Medico e Bambino
2017
Maggio 2017
numero 5
LETTERE










Adolescenti in Pronto Soccorso
Mi riguarda: il pediatra di famiglia e le vaccinazioni
I figli so’ piezz’ ‘e core
Follia digitale precoce
Il ruolo del capo: un concetto da insegnare ai bambini
Come eravamo: bambini deportati


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ADOLESCENTI IN PRONTO SOCCORSO MI RIGUARDA: IL PEDIATRA DI FAMIGLIA E LE VACCINAZIONI I FIGLI SO’ PIEZZ’ ‘E CORE FOLLIA DIGITALE PRECOCE IL RUOLO DEL CAPO: UN CONCETTO DA INSEGNARE AI BAMBINI COME ERAVAMO: BAMBINI DEPORTATI . Medico e Bambino 2017;36:286-288 https://www.medicoebambino.com/?id=1705_286.pdf


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2 commenti

Pediatra di famiglia e vaccinazioni
Scusate l'intrusione "personale": volevo solo precisare che i miei interventi sull'argomento volevano essere solo discorsivi e generali e cercavano di non far trapelare il mio parere personale. Ho invece visto che qualcuno (il dottor Boschi, ma non solo) lo ha estrapolato. A questo punto, per desiderio di chiarezza, anche se comprendo che a nessuno interessi più di tanto la mia posizione e che, inoltre, non coprendo io cariche sindacali di nessun tipo essa sia nella pratica insignificante, vi dico che, fra pro e contro, io sono contro l'estensione della pratica vaccinale negli studi dei pediatri.
E se proprio deve esserci che sia sempre volontaria, non essere normata in ACN, ma valutata nelle singole realtà locali (regionali, aziendali, distrettuali, comunali) con fondi aggiuntivi accessori non derivanti dalla contrattazione nazionale e regionale.
Io credo che la pratica vaccinale, ancor più adesso con l'obbligatorietà, debba restare in mano a servizi ad hoc predisposti, non necessariamente gestiti da pediatri, ma resi più funzionali e più facilmente fruibili.
Li dove necessario, questi Centri potrebbero essere potenziati da figure esterne in rapporto di convenzione (medici di continuità assistenziale, medici di medicina generale, pediatri di famiglia (PdF), giovani medici presi dalle graduatorie) a prestazione oraria e per periodi limitati finché non si provveda ad assunzioni di nuovi medici da dedicare a tempo pieno alla pratica vaccinale.
Il caposaldo delle argomentazioni dei pediatri favorevoli all'estensione o addirittura all'obbligo di vaccinare negli studi dei PdF (cioè la maggiore possibilità di incrementare le coperture stante la "vicinanza" alla famiglia) con l'obbligatorietà è caduto (le coperture aumenteranno comunque) e quindi non rimangono, per sponsorizzarlo, che la comodità per le famiglie e l'eventuale introito economico per il PdF. Troppo poco, secondo me, a fronte di un carico burocratico (per chi è senza segretaria) di un atto sanitario (la puntura, per chi è senza infermiera, cioè il 98% dei PdF) e di un rischio (immediato per gli eventuali rarissimi eventi avversi gravi e posticipato per il prevedibile aumento di contensioso per risarcimenti anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale Europea che apre spiragli larghissimi a chi, a torto o ragione, vuol far causa per danni) troppo elevati.
Che si vaccini in una struttura pubblica e che sia lo Stato a rispondere alla richiesta di eventuali danni, senza essere tentato di scaricare la responsabilità su operatori privati come siamo noi PdF.

Nino Contiguglia
Pediatra di famiglia Capo d’Orlando (Messina)
venerdì, 30 Giugno 2017, ore 12:36

Omogenitorialità
Gentile professor Ventura,

affrontare determinati argomenti, che non troverebbero soluzione in interi trattati, in poche righe si presta certamente a incomprensioni dettate in questo caso, come hai sapientemente colto tu, dalla mia emotività.
Desidero per quanto sopra cercare di chiarire, se riesco, alcuni punti della mia precedente lettera (Medico e Bambino 2017;36(5):287-8).

Non era mia intenzione disconoscere i progressi della scienza fatti nel campo dei trapianti; a tal proposito facevo inconsapevole riferimento a un filmino in super8 che un eccentrico e poliedrico professore del mio corso di laurea aveva girato negli anni '50 in un Centro per trapianti dell’allora URSS. In tale video si vedeva un pastore tedesco sul cui collo era stata trapiantata la testa di un volpino: tale “chimera sopravvisse in apparente buona salute per qualche settimana); né, tanto meno, i progressi, a volte tumultuosi, della genetica (la mia seconda specializzazione in Genetica risale ai tempi della pecora Dolly).

Diverso è il discorso che ho portato alla tua attenzione sui giudici che hanno affidato un bambino a genitori dello stesso sesso dopo che gli stessi avevano palesemente violato le leggi italiane.

Partiamo dal concetto, credo condivisibile, che qualsiasi essere vivente trova la sua migliore condizione di crescita dentro un nucleo familiare “naturale” (i gas serra violano la natura, la deforestazione per produrre olio di palma idem, gli allevamenti intensivi non rispettano la natura degli animali, lo sfruttamento delle energie non rinnovabili contro natura sta impoverendo la Terra. Chissà perché invece quando si parla di sesso la natura diventa un optional da sacrificare al politically correct).

Nel caso specifico intanto si fa una forte discriminazione tra chi ha una buona disponibilità economica per andare in Paesi lontani (Sud America, Africa ecc.) e per pagare una donna che si presti (non credo nel caso specifico agli atti d’amore gratuiti) a mettere a disposizione il proprio utero e chi, al contrario, non ha tale possibilità.

Se poi tale azione, che credo di aver capito anche tu non condividi, trova il sugello di una sentenza a favore è inevitabile come conseguenza aspettarsi nel prossimo periodo il moltiplicarsi di tali situazioni “tanto il giudice poi ci darà ragione…”.

E se invece il giudice affidasse il bambino a una delle miriadi di coppie eterosessuali in lista d’attesa per le adozioni credi sinceramente che il bambino ne soffrirebbe? Secondo il concetto che ho espresso all’inizio io credo proprio di no! Anzi…

Senza contare poi che una tale sentenza farebbe riflettere non poco coloro che vorrebbero avventurarsi in una simile situazione.

Assolutamente diverso è il discorso sulle adozioni “normali” per le quali vanno fatte altre riflessioni.

Alla fine tengo a ribadire il mio pensiero (che tu hai fatto benissimo a sottolineare) che essere “genitori” (che non a caso significa “generare”) non è un diritto da perseguire a ogni costo con la conseguenza, più o meno consapevole, di rendere il bambino un oggetto di un atto meramente egoistico.



“L’amore non dà nulla se non se stesso, non coglie nulla se non da se stesso.

L’amore non possiede…”
(Khalil Gibran)


Danilo Perri
Pediatra di famiglia, Messina
mercoledì, 13 Settembre 2017, ore 12:46



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