 12,7 milioni (1990) a circa 9,2 milioni (2007). «Dal 1960 a oggi, la mortalità infantile globale è scesa di oltre il 60%, e la tendenza è di un'ulteriore diminuzione» spiega Ann Veneman, Direttore esecutivo dell'UNICEF. «Questo è un grande progresso, ma molto resta ancora da fare.»

Esempi positivi
La malnutrizione è una causa che da sola provoca più di un terzo dei 9,2 milioni di casi di decessi tra i bambini. Sebbene si siano registrati importanti progressi anche su questo fronte dal 1990 a oggi, sono ancora 148 milioni i bambini nei Paesi in via di sviluppo che soffrono di denutrizione. Per garantire che anche questi bambini abbiano l'opportunità di sopravvivere, occorre intensificare gli sforzi in campo nutrizionale a beneficio di neonati, bambini e donne. Numerosi Stati hanno compiuti progressi particolarmente rilevanti nella riduzione della mortalità infantile. Tra essi il Laos, il Bangladesh, la Bolivia e il Nepal, che hanno più che dimezzato i tassi nazionali di mortalità rispetto al 1990. Questi paesi sono sulla buona strada per conseguire l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio n. 4, che prevede la riduzione di 2/3 della mortalità infantile (rispetto al 1990) entro il 2015.

Non mancano importanti avanzamenti anche in Africa. In Eritrea, dal 1990 al 2007 il tasso di mortalità 0-5 anni è sceso del 52%. Nel medesimo periodo in Malawi, Mozambico, Niger ed Etiopia l'indicatore è diminuito di oltre il 40%. Ma è sempre in Africa che si raggiungono tuttora i picchi del fenomeno. In Sierra Leone, il paese con il tasso di mortalità più alto del pianeta, su mille bambini che nascono ben 262 non arrivano a compiere il quinto compleanno. «I dati recenti mostrano anche incoraggianti miglioramenti in numerosi interventi di sanità di base, come l'allattamento al seno esclusivo sin dalla nascita, la vaccinazione contro il morbillo, la vitamina A, l'uso di zanzariere impregnate di insetticida per prevenire la malaria e la prevenzione e la cura dell'HIV/AIDS» aggiunge Ann Veneman. «Ci aspettiamo che queste misure contribuiranno nei prossimi anni a ridurre ulteriormente la mortalità infantile».


Protocollo d'intesa per la prevenzione della circoncisione rituale clandestina
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha predisposto, con la Federazione Italiana dei Medici Pediatri, un Protocollo d'intesa per una maggiore tutela della salute dell'infanzia riguardo la problematica della circoncisione rituale clandestina. Alla conferenza stampa erano presenti il Sottosegretario alla salute Francesca Martini e il Presidente della Federazione Italiana dei Medici Pediatri (Fimp), dott. Giuseppe Mele; hanno partecipato inoltre alcuni rappresentanti di Società scientifiche e Associazioni professionali che operano nel campo della pediatria, della ginecologia, dell'ostetricia e della neonatologia. Il Sottosegretario Martini ha ribadito il diritto all'integrità fisica, psicologica e morale dei bambini e delle donne che vivono nel nostro Paese, come previsto dalla Costituzione e dalle Convenzioni Internazionali. Ha ricordato che la circoncisione maschile è a tutti gli effetti un intervento chirurgico e come tale deve essere sempre praticato da un medico in una struttura sanitaria adeguata che assicuri il rispetto delle norme di igiene, per evitare complicanze invalidanti e conseguenze drammatiche che mettano in pericolo la salute dei bambini. Qualsiasi danno alla salute del bambino è un reato punito ai sensi di legge con sanzione penale. L'accordo prevede un monitoraggio del fenomeno attraverso una adeguata informazione nei punti nascita, negli ambulatori dei pediatri ed in ogni altra struttura interessata con la promozione di campagne di comunicazione e counselling alle famiglie che sono orientate all'intervento.I Pediatri di Famiglia ed i Pediatri dei Pronto Soccorso esporranno un poster per fornire alle persone interessate informazioni circa le corrette procedure chirurgiche e le indicazioni delle strutture del servizio sanitario a cui rivolgersi. E' stato illustrato inoltre l'opuscolo informativo "Circoncisione clandestina e mutilazioni genitali" con le informazioni sui rischi per la salute connessi all'esercizio delle pratiche rituali.
Redazione Ministerosalute.it - 18 settembre 2008


