Rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

M&B Pagine Elettroniche

Striscia... la notizia

a cura di Irene Bruno
Presidio Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di Pediatria
Indirizzo per corrispondenza: irene.bruno@tele2.it
TUTTE LE NOTIZIE



Spiagge e piscine: ecco come evitare le infezioni

Spiaggia, acqua e piscine sono di frequente collegate al rischio di infezioni, soprattutto della pelle, intime e delle vie urinarie. Tanto che spesso, invece che luoghi di divertimento, vengono scambiate per vie di trasmissione di fastidiose infezioni, come verruche, molluschi contagiosi, piede d'atleta e Candida. Sarà proprio così?
“E' vero”, dice Fabrizio Pregliasco, virologo ricercatore del Dipartimento di sanità pubblica, microbiologia, virologia dell'Università di Milano, “che virus, funghi e batteri si moltiplicano velocemente quando si trovano in ambienti umidi e al caldo, come possono essere la spiaggia o la piscina. Tuttavia non è detto che frequentarle significhi necessariamente prendere un'infezione. L'importante è sapere cosa evitare e cosa invece si può fare in sicurezza”.

In piscina
Se la manutenzione è adeguata, non si corrono rischi di infezione in acqua o direttamente sul bordo della piscina perché i disinfettanti utilizzati tengono sotto controllo virus, funghi e batteri. Più pericoli, invece, si possono correre negli spogliatoi, dove possono arrivare (ad esempio con le scarpe di chi viene da fuori) microrganismi patogeni, come i virus che causano le verruche. Per questo, se entrare e uscire dalla vasca a piedi nudi non è un problema, è invece consigliabile usare sempre le ciabatte appena ci si allontana dal bordo, e quando si fa la doccia.

Asciugamani da spiaggia
Sono sempre di più gli alberghi e i villaggi che offrono gratuitamente gli asciugamani da spiaggia durante il soggiorno. Ma ci sarà da fidarsi? "Assolutamente sì”, afferma Pregliasco, “perché per legge la biancheria deve essere lavata ad alte temperature in lavatrice, condizione che consente di eliminare il rischio di trasmissione di infezioni della pelle e intime”.

Bimbi nudi in spiaggia
Mamme e papà sanno che i piccoli adorano stare nudi in spiaggia. Il dubbio, però, è che sabbia e acqua possano trasmettere infezioni delle vie urinarie e intime, soprattutto nelle bambine. “Anche in questo caso bisogna usare il buon senso”, dice Pregliasco, “si può lasciare fare il bagno nudi ai bambini e poi farli sedere a giocare su un asciugamano pulito mentre si asciugano. In questo modo ci si mette al sicuro da virus e batteri. Per giocare sulla sabbia è invece meglio indossare un costumino”.

Costume bagnato in spiaggia
Cambiare il costume dopo avere fatto il bagno è un'abitudine che ci hanno inculcata fin da bambini. Ma che non è molto pratica quando si entra e si esce dall'acqua in continuazione per rinfrescarsi o per semplice divertimento. “Il costume bagnato a contatto con la pelle può favorire la comparsa di infezioni delle vie urinarie o della Candida, ma solo se rimane umido”, spiega Pregliasco, “Come dire che se dopo il bagno si sta al sole ad asciugarsi non è necessario cambiare il costume ogni volta. Meglio farlo, invece, se si va a mangiare al ristorante o a riposare sotto gli alberi”.

Fare la doccia dopo il bagno in mare
Un'altra abitudine che non è sempre possibile seguire alla lettera è quella di sciacquarsi con l'acqua dolce subito dopo il bagno in mare per evitare infezioni della cute. “Fare la doccia senza detergenti serve a togliere il sale dalla pelle”, sottolinea Pregliasco, “ma non elimina eventuali virus, funghi o batteri con cui si è venuti a contatto. Peraltro se l'acqua del mare non è inquinata e ci si stende su un asciugamano pulito, non si corrono particolari rischi da questo punto di vista”.

Bambini troppo magri? Ecco cosa fare


Si parla continuamente dell'emergenza rappresentata dall'obesità infantile, ma cosa fare se nostro figlio è “pelle e ossa” e non riesce a raggiungere il corretto peso-forma? Un team di pediatri ha stilato 7 regole d'oro per Daily Press.
Eccole:
- non inserite nella dieta del bambino cibi troppo calorici o ricchi di grassi né cibi-spazzatura nella speranza di farlo ingrassare
- inserite viceversa cibi calorici ma di qualità: latte intero, formaggio, miele, cioccolato 100 per cento cacao
- non lasciate che i bambini bevano succhi di frutta o latte prima dei pasti: tolgono loro l'appetito
- inserite merende sane durante la mattinata e il pomeriggio, a base di frutta e panini, lontane almeno un'ora dai pasti principali
- non insistete troppo sul mangiare, create invece un'atmosfera rilassata
- i bambini devono dormire a sufficienza, altrimenti il nervosismo aumenta e l'appetito cala
- fate fare ai bambini attività fisica anche se sono magrissimi: sviluppa muscoli e ossa e contribuirà anche a far crescere l'appetito.
Fonte: Johnson A. How to... put weight on kids. Daily Press 11/06/2008.
david frati

Madre-figlio: il rapporto si definisce entro il primo anno

L'interazione madre-figlio nel primo anno di vita condiziona, nel bene e nel male, i comportamenti futuri del bambino nel contesto familiare. Il confronto e le dinamiche che si instaurano a seconda della personalità materna e dell'indole del bambino sono predittivi di ciò che accadrà più in là negli anni, in particolare durante l'adolescenza. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sull'ultimo numero della rivista Journal of Abnormal Child Psycology.
I ricercatori della University of Chicago hanno condotto uno studio osservazionale per verificare se il temperamento del figlio e il carattere della madre e il loro modo di interagire nel corso dei primi dodici mesi di vita potesse in qualche modo essere predittivo di futuri problemi comportamentali dei bambini. I ricercatori hanno seguito quasi duemila famiglie registrando per ciascuna su un diario le attività che le mamme svolgevano insieme ai figli, la gestione dei momenti sereni e quella dei conflitti. I risultati ottenuti hanno dimostrato, ancora una volta, che i primi mesi di vita di un bambino sono essenziali per determinare la percezione del mondo e il modo di relazionarsi. Poiché in questi mesi i piccoli passano la maggior parte del tempo con le madri, dalle quali dipendono soprattutto per il cibo, è proprio la mamma ad avere un ruolo determinante.

Fonte: Lahey BB, Van Hulle CA, Keenan K, Rathouz PJ, D'Onofrio BM, Rodgers JL, Waldman ID.Temperament and Parenting during the First Year of Life Predict Future Child Conduct Problems. J Abnorm Child Psychol 2008; June 21.
emanuela grasso

Da baby depressi a giovani alcolisti

Il fenomeno dei teenager che già bevono e dei giovani che abusano è in crescita, ed è quindi utile scoprire se ci sono elementi potenzialmente predittivi anche molto anticipati, per poter identificare i soggetti più a rischio e cercare d'intervenire. Ed è quanto ha verificato nel caso di depressione e alcol un team di psichiatri statunitensi, autori di una ricerca che ha tenuto sotto osservazione due coorti di scolari attraverso l'adolescenza e fino all'età giovanile. Precedenti ricerche avevano mostrato un'associazione tra depressione adolescenziale e problemi con l'alcol, solo però in presenza di altri disordini di condotta; in questo caso si è invece esaminata la relazione a partire dal tono dell'umore in una fase di vita più precoce, cioè l'infanzia.

Esordio più precoce, maschi più a rischi
La comorbilità tra depressione e rapporti distorti con l'alcol è stata più volte evidenziata, sia negli adulti sia negli adolescenti, in genere in questo caso con prognosi peggiori rispetto ai disturbi singoli.
Nonostante ciò, sono relativamente pochi i dati ottenuti da studi prospettici sull'associazione temporale tra queste condizioni, inoltre sono limitati da una certa variabilità metodologica. Nella ricerca attuale si sono considerate due coorti successive (anni 1985 e 1986) di allievi di 19 scuole elementari, in totale circa 2.300 bambini, suddividendo l'analisi per sesso e appartenenza etnica (bianchi e afroamericani o altri); li si è valutati annualmente tra il 1989 e il 1994 e poi di nuovo tra il 2000 e il 2001. Nei partecipanti che consumavano alcolici da ragazzi o da giovani si è analizzata l'associazione tra lo stato dell'umore quand'erano bambini, in relazione a sintomi depressivi, e tutti i possibili esiti rispetto all'alcol (inizio precoce, eccessi occasionali, abuso e dipendenza, eccetera). E' così risultato, tra i soggetti che bevevano, che livelli elevati di umore depresso nell'infanzia si associavano a un esordio più precoce con l'alcol, a un rischio aumentato di intossicazioni alcoliche, a problemi alcol-correlati nell'adolescenza, allo sviluppo della dipendenza in età giovanile-adulta. L'associazione non c'era per i livelli più bassi di umore depresso, inoltre era più marcata per i maschi e per i non bianchi; di rilievo il riscontro che la vulnerabilità a coinvolgimenti rischiosi con l'alcol era indipendente da altri potenziali determinanti causali, quali basso reddito familiare quando si era bambini, forti bevitori in famiglia, presenza di altri disturbi di condotta. Non è emersa invece l'associazione con il solo abuso alcolico, cioè non c'era per l'abuso se non era presente dipendenza.