I cellulari quintuplicano il rischio di tumore al cervello nei bambini

L'uso dei telefoni cellulari aumenterebbe di cinque volte il rischio di tumore al cervello per bambini e teenager. Sono questi i risultati di un'allarmante ricerca svedese ripresa dal domenicale britannico Independent on Sunday. I minori appaiono maggiormente in pericolo perché hanno il cranio più sottile e quindi le radiazioni emesse dai cellulari penetrano con maggiore profondità e nocività dentro la sostanza grigia. La ricerca è stata coordinata dal professor Lennart Hardell, dell'Università di Orebro.
A suo giudizio il rischio di tumore al cervello si quintuplica per bambini e adolescenti anche se vivono in abitazioni dove ci sono telefoni fissi senza fili. “I segnali sono allarmanti. Dovremmo prendere delle precauzioni”, ha detto al domenicale il prof. Hardell. A suo avviso i bambini sotto i 12 anni dovrebbero far uso di telefonino “soltanto in casi di emergenza mentre i teeenager dovrebbero servirsi dei congegni di viva voce e concentrarsi sui messaggini”.
Queste precauzioni dovrebbero essere in atto fino all'età di vent'anni quando il cervello arriva al suo definitivo sviluppo. Lo studioso svedese avverte che non si può escludere per il futuro una vera e propria epidemia di tumori al cervello provocata dall'uso del telefonino durante l'infanzia e l'adolescenza: in parecchi casi ci vogliono infatti decenni prima che il cancro si manifesti. La ricerca svedese menziona in particolare il rischio di due tipi di tumore: glioma e neuroma acustico, il secondo benigno ma spesso causa di sordità.


Rapporto Madre-figlio, il ruole dei neuroni specchio

Quali sono le ultime novità della ricerca nel campo delle dinamiche psicologiche materne in gravidanza e successive alla nascita del figlio? Come impatta sulla relazione tra madre e figlio il sistema dei “neuroni specchio”? Si occupa di questi temi stimolanti il saggio “Rispecchiamenti” di Cristina Trentini, da poco uscito per i tipi de Il Pensiero Scientifico Editore. Il libro propone un quadro neuroscientifico dell'empatia, alla luce dell'attuale integrazione tra discipline diverse, la ricerca psicologica e quella neurobiologica. La Trentini, dottore di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell'Università Sapienza di Roma, cerca di cogliere col suo lavoro quel particolare legame tra madre e figlio che garantirà al piccolo la protezione, le cure e la sintonizzazione con i suoi stati affettivi e sarà determinante per la sua crescita psicologica: “Nel volto della madre empatica il bambino si rispecchia e scopre di esistere”, spiega la Trentini. “Sentendosi riconosciuto, sperimenta il senso della propria unicità e della connessione emotiva con l'altro. Queste esperienze affettive primarie vengono impresse nella sua memoria, andando a plasmare tutte le strutture e le funzioni cerebrali coinvolte nei processi emotivi”. Commenta Massimo Ammaniti, professore ordinario di Psicologia all'Università La Sapienza di Roma: “Si tratta di un'area di grande interesse, che spiega i meccanismi della trasmissione intergenerazionale dell'attaccamento tra genitori e figli, ampliando le concettualizzazioni psicoanalitiche sui processi introiettivi e di identificazione”.

Bibliografia. Trentini C. Rispecchiamenti. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2008.


Triage in pazienti pediatrici? Funziona dopo tre anni

Come si valuta il dolore nei pazienti pediatrici? Quando un bambino molto piccolo arriva in pronto soccorso per un medico la sfida è davvero ardua da affrontare: i bambini piccoli (al contrario degli adulti) non sono in grado di riferire la corretta collocazione e la natura del proprio dolore. In aggiunta i genitori, spesso in preda alla preoccupazione o all'eccessiva apprensione, non sono in grado di aiutare i medici a fare una diagnosi corretta.
Negli ultimi anni anche nel pronto soccorso pediatrico è stata inserita la valutazione attraverso il triage, un processo cioè che definisce la priorità d'accesso del piccolo paziente determinata sulla base di pochi ma essenziali dati e sul grado di compromissione delle funzioni vitali. Il triage consente di classificare la patologia in base a significativi parametri e di assegnare a ogni paziente un codice di colore (bianco, verde, giallo o rosso) che ne stabilisce la priorità di accesso.
Tuttavia nel pronto soccorso pediatrico il triage non sempre funziona come dovrebbe. Uno studio pubblicato sull'ultimo numero della rivista Emergency Medical Journal ha dimostrato che, nel caso dei pazienti pediatrici, il triage è efficace con bambini di età superiore ai tre anni. A quell'età, infatti, i bambini cominciano a riferire con una certa accuratezza i propri sintomi.