Reazione a stress e affettività negativa
Tra le spiegazioni possibili, quella del consumo di alcolici per diminuire lo stress (come per gli adulti d'altra parte); è possibile che i bambini con precoci sintomi depressivi abbiano una maggiore probabilità di bere successivamente per far fronte a un'affettività negativa. Ci possono essere poi fattori familiari, con substrati ambientali e anche genetici, che influenzano sia disturbi dell'affettività sia dell'umore sia lo sviluppo successivo di un maladattamento nei confronti dell'alcol, anche se, come detto, in questo studio non è emersa un'interazione con disordini di condotta. Le turbe dell'umore in un periodo delicato per lo sviluppo neurocerebrale quale l'infanzia potrebbero poi inibire la normale maturazione della capacità di far fronte allo stress. Senza contare che, anche se la tendenza depressiva precoce è un potenziale elemento predittivo di vulnerabilità rispetto all'alcol, altre condizioni psichiatriche si associano al rischio di disordini alcolici, come comportamenti destabilizzanti, ansia, turbe dell'affettività, uso di sostanze. Resta comunque il problema della difficoltà per i genitori e i pediatri di riconoscere caratteristiche dell'umore dei bambini che possano essere a livello di disturbo psichiatrico. Vale la pena, però, di prestare particolare attenzione.

Elettra Vecchia
Fonti
Crum Rosa M. et al. Depressed Mood in Childhood and Subsequent Alcohol Use Through Adolescence and Young Adulthood. Arch Gen Psychiatry 2008;65(6):702-712.


Batterica SIDS

Sulle ragioni che provocano la SIDS, la morte improvvisa del lattante in culla, si continua a sapere poco. Le informazioni sono per lo più epidemiologiche: può capitare a maschi e femmine, tra il primo e dodicesimo mese di vita, tipicamente durante il sonno. In più sono state identificate norme comportamentali, seguendo le quali si riduce il rischio. Quanto alla sua patogenesi rimane misteriosa, eppure spiegano sul Lancet, si tratta di una delle cause più comuni di mortalità al di sotto dell'anno di vita. Si tratta comunque di episodi eterogenei, tra i quali in alcuni casi grazie a un attento esame sulle modalità del decesso e post-mortem è possibile identificare una causa, in altri invece anche dopo questi accertamenti le cause restano imprecise. Di queste ultime, dice l'articolo di Lancet se ne sono verificate 268 in Gran Bretagna e Galles nel 2005 che equivalgono a 0,41 morti per ogni 1000 nascite.
Un numero che le rende tra le principali categorie di morte neonatale. Nel Regno Unito esiste un'apposita struttura Her Majesty's Coroner che investiga su questi casi. Il tutto attraverso un dettagliato esame post-mortem effettuato da un patologo pediatrico, cui vengono associate altre indagini ausiliarie, tra queste l'esame microbiologico. Da questo tipo di valutazione nel tempo è stata ventilata la causa infettiva come una delle prevalenti in alcuni casi di SIDS. Lo studio pubblicato su Lancet cerca di quantificare il peso della causa infettiva.

Quanto contano le infezioni?
Da decenni, premettono gli autori, un'infezione sottostante è stata suggerita come un possibile importante meccanismo nella SIDS. Il tutto sulla base di valutazioni demografiche, reperti autoptici e sul rilievo di organismi. Quello che però non si è mai definito è in che proporzione di casi l'esame microbiologico post-mortem rappresenti la causa del decesso. I dati disponibili derivano da serie di pochi casi o di studi multicentrici regionali in cui non esiste coerenza nella metodologia di selezione dei campioni. L'obiettivo dello studio è di esaminare il ruolo del campione microbiologico post-mortem nel determinare la possibile causa di SIDS, utilizzando i dati derivanti da una considerevole serie di autopsie per casi di questo genere, effettuate presso un centro specialistico. I casi, verificatisi tra il 1996 e il 2005, riguardano 546 neonati dai primi sette giorni di vita fino al primo anno morti improvvisamente e in modo inatteso. I casi di SIDS sono stati catalogati come inspiegati, spiegati con evidenza istologica di un'infezione batterica o spiegati con cause non infettive. Anche gli isolati microbici sono stati catalogati come non patogeni, patogeni di gruppo 1 (per i quali il focus infettivo è stato identificato), o patogeni di gruppo 2 (senza un evidente focus infettivo).

La connessione c'è
I risultati dello studio non sono definitivi, ma confermano l'esistenza di una connessione tra infezioni batteriche e rischio di SIDS. Tra quelli la cui morte era stata determinata da un'infezione batterica, il 24% dei batteri trovati erano potenzialmente dannosi, comparati con l'11% di quelli trovati nel gruppo “non infettivo”. Invece nel gruppo senza causa accertata la cifra corrispondeva al 19%, il 16% identificati come stafilococchi contro il 9% del gruppo non infettivo. Nigel Klein, uno degli autori dello studio sostiene che esistono tre possibili spiegazioni per questa differenza. Pura coincidenza, un ruolo dei batteri nel causare la morte o la presenza di un altro fattore che legato alla presenza batterica aumenti il rischio. Cioè potrebbe essere che i batteri abbiano più probabilità di essere presenti in bambini esposti ad altri fattori di rischio, come il fumo. Ecco perché, sottolineano gli autori, lo studio rafforza le raccomandazioni già esistenti per prevenire la morte in culla. L'ipotesi ulteriore è che i batteri possano interferire con il respiro o con il controllo nervoso. Ma si tratta di ipotesi da verificare. Esiste, infine, l'aspetto della variabilità genetica che rende possibile che alcuni neonati abbiamo reazioni esagerate a un'infezione che ad altri non arreca alcun disturbo. La questione, è evidente, è tutt'altro che risolta.

Fonti
Weber MA et al. Infection and sudden unexpected death in infancy: a systematic retrospective case review. The Lancet, 2008; 371:1848-53

Il caso aperto del sangue cordonale

In Italia è vietato conservare presso strutture private il sangue prelevato dal cordone ombelicale dei neonati. Tuttavia il Ministero può autorizzare il trasferimento all'estero del materiale prelevato per stoccarlo in nazioni dove la legge lo consente. Un problema spinoso che si gioca sul filo di decreti in scadenza.
La legge italiana vieta nel nostro Paese ciò che consente di fare, ai suoi cittadini, fuori dai propri confini. Cioè conservare il sangue prelevato dal cordone ombelicale di un neonato, per un suo possibile uso futuro, in strutture private. Assobiobanche, l'associazione che riunisce le aziende private, in attesa di poter conservare anche in Italia le staminali prelevate dal cordone ombelicale, cerca di forzare i tempi. E ricevere delle risposte dal Governo entro il 30 giugno prossimo "dopo una serie di appelli, e una lettera al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, caduti nel vuoto", spiegano i rappresentanti delle aziende nel corso del convegno 'Verso la rete di biobanche pubbliche e private' organizzato ieri a Roma. Tra meno di due settimane, il 30 giugno, scadrà l'ordinanza dell'ex ministro della Salute Livia Turco che vieta di istituire biobanche private per la raccolta e la conservazione del sangue cordonale, ma anche il decreto 'milleproroghe' che invece dispone "la raccolta autologa, la conservazione e lo stoccaggio delle staminali cordonali da parte di strutture pubbliche e private".
Previo accreditamento da parte di Regioni e Province autonome, che però non sembra in vista. "In questo momento - spiega il presidente di Assobiobanche Luca Marini - la situazione è un po' strana, perché la legge vieta di fare qui ciò che gli italiani possono fare altrove. Con conseguenze negative anche per l'imprenditoria italiana. In pratica in Italia possono operare solo strutture pubbliche, ma gli italiani possono trasferire, grazie a un'autorizzazione del ministero della Salute, in centri privati all'estero il sangue del cordone ombelicale dei propri figli. Per aggirare i limiti di una conservazione che, salvo casi eccezionali, nel nostro Paese non è mai con fini di trapianto autologo ma per donazione a terzi". E gli italiani si stanno già muovendo.