Bibliografia. Shavit L, et al. Observational pain assessment versus self-report in paediatric triage. Emerg Med J 2008; 25:552-55.
emanuela grasso
, david frati


Nuove Linee Guida Inglesi per ridurre i parti gemellari
L'obiettivo è di farli passare dal 24 al 19% in tre anni Le nuove linee guida inglesi sulla fecondazione assistita, pubblicate su Human Fertility, raccomandano ai medici di impiantare un solo embrione per volta alle aspiranti mamme, soprattutto se under 37, per evitare il rischio parti gemellari. Tuttavia, alcuni esperti hanno espresso la loro contrarietà obiettando che così si riducono anche le chance di avere figli per migliaia di donne che ricorrono a queste tecniche proprio per diventare madri. Attualmente la gran parte delle cliniche trasferiscono due embrioni, durante un ciclo di trattamento, per massimizzare le probabilità di successo e arrivare alla gravidanza. Maggiori probabilità di preeclampsia, complicazioni gravi e il triplo di probabilità di morire durante il parto sono i pericoli a cui va invece incontro la futura mamma. Sulla base di questo quadro, lo scorso dicembre l'Autorità Britannica su Embriologia e Fecondazione Umana (Hfea) ha annunciato l'intenzione di limitare a uno solo gli embrioni da impiantare: la norma dovrebbe entrare in vigore da gennaio 2009 in tutte le cliniche di fecondazione, senza distinzione fra pubbliche e private, con la richiesta di ridurre i parti gemellari dal 24% al 19% in tre anni. Su questa strada vanno ora avanti anche due società scientifiche, la British Fertility Society e l'Association of Clinical Embryologists, che raccomandano il trasferimento di un embrione alle donne con meno di 37 anni, il gruppo a maggior tasso di nascite gemellari.


Bambini bilingue e balbuzie
I ricercatori inglesi hanno scoperto che i bambini che parlano due lingue prima di compiere 5 anni sono più propensi a balbettare e, rispetto ai bambini che parlano una sola lingua, incontrano maggiori difficoltà quando iniziano a parlare. I risultati dello studio sono basati sull'osservazione di 317 bambini che vivevano nei dintorni di Londra e che tra gli 8 e i 10 anni erano stati visitati da un logopedista. Il 22% dei bambini era bilingue: a casa parlava sia inglese sia un'altra lingua. Il 61% balbettava mentre era bilingue solo il 26% dei bambini che non presentava problemi di linguaggio. Nella maggior parte dei casi, i bambini bilingue con problemi di balbuzie, balbettava in entrambe le lingue. Il disturbo aveva iniziato a manifestarsi intorno ai 4 anni e si era manifestato più nei maschietti che nelle femminucce, con un rapporto di 4 a 1. A differenza degli altri bambini, solo il 25% dei bambini bilingue aveva smesso di balbettare entro i 12 anni. I ricercatori hanno comunque precisato che dai dati raccolti, balbettare non incideva sul rendimento scolastico.

Fonte: Archives of Disease in Childhood, 2008. Reuters Health



Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a irene.bruno@tele2.it; alessandra.perco@gmail.com.

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a cura Irene Bruno e Alessandra Perco Bimbi in sovrappeso sognano meno
Mortalità infantile nel Mondo, il calo è costante
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Nuove Linee Guida Inglesi per ridurre i parti gemellari
Bambini bilingue e balbuzie'>Latte cinese contaminato con melamina: il focus del Ministero della Salute
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Rapporto Madre-figlio, il ruole dei neuroni specchio
Triage in pazienti pediatrici? Funziona dopo tre anni
Nuove Linee Guida Inglesi per ridurre i parti gemellari
Bambini bilingue e balbuzie. Medico e Bambino pagine elettroniche 2008;11(8) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS0808_10.html

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