Nel 2007, su circa 570 mila nascite nel nostro Paese solo 2.500 sono stati i campioni di sangue cordonale raccolto e conservato nelle strutture italiane. Mentre circa il doppio dei campioni sono stati esportati all'estero dai genitori italiani, in biobanche private. Una situazione che, almeno in parte, ricorda quella sperimentata dai centri di fecondazione assistita che entro i confini italiani non possono eseguire tecniche che invece sono concesse altrove. Tanto che molti italiani sono costretti a varcare i confini. Oggi, in attesa del sospirato accreditamento, le biobanche private nel nostro Paese possono solo esportare all'estero le staminali prelevate dal cordone ombelicale. O crioconservare altri tessuti. "I limiti alla base del divieto si fondano - spiega il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa - sull'evidenza scientifica. Finora - sostiene - non mi risulta alcuna pubblicazione scientifica che possa avvalorare un uso autologo delle staminali cordonali fuori dai casi di malattie del sangue". Quanto poi alla contraddizione 'all'italiana', che permette di fare all'estero ciò che è vietato tra i propri confini, Nanni Costa si trincera dietro a un diplomatico "no-comment".

Le tesi sostenute dal direttore del CNT sono avversate dalle aziende private, che contestano i rilievi sulla mancanza di fondamento scientifico della conservazione di staminali cordonali per uso autologo, ma anche i richiami alla qualità alta dei centri italiani rispetto ai dubbi sul sistema estero delle biobanche private. "Manderemo al direttore Nanni Costa la bibliografia di numerosi studi che dimostrano l'efficacia del trapianto di staminali tra familiari in patologie come il diabete, dunque non per malattie ematopoietiche", spiega Irene Martini, direttore scientifico di SmartBank. La ricercatrice ha da ridire anche sulle garanzie di sicurezza delle strutture pubbliche Made in Italy. "Nonostante quello che dice Nanni Costa - prosegue - in Italia solo due biobanche, una a Milano e l'altra a Pavia, sono accreditate Fact. Cioè con un sistema di accreditamento statunitense che certifica la qualità. E nessun centro della Penisola ha invece il certificato Jacie, che è l'equivalente europeo del Fact. Non solo - prosegue - All'estero i controlli sulle biobanche non sono effettuati dal pubblico sul pubblico, ma da autorità regolatorie terze. Organi governativi che controllano sia il pubblico che il privato, che il misto. Cioè il pubblico-privato che altrove non è un'ipotesi impercorribile".


Pfizer riprende la produzione di un farmaco per un solo paziente
Si tratta di un bambino sardo affetto da una malattia rara. Sarà nuovamente disponibile in farmacia a partire dal 1 ottobre il farmaco OHB12, a base di vitamina B12 semplice, idrossocobolamina, necessario a mantenere in vita il piccolo Stefano, il bimbo sardo di 3 anni malato di aciduria metilmalonica con omocistinuria. L'azienda farmaceutica Pfizer, che in precedenza aveva interrotto la produzione del medicinale intende in questo modo rispettare l'impegno preso nei confronti dei genitori del piccolo affetto dalla grave malattia rara. L'azienda farmaceutica, una volta venuta a conoscenza che la somministrazione della terapia equivalente era insostenibile per il piccolo, per i dosaggi e le modalità di somministrazione, ha immediatamente spedito 140 confezioni di OHB12 al medico curante del bambino, garantendo la scorta necessaria fino a settembre. L'azienda ha inoltre accolto l'appello dei genitori del bambino, sentendosi in dovere di riprendere la produzione del farmaco che si e' rivelato inaspettatamente fondamentale per Stefano.


Meno advertising sul latte artificiale

In arrivo limitazioni sulla promozione dei sostituti del latte materno e incentivazione per l'allattamento al seno. In particolare saranno previsti limiti più decisi alla pubblicità attraverso sanzioni ad hoc e regole rigide per le donazioni sponsorizzate dalle aziende produttrici di alimenti per l'infanzia. Lo ha annunciato il sottosegretario Eugenia Roccella nel corso del convegno "Allattamento al seno un diritto della mamma e del bambino", organizzato dal ministero della Sanità in corso a Roma. Le novità sono legate al recepimento di un regolamento comunitario (2006/41/Ce) che sta completando il suo iter amministrativo e che, non appena recepito, sarà completato da un decreto legislativo ad hoc, già pronto, che stabilirà le relative sanzioni. "La direttiva comunitaria -spiega Silvio Borrello, della direzione generale della sicurezza degli alimenti e della nutrizione del ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali - rafforzerà i divieti legati alla pubblicizzazione di alimenti destinati alla prima infanzia. In questo modo si favorisce l'allattamento materno. In più, una volta approvato il regolamento comunitario è già stato predisposto un decreto legislativo che sanzionerà sia la pubblicità fatta per i prodotti per la prima infanzia sia sancirà divieti in particolare di donazioni agli ospedali e alle strutture pubbliche che facciano riferimento a latte o altri alimenti per i bebè.
Questo vuol dire che sarà vietato ad esempio donare un'apparecchiatura medica in cui è presente il marchio di un latte o di un altro prodotto simile. Le aziende produttrici di questi prodotti potranno fare donazioni solo in forme anonime". E i tempi dovrebbero essere brevi. Alla direttiva infatti, per essere recepita, mancano solo due "passaggi", uno alla Conferenza Stato-Regioni e uno al Consiglio di Stato.


Segnalazioni di reazioni avverse al collirio a base di tropicamide e fenilefrina
Raccomandazioni del gruppo di lavoro sui farmaci pediatrici dell'AIFA

Nell'ambito delle attività di monitoraggio delle segnalazioni di sospette reazioni a farmaci (ADR), sono stati rilevati nel 2008 tre casi di reazioni avverse gravi insorte in bambini a seguito della somministrazione di un collirio contenente tropicamide e fenilefrina, quest'ultima presente con una concentrazione del 10%.
La tropicamide, farmaco ad attività antimuscarinica, e la fenilefrina, avente proprietà simpaticomimetiche, sono impiegate sotto forma di collirio come midriatici per facilitare l'esame del fundus oculare. I casi segnalati si riferiscono a due bambini di quattro anni ospedalizzati per crisi ipertensiva e un caso, con pericolo di vita, relativo ad una bambina di cinque anni che ha presentato un edema polmonare acuto.
Nella rete nazionale di farmacovigilanza risultano presenti anche altri due casi, segnalati nel 2002, di ADRs in due neonati che, dopo instillazione del collirio, hanno presentato congiuntivite.
Tutte le reazioni avverse hanno avuto come esito la risoluzione completa della reazione stessa.
Anche in letteratura sono riportati casi di aritmia, ipertensione edema polmonare in bambini associati alla somministrazione di colliri contenenti fenilefrina che comunque non è indicata in età pediatrica alla concentrazione del 10%. L'AIFA, sentito il parere del Gruppo di Lavoro sui farmaci pediatrici, raccomanda ai medici di utilizzare nei bambini per l'esame del fondo oculare i medicinali autorizzati in questa fascia di età. Inoltre, l'AIFA ricorda che un uso inappropriato di farmaci espone i bambini a rischi non giustificati e che sono disponibili soluzioni alternative per ottenere una midriasi nei bambini. L'AIFA coglie l'occasione per ricordare a tutti i medici e ai farmacisti l'importanza della segnalazione delle sospette reazioni avverse da farmaci, quale strumento indispensabile per confermare un rapporto beneficio rischio favorevole nelle reali condizioni di impiego.


Salute dei bambini, un patto contro le disuguaglianze

Firmato il Protocollo d'intesa tra l'UNICEF Italia e l'ACP-Associazione Culturale Pediatri
Roma, 28 maggio 2008 - Oggi è stato firmato a Roma, un protocollo d'intesa tra l''UNICEF Italia e l'ACP - Associazione Culturale Pediatri.
«Il protocollo conferma una condivisione con l'UNICEF delle nostre quattro priorità dell'Associazione per la tutela del bambino e delle famiglie: lotta alle disuguaglianze nella salute dei bambini, rapporto ambiente e salute nei bambini, salute mentale e sostegno alle famiglie» ha commentato Michele Gangemi, Presidente dell'Associazione Culturale Pediatri.
«L'ACP si impegnerà a tradurre in fatti concreti gli obietti stabiliti e a verificare i risultati.»
«Questa collaborazione con i pediatri è fondamentale per il nostro lavoro di promozione della salute» ha dichiarato il Presidente dell'UNICEF Italia Antonio Sclavi. «Con questo protocollo di intesa, siamo sicuri di poter applicare con più efficacia e in maniera capillare i diritti dell'infanzia nel nostro paese, grazie al lavoro dei 2.500 pediatri dell'ACP e dei volontari UNICEF presenti in tutta Italia.» Tra le azioni prioritarie previste dal Protocollo, vi sarà la promozione dell'allattamento al seno, con l'impegno dell'ACP a sostenere il progetto UNICEF/OMS "Ospedale Amico dei Bambini" sul territorio e l'intensificazione del sostegno alle famiglie.


Malnutrizione, nuovo rapporto UNICEF sulla carenza di iodio

America Latina ed Estremo Oriente verso il traguardo della iodurazione universale del sale da cucina

New York, 26 giugno 2008 - L'UNICEF ha presentato oggi un nuovo rapporto sui disturbi dovuti a carenze di iodio - la principale causa singola di ritardo mentale - che esamina i progressi compiuti negli ultimi due decenni per la prevenzione del problema, le conoscenze acquisite e i principi guida per conseguire progressi futuri.
I disturbi dovuti a una dieta carente di iodio sono particolarmente dannosi durante la fase iniziale della gravidanza, in quanto ritardano lo sviluppo del feto, specialmente lo sviluppo cerebrale, provocando vari deficit intellettuali, motori e di udito.
Come evidenzia il nuovo rapporto dell'UNICEF "Sustainable Elimination of Iodine Deficiency" ("Eliminazione sostenibile delle carenze di iodio"), tali problemi sono prevenibili facilmente e a basso costo, tramite la iodurazione di tutto il sale destinato al consumo umano e animale.
«Il rapporto mostra come negli ultimi 20 anni i governi, l'industria del sale e le comunità hanno conseguito, con il sostegno dell'UNICEF, grandi progressi nell'eliminazione delle carenze di iodio attraverso la iodurazione universale del sale», ha dichiarato il Direttore associato per la nutrizione dell'UNICEF, Werner Schultink. «Molto resta però da fare, affinché tutti i bambini siano protetti».


Bambini: abbandonati o sequestrati?

Una lettrice ci scrive: “I presidi delle scuole della nostra zona non permettono più né ai bambini delle elementari, né ai bambini delle medie di uscire soli da scuola. Un genitore, o qualcuno che ne faccia le veci, deve essere presente all'uscita. Questa cosa mi disturba enormemente, ricordo ancora con piacere le lunghe camminate che facevo con la mia amica del cuore per rientrare a casa da scuola, fin dalla prima elementare. Da questo settembre, anche alla fermata dello scuolabus i bambini dovranno essere prelevati da un adulto. Cosa possiamo fare noi genitori per impedire che i nostri figli debbano vivere sotto scorta fino al 18° anno di età? La dirigente del settore scuola del mio Comune, alla mia richiesta di chiarimenti, mi ha risposto fra l'altro: La legislazione in materia non aiuta né noi che eroghiamo servizi, né i genitori che lavorano, né l'autonomia dei ragazzi: non c'è nessuna deroga o attenuante per l'abbandono di minore... il giudizio del tribunale non cambia se il minore ha 3 anni o 17.“
Insomma la faccenda sarebbe questa: un bambino deve essere sempre accompagnato da un adulto, in qualunque momento, se questo non avviene l'adulto responsabile (l'insegnante, il genitore, l'autista dello scuolabus) sarebbe passibile di un reato: abbandono di minore.
Abbandono di minore!? Ohibò, la cosa è grave! Vediamo il Codice Penale.
Art. 591 Abbandono di persone minori o incapaci
Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Quindi la maestra che consenta ad un bambino di uscire da scuola e non lo consegni personalmente ad un adulto commetterebbe un reato; idem l'autista dello scuolabus che lo faccia scendere alla fermata senza che ci sia un grande ad aspettarlo, per non parlare del genitore che dia le chiavi di casa al figlio e il permesso di andare in giro per il quartiere.
Non ci posso credere, ci deve essere qualcosa che non quadra; mi viene un'idea, prendo il vocabolario e cerco la parola “abbandonare”. Ecco cosa dice lo Zingarelli:
“Abbandonare: v. tr. lasciare per sempre persone o cose: a. la moglie, la casa, la patria...”
Allora provo a rileggere il Codice Penale.
Art. 591: Abbandono di persone minori o incapaci
Chiunque lasci per sempre una persona minore degli anni quattordici…
Lasci per sempre! Non gli dia le chiavi per tornare da solo a casa!
Mi chiedo: che razza di persona è colui o colei che ha avanzato l'ipotesi che consentire agli alunni delle elementari e delle medie di tornare da soli a casa o di muoversi autonomamente sia la stessa cosa che “lasciarli per sempre”?
Sono senza parole: chi ha pensato questo manca semplicemente del senso della realtà.
Si può avere ragione di tutti, dei prevaricatori, dei violenti, di quelli che sbagliano credendo di far bene…, ma è quasi impossibile sconfiggere la stupidità.
E allora che si fa? Mi è venuta un'idea.
Potremmo denunciare quelli che hanno inventato questa regola.
Codice Penale Art. 605: Sequestro di persona
Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni.


Impronte ai bambini ROM
“Il silenzio dei pediatri”
E' possibile per un pediatra, il cui fine è la tutela della salute dei bambini, di ogni bambino, stare zitto davanti a un provvedimento che prevede impronte digitali ai bimbi di una specifica etnia, cioè ai bimbi Rom? Penso che qualsiasi discriminazione, in qualsiasi modo venga attuata e qualsiasi obiettivo si possa proporre, sarà ,ed è, contraria ai diritti inviolabili dell'uomo, sancito dalla nostra Costituzione (art. 2). In questo caso, in particolare, che riguarda i bambini Rom, si tratta di un atto che va contro al principio dell'uguaglianza che, sono convinta, è alla base dei diritti di ogni bambino nel mondo.
Per questo credo che la lotta alle disuguaglianze sia tra i primi compiti di chi si occupa della tutela dei bambini e, tra questi, dei pediatri. Qualsiasi discriminazione non può non essere che un ostacolo all'attuazione dei diritti dei bambini, e in quanto tale non è possibile, per dei pediatri, accettarla. La convenzione di New York del 1989 è molto chiara in questo senso.
Ben altri sono gli interventi necessari per l'attuazione dei diritti dei bambini! Penso alla promozione del benessere, al sostegno alla genitorialità, a importanti e ineludibili interventi sociali, che passano attraverso l'istituzione di un piano Nazionale per l'Infanzia, stanziamenti adeguati ecc. ( Ricordo a questo proposito che il 4° rapporto su “ diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia” presentato dal Gruppo per la Convenzione sui Diritti dell'infanzia e dell'Adolescenza il 26 maggio 2008, raccomanda, tra le altre raccomandazioni, “un attenzione trasversale alla non discriminazione in modo che tutti i diritti della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia siano garantiti a tutti i minori presenti sul territorio italiano, indipendentemente dall'etnia, dalla nazionalità, dallo status socio-economico o dalle regioni di provenienza”.)
L'etichettatura (in più sulla pelle!), può solo portare ad interventi di tipo poliziesco che non sono certo di prevenzione o di promozione per il cambiamento.
Come pediatri sappiamo che la diseguaglianza è fattore di rischio importante anche per la salute, e che tra i vari modi per superarla ci sono, la conoscenza reciproca, la comunicazione , l'educazione alla non violenza, in poche parole la VERA integrazione fatta di reciproco rispetto , di accettazione e di accoglienza. Le impronte a bambini di una certa etnia, e come tali potenzialmente (etnicamente, geneticamente?), destinati e diventare delinquenti, vanno forse in questa direzione? E' questo che noi pediatri intendiamo per prevenzione, per superamento delle disuguaglianze, per promozione della salute?
Danielle Rollier (pediatra) ACP dell'Ovest
Torino 30 giugno 2008

Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a irene.bruno@tele2.it).

Vuoi citare questo contributo?

a cura Irene Bruno Spiagge e piscine: ecco come evitare le infezioni
Bambini troppo magri? Ecco cosa fare
Madre-figlio: il rapporto si definisce entro il primo anno
Da baby depressi a giovani alcolisti
Batterica SIDS
Il caso aperto del sangue cordonale
Pfizer riprende la produzione di un farmaco per un solo paziente
Meno advertising sul latte artificiale
Segnalazioni di reazioni avverse al collirio a base di tropicamide e fenilefrina
Salute dei bambini, un patto contro le disuguaglianze
Malnutrizione, nuovo rapporto UNICEF sulla carenza di iodio
Bambini: abbandonati o sequestrati?
Impronte ai bambini ROM “Il silenzio dei pediatri”. Medico e Bambino pagine elettroniche 2008;11(6) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS0806_10.html

Copyright © 2019 - 2019 Medico e Bambino - Via S.Caterina 3 34122 Trieste - Partita IVA 00937070324
redazione: redazione@medicoebambino.com, tel: 040 3728911 fax: 040 7606590
abbonamenti: abbonamenti@medicoebambino.com, tel: 040 3726126

La riproduzione senza autorizzazione è vietata. Le informazioni di tipo sanitario contenute in questo sito Web sono rivolte a personale medico specializzato e non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico. Per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio medico curante. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. Medico e Bambino non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.

Unauthorised copies are strictly forbidden. The medical information contained in the present web site is only addressed to specialized medical staff and cannot substitute any medical action. For personal cases we invite to consult one's GP. The contents of the pages are subject to continuous verifications; anyhow mistakes and/or omissions are always possible. Medico e Bambino is not liable for the effects deriving from an improper use of the information.